Le relazioni tra Corea del Sud e i paesi dell’Asia Centrale stanno vivendo un momento di approfondimento dei rapporti economici. Rispetto ad un decennio fa, quando iniziarono a farsi consistenti, è venuto meno un importante aspetto geopolitico nelle relazioni con la regione.
Tra giugno e novembre di quest’anno la Corea del Sud ha siglato numerosi accordi di natura commerciale con gli stati dell’Asia Centrale. Tra il 10 e il 15 giugno scorso il Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è stato in visita in Turkmenistan, in Kazakistan e in Uzbekistan, una visita che aveva come scopo quello di cementificare i legami commerciali tra Seul e la regione, che vanno avanti da anni. Durante la visita Yoon ha lanciato la “K-Silk Road Cooperation”, un progetto analogo alla Via della Seta e ha annunciato di voler organizzare un summit “5+1” in Corea del Sud il prossimo anno. Il 14 ottobre poi si è svolto un summit interparlamentare tra i sei paesi, seguito da un forum a Seul per discutere della K-Silk Road Cooperation e la firma di partenariato con il Kirghizistan per lo sfruttamento dei materiali critici presenti nel paese – curiosamente questo accordo è stato firmato poco prima che Yoon scatenasse una profonda crisi politica dichiarando la legge marziale.
Altre fonti interne allo stesso ufficio hanno presentato la visita in maniera differente: l’azione della Corea del Sud e in particolare il suo approccio regionale potrebbe essere accolto in maniera positiva dagli state dell’Asia Centrale perché differente rispetto all’azione di altri paesi, che con le loro forme di investimento darebbero vita a nuove forme di imperialismo. Il carattere economico e commerciale della visita è il principale motivo della visita, ma la domanda è se interessi di natura geopolitica siano sullo sfondo della visita, considerato che
Il rafforzamento delle relazioni economiche e sociali
La quantità di accordi commerciali firmati tra i paesi della regione e Corea del Sud. In occasione della firma dell’accordo di partenariato con il Kirghizistan gli accordi sono stati 10, riguardanti la cooperazione commerciale, gli investimenti e la fornitura di energia. Nella visita di agosto con il Kazakistan sono stati firmati ben 35 memorandum di intesa e i presidenti dei due paesi hanno discusso l’approfondimento della cooperazione nella costruzione delle infrastrutture, il settore finanziario, la digitalizzazione, la tecnologia e soprattutto l’accesso alle riserve di terre rare. Un ampia gamma di settori in cui sviluppare le già consolidate relazioni commerciali che hanno toccato i 9 miliardi di dollari di investimenti provenienti da Seul nel 2023 e le 700 aziende coreane attive in territorio kazako. L’Uzbekistan invece è la seconda destinazione per vi gli investimenti coreani nella regione considerati i 7 miliardi di investimenti arrivati dalle parti di Tashkent nel 2021 e gli accordi per la creazione di zone economiche speciali firmati negli scorsi anni. Con Tashkent le relazioni economiche sono anche di altra natura perché negli ultimi anni la Corea è diventata la destinazione di molti lavoratori provenienti dall’Asia Centrale, in particolare proprio dall’Uzbekistan, tanto che lo scorso maggio il Ministro del Lavoro uzbeko Behzod Musaev si è recato a Seul per discutere l’espansione dei settori per cui gli lavoratori uzbeki possono richiedere un visto in Corea del Sud.
Relazioni che partono da lontano
L’adozione di una iniziativa come quella della K-Silk Road Cooperation è l’ultima fase dello sviluppo nelle relazioni tra Seul e la regione, partendo da lontano il primo approccio in senso regionale della Corea del Sud è stato l’adozione del format “5+1” nel 2007, sebbene all’inizio partecipassero solo i viceministri. Una prima evoluzione ci fu nel 2012 quando al format hanno iniziato a partecipare i Ministri degli Esteri, poi nel 2017 è stato lanciato il Segretariato del Forum di Cooperazione Corea-Asia Centrale – forum che è giunto alla sedicesima edizione nel 2023 – infine, sempre nel 2023 è stato lanciato un forum interparlamentare tra i sei paesi. Il tutto in un’ottica non solo di commercio verso l’Asia Centrale e l’Europa, ma anche in quelli che sono gli interessi strategici più importanti, come le tensioni con la Corea del Nord. Nel 2013 fu lanciata la l’Iniziativa Eurasiatica che considerava l’Asia Centrale un “luogo” di incontro per il dialogo con la Russia per coinvolgerla più attivamente nelle relazioni con Pyongyang. Tra i progetti che facevano parte di questa iniziativa c’era la Ferrovia Transcoreana e la Greater Tumen Initiative (Gti) un meccanismo di cooperazione regionale in vari settori che coinvolgeva Russia, Cina e Mongolia. L’elemento “Corea del Nord” è presente anche nel caso della K-Silk Road, ma a cambiare è il contesto internazionale: se dieci anni fa si poteva pensare di coinvolgere la Russia per risolvere la questione, attualmente ciò è impossibile per la guerra in Ucraina e la posizione presa da Seul.
Perché gli interessi resteranno solo economici
Al momento quindi i rapporti tra Corea del Sud e i paesi dell’Asia Centrale possono essere visti solo in chiave economica. Poco importa la posizione con la quale l’ufficio della presidenza coreana ha presentato la visita di Yoon di giugno: in chiave politica e antimperialista rispetto alla presenza di altri attori esterni. Questo obiettivo non è garantito ai paesi della regione dalla presenza coreana ma dal fatto che il loro ventaglio di relazioni con attori esterni è aumentato negli ultimi anni. Le relazioni quindi seguiranno un percorso esclusivamente economico basato sui mutui vantaggi che i singoli stati possono raggiungere, fermo restando che i vantaggi maggiori saranno di Kazakistan e Uzbekistan per le dimensioni delle loro economie e lo spessore dei rapporti economici.
La Corea del Sud può essere considerata di conseguenza solo un ottimo partner commerciale per la regione e un partner geopolitico di importanza secondaria rispetto ad altri partner come l’Unione Europea e i singoli paesi europei, questo a causa del fatto che la regione non può più essere coinvolta nella risoluzione della questione coreana.

