Il libro di Emidio Diodato “Che cos’è la geopolitica” presenta lo sviluppo della disciplina della geopolitica attraverso la cornice storico-politica. Pubblicata originariamente nel 2011, la nuova edizione si inserisce in un contesto globale profondamente mutato in cui la geopolitica è tornata al centro dell’interpretazione delle relazioni internazionali e del dibattito pubblico. La riedizione non si limita ad adattare l’edizione precedente all’attualità ma interroga gli strumenti concettuali della disciplina alla luce di un sistema globale attraversato da conflitti, rivalità strategiche e profonde trasformazioni.
Il primo capitolo esamina l’origine della geopolitica come disciplina che studia il rapporto tra spazio e potere politico. L’Autore ne ricostruisce la traiettoria storica, dall’esigenza di “riferire la politica a uno spazio d’esperienza globale”, il discredito causato dalla Seconda Guerra Mondiale, fino al suo successivo recupero. Viene, inoltre, introdotta la chiave analitica del volume: uno schema a forma di torre articolato su quattro piani. Alla base si colloca l’immaginario popolare; seguono le rappresentazioni geopolitiche elaborate dai think tank e gli agenti decisori che orientano la politica estera; al vertice si trova, infine, la definizione della conformazione geopolitica del mondo. Il capitolo analizza anche aspetti quali il modo in cui la geopolitica è stata utilizzata dalle élite per legittimare la propria visione di politica estera, nonché la definizione di nuove dimensioni analitiche nella disciplina.
Il secondo capitolo esamina la parabola del pensiero geopolitico degli Stati Uniti quale “destino manifesto”. Il potere marittimo è il nucleo genetico su cui si manifesta tale destino. La missione, in tal senso, è fare degli Stati Uniti un’isola continentale in grado di ereditare la tradizione marittima dell’Impero Britannico. Il Volume ripercorre lo sviluppo della proiezione statunitense, dapprima attraverso il consolidamento della propria sfera di influenza nell’estero vicino e poi attraverso la genesi dell’Atlantismo, inteso come progressiva uscita degli Stati Uniti dalla loro dimensione continentale, affermatasi nel corso del Novecento.
Particolare attenzione viene dedicato al periodo successivo alla Guerra Fredda in cui Diodato si domanda sulla possibilità di un mondo “post-americano”. Difatti, gli anni successivi al 1991 hanno determinato sul piano politico uno spostamento degli Stati Uniti verso altri teatri, in primis l’Asia orientale, a scapito di quello europeo. Nuove minacce quali terrorismo e proliferazione nucleare superano l’idea dell’isola continentale mentre i fallimenti in Iraq e Afghanistan hanno frammentato la spinta propulsiva dell’equilibrio a trazione statunitense. Tale situazione ha conseguenze anche analitiche in quanto la frammentazione del bipolarismo e l’arresto della promessa unipolare ha affermato l’attuale concezione del sistema internazionale articolata in distinti complessi regionali di sicurezza.
Il terzo capitolo offre uno sguardo sull’Europa e lo sviluppo del suo pensiero geopolitico. La frammentazione quale premessa storica dell’Europa ha generato le basi della “geopolitica della civiltà” ivi intesa come l’idea di unicità e superiorità dell’Europa da cui sarebbe scaturita il colonialismo europeo nell’oltremare. La Germania e la sua Geopolitik costituiscono un’eccezione rispetto alla tipologia di proiezione, prevalentemente terrestre anziché marittima, e ne rappresentano al contempo l’esito più tragico. L’architettura transatlantica e l’integrazione europea rappresentano il passaggio dapprima verso la “geopolitica ideologica” ossia la necessità di Washington di contenere la presenza sovietica in Europa e di penetrare economicamente nel Vecchio Continente. Ciò avrebbe posto le basi per i modelli di regionalismo economico e politico.
L’Autore si sofferma, inoltre, sul ruolo della globalizzazione nella geopolitica. L’avanzamento tecnologico gioca un ruolo cruciale dato che la sua disponibilità ha abbattuto spazio e tempo permettendo agli Stati di controllare meglio il territorio e proiettare il potere all’esterno. Tuttavia, il processo è asimmetrico generando differenziazioni organizzate, diseguali e durevoli che caratterizzano lo spazio globale. All’affermazione di città globali interconnesse si contrappone il perdurante senso di appartenenza tipico dei paradigmi basati sul concetto di civilizzazione. Su quest’ultimo fronte, l’ascesa della Cina si configura non solo come una “civiltà alternativa”, ma anche come una delle molteplici sfide che stanno spingendo l’Europa a elaborare una propria agenda politica in un mondo divenuto instabile, tanto sul fronte delle minacce tradizionali quanto su quello delle minacce non tradizionali.
Complessivamente, Diodato riesce a restituire in maniera efficace e chiara la complessità della geopolitica, tanto come disciplina delle scienze sociali quanto come pratica politica. Il Volume offre una chiave di lettura utile per comprendere le ragioni e le trasformazioni di una disciplina tornata, negli ultimi anni, al centro del dibattito pubblico. La riedizione appare significativa poiché offre al pubblico una dimensione analitica capace di superare le semplificazioni del dibattito pubblico, pur mantenendo una prospettiva prevalentemente euroatlantica. La ricostruzione delle categorie, delle rappresentazioni e dei processi attraverso cui si definiscono gli equilibri internazionali costituisce una sintesi necessaria, capace di fornire una solida base a chiunque voglia avvicinarsi e approfondire lo studio della disciplina.
“Che cos’è la geopolitica” di Diodato fornisce spunti dai quali generare le basi ai lettori per domande più consapevoli sul rapporto tra l’uomo, lo spazio e il potere. In una fase complessa come quella attuale, recuperare questi strumenti significa anche restituire alla geopolitica la sua lente critica. Il rinnovato interesse verso la disciplina ha reso necessario il ricorso ad esperti in grado di comunicare con i canali social e dei talk show. Tuttavia, i formati adottati finiscono spesso per favorire la semplificazione di fenomeni intrinsecamente complessi. Il rischio è che la geopolitica finisca per ridursi a una contrapposizione tra “curve”, dove l’appartenenza a una posizione sembra prevalere sulla capacità di analizzare criticamente una realtà internazionale sempre più complessa e pericolosa.



