Il ministro parte da una constatazione che molti governi europei condividono. Gli Stati autoritari mettono oggi apertamente in discussione i principi della Carta ONU, dalla risoluzione pacifica delle controversie al divieto della minaccia o dell’uso della forza. Secondo Lin, la comunità internazionale deve quindi scegliere tra due strade. Può agire insieme per difendere lo stato di diritto, oppure può assistere al lento sgretolamento di un ordine che ha garantito libertà e autodeterminazione.
Questa scelta appare più netta che altrove nella prima catena di isole dell’Indo-Pacifico. Qui Pechino ricorre a tattiche di “zona grigia”, fatte di intimidazioni militari, intrusioni informatiche e coercizione economica, per modificare unilateralmente lo status quo. Taiwan ribadisce il proprio impegno a mantenerlo. Il ministro ricorda però che la stabilità dello Stretto riguarda tutti. Da quelle acque passa una quota decisiva del commercio mondiale, e il G7 lo ha riconosciuto più volte nelle proprie dichiarazioni, così come Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda.
Una parte centrale della lettera riguarda la risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale. Adottata nel 1971, la risoluzione regola la rappresentanza della Cina all’ONU. Non menziona Taiwan e non ne definisce lo status politico. Pechino la sovrappone al proprio «principio di una sola Cina» per escludere Taiwan dalle organizzazioni internazionali. Lin avverte che, se nessuno contrasta questa lettura distorta, potrebbe diventare un precedente giuridico pericoloso e perfino un pretesto per future azioni militari.
La lettera va oltre la denuncia e presenta Taiwan come un partner che ha molto da offrire. Taiwan guida il settore dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale, ha competenze nella sanità pubblica e nella gestione delle catastrofi e si impegna concretamente per catene di approvvigionamento sicure e libere dalla dipendenza da regimi autoritari. Il Diplomatic Allies Prosperity Project ne offre alcuni esempi concreti: un sistema informativo sanitario integrato in Paraguay, un impianto di riserva strategica di petrolio in Eswatini e la sanità digitale all’Ospedale Nazionale di Palau.
Lin richiama infine le priorità indicate da Khalilur Rahman, presidente dell’81ª Assemblea Generale: ripristinare la fiducia e accompagnare la trasformazione delle istituzioni. Taiwan condivide questi obiettivi. Il ministro ricorda però che la fiducia nelle Nazioni Unite dipende dal trattare ogni membro della comunità internazionale in modo equo. Un’organizzazione che continua a escludere un attore democratico, affidabile e costruttivo non può dirsi davvero rinnovata.
Il messaggio riguarda anche l’Europa e l’Italia. Lavorare con Taiwan rafforza la sicurezza collettiva, la resilienza economica e tecnologica e la capacità comune di resistere alle pressioni autoritarie. Come conclude il ministro, il mondo libero ha bisogno di Taiwan, e un’ONU più forte e credibile ha bisogno della sua partecipazione.
Di seguito pubblichiamo integralmente il testo della lettera del ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Cina (Taiwan), Lin Chia-lung.
Ricostruire la fiducia: il posto che spetta a Taiwan nel mondo libero
Dott. Lin Chia-lung
Ministro degli Affari Esteri
Repubblica di Cina (Taiwan)
L’ordine internazionale basato sulle regole è sottoposto a pressioni sempre più intense, poiché gli Stati autoritari cercano di indebolirne le garanzie e di rimodellare le norme internazionali per asservirle ai propri interessi. Persino i principi fondamentali della risoluzione pacifica delle controversie e del divieto di ricorrere alla minaccia o all’uso della forza, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, sono stati apertamente messi in discussione e palesemente calpestati.
Oggi la comunità internazionale si trova a un bivio cruciale. O agiamo insieme per sostenere la giustizia, difendere lo stato di diritto e preservare la pace e la sicurezza, oppure assistiamo al progressivo crollo dell’ordine mondiale, che si porta via con sé la libertà, l’autodeterminazione e la democrazia.
Ci sono pochi luoghi in cui questa scelta si presenta in modo più netto che nella prima catena di isole dell’Indo-Pacifico. La sicurezza della regione è sottoposta a crescenti pressioni da parte della Cina, che continua a ricorrere a tattiche di “zona grigia” — tra cui intimidazioni militari, intrusioni informatiche e coercizione economica — nel tentativo di ridefinire unilateralmente le regole e le norme esistenti.
In prima linea nella difesa della libertà e della democrazia, Taiwan continuerà a sostenere con fermezza lo status quo. Tuttavia, preservare la pace e la stabilità nella regione non è solo nell’interesse di Taiwan, ma è una preoccupazione condivisa dalla comunità internazionale.
Lo Stretto di Taiwan è una delle rotte marittime più trafficate al mondo e un’arteria fondamentale per le catene di approvvigionamento internazionali. La sua importanza per la sicurezza e la prosperità globali trova riscontro nelle dichiarazioni del G7 e in altri vertici e incontri a livello ministeriale tra Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e altri paesi. Questi si uniscono a un coro sempre più ampio di voci a livello mondiale che sottolineano l’importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan.
L’integrità dell’ordine basato sulle regole viene inoltre minata dalla deliberata interpretazione distorta da parte della Cina della risoluzione n. 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Adottata nel 1971, la risoluzione riguarda la questione della rappresentanza della Cina presso l’ONU. Il testo non menziona Taiwan, non ne definisce lo status politico né affronta la questione della sua partecipazione al sistema delle Nazioni Unite. Ciononostante, la Cina ha cercato di confondere la risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con il cosiddetto «principio di una sola Cina» e di utilizzare la risoluzione per impedire la partecipazione di Taiwan alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali. Se non contrastata, questa distorsione potrebbe costituire un pericoloso precedente giuridico e fungere da pretesto per future azioni militari nello Stretto di Taiwan.
Nonostante la sua esclusione dall’ONU, Taiwan è determinata a fungere da forza positiva. I punti di forza di cui Taiwan dispone nei settori della produzione manifatturiera avanzata, della preparazione alle catastrofi e della sanità pubblica potrebbero apportare un contributo alla comunità internazionale in molti modi.
Taiwan ha perseguito una politica estera integrata e orientata alla creazione di valore aggiunto, basata sul rafforzamento delle alleanze democratiche, sulla promozione della sicurezza collettiva e sul consolidamento della resilienza economica. Collaborando con partner che condividono gli stessi principi, Taiwan promuove la democrazia, i diritti umani e la libertà in tutto il mondo. In qualità di leader nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, Taiwan è impegnata a costruire catene di approvvigionamento sicure, resilienti e libere da qualsiasi dipendenza da regimi autoritari.
Attraverso il suo “Diplomatic Allies Prosperity Project”, Taiwan promuove la prosperità condivisa con i propri partner. Taiwan mette a disposizione le proprie competenze e risorse per progetti basati sulla tecnologia, in collaborazione con i propri alleati diplomatici, al fine di affrontare le sfide dello sviluppo e potenziare le capacità locali. Esempi concreti includono la collaborazione con il Paraguay per la realizzazione di un sistema informativo sanitario integrato, la costruzione di un impianto di riserva strategica di petrolio in Eswatini e la collaborazione con l’Ospedale Nazionale di Palau nell’ambito dell’assistenza sanitaria intelligente. Queste iniziative hanno rafforzato la gestione dei dati e l’efficienza, consolidato la sicurezza energetica, favorito la crescita industriale e promosso lo sviluppo sostenibile.
Khalilur Rahman, presidente eletto della prossima 81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha individuato nel ripristino della fiducia e nella gestione della trasformazione istituzionale i temi principali della sua presidenza. Taiwan condivide questi obiettivi ed è pronta a contribuire alla loro realizzazione.
Per ripristinare la fiducia nelle Nazioni Unite occorre innanzitutto trattare ogni membro della comunità internazionale in modo equo e giusto. La trasformazione non potrà dirsi completa finché un membro costruttivo e affidabile continuerà a essere ingiustamente escluso.
Chiediamo alla comunità internazionale di difendere i principi di inclusività, di non lasciare indietro nessuno, di risolvere le controversie in modo pacifico e di astenersi dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza. Questi imperativi sono alla base dell’ordine internazionale fondato sulle regole e dovrebbero essere applicati in modo coerente e senza eccezioni.
Il mondo libero ha bisogno di Taiwan — e un’Organizzazione delle Nazioni Unite più forte e credibile ha bisogno della partecipazione significativa di Taiwan. Lavorare fianco a fianco con Taiwan rafforzerà la sicurezza collettiva, migliorerà la resilienza economica e tecnologica e consoliderà la nostra capacità comune di resistere alle pressioni autoritarie. Garantire la partecipazione significativa di Taiwan alle Nazioni Unite è quindi essenziale per costruire un ordine internazionale più inclusivo, sicuro, resiliente e basato sulle regole.


