Il Presidente eletto statunitense Donald J. Trump sta provvedendo in queste settimane a nominare la sua squadra di governo. Le nomine dal Tycoon sono risultate piuttosto problematiche, in virtù delle controverse posizioni espresse da alcune delle figure da lui selezionate.
Il Presidente “anti estabilishment”
Le radici dell’ascesa di Donald Trump possono essere individuate già nella campagna elettorale del repubblicano Ron Paul nel 2008. La forte insoddisfazione espressa da quest’ultimo nei riguardi delle politiche economiche e della gestione degli affari esteri dell’Amministrazione Bush Jr riuscì ad attirare l’entusiasmo di una fascia dell’elettorato statunitense scontenta de Presidente uscente. A dispetto del fallimento della corsa presidenziale di Paul, le opinioni da lui espresse formarono la base di un nuovo movimento originato dall’insoddisfazione popolare, il cosiddetto Tea Party, il quale tra il 2009 e il 2010 condusse un’imponente campagna di manifestazioni popolari rivolta contro le politiche del Presidente Obama. L’entusiasmo popolare generato dal Tea Party consentì al Partito Repubblicano di conseguire una netta affermazione in occasione delle midterm del 2010, segnate dalla conquista di ben 63 seggi alla Camera e 6 al Senato.
Nel corso degli anni successivi il Tea Party andò incontro ad una progressiva dissoluzione, ma le idee alla sua base, quali controllo del debito, la restrizione dell’immigrazione e la riduzione della pressione fiscale, divennero parte della piattaforma politica del Partito Repubblicano. Lo spostamento dell’elettorato GOP verso posizioni anti-establishment determinò le condizioni perfette per l’ascesa di un candidato in linea con queste ultime. Il forte successo elettorale conseguito nel 2016 da Donald Trump, politico avente una piattaforma fortemente sovrapponibile a quella del Tea Party ha rappresentato sotto certi aspetti il culmine del processo di metamorfosi del Partito Repubblicano avviato già durate la fine del secondo mandato di George W. Bush.
La nuova squadra
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha visto quest’ultimo procedere alla nomina della sua squadra di governo. Le nomine per il gabinetto presidenziale di Trump hanno visto una profonda asimmetria tra alcuni incaricati aventi un profilo “istituzionale” e alcuni portatori invece di istanze fortemente controverse. Alla prima categoria appartengono il Segretario di Stato Marco Rubio e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz. Ambedue risultano piuttosto apprezzati dall’estabilishment del Partito Repubblicano e non sono stati caratterizzati da dichiarazioni o comportamenti controversi. Entrambi sono inoltre favorevoli ad una politica estera volta al contrasto di attori revisionisti quali la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, nonché alla continuazione del sostegno all’Ucraina.
Viceversa, altre nomine del Tycoon hanno suscitato sin da subito profonde controversie. In particolare, la decisione di conferire a Matt Gaetz, ex rappresentante federale della Florida, il ruolo di Procuratore Generale, ha incontrato una forte opposizione dalla camera alta del Congresso. Gaetz è stato infatti accusato di aver avuto rapporti sessuali con minori, nonché di traffico sessuale. Accuse e polemiche che hanno portato Gaetz stesso a farsi da parte, con Trump che ha successivamente indicato in sua sostituzione Pam Bondi, già suo avvocato personale. Altra nomina piuttosto controversa è risultata essere quella di Tulsi Gabbard, ex Rappresentante Federale per lo stato delle Hawaii, alla direzione dell’intelligence nazionale. La Gabbard ha infatti più volte espresso posizioni tendenzialmente favorevoli alla narrativa russa in relazione al conflitto in Ucraina, cosa che ha portato i media di Mosca ad elogiarla in diverse occasioni. Al contempo, l’ex Rappresentante per lo stato delle Hawaii ha avuto in passato un controverso incontro con il Presidente siriano Bashar al Assad. Infine, anche la decisione di porre Robert F. Kennedy Jr. a capo del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani è stata accolta con scetticismo, date le dibattute posizioni di quest’ultimo sui vaccini e sulla pandemia di Covid-19.
Le due anime
Durante il suo primo mandato presidenziale il Tycoon ha rappresentato sotto certi aspetti un “tipico” presidente repubblicano, nominando giudici conservatori alla Corte Suprema e alla Corte d’Appello e adottando un provvedimento di riduzione delle imposte. Sotto altri aspetti, Donald Trump ha rappresentato un POTUS repubblicano decisamente differente dai predecessori, in particolar modo sul fronte delle relazioni commerciali con l’estero e dei rapporti con istituzioni indipendenti quali la Federal Reserve e l’FBI. Le due “anime” della presidenza Trump, quella istituzionale e quella radicale, si sono scontrate in particolare durante il primo anno del mandato del Tycoon. In questo caso, la presenza di numerosi contrappesi all’autorità presidenziale aveva determinato la vittoria della prima corrente, sancita dall’esclusione di Steve Bannon prima dal Consigli o di Sicurezza Nazionale e poi dal ruolo di Capo Stratega della Casa Bianca. Il ritorno alla Presidenza di Donald Trump in occasione delle consultazioni del 2024 vede quest’ultimo dotato di una forza politica nettamente maggiore rispetto al suo precedente mandato. La maggioranza repubblicana al Senato risulta infatti più ampia rispetto al 2016 e al contempo la rappresentanza congressuale del Partito Repubblicano vede ora al suo interno una percentuale di politici “trumpiani” nettamente più elevata.
I nuovi equilibri di potere si sono riflettuti nelle nomine di Gabinetto, in quanto il Tycoon ha potuto conferire un numero di incarichi nettamente più elevato rispetto al 2016 a figure controverse ma fortemente in linea con le sue posizioni. Tuttavia, non è ancora chiaro se questa maggiore influenza del Presidente Trump si tradurrà in un’effettiva capacità di far approvare le sue nomine e la sua agenda. Un primo segnale dei limiti dell’autorità di Trump sui Senatori repubblicani era stato dato dall’elezione del Senatore John Thune, il cui rapporto con il Tycoon era risultato piuttosto burrascoso in passato, come leader della maggioranza repubblicana al Senato. Al contempo, la camera alta del Congresso americano è insorta di fronte alla nomina di Gaetz, obbligando quest’ultimo a ritirarsi in favore di Pam Bondi, candidata dal profilo maggiormente istituzionale. In ultima analisi, i Senatori repubblicani hanno richiesto all’FBI la consegna dei report condotti dall’agenzia sui rapporti con l’estero di Tulsi Gabbard, i quali potrebbero potenzialmente portare alla bocciatura della sua nomina.
La carriera politica di Donald Trump è stata segnata da una grande capacità del Tycoon di creare una base elettorale forte e fedele stretta attorno alla sua figura, alla quale ha però fatto da contraltare una certa difficoltà nel trasformare in legge le sue proposte politiche. Il suo primo mandato è stato segnato da un lato da alcuni importanti successi legislativi quali il Tax Cuts and Jobs Act del 2017 e la rinegoziazione dell’accordo commerciale NAFTA, sostituto dall’USMCA, quanto da grandi fallimenti come la mancata abrogazione dell’Obamacare e il mai approvato piano di investimenti nelle infrastrutture. A dispetto di un’influenza sulla base elettorale repubblicana e di una forza politica nettamente superiore rispetto al 2016, il Tycoon ha ancora forti difficoltà nei rapporti con il ramo legislativo. La mancata ratifica di alcune delle sue nomine di Gabinetto potrebbe rappresentare il preludio a grosse difficoltà nell’approvazione della sua agenda politica, in particolar modo in relazione ai punti maggiormente controversi.

