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13/11/2024
#USA2024, Cina e Indo-Pacifico

Trump 2.0 e il Giappone: continuità o tensioni in vista?

di Alice Dell’Era

La rielezione di Donald Trump ha risollevato interrogativi sulla traiettoria della politica estera americana, soprattutto per quanto riguarda l’impegno a mantenere l'ordine internazionale liberale, una questione di particolare rilevanza per il Giappone.

La rielezione di Donald Trump ha risollevato interrogativi sulla traiettoria della politica estera americana, soprattutto per quanto riguarda l’impegno a mantenere l’ordine internazionale liberale, una questione di particolare rilevanza per il Giappone.

Sebbene la vittoria repubblicana porti con sé nuove incertezze, una seconda amministrazione Trump non comporterà necessariamente una variazione significativa nelle politiche di Washington verso l’Indo-Pacifico, che rimarrà una priorità strategica.

Tuttavia, il ritorno di Trump alla Casa Bianca suscita una serie di preoccupazioni a Tokyo, specialmente in un periodo delicato in cui la leadership giapponese attraversa difficoltà sul fronte interno. La coalizione al governo è difatti reduce da una pesante sconfitta elettorale su cui hanno pesato una serie di scandali che hanno coinvolto importanti esponenti del Partito Liberal Democratico. Queste circostanze hanno riacceso il timore di un ritorno alla cosiddetta revolving door politics, fenomeno che negli anni 2000 aveva minato la stabilità della leadership giapponese. L’attuale premier, Ishiba Shigeru, si trova nella delicata posizione di dover costruire un rapporto stretto con il presidente americano e, al contempo, dimostrare ai suoi sostenitori di essere in grado di negoziare efficacemente con l’amministrazione statunitense. 

Ishiba cercherà di seguire le orme dell’ex primo ministro Abe, che durante il primo mandato del tycoon, riuscì a instaurare un buon rapporto con il presidente. Ishiba ha immediatamente contattato Trump per congratularsi della vittoria, sottolineando l’importanza della cooperazione bilaterale tra i due storici alleati. Si è inoltre detto disponibile a un incontro con il neoeletto presidente in occasione del vertice APEC di metà novembre in Perù.  

Indipendentemente dalle capacità di Ishiba di conquistare i favori di Trump, restano una serie di interrogativi sul futuro delle relazioni tra Washington e Tokyo. L’approccio “transazionale” di Trump nelle relazioni con alleati e rivali, basato su un calcolo pragmatico di costi e benefici a breve termine, solleva dubbi sul ruolo degli Stati Uniti quali garanti della sicurezza internazionale e quale partner impegnato a difendere le norme del diritto internazionale.

Per il Giappone, l’approccio di Trump alle questioni globali ha risvolti pratici molto concreti. Tokyo guarda con attenzione alla posizione americana su questioni come l’Ucraina in quanto un eventuale disimpegno in quell’area potrebbe avere ripercussioni anche in Asia. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, difatti, la leadership giapponese ha più volte evidenziato le implicazioni di tale crisi su una potenziale contingenza a Taiwan.

L’avversione di Trump al multilateralismo, pur non allineandosi necessariamente con la posizione di Tokyo, potrebbe offrire al Giappone l’opportunità di riaffermarsi quale architetto di un modello di cooperazione monolaterale, ruolo che Tokyo ricopre da oltre un decennio, ma che sotto Trump potrebbe richiedere ulteriori sforzi per convincere l’amministrazione americana della necessità di tali iniziative. 

Sebbene l’alleanza non sarà in discussione, potrebbero riemergere tensioni riguardo al contributo giapponese. Sotto la leadership dell’ex premier Kishida, il Giappone ha compiuto importanti passi per rafforzare la propria difesa. Come delineato in documenti strategici del 2022, Tokyo si è impegnato a portare il budget di difesa al 2% del PIL entro il 2027. Inoltre, è previsto un aumento degli investimenti militari come dimostrato dalla richiesta di $59 miliardi da destinare alla difesa per il 2025. Questo trend rientra nel tentativo di Tokyo di dimostrare di essere un alleato capace di contribuire alla sicurezza regionale. Tuttavia, Trump potrebbe insistere affinché il Giappone assuma ulteriori responsabilità. Ishiba dovrà, quindi, persuadere Trump del fatto che gli impegni assunti da Tokyo siano sufficienti a soddisfare le aspettative americane. 

In campo economico, il protezionismo di Trump potrebbe creare nuovi attriti, soprattutto alla luce di possibili dazi tra il 10% e il 20% su prodotti importati. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di destinazione delle esportazioni giapponesi, superando persino la Cina nel 2023, e un inasprimento delle politiche commerciali potrebbe quindi avere ripercussioni negative sull’economia giapponese.

Nonostante tali sfide, l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti rimane uno degli elementi più solidi dell’architettura di sicurezza dell’Indo-Pacifico. Pur introducendo incertezze, la rielezione di Trump difficilmente comporterà un cambio di rotta nelle relazioni tra i due Paesi. Al contrario, è probabile vi sia continuità con il trend degli ultimi anni, accompagnata da flessibilità e pragmatismo da parte della leadership giapponese nel gestire i rapporti con il futuro inquilino della Casa Bianca. 

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