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05/02/2026
Cina e Indo-Pacifico

La politica dell’Investibilità: MSCI, OJK e il test di fiducia dell’Indonesia

di Aniello Iannone

Gli indici di mercato raramente sembrano meccanismi politici, finché all’improvviso non lo diventano. Quando MSCI mette in discussione l’investibilità di un mercato, il messaggio non è semplicemente descrittivo: è una forma di disciplina. Per una larga parte del capitale istituzionale, i benchmark non sono commento, ma infrastruttura. Plasmano i mandati, vincolano le scelte di portafoglio e definiscono ciò che viene considerato un rischio accettabile. Nel caso dell’Indonesia, l’avvertimento di MSCI è arrivato con una tempistica chiara. Se entro maggio 2026 MSCI non vedrà progressi adeguati sul fronte della trasparenza, l’Indonesia potrebbe subire una riduzione di peso nell’indice Emerging Markets e persino una revisione dell’accessibilità del mercato, con la conseguente possibilità di essere trattata più come un frontier market. Non sarebbe una retrocessione solo simbolica. Ridurrebbe la visibilità dell’Indonesia proprio presso quegli investitori le cui allocazioni sono guidate dai benchmark.

Gli indici di mercato raramente sembrano meccanismi politici, finché all’improvviso non lo diventano. Quando MSCI mette in discussione l’investibilità di un mercato, il messaggio non è semplicemente descrittivo: è una forma di disciplina. Per una larga parte del capitale istituzionale, i benchmark non sono commento, ma infrastruttura. Plasmano i mandati, vincolano le scelte di portafoglio e definiscono ciò che viene considerato un rischio accettabile. Nel caso dell’Indonesia, l’avvertimento di MSCI è arrivato con una tempistica chiara. Se entro maggio 2026 MSCI non vedrà progressi adeguati sul fronte della trasparenza, l’Indonesia potrebbe subire una riduzione di peso nell’indice Emerging Markets e persino una revisione dell’accessibilità del mercato, con la conseguente possibilità di essere trattata più come un frontier market. Non sarebbe una retrocessione solo simbolica. Ridurrebbe la visibilità dell’Indonesia proprio presso quegli investitori le cui allocazioni sono guidate dai benchmark.

Questo aiuta a spiegare perché l’episodio sia diventato rapidamente un momento di mobilitazione totale per l’Autorità dei Servizi Finanziari (OJK). La decisione di portare al 15 per cento il requisito minimo di free float per le società quotate è spesso presentata come un aggiustamento tecnico. Eppure ha un significato politico, perché colpisce un tratto strutturale del capitalismo azionario indonesiano: proprietà concentrata e offerta negoziabile sottile. Quando il flottante è ristretto, la liquidità si indebolisce e la formazione dei prezzi diventa più esposta a opacità, coordinamento e inversioni improvvise. Ora, free float non è semplicemente la quota di azioni detenute dal pubblico. È la quota di azioni realmente disponibile per essere scambiata. In questo senso, è una condizione della contendibilità del prezzo. Se tra gli azionisti pubblici rientrano soggetti formalmente piccoli ma sostanzialmente affiliati, il free float può trasformarsi in una finzione regolatoria. Per questo la soglia del 15 per cento non può bastare da sola. Diventa essenziale anche il controllo delle affiliazioni tra azionisti sotto la soglia del 5 per cento. È questa la dimensione “censuaria” della vicenda: il compito non è solo alzare una percentuale, ma mappare e ricostruire i rapporti di controllo che le percentuali possono nascondere.

A quel punto, dimissioni e rimpasti non possono essere letti soltanto come una vicenda di leadership. Nella politica istituzionale, la sostituzione dei vertici può ripristinare rapidamente credibilità, segnalando che lo Stato riconosce il problema e intende intervenire. Ma la credibilità non si mantiene con volti nuovi. Si mantiene con l’applicazione delle regole. La linea di confine tra riforma reale e riforma rituale sta nel fatto che le norme vengano applicate anche quando toccano interessi proprietari forti, e che i dati su proprietà, affiliazioni e classificazioni siano stabili, verificabili e resistenti a negoziazioni ad hoc.

Questo chiarisce anche un punto spesso frainteso. La trasparenza qui non è uno slogan morale. È una tecnologia di governo. Se le preoccupazioni di MSCI riguardano la qualità dell’informazione, i flussi di dati, l’opacità proprietaria e il rischio di comportamenti coordinati, la risposta non può fermarsi a più disclosure. Richiede una mappatura sistematica. In termini di scienza politica, si tratta di un censimento del potere economico: chi controlla che cosa, attraverso quali entità intermediarie e con quali connessioni.

 Il circuito della fiducia: OJK, Bank Indonesia e capacità dello Stato

È qui che Bank Indonesia entra in scena non come attore secondario, ma come parte del più ampio problema di fiducia. In teoria, una banca centrale non regola la borsa. In pratica, la fiducia si comporta come un circuito integrato. Quando crescono i dubbi sulla governance del mercato, l’attenzione si sposta rapidamente sul cambio, sulle aspettative e sulle percezioni di autonomia istituzionale. Se l’incertezza sulla trasparenza di mercato aumenta nello stesso momento in cui crescono i dubbi sull’indipendenza monetaria, il rischio si moltiplica.

In questo contesto, la nomina di Thomas Djiwandono, nipote del Presidente Prabowo Subianto, a Vice Governatore di Bank Indonesia è diventata politicamente saliente, perché può influenzare la percezione pubblica e di mercato dell’indipendenza dell’istituzione. Senza considerarla l’unico fattore di volatilità, la tempistica del dibattito è comunque significativa: mostra quanto i mercati siano sensibili ai segnali istituzionali. Più in generale, il legame tra OJK e banca centrale rivela i limiti della retorica “tecnica”. Entrambe le istituzioni vengono spesso difese come autorità neutrali; eppure, sotto pressione, il tecnico diventa politico. Le decisioni su regole, gerarchie informative e enforcement sono anche decisioni su chi sostiene i costi dell’aggiustamento. La politica del free float, ad esempio, redistribuisce oneri: chiede a emittenti spesso controllati da gruppi dominanti di aumentare la quota di azioni realmente in circolazione e negoziabili, e chiede allo Stato di rendere più leggibili e governabili zone grigie di lunga durata.

Il coordinamento tra istituzioni ha dunque senso come segnale che non si tratta di un episodio settoriale. La dichiarazione del Comitato per la Stabilità del Sistema Finanziario (KSSK) all’inizio del 2026 ha sottolineato la valutazione congiunta e la stabilità del sistema in un contesto di incertezza globale. Il punto di fondo è semplice: mercati, tasso di cambio, fiducia e politica economica non si muovono su binari separati. Detto in modo netto ma non cinico, l’episodio OJK non è soltanto la cronaca di una borsa nervosa. È un test della capacità dello Stato: la capacità di produrre informazione credibile, applicare regole contro interessi forti e proteggere l’autonomia delle istituzioni chiave quando la pressione dei mercati trasforma le scelte di policy in una sorta di referendum sulla fiducia. Per l’Indonesia, la posta in gioco non è solo evitare penalizzazioni negli indici. È dimostrare che la modernizzazione finanziaria non è una facciata, ma un ordine regolativo stabile, coerente e responsabile. In definitiva, è la sovranità nella sua forma moderna: la capacità di governare il proprio mercato con regole trasparenti, senza delegare di fatto la governance al giudizio degli indici internazionali.