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16/07/2025
America Latina, Cina e Indo-Pacifico

I BRICS si allargano: quale futuro per l’ASEAN?

di Aniello Iannone

Il 17º Vertice dei BRICS, tenutosi a Rio de Janeiro nel luglio 2025, ha presentato una narrazione accattivante: i BRICS come nuovi campioni del Sud Globale, promotori di una governance globale più inclusiva e sostenibile. Questa retorica di cooperazione e inclusività è stata amplificata a livello globale, segnalando un possibile passaggio verso un ordine internazionale più equo, apparentemente in grado di sfidare la lunga egemonia delle potenze occidentali. Tuttavia, mentre gli annunci del vertice riecheggiano a livello internazionale, è necessaria un’analisi più profonda e critica per valutare le reali implicazioni dell’espansione dei BRICS. Sebbene il blocco si presenti come un’alternativa alle istituzioni dominate dall’Occidente, la realtà è molto più complessa, soprattutto se si considera il ruolo dei paesi ASEAN, sia quelli già inclusi che quelli che aspirano a farne parte. L’ingresso dell’Indonesia come membro a pieno titolo nella BRICS  è stato celebrato come un passo importante per l’ASEAN, offrendo al blocco un nuovo punto d’appoggio nello scenario geopolitico del Sud-est asiatico. L’Indonesia, in quanto economia più grande dell’ASEAN e attore regionale di primo piano, apporta un peso diplomatico ed economico significativo ai BRICS. Tuttavia, questa inclusione evidenzia un paradosso fondamentale: mentre i BRICS dichiarano di voler rafforzare le voci del Sud Globale, le dinamiche interne del blocco rimangono dominate da poche grandi potenze, in particolare Cina e Russia. Nonostante la posizione strategica e l’influenza economica in crescita, l’Indonesia si unisce a un blocco ancora fortemente asimmetrico nella distribuzione del potere.

Il 17º Vertice dei BRICS, tenutosi a Rio de Janeiro nel luglio 2025, ha presentato una narrazione accattivante: i BRICS come nuovi campioni del Sud Globale, promotori di una governance globale più inclusiva e sostenibile. Questa retorica di cooperazione e inclusività è stata amplificata a livello globale, segnalando un possibile passaggio verso un ordine internazionale più equo, apparentemente in grado di sfidare la lunga egemonia delle potenze occidentali. Tuttavia, mentre gli annunci del vertice riecheggiano a livello internazionale, è necessaria un’analisi più profonda e critica per valutare le reali implicazioni dell’espansione dei BRICS. Sebbene il blocco si presenti come un’alternativa alle istituzioni dominate dall’Occidente, la realtà è molto più complessa, soprattutto se si considera il ruolo dei paesi ASEAN, sia quelli già inclusi che quelli che aspirano a farne parte. L’ingresso dell’Indonesia come membro a pieno titolo nella BRICS  è stato celebrato come un passo importante per l’ASEAN, offrendo al blocco un nuovo punto d’appoggio nello scenario geopolitico del Sud-est asiatico. L’Indonesia, in quanto economia più grande dell’ASEAN e attore regionale di primo piano, apporta un peso diplomatico ed economico significativo ai BRICS. Tuttavia, questa inclusione evidenzia un paradosso fondamentale: mentre i BRICS dichiarano di voler rafforzare le voci del Sud Globale, le dinamiche interne del blocco rimangono dominate da poche grandi potenze, in particolare Cina e Russia. Nonostante la posizione strategica e l’influenza economica in crescita, l’Indonesia si unisce a un blocco ancora fortemente asimmetrico nella distribuzione del potere.

Interessi contrapposti all’interno dei BRICS

Questa inclusione, sebbene simbolicamente rilevante, solleva una domanda critica: quanta agenzia reale possiedono i paesi ASEAN all’interno dei BRICS? L’espansione del blocco per includere nazioni come Malayasia, Vietnam e Thailandia può sembrare un passo verso un ordine mondiale multipolare più pluralistico, ma la realtà potrebbe essere ben diversa. Più membri entrano nei BRICS, maggiore è il rischio che il blocco si trasformi in un club di soft power, dove l’inclusione formale dei paesi del Sud Globale serve a mascherare le gerarchie strutturali persistenti al suo interno. I paesi ASEAN, nonostante l’attrattiva del linguaggio inclusivo dei BRICS, rischiano di essere relegati a ruoli puramente simbolici, più come ornamenti diplomatici che veri decisori.

La visione di un mondo multipolare promossa dai BRICS, in cui il potere è distribuito più equamente, appare promettente, ma richiede un esame più attento. La multipolarità non porta automaticamente a una redistribuzione del potere; può invece generare un nuovo ordine in cui alcuni stati dominanti conservano la capacità di determinare gli affari globali. L’inclusione dei paesi ASEAN rischia di riprodurre le stesse strutture di disuguaglianza che si intendeva superare. La narrazione del Sud Globale, spesso utilizzata dai BRICS, è senza dubbio accattivante, ma appare sempre più come uno strumento di legittimazione strategica, piuttosto che un impegno autentico per trasformare le strutture di potere globali.

Per l’ASEAN, la sfida è evidente. Se da un lato l’adesione ai BRICS può offrire l’accesso a nuove risorse finanziarie e amplificare la voce della regione a livello globale, dall’altro potrebbe minacciare la coesione regionale. Storicamente, il punto di forza dell’ASEAN è stato il suo impegno verso una politica estera non allineata e indipendente, bilanciando con attenzione i rapporti con Cina e Stati Uniti. Tuttavia, l’ingresso nei BRICS potrebbe porre i paesi ASEAN di fronte a un dilemma: ottenere visibilità e influenza, oppure rischiare di essere assorbiti in un nuovo discorso egemonico, dove le loro voci si indeboliscono a causa delle lotte interne al blocco.

In effetti, l’alleanza BRICS è tutt’altro che omogenea. Le contraddizioni tra il dominio economico della Cina e gli interessi ideologici più diversificati di altri membri, come India e Sudafrica, sono sempre più evidenti. L’ascesa della Cina come potenza economica all’interno del blocco genera tensioni, in particolare con paesi come l’India che hanno priorità strategiche differenti. Questo conflitto interno crescente rischia di limitare la capacità dell’ASEAN di affermare una voce distinta all’interno dei BRICS. Con un coinvolgimento sempre maggiore, i paesi ASEAN potrebbero ritrovarsi a dover scegliere tra influenze contrapposte, perdendo così la loro autonomia strategica. Inoltre, la visione multipolare dei BRICS sembra ignorare le disuguaglianze che persistono non solo tra il Sud Globale e l’Occidente, ma anche all’interno del Sud Globale stesso. I paesi ASEAN rischiano di essere ulteriormente marginalizzati a causa delle contraddizioni interne del blocco, piuttosto che partecipare come partner paritari in un ordine veramente multipolare. Ne deriverebbe un conflitto crescente tra l’impegno storico dell’ASEAN per il multilateralismo inclusivo e le tensioni strutturali interne ai BRICS.

Opportunità e rischi per l’ASEAN

Un maggiore coinvolgimento nei BRICS rappresenta per l’ASEAN sia un’opportunità sia una sfida. Da un lato, l’adesione o l’integrazione più profonda potrebbe garantire l’accesso alla Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB), facilitare progetti infrastrutturali e aprire nuovi canali diplomatici. Potrebbe inoltre rafforzare il profilo internazionale dell’ASEAN e la sua capacità di influenzare dibattiti globali su clima, commercio e sicurezza. Dall’altro lato, tale integrazione rischia di compromettere l’autonomia strategica dell’ASEAN. I suoi principi fondanti, come la non-interferenza e l’equilibrio tra grandi potenze, potrebbero essere minacciati dalle contraddizioni interne dei BRICS, in particolare dalla crescente influenza economica cinese. I paesi ASEAN dovranno anche affrontare il rischio di essere cooptati in una struttura egemonica che rifletta le priorità di Cina, India o Russia, a discapito dei propri interessi nazionali. Se non agiranno con cautela, potrebbero finire per essere pedine in un gioco geopolitico, piuttosto che attori indipendenti in un sistema di governance globale.

L’illusione di un nuovo ordine globale?

Il 17º Vertice dei BRICS solleva interrogativi importanti sulla reale natura del blocco in espansione. Sta davvero creando spazio per il Sud Globale, oppure si limita a riorganizzare vecchie gerarchie in una nuova forma? Per l’ASEAN, un coinvolgimento più profondo rappresenta sia l’opportunità di contare di più nella governance globale, sia il pericolo di rafforzare nuove forme di dipendenza e subordinazione. Sebbene la retorica dell’inclusività e della multipolarità suoni promettente, la realtà dell’espansione dei BRICS sembra indicare un quadro più complesso, dove il Sud Globale non è tanto potenziato quanto assorbito in un quadro geopolitico che perpetua le disuguaglianze esistenti.

In definitiva, le nazioni dell’ASEAN dovranno affrontare questa relazione in evoluzione con grande attenzione. Devono assicurarsi di non essere semplicemente assorbite in un nuovo ordine geopolitico che continua a riprodurre le stesse disuguaglianze strutturali che intendono contrastare. La visione dei BRICS può essere ambiziosa, ma senza riforme interne significative, rischia di diventare un’altra costruzione geopolitica dove le voci dei piccoli stati vengono subordinate alle priorità dei pochi potenti. Per l’ASEAN, la sfida è quella di impegnarsi in modo critico con i BRICS, sfruttandone i potenziali benefici senza perdere di vista i rischi di marginalizzazione in un nuovo ordine globale che potrebbe non mantenere le sue promesse di vera inclusività.