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01/12/2025
Italia

Come cambiano le relazioni transatlantiche: intervista all’On. Federica Onori sul ruolo dell’Italia nel rapporto tra Europa e Stati Uniti

di Federica Petrucci

Nell’ambito della XVI edizione del Festival della Diplomazia, nella mattinata del 14 ottobre, l’On. Federica Onori è intervenuta nel panel “Come cambiano le relazioni transatlantiche – l’esperienza delle Commissioni Affari Esteri e Comunitari e Difesa della Camera dei Deputati”, organizzato presso Unitelma Sapienza da, tra gli altri partner, il Centro Studi Geopolitica.info. Di seguito l’intervista che la deputata ci ha concesso sul ruolo dell’Italia all’interno del rapporto tra Unione Europea e Stati Uniti, a partire da considerazioni strategiche su interessi nazionali e sul valore aggiunto che Roma può dare.

Nell’ambito della XVI edizione del Festival della Diplomazia, nella mattinata del 14 ottobre, l’On. Federica Onori è intervenuta nel panel “Come cambiano le relazioni transatlantiche – l’esperienza delle Commissioni Affari Esteri e Comunitari e Difesa della Camera dei Deputati”, organizzato presso Unitelma Sapienza da, tra gli altri partner, il Centro Studi Geopolitica.info. Di seguito l’intervista che la deputata ci ha concesso sul ruolo dell’Italia all’interno del rapporto tra Unione Europea e Stati Uniti, a partire da considerazioni strategiche su interessi nazionali e sul valore aggiunto che Roma può dare.

La Commissione Affari Esteri e Comunitari ha tanti strumenti di diplomazia parlamentare ma quali sono quelli che potrebbero permettere di incidere maggiormente, in particolare, sulle relazioni transatlantiche?

I rapporti transatlantici possono essere sviluppati principalmente attraverso un confronto diretto tra la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati e i suoi omologhi del Congresso degli Stati Uniti. Tuttavia, si tratta di relazioni complesse e caratterizzate da fasi alterne: momenti di collaborazione intensa si alternano a periodi di maggiore incertezza, condizionati anche dalle decisioni di politica estera dei governi. È importante sottolineare che, se vi è un elemento condiviso, è la consapevolezza che tali rapporti sono in continua evoluzione e non possono essere dati per scontati.

L’esperienza degli ultimi mesi dimostra per esempio quanto le dinamiche commerciali e politiche possano influenzare le relazioni bilaterali, sottolineando la loro fragilità e instabilità. Quando l’amministrazione Trump ha imposto dazi a diversi Paesi, inclusa l’Unione Europea, ha posto in evidenza la necessità di rimettere al centro i nostri obiettivi nazionali (o, in questo caso, europei) e di perseguirli con tutti gli strumenti disponibili. Una classe politica responsabile deve tutelare i propri cittadini immaginando una cornice di relazioni che sia il più possibile coerente e stabile, sfruttando appieno tutte le opportunità offerte dalla diplomazia parlamentare e dalle alleanze multilaterali.

Davanti a questo scenario, diventa evidente l’importanza di sviluppare rapporti strategici anche con altri Paesi e regioni, al fine di compensare l’incertezza derivante dal comportamento degli Stati Uniti. Questo non vuol dire trascurare le nostre relazioni con gli Stati Uniti, ma anzi, diversificare. L’accordo di libero scambio con il Mercosur, seppur complesso e a lungo discusso, rappresenta un ambito in cui con la Commissione Affari Esteri abbiamo promosso risoluzioni strategiche, evidenziando l’importanza dei rapporti con l’America Latina come complemento alle relazioni transatlantiche e considerando il commercio internazionale come uno dei pilastri fondamentali delle relazioni interstatuali.

Un altro esempio significativo riguarda l’indagine conoscitiva sui risvolti geopolitici dell’approvvigionamento delle terre rare, realizzata nell’arco di alcuni anni e recentemente approvata all’unanimità dalla Commissione. I risultati di questa iniziativa, che proposi quando la materia non era ancora al centro del dibattito politico, dimostrano che l’Italia, all’interno del contesto europeo, può e deve elaborare strategie concrete basate su interessi nazionali e europei, andando oltre la semplice vicinanza storica o emotiva.

Per esempio, l’Asia Centrale rappresenta un’area di crescente interesse per l’Italia, in particolare Paesi come il Kazakistan, che dispongono di risorse critiche per la costruzione di catene di approvvigionamento resilienti e sicure. La stabilizzazione e la costruzione dell’identità nazionale in questi Paesi, spesso ex repubbliche sovietiche, sono elementi che assumono rilevanza non solo culturale, ma anche geopolitica e di sicurezza. In tale contesto, l’Italia può assumere un ruolo strategico di supporto, identificando punti di convergenza sugli interessi a medio e lungo termine e rafforzando la propria posizione all’interno di reti di cooperazione internazionale stabili e durature.

In sintesi, l’Italia deve comprendere e valorizzare il proprio ruolo specifico nelle relazioni transatlantiche e internazionali. Questo significa costruire un valore aggiunto riconoscibile, che sia come ponte verso l’America Latina o come attore nel Mediterraneo, capace di contribuire concretamente alla definizione di strategie multilaterali, andando oltre le foto ufficiali e i gesti simbolici. L’esperienza recente mostra quanto sia indispensabile affrontare la relazione con gli Stati Uniti anche alla luce della crescente personalizzazione dei rapporti tra leader, e al contempo rafforzare altre relazioni internazionali per garantire stabilità e sicurezza nazionale.

Dalle sue parole emerge come il concetto di strategia è sicuramente fondamentale per la nostra politica estera. Possiamo far riferimento al rapporto con l’America Latina, non solo attraverso il Mercosur, così come al nostro impegno in Asia Centrale e nel Mediterraneo, dove il disimpegno degli Stati Uniti e la rimodulazione del ruolo di Francia e Germania potrebbe dare all’Italia la possibilità di immaginare un ruolo nuovo, anche funzionale agli interessi della comunità euroatlantica?

Esattamente. L’Italia può sfruttare le attuali dinamiche internazionali per occupare spazi lasciati vuoti dal disimpegno di altri attori globali e per riprendere posizioni che in passato aveva temporaneamente trascurato. Un esempio è rappresentato dal Mozambico: qualche mese fa, durante una missione della Commissione Affari Esteri, è emerso come l’Italia sia ancora percepita con stima dalle autorità locali, grazie all’importante contributo fornito nel periodo della guerra civile e all’attività costante di diversi attori politici e del terzo settore, come l’ex sottosegretario agli Affari Esteri  Mario Raffaelli e la Comunità di Sant’Egidio.

Questa esperienza ci ha dimostrato come, anche in contesti lontani, vi siano opportunità concrete per riaffermare il ruolo dell’Italia, attraverso interventi coerenti con la propria identità e con le priorità strategiche europee. È quindi fondamentale incoraggiare il Governo a sviluppare strumenti operativi, approfondendo e stabilendo meccanismi più puntuali di monitoraggio della strategia del Piano Mattei, che consentano di valorizzare questa eredità e di progettare interventi mirati e sostenibili, capaci di rafforzare la posizione dell’Italia nelle aree di interesse strategico, come l’Africa e il Mediterraneo, ma anche America Latina e Asia Centrale, di concerto con i partner europei.

In questo senso, la strategia estera italiana non può prescindere dalla comprensione delle dinamiche globali: l’incertezza generata dal comportamento degli Stati Uniti impone di costruire relazioni diversificate, capaci di garantire continuità, sicurezza e vantaggi concreti per il nostro Paese. La capacità dell’Italia di identificare il proprio valore aggiunto e di agire come ponte tra diverse regioni del mondo sarà determinante per rafforzare il ruolo nazionale all’interno della comunità euroatlantica e globale.

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