La recente istituzione di un Dialogo 2+2 tra Indonesia e Cina, che coinvolge i ministri degli Esteri e della Difesa, rappresenta un cambiamento significativo nell’orientamento della politica estera indonesiana. Per oltre mezzo secolo, l’Indonesia ha perseguito la dottrina del “libero e attivo” (bebas aktif), mantenendo una posizione di indipendenza dalle grandi alleanze militari. Nel contesto di una crescente polarizzazione dell’Indo-Pacifico, tuttavia, la tradizionale strategia di non-allineamento si mostra sempre meno praticabile. L’adozione di un meccanismo 2+2 con Beijing indica una ricalibrazione consapevole della postura internazionale di Jakarta: dal non-allineamento verso una strategia di hedging attivo, tipica delle medie potenze che cercano di salvaguardare la propria autonomia strategica in un ambiente competitivo.
La rivalità sempre più intensa tra Stati Uniti e Cina costringe gli attori regionali a ridefinire le proprie priorità . L’Indonesia, piuttosto che mantenere un’attitudine attendista, ha scelto una via autonoma di engagement multipolare: rafforza i legami con Beijing ma preserva la cooperazione con Washington, Canberra, Tokyo e altri attori chiave della regione. Il primo Dialogo 2+2 sino-indonesiano, tenutosi a Beijing il 21 aprile 2025, ha visto la partecipazione del Ministro degli Esteri Sugiono e del Ministro della Difesa Sjafrie Sjamsoeddin per l’Indonesia, e del Ministro degli Esteri Wang Yi e del Ministro della Difesa Ammiraglio Dong Jun per la Cina. Questo formato, tradizionalmente riservato a rapporti strategici privilegiati, rappresenta dunque un’evoluzione sostanziale del rapporto bilaterale tra i due paesi.
Pressioni Commerciali e Ricalibrazione Strategica
Contestualmente, l’Indonesia si trova ad affrontare crescenti criticità nei suoi rapporti economici con gli Stati Uniti. L’imposizione di nuove tariffe fino al 32% su esportazioni strategiche come elettronica, abbigliamento e calzature ha sollevato interrogativi a Jakarta circa l’affidabilità di Washington come partner economico di lungo termine. Per mitigare l’impatto di queste misure protezionistiche da parte di Trump, l’Indonesia ha proposto di aumentare le importazioni dagli Stati Uniti fino a 19 miliardi di dollari, includendo prodotti agricoli, energetici e attrezzature militari, con l’obiettivo di riequilibrare il surplus commerciale e ottenere una riduzione delle tariffe. Questa manovra dimostra che l’ hedging indonesiano si esercita non solo sul piano politico-militare, ma anche su quello economico-commerciale, rafforzando ulteriormente la strategia di diversificazione.
Tuttavia, anche questa strategia comporta rischi, l’espansione delle importazioni dagli Stati Uniti potrebbe essere percepita da Beijing come un tentativo di riequilibrio filo-americano, complicando l’equilibrio diplomatico di Jakarta. La gestione simultanea delle tensioni economiche e strategiche con entrambe le potenze rafforza dunque la necessità per l’Indonesia di perseguire una linea autonoma e multipolare di hedging.
L’Indonesia detiene una posizione unica, è il paese più popoloso dell’ASEAN, la maggiore economia del Sud-est asiatico, nonché il principale garante della coesione interna dell’Associazione. Dal punto di vista geostrategico, ha un ruolo importante in rotte marittime vitali come lo Stretto di Malacca e rappresenta un anello di congiunzione naturale tra Oceano Indiano e Pacifico.
In un Indo-Pacifico frammentato, l’Indonesia offre una rara combinazione di massa critica, neutralità storica e legittimità regionale. La sua stabilità interna e il suo peso politico permettono di bilanciare gli eccessi di penetrazione sia cinese sia americana. Se l’Indonesia si sposta, anche minimamente, verso uno dei due poli, l’intero equilibrio ASEAN rischia di essere destabilizzato.
La Percezione Americana e le Dinamiche Regionali
Dal punto di vista di Washington, il Dialogo 2+2 tra Indonesia e Cina rappresenta un segnale ambiguo e potenzialmente preoccupante. Gli Stati Uniti, che hanno cercato di consolidare un “Indo-Pacifico libero e aperto”, vedono Jakarta come un partner chiave, sebbene non formale, nella loro strategia regionale. Di fronte a questo sviluppo, la reazione americana potrebbe articolarsi su più livelli, attraverso un rafforzamento dell’engagement bilaterale dove Washington potrebbe accelerare proposte di cooperazione militare e commerciale. Inoltre Washngton potrebbe porre pressioni sottili sull’ASEAN: Gli USA potrebbero cercare di orientare l’ASEAN verso posizioni più filo-occidentali, facendo leva su temi di sicurezza marittima o diritti umani. Inoltre gli USA potrebbe incrementare la diplomazia multilaterale dove Washington potrebbe spingere Jakarta verso una maggiore integrazione in Quad Plus o iniziative simili. Tuttavia, un’eccessiva pressione rischierebbe di stimolare sentimenti nazionalisti e spingere ulteriormente l’Indonesia a rafforzare il proprio spazio autonomo.
Nonostante la una sofisticata strategia di hedging, Jakarta dovrà affrontare una crescente difficoltà nel gestire la percezione delle sue scelte strategiche. Mantenere la fiducia simultanea di Washington e Beijing sarà una sfida strutturale. Inoltre, all’interno dell’ASEAN, alcuni membri potrebbero vedere con sospetto il rafforzamento delle relazioni tra Indonesia e Cina, aumentando così le tensioni regionali. L’approccio attuale dell’Indonesia mostra una consapevolezza acuta delle dinamiche di potere internazionali. Jakarta non si limita a sopravvivere tra le grandi potenze: cerca di modellare attivamente il proprio spazio d’azione autonomo. Qui, il Dialogo 2+2 con la Cina è dunque il simbolo di una trasformazione più ampia: l’affermazione di una politica estera capace di combinare engagement selettivo, hedging multilivello e difesa dell’autonomia strategica, in un Indo-Pacifico sempre più instabile e frammentato.

