La recente visita ufficiale del Ministro della Difesa Guido Crosetto ad Ankara segna un passo significativo nel consolidamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Turchia, in un contesto di sicurezza internazionale e regionale sempre più complesso e incerto. Al centro dei colloqui con il suo omologo Yaşar Güler e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan vi sono stati i principali dossier in Medio Oriente, in Africa, nei Balcani e il rafforzamento della cooperazione industriale nel settore della difesa.
Il rilancio delle relazioni tra Italia e Turchia
Lo scorso 7 aprile 2025, il Ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato in visita ufficiale nella capitale turca, su invito del suo omologo Yaşar Güler, dove ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan. Come riportato dal comunicato ufficiale del Ministero della Difesa italiano, «al centro del colloquio bilaterale sono stati posti i principali dossier di sicurezza regionale e le opportunità di cooperazione industriale in ambito difesa», un focus particolare è stato dedicato al ruolo di Italia e Turchia nell’ambito della NATO per la stabilizzazione del Mediterraneo allargato, del coordinamento nei Balcani e della cooperazione industriale nel settore della difesa. L’incontro si inserisce in un processo di rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra Roma e Ankara su tematiche di sicurezza e difesa. Si pensi alla missione istituzionale di Crosetto, nel marzo 2024, in Turchia e più di recente, nell’ottobre 2024, l’incontro bilaterale tra i due omologhi in Kosovo, in occasione della cerimonia di passaggio di consegne del comando del NATO’s Kosovo Force (KFOR). Inoltre, la visita avrebbe dovuto precedere il vertice intergovernativo Italia-Turchia previsto a Roma per il 17 aprile, rinviato a causa del concomitante viaggio del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Washington. Già lo scorso gennaio, Meloni ha incontrato il presidente Erdoğan ad Istanbul, sottolineando il rilancio delle relazioni italo-turche.
I principali dossier in questione
Il viaggio del Ministro Crosetto evidenzia l’urgente necessità per l’Italia di rafforzare i legami strategici con la Turchia, in un momento in cui le tensioni aumentano su diversi fronti, tra cui il deteriorarsi della situazione nella Striscia di Gaza, dopo il fallimento dei negoziati per la prosecuzione del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, l’instabilità crescente in Libano e le minacce marittime degli Houthi nel Mar Rosso, la transizione politica in Siria, la necessità di coordinamento all’interno della NATO e gli aggiornamenti sul fragile panorama politico e di sicurezza della Libia.
Il dossier libico costituisce uno dei nodi più delicati delle relazioni italo-turche. Seppur Italia e Turchia sostengano il Governo di Unità Nazionale di Tripoli (GUN), riconosciuto dalle Nazioni Unite, sin dall’inizio della crisi libica i due Paesi hanno perseguito strategie differenti, sovente in rotta di collisione tra loro. Roma, nonostante gli storici legami con la Libia e la sua rilevanza strategica per gli interessi nazionali italiani, ha adottato una strategia di cauta diplomazia, mentre, l’azione turca nello scenario libico è stata contraddistinta dal perseguimento di una strategia assertiva, specialmente a partire dal 2019, come esemplificato dal memorandum d’intesa sulla delimitazione delle rispettive ZEE (Zone Economiche Esclusive) e la cooperazione militare siglato nel 2019 con l’allora leader del GAN Fayez al-Sarraj. Esso ha permesso alla Turchia di inserirsi nelle dispute energetiche nel Mediterraneo orientale, sfidando Grecia, Egitto e Israele.
Per Ankara, la Libia costituisce una piattaforma di proiezione politica e militare nel Mediterraneo, in particolare in termini di potenza marittima attraverso le due basi navali di Misurata e al-Khums, espressione della dottrina marittima turca della Mavi Vatan. Inoltre, la Turchia sta ampliando la propria influenza anche sul piano economico, puntando alle ricche risorse energetiche libiche. Lo scorso gennaio al Libya Energy and Economic Summit, il direttore della Turkish Petroleum Corporation (TPAO), Ahmet Turkoglu, ha annunciato l’intenzione di investire miliardi per rilanciare i progetti energetici abbandonati dopo il 2011, un obiettivo condiviso dal ministro libico del petrolio, Khalifa Abdulsadek, che stima in 4 miliardi di dollari l’investimento necessario per riportare la produzione a 1,6 milioni di barili al giorno, livello pre-Gheddafi.
Un altro fronte scottante è l’Africa sub-sahariana, dove nell’ultimo decennio Ankara ha accresciuto la propria influenza, grazie alla penetrazione dalla Libia. La Turchia ha firmato accordi di difesa con diversi paesi saheliani, fornendo equipaggiamenti militari, tra cui i droni Bayraktar TB2, e programmi di addestramento per le forze armate. Questo rafforza la propria presenza in un’area in cui il vuoto lasciato dalla Francia è stato in parte colmato anche da attori come la Russia. Roma ha investito in iniziative civili e militari, ad esempio con la Missione MISIN in Niger, mentre Ankara mira a consolidare il proprio ruolo di mediatore e partner affidabile. Nella regione del Sahel sia l’Italia che la Turchia hanno un interesse strategico nella stabilizzazione dell’area, soprattutto per la prevenzione del terrorismo e il controllo dei flussi migratori.
In merito a quest’ultima questione, lo scorso 8 aprile 2025 è stata smantellata un’organizzazione criminale che gestiva il traffico di migranti illegali tra Turchia e Italia. Si trattava di migranti provenienti dall’Afghanistan, da Gaza e dalla Siria. Occorre osservare che la Turchia, sin dall’inizio della guerra civile siriana del 2011, ospita circa 3,6 milioni di profughi siriani che gestisce anche grazie ad accordi economici con l’UE. La caduta del regime di Bashar al-Assad potrebbe rappresentare l’occasione per ridurre la pressione migratoria su Ankara, con alcune centinaia di migliaia di rifugiati che hanno fatto ritorno in Siria. Tuttavia, il permanere di una situazione di fragilità istituzionale e militare – specialmente le violenze lungo la costa siriana a Latakia e Tartus, dove è forte la presenza della minoranza alawita, e nel sud del Paese, dove si sono intensificati i raid israeliani, pongono numerose sfide per il pieno reintegro dei rifugiati stessi.
Infine, durante i colloqui, il Ministro Crosetto ha riconosciuto il ruolo chiave giocato dalla Turchia nella stabilizzazione del Mar Nero, del Caucaso, dell’Asia centrale e dei Balcani. In quest’ultima area Ankara sta rafforzando la sua presenza attraverso un’intensa attività diplomatica ed economica, come dimostrato dal recente incontro a Belgrado, nell’ottobre 2024, tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo Aleksandar Vučić, a tema Kosovo e la guerra in Ucraina, oltre alla stipula di imponenti accordi nel settore della difesa. Inoltre, la Turchia sta consolidando la propria posizione di partner privilegiato con molti altri Paesi dell’area, come la Croazia, la quale recentemente ha approvato l’acquisizione di sistemi di droni Bayraktar TB2. Ciò rimarca la crescente importanza dell’industria di difesa turca nella fornitura di tecnologie militari avanzate.
Quadro economico-strategico e cooperazione industriale
Le relazioni bilaterali tra i due Paesi si fondano su una solida base economica: nel 2024, l’interscambio commerciale tra Italia e Turchia ha raggiunto i 25,3 miliardi di euro, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’Italia è il quinto partner commerciale della Turchia per importazioni e il quarto per esportazioni, come riportato dai dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I settori in cui si registra una maggiore complementarità sono quelli ad alta intensità tecnologica, come l’automotive, la meccanica strumentale, l’aerospazio e la difesa. A tal proposito, è significativo il potenziamento della cooperazione industriale, come dimostra il Memorandum of Understanding, stipulato lo scorso 6 marzo 2025, tra Leonardo e l’azienda turca Baykar, produttrice dei droni Bayraktar TB2 impiegati in diversi conflitti, tra cui in Libia e in Ucraina.
Questa collaborazione mira a sviluppare congiuntamente tecnologie per sistemi di difesa senza pilota (UAV), combinando l’esperienza di Leonardo nei sistemi elettronici di difesa con le avanzate piattaforme UAV di Baykar, come il Bayraktar Akinci. L’avvio di questa partnership è stato facilitato dall’acquisizione, da parte di Baykar, di Piaggio Aerospace nel dicembre del 2024. Tale operazione è stata vista come un’opportunità per rilanciare le prospettive industriali di Piaggio e per espandere la presenza di Baykar nel mercato europeo. Inoltre, si inserisce nel più ampio contesto della ricerca e del rafforzamento da parte dei Paesi europei, come Portogallo, Spagna, Romania e Germania, di partner strategici esterni per far fronte all’ incertezza del ruolo degli Stati Uniti all’interno della NATO e per la costruzione di un’autonomia strategica europea. Data la crescente rilevanza della Turchia nell’industria militare, essa può giocare un ruolo di primo piano. Tuttavia, l’operazione è stata aspramente criticata dalla Grecia, la quale contesta la cessione dell’azienda italiana, per una presente violazione del regolamento UE 2019/452, relativo agli investimenti esteri in società strategiche. Ciò si pone in linea di continuità con le annose e crescenti conflittualità tra Atene ed Ankara nel Mediterraneo orientale, che si riflettono anche nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.
ConclusioneIn conclusione, l’Italia e la Turchia condividono interessi strategici comuni nel garantire la sicurezza del fianco sud della NATO, in particolare nel controllo delle rotte migratorie, nella gestione delle crisi libica e siriana. Nonostante alcune recenti divergenze, i due Paesi sembrano convergere su un approccio più pragmatico e multilivello alla stabilità regionale. In tale prospettiva, la visita di Crosetto può essere interpretata come un tentativo dell’Italia di consolidare un asse mediterraneo con Ankara, in grado di rafforzare l’influenza italiana nel quadrante meridionale dell’Alleanza e allo stesso tempo offrire alla Turchia un interlocutore più solido in un momento di tensione con alcune capitali europee. Si pensi alle dispute territoriali e di risorse naturali con Atene e Nicosia (non riconosciuta dalla Turchia) nel Mediterraneo orientale.

