La vittoria a valanga di Trump nelle elezioni del 5 Novembre, porterà Vance a occupare uno degli incarichi più ambiti da qualunque politico passi per le parti di Washington. Sarà lui, infatti, a ricoprire la carica di vicepresidente per i prossimi 4 anni. Nelle prossime righe si analizzerà la figura di J.D. Vance e le sue idee sulle principali tematiche che hanno interessato la campagna elettorale.
Presentazione
Iscritto all’anagrafe come James Donald Bowman, in seguito a spiacevoli vicissitudini familiari decide di cambiare nome in James David Vance. Originario dell’Ohio, è nato a Middletown e ha prestato servizio nei Marine in Iraq prima di laurearsi alla Yale Law School. La sua carriera politica è iniziata nel 2023, quando ha assunto l’incarico di senatore. Anche se ha mantenuto l’incarico per solo un anno e mezzo, Vance ha fatto parte di importanti comitati come il Comitato Banche, Alloggi e Affari Urbani, il Comitato per il Commercio, Scienze e Trasporti, il Comitato Economico Misto e il Comitato Speciale per l’Invecchiamento.
Vance si è fatto conoscere per la sua autobiografia “Hillbilly Elegy”, pubblicata nel 2016 e diventata successivamente un film, che racconta la sua infanzia tra il Kentucky e l’Ohio. Il successo del libro derivava in particolare dalla capacità di Vance di descrivere le difficoltà economiche delle famiglie bianche a basso reddito negli stati più colpiti dalla crisi economica. In quel periodo, Vance era un Repubblicano dalle idee piuttosto moderate e molto critico nei confronti di Donald Trump, che aveva descritto come “ripugnante” e paragonato a Hitler.
Tuttavia, con il tempo, è diventato uno dei suoi più stretti alleati. Ha votato per lui nel 2020 e ha sostenuto la narrativa di Trump sulle elezioni rubate, arrivando ad affermare che, se fosse stato lui vicepresidente, non avrebbe mai certificato i risultati del 2020. D’altronde Vance non è nuovo a dichiarazioni forti, come quando paragonò la situazione attuale degli Stati Uniti alla fine della Repubblica Romana, o quando dichiarò la necessità di epurare l’opposizione politica e di impadronirsi delle “istituzioni di sinistra.”
Proprio le frange della popolazione avvicinatesi a Vance grazie alla sua autobiografia si sono dimostrate determinanti per le elezioni appena concluse. Trump e il suo compagno di corsa, infatti, hanno ottenuto la gran parte dei consensi tra i cittadini bianchi, perlopiù uomini con un reddito inferiore a 50mila dollari e con un livello di istruzione medio-basso. Questi gruppi hanno trovato nei candidati repubblicani un senso di protezione e rappresentanza. Delle attenzioni verso queste categorie che forse sono mancate a Kamala Harris e Tim Walz.
Politica estera
Vance rappresenta la corrente isolazionista del Partito Repubblicano, ovvero quella posizione politica che promuove il disimpegno dagli affari internazionali, limitando l’intervento militare e concentrandosi sui problemi interni degli Stati Uniti, distaccandosi nettamente dalla posizione del precedente VP. Infatti, a differenza di Pence, che cercava di bilanciare le azioni imprevedibili di Trump, Vance vede la Cina come una sfida soprattutto sul piano del commercio, della manifattura e della sicurezza. È anche molto scettico riguardo alla continuazione degli aiuti all’Ucraina, sostenendo che gli Stati Uniti dovrebbero fare un passo indietro in quel conflitto. Per Vance, l’unica soluzione possibile è la pace, anche se comporta la cessione di territori alla Russia. Vede Vladimir Putin come un avversario ma resta aperto alla strada della diplomazia dubitando, però, sull’efficacia delle sanzioni contro Mosca.
Vance ha più volte criticato l’Europa, colpevole, secondo lui, di spendere troppo poco per la difesa. Pensa che il Vecchio Continente dovrebbe assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza e ha criticato duramente il blocco dei finanziamenti UE per Polonia e Ungheria. A suo avviso, gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi maggiormente su Cina e Iran, che considera i veri nemici.
Come Trump, Vance vuole aumentare le tasse sulle importazioni cinesi, con l’obiettivo di creare maggiori opportunità economiche per gli Stati della Rust Belt, regioni industriali che hanno sofferto pesantemente la delocalizzazione.
C’è, però, una grande differenza tra il suo approccio al conflitto in Ucraina e quello nei confronti di Israele. Se considera l’Ucraina una causa persa, Vance crede invece che Israele possa raggiungere i suoi obiettivi. Per questo è favorevole a un forte sostegno da parte degli Stati Uniti all’alleato mediorientale, pur opponendosi ad eventuali attacchi diretti di Washington contro l’Iran.
Economia
Vance ha sempre sostenuto con passione la causa dei lavoratori americani e l’importanza cruciale dell’industria manifatturiera negli Stati Uniti. Appoggia la decisione di Trump di estendere la legge fiscale del 2017 che prevede un taglio cospicuo delle aliquote per le imprese e una riduzione temporanea delle tasse per i singoli individui. Tuttavia, quest’anno ha preso una posizione interessante firmando una legislazione che impone nuovi limiti alle grandi fusioni aziendali e elimina l’esenzione fiscale quando le aziende coinvolte hanno un fatturato annuo combinato di 500 milioni di dollari o più.
È in perfetta sintonia con il suo candidato presidente riguardo alla necessità di tassare maggiormente i beni provenienti dall’estero, in particolare quelli cinesi. Non a caso Vance crede fermamente che le barriere commerciali siano fondamentali per proteggere il mercato interno e riorientare l’economia americana. Inoltre, è un sostenitore di una regolamentazione antitrust più severa.
Clima
Infine, Vance è un negazionista del cambiamento climatico opponendosi anche all’energica eolica e solare ma anche ai veicoli elettrici. Inoltre, si presenta come un forte sostenitore di un maggior sviluppo dell’industria del petrolio, di quella del gas naturale e delle valute digitali.
Aborto
Per quanto concerne il tema dell’aborto, dopo aver sostenuto un divieto nazionale all’aborto si è allineato con Trump secondo cui gli Stati dovrebbero decidere in autonomia. Tuttavia, si presenta come fortemente critico nei confronti dell’aborto a cui si oppone anche per le donne vittime di stupro o incesto, prevedendo eccezioni solo nel caso in cui la vita della madre fosse in pericolo.
Immigrazione
Secondo Vance, la condizione attuale dell’economia del Paese sarebbe colpa degli immigrati e per questo chiede maggiori controlli alle frontiere e una riforma rigorosa dell’immigrazione per proteggere la sicurezza e il mercato del lavoro anche attraverso deportazioni di massa. Si è, invece, detto più volte a favore di un sistema di immigrazione legale basato sul merito. Proprio sul tema, una nota saliente della campagna elettorale è il sostegno alle affermazioni di Trump riguardo gli immigrati haitiani. I due, infatti, hanno diffuso voci false secondo cui gli immigrati di Springfield in Ohio, con il benestare dell’amministrazione Biden-Harris, starebbero mangiando gli animali domestici dei propri vicini. Durante il dibattito tra i vicepresidenti, inoltre, Vance ha affermato che l’immigrazione irregolare graverebbe sulle risorse delle città, facendo aumentare prezzi e diminuire i salari.
CONCLUSIONE
J.D. Vance, sembra essere il compagno di corsa ideale per Donald Trump perché ha scelto di allinearsi con il suo Presidente su praticamente tutti i maggiori temi. Alla vigilia del dibattito tra vicepresidenti di ottobre, dopo le pressioni dei democratici, si è pubblicamente dissociato dal “Project 2025”: un documento di circa 900 pagine redatto dalla Heritage Foundation in cui si descrive un piano politico conservatore per una trasformazione radicale del governo federale. Nonostante Trump abbia un proprio progetto chiamato Agenda 47, è visto come un modello a cui aspirare dai compositori del progetto. D’altronde, tra questi figurano anche suoi alleati politici o ex impiegati nella sua amministrazione. Nonostante i forti legami con i redattori, Trump ha deciso di dissociarsi da questo programma politico probabilmente perché ritenuto troppo estremo e, dunque, impopolare.
Come si diceva, quindi, Vance sembra intenzionato a seguire e supportare Trump in ogni sua scelta anche se discutibile. Ci si può aspettare, dunque, che non avremo una vicepresidenza come quella gestita da Mike Pance, che spesso è riuscita a smorzare i toni e a dare maggior equilibrio alla prima amministrazione Trump. Al contrario, sembra proprio che la nuova coppia alla guida degli Stati Uniti sarà concorde in tutti gli aspetti della gestione del Paese.

