I BRICS sono un’istituzione intergovernativa che raggruppa le principali economie emergenti, unite per la creazione di un nuovo ordine mondiale. L’istituzione vuole essere un contrappeso al G7 dei paesi occidentali, puntando alla creazione di un ordine multipolare che confronti l’egemonia americana. Il 16° forum è di particolare importanza per diversi motivi: l’annuncio di importanti nuovi membri, l’impegno rinnovato per un nuovo modello di sviluppo mondiale e l’apparente riavvicinamento tra Cina e India dopo anni di relazioni tese. L’incontro è infine un’occasione per continuare a riflettere sul ruolo sempre maggiore che l’istituzione mira ad ottenere a livello globale.
“Si sta formando un ordine multipolare: il processo è oggettivo e irreversibile”, sono le parole del Presidente Russo Vladimir Putin a Kazan, nella regione del Tatarstan, dove tra il 22 e il 24 ottobre si è tenuto il 16esimo vertice dei BRICS.
Le origini e i nuovi membri
Correva l’anno 2001 quando Jim O’Neill ha coniato il primo anagramma BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) per indicare un nuovo aggregato di potenze emergenti che, secondo le sue stime, avrebbero ottenuto l’egemonia economica durante il secolo entrante. Una prima triangolazione si venne a creare tra India, Cina e Russia: fu il Cremlino, nel 2002, il principale sponsor di una cooperazione tra i tre stati asiatici. A segnare simbolicamente l’inizio del forum fu il primo incontro informale avvenuto a New York nel 2006 a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, al quale partecipò anche il Brasile. Il gruppo ufficializzò la sua nascita nel 2009 con un summit a Yekaterinburg (Russia) e si incontrò nuovamente a margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite nel 2010, abbracciando in tale data l’entrata del Sudafrica, ultima lettera del nuovo acronimo. Si sono poi successi numerosi incontri che hanno portato ad un’evoluzione e rafforzamento del vertice, preludio del 16° summit tenutosi ad ottobre 2024.
In tale sede il gruppo BRICS ha annunciato l’adesione di quattro nuovi membri, ufficializzando l’ingresso di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Iran, formalmente entrati il 1° gennaio 2024. Come mostrano i dati raccolti da Statista, i nuovi BRICS rappresentano ora quasi il 45% della popolazione mondiale e circa il 35% del PIL mondiale aggiustato per l’inflazione.
Come è però altrettanto visibile dal grafico, la sola presenza della Repubblica Popolare Cinese rappresenta una quota di PIL maggiore rispetto a tutti gli altri paesi presenti, evidenziando il peso della leadership economica di Pechino.
L’inclusione di questi nuovi membri non comporta solamente un aumento delle percentuali di Pil e popolazione, ma si dimostra essere un passo strategico fondamentale verso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo globale e la creazione di un nuovo sistema economico.
Un nuovo ordine economico mondiale?
L’unione informale di stati ha messo in atto un coordinamento a livello economico e finanziario, cercando di inserirsi come reale alternativa alla valuta e alle istituzioni di commercio e finanziarie dominanti, prima fra tutte la Banca Mondiale (WB).
La Banca Mondiale, fondata nel 1944 con gli Accordi di Bretton Woods, è un’istituzione finanziaria internazionale che fornisce prestiti ai paesi a medio e basso reddito per promuovere globalmente uno sviluppo sostenibile. Composta da due istituti, Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e l’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), i suoi prestiti sono spesso legati alla richiesta di riforme economiche e politiche. Il legame politico e la leadership statunitense hanno però suscitato a più riprese delle critiche verso l’istituzione.
Già dal quarto incontro dei BRICS nel 2012 a Nuova Delhi era stato proposto un istituto che si proponesse come alternativa alla Banca Mondiale, obiettivo raggiunto nel Sesto Summit tenutosi in Brasile nel 2014. In tale occasione era stato firmato l’accordo per la creazione della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), con sede principale a Shanghai.
La NDB è una banca multilaterale di sviluppo che ha l’obiettivo di raccogliere risorse per finanziare progetti infrastrutturali e di accelerare la crescita economica attraverso sviluppo sostenibile a livello ambientale e sociale, con particolare attenzione verso il Sud Globale. A differenza della Banca Mondiale, da molti stati percepita come strumento a favore dei paesi più ricchi dalle condizioni di prestito rigide, il nuovo istituto fondato dai BRICS si propone di offrire finanziamenti con vincoli minori e nel rispetto dei paesi terzi.
Un ulteriore obiettivo dichiarato dall’istituzione è la de-dollarizzazione del sistema economico globale. Attraverso la de-dollarizzazione, processo che ha preso slancio negli ultimi anni, i BRICS auspicano una riduzione della dipendenza dal dollaro nelle transazioni internazionali, incentivando invece una diversificazione delle riserve valutarie al fine di ottenere una maggiore indipendenza finanziaria oltre che politica.
Nonostante i fondi allocati dalla nascente istituzione non competano con quelli dell’istituzione nata dai trattati di Bretton Woods, è comunque parte e dimostrazione di quella che è la trasformazione in atto degli attuali e futuri flussi dell’economia globale. I dati raccolti dal World Economic Outlook del PIL del BRICS paragonati a quelli del G7, mostrano infatti chiaramente il superamento in termini economici dei BRICS.
I rapporti Indo-Cinesi
Per comprendere le dinamiche interne ai BRICS e le possibili evoluzioni future, è necessario guardare ai rapporti tra le due principali economie dell’alleanza: la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica indiana. I due attori, potenze protagoniste della regione asiatica, hanno trovato un comune accordo che ha permesso un avvicinamento dopo anni di gelo.
La frontiera che divide i due giganti asiatici porta con sé una storia complessa: dopo l’indipendenza indiana del 1947 sono state molte le zone contese e teatro di scontri. Un accordo fu raggiunto nel 1962, successivamente alla guerra sino-indiana, quando venne pattuita la Linea attuale di controllo (Lac). Il nuovo limes si trova ad altissima quota, condizione che lo ha reso di difficile definizione: l’incertezza del confine non aveva fermato le schermaglie, ma aveva permesso una convivenza pacifica priva di vittime.
Una pace in bilico, però, divideva le due parti. La tregua si è spezzata quando, nel giugno 2020, almeno 20 soldati indiani hanno perso la vita per mano di militari cinesi tra le catene del Karakorum e dell’Himalaya: un evento che ha fatto salire la tensione tra le due potenze asiatiche, con accuse reciproche di violazione della linea di confine. L’evento ha comportato un congelamento delle relazioni bilaterali tra i due giganti asiatici.
Quattro anni dopo, ad ottobre, le parti del contenzioso hanno ufficializzato la stipulazione dell’Accordo di Pattugliamento al Confine India-Cina, che riapre il dialogo e la collaborazione. Un grande mutamento per gli equilibri di potenza asiatici, nonostante alcuni esperti ritengano questo accordo potrebbe non essere duraturo.
A coronare pubblicamente la riconciliazione è stato l’incontro tra il Presidente del partito comunista cinese Xi Jinping e il Primo Ministro indiano Narendra Modi, verificatosi in occasione del vertice dei BRICS. In occasione del forum, i due leader si sono espressi con toni amichevoli, nonostante rimanga la competizione tra i due paesi per la leadership del Sud Globale. A rendere ambigui i rapporti è il dialogo ancora aperto tra India e Casa Bianca: Bharat (nome ufficiale utilizzato nella Costituzione indiana) gioca così la partita asiatica tenendo in mano le carte occidentali. Il futuro di tale relazione, pur caratterizzata da toni conciliatori, resta aperto a possibili e imprevedibili scenari futuri, in un contesto nel quale le dinamiche geopolitiche sono sempre più complesse.
Quale futuro per i BRICS?
I BRICS, rafforzati dall’entrata dei nuovi membri, vorranno confermare il loro ruolo emergente al tavolo delle grandi potenze mondiali. Sarà importante comprendere il ruolo della Cina, il cui peso economico pone dubbi sugli equilibri interni del forum, e la sua rivalità con l’attore indiano nella regione. Nonostante la creazione della Nuova Banca di Sviluppo, il percorso verso un ordine economico alternativo e un’effettiva indipendenza finanziaria rimane complesso. Il futuro dei BRICS dipenderà dalla loro capacità di superare le rivalità interne e sostenere un’agenda economica comune, oltrepassando posizioni divergenti e rivalità legate a logiche di potenza. Solo così sarà possibile promuovere un ordine multipolare che riesca a coinvolgere attivamente le nuove economie emergenti e consolidare la posizione dei membri dei BRICS come pedine chiave nello scacchiere internazionale.

