Quest’anno le Filippine succedono alla Malesia nella presidenza dell’ASEAN in uno scenario di progressivi conflitti interni, pressioni nel Mar Cinese Meridionale e rivalità strategica tra Cina e Stati Uniti.
Nel 2026 Manila ha assunto la chairmanship dell’ASEAN in un momento particolarmente teso per l’organizzazione internazionale. I diversi orientamenti degli Stati membri, le tensioni nell’area del Mar Cinese Meridionale, l’aumentare della competizione sino-statunitense stanno ponendo in seria difficoltà la capacità d’azione dell’ASEAN nel potersi presentare come attore protagonista unito e coerente nel contesto indo-pacifico.
La nuova presidenza filippina si inquadra dentro quella che è di fatto una fase di frammentazione strutturale, per cui il principio consensuale e la non interferenza negli affari interni, principi cardine dell’ASEAN Way, divengono cause di instabilità e di immobilismo. Manila, che ha espresso la sua volontà nell’intensificare la centralità dell’organizzazione, dovrà scontrarsi con le differenti posture strategiche degli Stati membri, combinate con la tensione esterna in aumento sviluppata dalle grandi potenze.
L’ASEAN e il modello di importanza strategica
Fin dall’origine, l’ASEAN, al fine di cristallizzare la propria immagine come prototipo di cooperazione politica, economica e difensiva nel Sud-est asiatico, ha concretizzato la propria legittimità sul concetto di centralità regionale. Eppure, la riuscita di tale modello è stata sempre riconducibile alla possibilità dell’organizzazione di unire vedute convergenti tra gli Stati membri.
Ciononostante, l’ascesa politica ed economica di Pechino negli ultimi decenni e l’accendersi della rivalità con gli USA, hanno compromesso notevolmente il mantenimento dell’ASEAN Way e della conseguente neutralità dell’organizzazione. Pertanto, il passaggio, per l’ASEAN, da mero spazio di confronto tra stati a vero e proprio supervisore strategico e collegiale non è ancora del tutto completato, ponendo a rischio la sua credibilità nell’assetto regionale.
Divergenze interne: orientamenti tattici non coincidenti
All’origine delle difficoltà al mantenimento di una centralità regionale vi sono le radicate fratture tra gli Stati membri riguardo alla gestione della competizione strategica asiatica. Paesi come le Filippine sono tendenti ad assumere ruoli più risoluti nei confronti di Pechino, soprattutto a fronte delle numerose dispute nel Mar Cinese Meridionale, mantenendo, in tale direzione, una partnership più attiva con gli Stati Uniti.
Al contrario, Cambogia e Laos hanno intessuto nel corso degli anni relazioni sempre più strette con la Cina e un approccio maggiormente precauzionale in politica estera. Altri attori come Indonesia e Malesia cercano, invece, di evitare di prendere una posizione netta, applicando le cosiddette strategie di hedging, per evitare di schierarsi. È consequenziale che la differenza di prospettive vada a condizionare la capacità dell’ASEAN di rispondere in maniera congiunta su punti chiave in materia di sicurezza.
La posizione della nuova chairmanship filippina
In tale scenario, la presidenza filippina si insedia in una situazione parecchio delicata. Le Filippine, pur apprestandosi a mantenere un’immagine di mediatore imparziale, sono state in realtà attore protagonista per questioni cruciali per l’organizzazione: dallo sforzo per concludere un Code of Conduct avente a oggetto il Mar Cinese Meridionale alle proposte di peacebuilding su altri fronti locali.
Manila, attraverso la chairmanship, ha sicuramente la possibilità di portare avanti una linea politica su sviluppo, sicurezza e collaborazione multilaterale. Eppure, è proprio per questo motivo che le Filippine potrebbero faticare a dover coniugare l’incarico di presidenza garante di neutralità con il ruolo di attore direttamente coinvolto nei propri interessi.
Oltre alla questione del Mar Cinese Meridionale, l’esecutivo di Ferdinand Marcos Jr. ha definito delle priorità specifiche per l’attuale presidenza ASEAN, prima su tutte l’affermazione dell’accountability istituzionale dell’organizzazione in uno scenario di sempre maggiore polarizzazione regionale. Secondo il Dipartimento degli Affari Esteri, Manila ha ribadito in più occasioni il bisogno di un’ASEAN “proattiva ma inclusiva“, che sia in grado di interagire con le grandi potenze mantenendo una propria indipendenza strategica. Le Filippine hanno, peraltro, insistito sul necessario rispetto del diritto internazionale e dell’UNCLOS come presupposto per la soluzione delle controversie marittime, in linea con la sentenza arbitrale del 2016.
Ciononostante, proprio questa risolutezza diplomatica sottopone Manila a un maggiore rischio geopolitico. Il consolidamento della collaborazione in materia di sicurezza con gli USA, incluso il potenziamento delle Enhanced Defense Cooperation Agreement (EDCA), potrebbe essere interpretato dalla Cina come un segno di avvicinamento strategico. La chairmanship rischierebbe dunque di compromettere la credibilità della leadership filippina poiché potrebbe essere percepita come prolungamento di un proprio interesse nazionale, piuttosto che una finalità istituzionale.
La delicata questione del Mar Cinese Meridionale
Come già anticipato, una delle preminenti prove strategiche che la presidenza filippina si troverà ad affrontare è il negoziato Code of Conduct (COC) tra ASEAN e Repubblica Popolare Cinese, finalizzato a una distensione sulle rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, teatro di contese tra diversi Stati membri. Raggiungere un accordo definitivo rimane un processo articolato a causa della condizione del raggiungimento dell’unanimità, seppur le Filippine di Marcos Jnr. si siano dichiarate volenterose nell’accelerare i negoziati.
La mancanza di risolutezza è intensificata dal fatto che le trattative vanno avanti ormai da decenni senza aver mai raggiunto una conclusione decisiva. Inoltre, permangono discrepanze circa le modalità di implementazione e le procedure di monitoraggio che dovrebbero sostenere l’accordo.
Il pilastro economico dell’ASEAN: il punto di forza dell’organizzazione
Se le crescenti dispute territoriali vanno a minare la dimensione politico-strategica dell’organizzazione, la dimensione economica rimane il caposaldo della struttura ASEAN. Infatti, al fine di intensificare la cooperazione commerciale e produttiva tra gli stati membri, è stata costituita nel 2015 l’ASEAN Economic Community (AEC), volta a promuovere la costruzione di un mercato regionale più compatto. Ciò ha permesso all’organizzazione, grazie alla rilevanza del suo PIL aggregato a livello globale e a una popolazione complessiva di oltre 650 milioni di abitanti, di diventare il perno centrale delle value chains asiatiche.
A consolidare ulteriormente il pilastro economico è stata l’attuazione del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), che ha permesso al’ASEAN di inserirsi in un canale commerciale comprendente Cina, Giappone e Australia. La riuscita di partnership economiche come questa mostra come i contrasti politici siano mitigati dalla coincidenza di interessi connessi a investimenti, continuità e reti di approvvigionamento. Per la chairmanship filippina, investire su digitalizzazione e stabilità economica potrebbe consistere nel mezzo più funzionale al raggiungimento di un’integrazione regionale.
Tra aspirazione politica e vincoli di struttura
La nuova presidenza filippina si prospetta a porre in evidenza i limiti intrinsechi dell’ASEAN odierna. Pur rappresentando per Manila un banco di prova, l’obbligo del principio del consenso e la differenza di priorità tra i membri dell’organizzazione, rischiano di compromettere notevolmente la possibilità di avere un impatto nell’agenda regionale.
In uno scenario indo-pacifico caratterizzato da una rivalità tra potenze sempre più accesa, la sfida per l’organizzazione non sarà tanto quella di definire un campo d’azione programmatico, ma di comprovare la propria capacità d’azione come attore multilaterale attendibile. La chairmanship dovrà inquadrarsi in tal senso, al fine di risolvere le molteplici tensioni mediando tra priorità politiche e interessi collettivi.

