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21/10/2024
#USA2024

Musk Politics: Come e perché Elon Musk sta influenzando le elezioni americane a favore dei repubblicani

di Alessio Celant

Il 13 luglio 2024, poche ore dopo l’attentato al candidato repubblicano Donald Trump in Pennsylvania, il noto miliardario Elon Musk ha postato su “X”, social di sua proprietà, un video dell’accaduto con la seguente descrizione: “I fully endorse President Trump and hope for his rapid recovery”. Tendenzialmente, dichiarazioni di questo tipo hanno un valore puramente simbolico, al massimo ideologico, ma in questo caso la situazione è ben diversa: non si tratta solamente di un semplice endorsement. Musk, infatti, in pochi mesi è diventato a tutti gli effetti un alleato fondamentale del MAGA e i suoi rapporti con il Tycoon si sono di gran lunga rafforzati: il costante e controverso supporto sul proprio social a Donald Trump, nonché il suo coinvolgimento diretto tra le fila del GOP attraverso donazioni e networking, mettono ancora di più in luce la centralità della figura del magnate in queste elezioni. Pertanto, oltre a chiarire nel dettaglio le modalità con cui Musk si sta facendo spazio nel panorama politico americano; in questo articolo ci concentreremo sulle motivazioni o, meglio, sulle ambizioni alla base della “Musk Politics”.

Il 13 luglio 2024, poche ore dopo l’attentato al candidato repubblicano Donald Trump in Pennsylvania, il noto miliardario Elon Musk ha postato su “X”, social di sua proprietà, un video dell’accaduto con la seguente descrizione:

“I fully endorse President Trump and hope for his rapid recovery”.

Tendenzialmente, dichiarazioni di questo tipo hanno un valore puramente simbolico, al massimo ideologico, ma in questo caso la situazione è ben diversa: non si tratta solamente di un semplice endorsement.

Musk, infatti, in pochi mesi è diventato a tutti gli effetti un alleato fondamentale del MAGA e i suoi rapporti con il Tycoon si sono di gran lunga rafforzati: il costante e controverso supporto sul proprio social a Donald Trump, nonché il suo coinvolgimento diretto tra le fila del GOP attraverso donazioni e networking, mettono ancora di più in luce la centralità della figura del magnate in queste elezioni.

Pertanto, oltre a chiarire nel dettaglio le modalità con cui Musk si sta facendo spazio nel panorama politico americano; in questo articolo ci concentreremo sulle motivazioni o, meglio, sulle ambizioni alla base della “Musk Politics”.

X: il social della (dis)informazione

Elon Musk nel 2022 ha acquistato il noto social network Twitter per 44 miliardi di dollari con l’intento di compiere un’operazione di rebranding: non solo “X” ha preso il posto del precedente nome, ma anche le policy aziendali sono divenute meno restrittive per garantire, sulla carta, la massima libertà di espressione agli utenti.

Molti account controversi, quindi, sono stati riabilitati e tra questi figura anche quello di Donald Trump, il quale si è sempre servito dei social per fare campagna elettorale, tanto da crearsene uno proprio, “Truth”, per sopperire al problema dei ban sugli altri siti.

Questa scelta, però, ha inondato “X” (che ricordiamo essere nato come piattaforma di condivisione delle informazioni) di fake news e post che incitano all’odio, determinando, inoltre, uno spostamento a destra della community.

Questa nuova base di utenti, generalmente vicina alle idee di Trump, si aggiunge a tutta una serie di influencer sostenitori del Tycoon, capaci di creare una vera e propria community pro MAGA on line. Alcuni di essi erano già attivi nel 2016, anno in cui vinse le Presidenziali; tuttavia, dopo la sconfitta del 2020 e l’assalto al Campidoglio, se ne sono aggiunti molti altri che adottano un registro polarizzante e aggressivo. 

Elon, dopo il già citato attentato di luglio, ha potuto sfruttare il suo potere mediatico e lo stato della piattaforma per conferire visibilità e credibilità a Trump, nonché per indirizzare a suo favore il dibattito social, intensificando la pubblicazione di post propagandistici, spesso falsi, o diffamatori verso i DEM.

Per citare qualche esempio: egli ha condiviso una mappa, poi rivelatasi un falso, in pieno stile Five Thirty Eight, autorevole compagnia che si occupa di sondaggi politici americani, che prevedeva una vittoria schiacciante di Trump a novembre. Successivamente, ha postato un video, in cui apparentemente il sindaco di Springfield (Ohio), città in cui secondo Trump i migranti haitiani mangiano gli animali domestici degli americani, affermava davanti alla giunta comunale di essere a conoscenza della situazione: ovviamente ciò non è affatto vero, e la persona inquadrata è solamente un residente. Infine, ha linkato alcune fonti, poi smentite, secondo le quali una bomba sarebbe stata trovata dalla polizia vicino al luogo di un comizio del Tycoon, fomentando la community repubblicana sul social.

L’azione del CEO di Space X non si limita a ciò. Infatti, un gruppo bipartisan di segretari di stato lo ha criticato per aver contribuito a diffondere informazioni imprecise inerenti alla candidatura di Harris attraverso la chatbot basato sull’intelligenza artificiale. L’IA, programmata dal team di X, dichiarava erroneamente che in diversi Stati non fosse più possibile modificare le schede elettorali. Solo diversi giorni (e visual) dopo, le dichiarazioni sono state corrette.

Alla luce di tutto ciò, è impossibile negare un coinvolgimento attivo da parte di Musk nella campagna elettorale repubblicana, la quale, proprio grazie al supporto social del magnate e all’algoritmo del sistema, può raggiungere fasce di elettori ben precise, a costi irrisori rispetto agli spot pubblicitari: i video del discorso di Elon, ospite speciale ad un recente comizio di Trump, andati virali in tutta America ne sono una dimostrazione.

Il supporto finanziario di Musk al Partito

L’azione del miliardario, però, va ben oltre all’impegno social: egli, infatti, nel corso di questi due mesi ha donato 289 milioni al Partito che verranno presumibilmente utilizzati per finanziare le campagne elettorali dei vari senatori e deputati repubblicani in vista delle mid-term del 2026.

Musk, poi, ha indirizzato ulteriori fondi verso un’organizzazione pro-Trump, chiamata “America PAC”. Enti come questo, che operano nel settore dei finanziamenti politici, sono detti “Super PAC”: sono indipendenti e privati, inoltre possono ricevere e utilizzare illimitate somme di denaro per supportare la campagna elettorale di un determinato candidato. Secondo POLITICO, è molto probabile che gli importi donati all’”America PAC” siano addirittura superiori rispetto a quelli versati al Partito; per averne la certezza, però, sarà necessario aspettare il rendiconto trimestrale datato 15 ottobre. 

Seppur le modalità con cui promuove l’immagine di Trump non siano trasparenti, il Super PAC risulta essere più che attivo visto che le spese indipendenti ammontano a 60 milioni di dollari

Generalmente, quando individui influenti, come celebrità o, in questo caso, noti imprenditori, si impegnano a versare cifre così elevate ad un Partito, intendono poter coordinare le risorse donate in modo tale da farle affluire verso interessi ed obiettivi comuni anche nel lungo periodo. 

Anche questo aspetto è stato pianificato dal magnate: secondo il New York Times, infatti, ha ingaggiato un consulente politico di esperienza, Chris Young, il quale farà da ponte tra lui ed il GOP, assicurandosi che i fondi vengano gestiti efficientemente.

Attraverso questa mossa, ed essendo grande alleato di Trump, Elon Musk è diventato a tutti gli effetti una figura interna ai repubblicani capace di influenzare, seppur indirettamente, decisioni politiche di agenda: non a caso il programma del Partito pone un evidente occhio di riguardo verso il settore high-tech ed aerospaziale. 

Le ambizioni politiche di Musk

La politica, fino a poco tempo fa, non rientrava nella cerchia di interessi dell’imprenditore, il quale per anni si è concentrato sullo sviluppo di “Tesla”, “Space X”, e più recentemente “Neuralink”, innovative aziende del settore tech che assumono un’importanza sempre più strategica, considerando l’evoluzione della nostra società e del contesto geopolitico.

Da notare, però, che l’impegno politico del miliardario si è intensificato proprio nel corso dell’ultimo anno.

Egli, innanzitutto, ha partecipato ad un meeting al Congresso avente oggetto i rischi dell’intelligenza artificiale. Successivamente ha incontrato molti leader mondiali, tra cui Narendra Modi, Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu, con i quali ha discusso dell’impatto che le nuove tecnologie, in primis i satelliti Starlink da lui prodotti, potranno avere sui conflitti e sulle dinamiche di potere tra i vari stati. 

Un tema certamente da non sottovalutare, in quanto la rete satellitare di Space X è già stata impiegata per scopi militari. Infatti, il Governo ucraino, da oltre due anni, può beneficiare di tale servizio gratuitamente, per coordinare le attività militari e per fornire una connessione internet affidabile ai civili.

Detto ciò, risulta evidente che Elon, come peraltro molti altri miliardari, voglia sfruttare le proprie risorse tecnologiche e finanziarie per guadagnare un ruolo di leadership a livello mondiale, riconosciuto e legittimato dalle figure politiche di spicco alle quali si è recentemente avvicinato.

Tuttavia, è quasi certo che la comunità internazionale consideri ancora Elon Musk come un’agente esterno o, meglio, un asset con cui raggiungere determinati obiettivi. Infatti, gli stessi incontri con i Capi di Stato precedentemente citati erano quasi esclusivamente dedicati al tema delle nuove tecnologie.

Egli, in altre parole, è relegato ad “outsider” del panorama politico; dopotutto, non ha mai ottenuto incarichi pubblici di rilievo a livello nazionale, il che lo rende inesperto agli occhi dell’establishment.

Per compiere lo step successivo Musk deve inevitabilmente costruirsi un’immagine politica solida, pertanto l’endorsement a Trump, oltre al suo coinvolgimento nella campagna elettorale e tra le fila del Partito, è sicuramente un buon punto di partenza. 

Addirittura, in caso di vittoria repubblicana alle elezioni, il Tycoon sarebbe disposto ad offrire al suo “alleato” un posto all’interno della sua amministrazione, a capo della commissione sull’efficienza pubblica, che si occupa di monitorare la gestione dei fondi dei contribuenti e di proporre modifiche al “Budget”.

L’impatto sul risultato elettorale

Ovviamente il supporto del miliardario al MAGA non deve essere solamente letto in questo modo: Musk, indipendentemente dalle proprie ambizioni, ha interesse che i repubblicani vincano questa tornata elettorale, in quanto beneficerebbe di agevolazioni economiche, detrazioni fiscali, politiche meno restrittive e di fondi federali dedicati alla ricerca nel settore tech ed aerospaziale.

D’altra parte, non si può escludere a priori che il suo contributo alla campagna elettorale del GOP sia solamente una mossa collocata in un piano ben più articolato: come Trump ha tratto vantaggio dalla risonanza mediatica e dai fondi del magnate, in cambio il Founder di X può beneficiare di un canale diretto con gli organi direttivi del Partito e di un social sempre più Musk-centrico.

Aldilà del ruolo o meno di Elon Musk nella politica americana o globale, e in una più ragionevole ottica di breve periodo, ciò che bisogna evidenziare sono le modalità con cui sta influenzando le elezioni statunitensi. In questo momento, in alcuni Stati è già possibile votare per posta, l’election Day è sempre più vicino e il margine tra i due candidati, secondo i sondaggi, sempre più sottile: non è da sottovalutare, quindi, l’impatto che le prossime notizie condivise sui social, false oppure no, magari proprio su X, potranno avere sul risultato elettorale finale.

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