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11/05/2026
Europa, Italia ed Europa, Relazioni Internazionali

Magyar e Tusk vanno da Meloni: intese nuove e rinnovate

di Lorenzo Avesani

La visita in Italia del nuovo leader ungherese, Péter Magyar, e dell’omologo polacco, Donald Tusk, rappresentano due incontri cruciali per la postura italiana nell’Europa centrorientale. Da un lato, la fine della parabola orbaniana impone un ripensamento dei rapporti con Budapest al di fuori della convergenza ideologica sovranista. Dall’altro lato, Roma rinnova l’intesa con Varsavia su temi impellenti come la lotta all’immigrazione clandestina e la competitività economica. L’imperativo italiano è mantenere il rapporto con Ungheria e Polonia, Paesi sempre più rilevanti nell’Unione Europea.

Giovedì 7 maggio 2026, Palazzo Chigi ha ricevuto leader internazionali di cui due provenienti dall’Europa centrale. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato, in mattinata, il neo Primo Ministro (PM) ungherese, Péter Magyar, e, nel pomeriggio, quello polacco, Donald Tusk. Gli incontri sono stati proficui nel riaffermare la volontà di Roma, Budapest e Varsavia di rafforzare i legami in un momento geopolitico molto complesso. Le difficoltà dei rapporti con gli Stati Uniti, culminata nella minaccia di ritirare le truppe dall’Italia, costringono Roma a rafforzare l’asse con i partner europei. La crescente rilevanza dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia negli equilibri europei è un’opportunità per porre l’Italia come snodo tra Mediterraneo ed Europa centrorientale.


Ungheria: Trieste risintonizza i rapporti


Il bilaterale italo-ungherese è stato il primo incontro ufficiale di Meloni con Magyar. In realtà, quest’ultimo era già in Italia dal 5 maggio in quanto ha partecipato al Riviera International Film Festival di Sestri Levante. La presenza del neo-PM è data dalla presentazione del docufilm “Vento di Primavera” che racconta l’ascesa del suo partito, Tisza, e la vittoria alle ultime elezioni nazionali. All’evento, Magyar ha tenuto un breve discorso nel quale ha evocato l’amicizia tra Italia e Ungheria, tracciando un parallelo tra la sua battaglia politica contro il suo avversario politico, Viktor Orbán, e la lotta dello Stato italiano contro la mafia. Il successivo incontro a Palazzo Chigi ha affrontato temi più di stretta attualità. L’intesa ha visto una convergenza su questioni quali il contrasto all’immigrazione clandestina, l’allargamento nei Balcani occidentali, la competitività economica europea e la cooperazione nell’ambito della difesa

Particolare attenzione è stata data allo sviluppo del porto di Trieste come hub logistico. Nello specifico, il dossier riguarda la realizzazione del progetto di sviluppo portuale nella zona dell’ex raffineria Aquila nel porto triestino. Il “Porto Ungherese” è un progetto congiunto tra l’azienda statale magiara, Adria Port, e la ditta friulana, Taverna. Ad oggi, i lavori procedono in maniera spedita ma la parte in via di completamento è quella italiana su cui Roma dato il sostegno tramite un finanziamento di circa 53 milioni di euro. L’infrastruttura sarà operativa entro il 2031.

Il progetto è vincente per entrambe le parti. Da un lato, essendo un Paese privo di sbocco sul mare, l’Ungheria vedrà la sua competitività crescere sostanzialmente dato che l’infrastruttura sarà gestita da Adria Port. In generale, la presenza del porto potrebbe rappresentare una soluzione anche alla difficoltà strutturale dell’Ungheria nel diversificare le importazioni di gas naturale liquefatto. Infatti, l’accesso alle risorse energetiche dipende da infrastrutture estere che consentono solo un approvvigionamento indiretto da fornitori alternativi alla Russia come, ad esempio, l’Azerbaigian. Dall’altro lato, la valorizzazione del porto di Trieste è cruciale per l’Italia dato che l’infrastruttura rafforzerà il ruolo di snodo commerciale nel Mediterraneo. L’adesione  alla Three Seas Initiative (3SI) come “partner strategico” rafforza il ruolo di Trieste nel Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa che permette all’Italia di sviluppare resilienza nelle supply chain.

L’incontro con Magyar rappresenta una svolta. La sintonia del governo italiano con l’esecutivo di Orbán è stato un canale di dialogo per mantenere aperto il dialogo tra Budapest e Bruxelles sul sostegno all’Ucraina. Tuttavia, un’asse Roma-Budapest molto vicina all’amministrazione statunitense rappresentava fino a poco tempo fa un elemento di preoccupazione per la coesione europea. La convergenza politica tra Meloni e l’ex PM magiaro dava adito a possibili fughe in avanti su temi quali dazi, sicurezza e rapporti con l’attuale inquilino della Casa Bianca. La bozza trapelata della National Security Strategy degli Stati Uniti indicava i due Paesi come elementi da allontanare dall’Ue. Di contro, la dipartita politica di Orbán libera il campo da ambiguità permettendo all’Ungheria di riabilitarsi agli occhi di Bruxelles e all’Italia di consolidare il suo ruolo diplomatico dentro l’Ue.

Polonia: un profondo legame

Per quanto riguarda il bilaterale italo-polacco, l’avvicinamento strategico è molto più avanzato. Sebbene i temi affrontati siano simili a quelli discussi con l’Ungheria, Roma e Varsavia hanno compiuto un passo decisivo aprendo le consultazioni per un nuovo trattato bilaterale. Come sottolineato durante la conferenza stampa, l’attuale Trattato di Amicizia e Cooperazione tra Italia e Polonia risale al 1991 e necessita di un adattamento all’attuale contesto internazionale. Sulla stessa scia, le dichiarazioni di Tusk hanno confermato la necessità di un dialogo al livello più alto per affrontare sfide che non sono più distintamente regionali ma continentali.


Ciò riprende i lavori che i ministri degli Esteri dei due Stati hanno compiuto il mese scorso durante il Forum Strategico. La firma del memorandum di intesa prevede il rafforzamento del dialogo bilaterale e multilaterale su questioni quali politica di sicurezza, sviluppo reciproco ed europeo della difesa, spazio e sostegno all’Ucraina tout court. Tale impegno, spinto anche dalla già citata adesione alle 3SI, promuove lo sforzo comune di rendere l’Ue capace di parlare con una sola voce. Solo l’intesa tra i cinque Stati membri più rilevanti (Francia, Germania, Polonia, Italia e Spagna) rende ciò possibile. 

L’avvicinamento tra Roma e Varsavia è, infine, leggibile come parte di una tendenza più globale in cui le medie potenze stanno emergendo come elementi decisivi negli equilibri internazionali. Pur non avendo la stessa forza dei grandi attori sullo scacchiere internazionale, il pragmatismo e la flessibilità sono elementi sempre più centrali. In un contesto segnato dall’indebolimento della leadership statunitense e dalle difficoltà dell’asse franco-tedesco, Italia e Polonia condividono l’ambizione di diventare elementi in grado di incidere l’indirizzo politico dentro l’Ue. Nel caso italiano, addirittura, si sta spingendo verso il “Mediterraneo globale”. In altre parole, Roma cerca di proiettarsi strategicamente nelle connessioni economiche più centrali per far sentire la sua voce anche sui dossier di politica internazionale.

Un bilancio


Gli incontri con Tusk e Magyar confermano una linea diplomatica che l’Italia sta perseguendo con crescente coerenza: costruire una rete di relazioni pragmatiche capace di collegare Mediterraneo, Europa centrorientale, spazio transatlantico e Asia. Roma non si limita più a reagire alle crisi, ma prova a inserirsi nei nuovi equilibri geopolitici attraverso una diplomazia quotidiana fatta di sicurezza energetica, difesa, competitività e gestione dei flussi migratori. L’agenda estera degli ultimi giorni di Meloni ⸻ arricchita anche dall’incontro con il PM del Governo di Unità Nazionale libico, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, e con il Segretario di Stato degli USA, Marco Rubio ⸻ configurano una strategia d’azione specifica: un approccio flessibile, multilivello e fortemente orientato alla tutela dell’interesse nazionale dentro un contesto sempre più competitivo e frammentato. I rapporti con Ungheria e Polonia sono, in tal senso, un elemento da seguire con attenzione per la ridefinizione del baricentro politico europeo.