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05/01/2026
Stati Uniti e Nord America

La National Security Strategy 2025: la nuova dottrina Trump e le sue implicazioni globali

di Alberto Evangelisti

Il documento strategico della seconda amministrazione Trump segna una rottura radicale con il passato: dagli impegni multilaterali a un realismo transazionale che ridefinisce il ruolo globale degli Stati Uniti. Un'analisi delle intenzioni di Washington e delle conseguenze per l'ordine internazionale.

Il documento strategico della seconda amministrazione Trump segna una rottura radicale con il passato: dagli impegni multilaterali a un realismo transazionale che ridefinisce il ruolo globale degli Stati Uniti. Un’analisi delle intenzioni di Washington e delle conseguenze per l’ordine internazionale.

Nel novembre 2025, l’amministrazione Trump ha pubblicato la National Security Strategy (NSS) che rappresenta molto più di un semplice documento programmatico: è un manifesto ideologico che ridefinisce il ruolo globale degli Stati Uniti in chiave marcatamente nazionalista. Il testo, fortemente permeato dalla retorica “America First”, delinea una strategia di sicurezza nazionale basata su interessi nazionali ristretti, realismo pragmatico e una netta riduzione degli impegni internazionali considerati onerosi e poco produttivi.

La base di partenza è una critica aspra verso le politiche estere post-Guerra Fredda, considerate origine di un globalismo dannoso per il tessuto economico statunitense. Secondo la Casa Bianca, le strategie passate sono state “liste di desideri vaghi” focalizzate su un dominio globale inutile, che hanno eroso la base industriale USA, sovraccaricato i contribuenti e favorito alleati definiti “parassiti”. Il documento promette un cambio di rotta: non più gli Stati Uniti come “poliziotto globale”, ma come potenza selettivamente interventista guidata dalla convenienza strategica immediata.

Obiettivi strategici: cosa vogliono gli Stati Uniti

La NSS 2025 articola gli obiettivi americani su due livelli: domestico e internazionale. Sul fronte interno, la priorità è la sopravvivenza come repubblica sovrana, con enfasi sulla sicurezza dei confini (intesa principalmente come contrasto alle migrazioni di massa), un’economia dinamica e protetta, il mantenimento di capacità militari letali con un deterrente nucleare efficiente, e una base industriale forte sostenuta da una produzione energetica dominante ottenuta attraverso massiccia deregolamentazione.

Particolarmente significativa è l’enfasi posta sulla rigenerazione spirituale e culturale della popolazione americana, basata su concetti quali famiglie tradizionali, orgoglio nazionale e l’eliminazione delle politiche DEI (Diversity, Equity, Inclusion) da ogni ambito della società, comprese le forze armate. Questo aspetto tradisce la natura ideologica del documento, che mescola considerazioni strategiche con obiettivi di politica culturale interna.

Sul piano internazionale, gli Stati Uniti aspirano a una stabilizzazione nell’Emisfero Occidentale per fermare migrazioni e cartelli, un Indo-Pacifico libero per garantire la sicurezza delle supply chain, un’Europa “sicura e fiduciosa” (ma meno integrata), e un Medio Oriente non dominato da potenze ostili e libero da “guerre eterne”. Il documento introduce inoltre il “Trump Corollary” alla dottrina Monroe, finalizzato a escludere influenze straniere, in particolare cinesi e russe, dall’emisfero occidentale.

I mezzi del potere: vantaggi americani e agenda domestica

Secondo l’amministrazione, gli obiettivi descritti sarebbero perseguibili grazie ad alcuni vantaggi strutturali: un sistema politico agile, un’economia orientata all’innovazione, il dollaro come valuta di riserva, uno strumento militare potente, alleanze strategiche, una geografia favorevole e alti livelli di patriottismo. Per massimizzare questi asset, Trump propone un’agenda domestica focalizzata sull’eliminazione delle politiche DEI per “promuovere la competenza”, una sostanziale liberalizzazione del settore energetico per abbassare i costi e favorire una reindustrializzazione progressiva, e il mantenimento del controllo delle supply chain critiche.

La strategia economica punta dichiaratamente sul protezionismo: dazi come strumento di reindustrializzazione, commercio estero “bilanciato”, e leadership nella produzione energetica anche a scapito delle politiche ambientali. Questo approccio marca una rottura netta con decenni di promozione del libero commercio da parte americana, sostituendolo con un neo-mercantilismo aggressivo.

Priorità strategiche: burden-sharing e disimpegno selettivo

I principi cardine della nuova strategia includono il mantenimento della pace attraverso un uso calibrato e mirato della forza, abbandonando l’interventismo diffuso; il riconoscimento del primato delle nazioni sovrane a scapito delle organizzazioni internazionali (con particolare riferimento critico all’UE); e il mantenimento di un equilibrio di potere globale che eviti però la sovraestensione degli impegni americani.

Una priorità assoluta è la maggiore condivisione degli oneri con gli alleati: il documento richiede agli altri paesi NATO di arrivare al 5% del PIL in spese per la difesa (contro l’attuale media del 2,1%), segnalando chiaramente l’intenzione di ridurre il “peso” americano nel garantire la sicurezza europea. Sul piano economico, si enfatizza la necessità di commercio bilanciato, protezione delle supply chain critiche, reindustrializzazione tramite dazi, e preservazione del comparto finanziario USA come asset strategico.

Approcci regionali: dalla competizione con la Cina alla normalizzazione con la Russia

L’approccio geografico è guidato dal concetto di “Enlist and Expand”, arruolare nuovi alleati ed espandere la rete americana. Nel teatro indo-pacifico, l’obiettivo primario è vincere la competizione economica con la Cina attraverso meccanismi di reciprocità commerciale e deterrenza militare, con focus particolare su Taiwan e Mar Cinese Meridionale.

Per il Medio Oriente, il documento propone di spostare gli oneri di sicurezza sui partner locali, costruendo una pace stabile basata su accordi bilaterali (sul modello degli Accordi di Abramo) e isolando l’Iran. In Africa, si prevede un cambio da aiuti a veri investimenti, con focus su risorse minerarie ed energetiche, ma evitando impegni di lungo termine.

L’approccio verso l’Europa merita particolare attenzione: la NSS promuove la “grandezza europea” in contrapposizione al presunto declino del continente, auspicando una nuova stabilità con la Russia (inevitabilmente passante per la fine della guerra in Ucraina a condizioni potenzialmente favorevoli a Mosca) e opponendosi all’UE come istituzione sovranazionale, preferendo alleanze bilaterali con le cosiddette “nazioni sane”, quelle allineate alle posizioni dell’amministrazione Trump.

Retorica e sostanza: un documento tra propaganda e strategia

Una valutazione oggettiva della NSS 2025 non può ignorare la sua forte componente propagandistica. La lettera introduttiva di Trump rivendica successi straordinari, come la risoluzione di otto conflitti globali in otto mesi, che un’analisi fattuale rivela essere ampiamente esagerati o addirittura falsi. I conflitti citati (Cambogia-Thailandia, Kosovo-Serbia, RDC-Ruanda, Pakistan-India, Israele-Iran, Egitto-Etiopia, Armenia-Azerbaijan, Gaza) sono in realtà ancora caratterizzati da tensioni persistenti, cessate il fuoco fragili o situazioni tutt’altro che risolte.

Nonostante questi elementi retorici, il documento riflette intenzioni strategiche concrete: lo smantellamento del modello di leadership globale multilaterale in favore di un approccio strettamente bilaterale e transazionale. Gli Stati Uniti non si propongono più come garanzia di sicurezza globale incondizionata, ma come protettori selettivi in rapporti definiti dalla convenienza strategica ed economica immediata. Questo “Nuovo Realismo Nazionalista”, come potrebbe essere definito, privilegia benefici tangibili a breve termine rispetto a investimenti in stabilità di lungo periodo.

La NSS 2025 rappresenta dunque un tentativo di preservare la primazia USA in un mondo multipolare riducendo drasticamente i costi di tale primazia. Tuttavia, questa strategia presenta vulnerabilità significative: rischia di alienare alleati storici, creare vuoti di potere riempiti da competitor come Cina e Russia, e sottovalutare minacce sistemiche (cambiamenti climatici, pandemie, cyber-attacchi) che richiedono cooperazione multilaterale. La scommessa dell’amministrazione Trump è che i vantaggi strutturali americani, potenza economica, militare, tecnologica, siano sufficienti a mantenere la leadership globale anche con un approccio isolazionista. Il futuro dirà se questa scommessa sarà vincente o se accelererà invece un declino multipolare della posizione americana nel mondo.

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