30/07/2026
Difesa, Geopolitica, Relazioni Internazionali

Le cessioni navali militari italiane come strumento di sicurezza marittima

di Leonardo Lai

Dal 2016 le cessioni di unità navali militari maggiori a marine estere hanno seguito la stessa mappa delle linee di comunicazione marittima che la Marina Militare presidia. Rafforzare i partner che condividono l'interesse a tenerle aperte è un modo di tutelarle, con un'influenza che dura nel tempo.

Il 30 marzo 2026 il Ministero della Difesa del Qatar ha diffuso il video della propria difesa aerea impegnata contro missili balistici e droni iraniani. Nel video compare la nave anfibia Al Fulk, costruita da Fincantieri, mentre lancia un missile ASTER 30 B1. Quattro mesi più tardi, il 21 luglio, Fincantieri ha firmato con la Marina qatariota un contratto triennale per la gestione del centro di addestramento e simulazione (TSC), struttura consegnata dal gruppo italiano nel 2021. Nel mezzo, in aprile, il Parlamento italiano ha approvato la cessione a titolo gratuito dell’ex portaerei Garibaldi alla Marina indonesiana. Non si tratta né di accordi improvvisati, né di una novità per l’Italia.

Dal 2016, l’Italia ha ceduto o avviato la cessione di numerose unità navali maggiori anche alle marine di Egitto, Qatar e alla Guardia Costiera bengalese, oltre ad altre esportazioni verso l’Indonesia precedenti alla più recente cessione del Garibaldi. La domanda da porsi dunque è quale logica leghi queste operazioni. La risposta risiede nel rafforzamento dei partner che presidiano le linee di comunicazione marittima centrali per la sicurezza economica nazionale.

Dieci anni di cessioni

Al momento della sua pubblicazione nel 2015, il Libro Bianco per la difesa ha formalizzato l’impegno italiano per il “mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo” – Nord Africa, Sahel, Corno d’Africa, Mar Rosso e la regione del Golfo Persico. L’instabilità in queste regioni incide direttamente sulla sicurezza delle vie di comunicazione centrali per l’interesse nazionale italiano. L’anno successivo si è aperta una stagione di grandi commesse.

Nel giugno 2016, la prima commessa è stata firmata tra Qatar e Fincantieri per la costruzione di sette unità di superficie – quattro corvette classe Al Zubarah, una nave anfibia LPD (Landing Platform Dock) e due pattugliatori d’altura. Nel contratto erano anche inclusi servizi di supporto in loco per i quindici anni successivi alle consegne. Le versioni scelte indicano l’esigenza. Le corvette Al Zubarah dispongono di capacità di difesa antiaerea e lotta antinave (anti-air warfare, AAW; anti-surface warfare, ASuW). La LPD Al Fulk può svolgere compiti di soccorso in mare e supporto a operazioni anfibie e dispone di capacità antibalistiche grazie all’equipaggiamento di missili ASTER 30 B1. Infine, i pattugliatori Musherib sono unità multiruolo configurate per operazioni di sorveglianza marittima, AAW e ASuW. Doha ha quindi acquisito capacità di difesa aerea d’area e protezione dello spazio aereo-marittimo del Golfo dalla minaccia di missili e droni, ma anche supporto e addestramento secondo gli standard della Marina Militare.

Nel 2020, il Governo italiano ha formalizzato la cessione all’Egitto di due FREMM in configurazione General Purpose (GP) – Spartaco Schergat e Emilio Bianchi. Le due navi, la nona e la decima unità del programma, erano state ultimate da Fincantieri, ma ancora non consegnate alla Marina Militare. Rinominate Al Galala e Bernees, sono state consegnate alla Marina Egiziana nel dicembre 2020 e nell’aprile 2021. Precedentemente alla cessione l’Italia ha fornito agli equipaggi egiziani l’addestramento necessario con il supporto di Marina Militare e industria, indice di una cooperazione profonda. Aventi come missioni primarie ASuW e AAW, possono svolgere compiti di salvaguardia delle rotte marittime nel Mediterraneo Orientale e nel Mar Rosso. Nel 2023 è seguito il contratto decennale per la fornitura di servizi di supporto da parte di Fincantieri, come nel caso qatariota.

La relazione con l’Indonesia si è invece sviluppata in tre atti. Nel 2021, fu sottoscritto un contratto, mai eseguito, per la fornitura di sei FREMM e due fregate classe Maestrale ammodernate. Nel 2024, un accordo è stato raggiunto per la fornitura di due pattugliatori polivalenti d’altura (PPA), originariamente previsti per la Marina Militare, consegnati nel 2025 come KRI Brawijaya e KRI Prabu Siliwangi, nella versione Light Plus. Infine, nell’aprile 2026, è stata approvata la cessione a titolo gratuito del Garibaldi, con lo scopo di rafforzare la già buona cooperazione in ambito di difesa tra Italia e Indonesia.

Alla stessa stagione appartiene un caso di natura diversa. Nel 2015 Fincantieri ha ottenuto il contratto per la riconversione di quattro corvette classe Minerva, trasformate in pattugliatori e consegnate alla Guardia Costiera del Bangladesh tra il 2016 e il 2017. L’operazione nasce dall’incontro tra unità in unità in via di radiazione e la domanda della Guardia Costiera bengalese, ma l’effetto non cambia: uno Stato situato a cavallo tra Mediterraneo allargato e Indo-Pacifico ottiene gli strumenti per sorvegliare le proprie acque e le rotte che vi transitano.

Il caso più recente riguarda invece un alleato. Nel settembre 2025 Grecia e Italia hanno firmato un memorandum d’intesa per il trasferimento di due FREMM in servizio nella Marina Militare, la Bergamini in configurazione GP e la Fasan in configurazione ASW. L’accordo comprende anche un pacchetto di supporto fornito da Fincantieri alla Marina greca. Nel maggio 2026 il Consiglio Governativo per la Sicurezza Nazionale (KYSEA) ha approvato l’acquisizione, aprendo la fase contrattuale.

Garantire la libertà di navigazione

Dal 2021, l’Italia ha intensificato in modo marcato il proprio impegno nell’Indo-Pacifico, con campagne navali che hanno visto il PPA Morosini nel 2023 e il gruppo portaerei Cavour navigare in zona nel 2024. L’Indo-Pacifico non sostituisce il Mediterraneo allargato, vi si aggiunge.

Su queste linee di comunicazione la Marina Militare non si limita a essere presente, ma esercita ruoli di comando: la Task Force 153 per Mar Rosso, Bab el-Mandeb e Golfo di Aden, l’operazione EUNAVFOR Aspides a protezione del traffico mercantile e Operazione Atalanta nell’Oceano Indiano occidentale. A queste si aggiunge la partecipazione alla missione Agenor per il mantenimento della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Su questa mappa operativa si sovrappone quella delle cessioni: il Qatar sul Golfo Persico e lo stretto di Hormuz, l’Egitto su Suez, Mar Rosso e Bab el-Mandeb, il Bangladesh sul Golfo del Bengala, l’Indonesia sullo stretto di Malacca, in pieno Indo-Pacifico. Nessun documento programmatico formalizza questa convergenza: l’Italia, del resto, non ha mai adottato una strategia ufficiale per l’Indo-Pacifico. La coerenza tra le due mappe, tuttavia, non è attribuibile al caso.

Cedere unità a paesi situati sui chokepoints lungo le rotte commerciali centrali per la sicurezza economica ed energetica italiana risponde a una logica di condivisione dell’onere: la sicurezza di quei passaggi non può poggiare unicamente sulla presenza occidentale. Le capacità trasferite lo confermano: difesa aerea, pattugliamento e sorveglianza degli stretti e delle zone economiche esclusive nel da Suez fino a Malacca. Si tratta di capacità di presidio e controllo del mare, ciò che serve a mantenere aperte le rotte.

La prova sul campo è arrivata proprio nel 2026. Il 2 marzo il Ministero della Difesa del Qatar ha annunciato l’intercettazione di un attacco combinato iraniano condotto con velivoli, missili balistici e droni, cui hanno preso parte anche le forze navali. A essere coinvolte nella difesa del Paese e degli impianti energetici sono state le corvette Al Zubarah e l’Al Fulk, nel primo ingaggio antibalistico condotto da un’unità anfibia in combattimento reale.

La stessa logica opera tra alleati. La Grecia è impegnata nelle stesse aree: il comando strategico di Aspides ha sede in Grecia e i due paesi hanno avuto quello tattico in mare. La cessione delle FREMM aggiunge a questa convergenza operativa una dimensione industriale, che si somma alla European Patrol Corvette a guida italiana e partecipata da Atene. Piattaforme comuni significano logistica, addestramento e standard condivisi.

Oltre lo scafo

La cessione non è un atto isolato, ma il segmento centrale di una relazione operativa che la precede e la segue. L’interesse indonesiano per i PPA è nato durante la campagna in Estremo Oriente del pattugliatore Francesco Morosini nel 2023. Le campagne nell’area sono concepite per creare occasioni di diplomazia navale in chiave di sistema-Paese, cantieristica e industria della difesa. La presenza precede la commessa e la rende possibile.

Ciò che segue l’accordo pesa quanto l’accordo stesso. Al pacchetto qatariota sono associati quindici anni di assistenza in loco. La gestione del TSC delle Qatari Emiri Naval Forces (QENF), annunciata questo 21 luglio, è affidata a ex militari, finalizzato al raggiungimento dell’autonomia di gestione dei sistemi da parte delle QENF. Nel caso egiziano gli equipaggi avevano ricevuto l’addestramento prima della consegna delle unità e, nel 2024 si è aggiunta un’intesa tra Fincantieri e il cantiere navale di Alessandria per possibili nuove costruzioni per la Marina egiziana. Infine, nel caso indonesiano, i due equipaggi sono stati formati a La Spezia alla consegna del primo PPA e, a seguito della cessione del Garibaldi, il rapporto industriale nell’ambito difesa sembra orientato a rafforzarsi.

È qui che si misura il ritorno per Roma. Una marina partner addestrata su standard italiani, che impiega piattaforme italiane con supporto italiano, risulta interoperabile con la Marina Militare nei tratti di mare centrali per gli interessi italiani. Inoltre, resta legata all’Italia a lungo a seguito delle cessioni. È una forma di influenza che nessun accordo diplomatico produce da solo e che cementa la presenza italiana in quelle aree. Una media potenza con interessi marittimi superiori alle proprie dimensioni, che sceglie di tutelarli elevando le capacità di chi presidia le rotte da cui dipende.

Il limite emerge nel caso egiziano: nonostante il crollo delle entrate di Suez, il Cairo ha scelto di non partecipare alle operazioni multinazionali nel Mar Rosso. L’Italia trasferisce la capacità, non le decisioni sul suo impiego. Proprio perché quel ritorno non è mai garantito, la flotta che alimenta il meccanismo non può restare scoperta: i due pattugliatori ordinati nel giugno 2025 per sostituire quelli ceduti a Giacarta arriveranno solo tra il 2029 e il 2030, mentre la prima FREMM EVO destinata a rimpiazzare le unità cedute ad Atene, impostata nel luglio 2025, non arriverà prima del 2029. Le cessioni restano quindi uno strumento efficace di sicurezza marittima, ma a due condizioni: che gli interessi del partner continuino a convergere con quelli italiani e che la Marina Militare non paghi in prontezza ciò che Roma guadagna in influenza.

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