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07/05/2026
Cina e Indo-Pacifico

Accesso senza controllo: la Rotta del Mare del Nord e i limiti della proiezione marittima della Cina

di Gianmarco Giovannetti

L’apertura dell’Artico sembra offrire a Pechino nuove rotte verso l’Europa e una possibile alternativa alle vulnerabilità dell’Indo-Pacifico. L’accesso alla Rotta del Mare del Nord resta però vincolato al controllo normativo e infrastrutturale russa, trasformando la presenza cinese nel contesto artico in una proiezione senza gestione operativa, ma non priva di capacità indirette di condizionamento.

L’Artico è entrato progressivamente nel dibattito strategico globale come uno dei teatri destinati a cambiare gli equilibri delle rotte marittime internazionali. Lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento della navigabilità stagionale e l’interesse crescente delle grandi potenze hanno alimentato l’idea che il bacino artico possa diventare una nuova frontiera della competizione geopolitica. Questa crescente attenzione per l’area non riguarda solo l’apertura di nuove rotte commerciali, ma anche il possibile ridisegno delle gerarchie strategiche che governano il sistema marittimo globale.

In questo scenario, la Cina ha cercato di inserirsi nel teatro artico attraverso iniziative scientifiche, investimenti infrastrutturali e una crescente attenzione strategica alle rotte polari. La pubblicazione della China’s Arctic Policy nel 2018 ha formalizzato questa ambizione, definendo Pechino un “near-Arctic state” e inserendo la regione nella più ampia iniziativa della Polar Silk Road. L’obiettivo è chiaro: ridurre la vulnerabilità delle linee di comunicazione marittime cinesi, soprattutto quelle che attraversano chokepoint critici come lo Stretto di Malacca, e diversificare le rotte commerciali verso l’Europa.

Detto questo, tra ambizione strategica e realtà operativa esiste un divario significativo. Nello specifico, la Rotta del Mare del Nord (Northern Sea Route – NSR), il principale corridoio artico lungo la costa siberiana, rimane sotto il dominio politico, normativo e infrastrutturale della Russia. La NSR mostra in modo particolarmente evidente come, nelle infrastrutture marittime, accesso e controllo costituiscano dimensioni distinte della potenza: Pechino può inserirsi nella rotta e contribuire alla sua sostenibilità economica, ma non determinarne le condizioni operative.

Il controllo normativo della NSR

Dal punto di vista giuridico, la navigazione lungo la costa siberiana è regolata da un sistema normativo fortemente centralizzato nelle mani dello Stato russo. Mosca esercita la propria giurisdizione su un’area che, secondo la legge russa, include acque interne, mare territoriale e zona economica esclusiva, applicando una regolamentazione specifica basata sull’articolo 234 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che consente agli Stati costieri di adottare misure più stringenti per la tutela dell’ambiente nelle aree coperte da ghiaccio.

A questo quadro si aggiunge un complesso sistema di norme interne. Le Rules of Navigation in the Water Area of the Northern Sea Route stabiliscono che ogni nave che intenda attraversare la rotta debba ottenere un’autorizzazione preventiva dall’amministrazione russa della stessa, presentando documentazione tecnica dettagliata e rispettando requisiti specifici legati alla classe ghiaccio e alle condizioni operative. Analogamente, il Merchant Shipping Code russo e il decreto del Ministero dei Trasporti n. 394 del 2022 rafforzano la capacità dello Stato di controllare il traffico e prevedere, in determinate condizioni, l’impiego di servizi obbligatori di pilotaggio e assistenza rompighiaccio.

Questi strumenti normativi si combinano con il Polar Code dell’International Maritime Organization (IMO), che impone standard tecnici e di sicurezza specifici per la navigazione nelle acque polari. In pratica, però, la gestione operativa delle condizioni di navigazione e dei servizi necessari resta nelle mani delle autorità russe e delle compagnie statali che gestiscono la flotta di rompighiaccio nucleari.

Il risultato è che l’accesso alla NSR non è semplicemente una questione di capacità marittima o disponibilità commerciale, ma dipende da un sistema di permessi, infrastrutture e servizi controllati dalla Russia. Si crea così una distinzione fondamentale tra presenza economica e controllo operativo della rotta.

Numeri e limiti della navigazione artica

La narrativa che descrive l’Artico come una futura alternativa alle rotte tradizionali tende spesso a sottovalutare i limiti operativi della regione. Negli ultimi anni il traffico lungo la NSR è effettivamente cresciuto, con un aumento significativo del volume di merci trasportate. Secondo i dati pubblicati da Rosatom, responsabile dello sviluppo della rotta, nel 2024 il traffico totale ha raggiunto il record di 37,9 milioni di tonnellate.

Un’analisi più approfondita mostra, però, che gran parte di questo traffico è legato a trasporti energetici collegati ai progetti estrattivi dell’Artico russo, in particolare al gas naturale liquefatto prodotto nella penisola di Yamal. Il transito internazionale, ossia il passaggio completo tra porti non russi in Asia ed Europa, rimane quasi assente.

I dati del Centre for High North Logistics mostrano infatti che nel 2022 e nel 2024 non si sono registrati transiti pienamente internazionali, mentre un unico viaggio di questo tipo è stato rilevato nel 2025. La rotta è utilizzata quasi esclusivamente per flussi tra Russia e Cina.

La navigabilità della Rotta del Mare del Nord rimane inoltre limitata a una finestra temporale relativamente breve. Studi sulla variabilità del ghiaccio nel Mare della Siberia evidenziano che, nonostante il progressivo ritiro della copertura glaciale, la stagione di navigazione libera dai ghiacci resta circoscritta a pochi mesi l’anno. Il ricorso alla scorta rompighiaccio varia: se nella stagione estiva-autunnale tra il 2016 e il 2019 solo una piccola quota di viaggi (circa il 5–9%) ha richiesto assistenza, la navigazione invernale, anche per navi con classe ghiaccio intermedia, dipende strettamente dal supporto russo.

Il confronto con le principali arterie del commercio marittimo globale chiarisce ulteriormente la scala di questa dipendenza strutturale. Il Review of Maritime Transport 2024 dell’UNCTAD mostra come il commercio mondiale continui a concentrarsi lungo corridoi consolidati. Rispetto a queste arterie, il traffico lungo la NSR rappresenta circa lo 0,3% degli oltre 12,2 miliardi di tonnellate del commercio marittimo globale, rimanendo di fatto marginale.

La leva russa e l’adattamento strategico cinese

La combinazione di controllo normativo, infrastrutture e servizi di navigazione conferisce a Mosca una posizione dominante lungo la NSR, ma questo non esclude la presenza di Pechino nell’Artico. Al contrario, la Repubblica Popolare Cinese ha investito in progetti energetici, infrastrutture portuali e programmi di ricerca scientifica nella regione, cercando di consolidare un coinvolgimento stabile e funzionale ai propri interessi strategici.

Questo inserimento si sviluppa all’interno di vincoli strutturali stringenti: assenza di un accesso autonomo ai servizi di rompighiaccio, mancanza di controllo sulle infrastrutture portuali e assenza di autorità normativa sulle acque attraversate dalla rotta. La Cina resta quindi dipendente dalla cooperazione russa per l’utilizzo del corridoio. Allo stesso tempo, il crescente isolamento economico di Mosca e l’impatto delle sanzioni occidentali hanno aumentato il peso dei capitali, della tecnologia e della domanda cinese nel sostenere lo sviluppo dei progetti artici russi, conferendo a Pechino una capacità indiretta di condizionamento, legata in particolare al finanziamento dei progetti energetici e alla sostenibilità commerciale del traffico lungo la rotta.

Ne emerge una relazione di interdipendenza asimmetrica. Se da un lato la Russia conserva la capacità di determinare le rotte, le infrastrutture e il quadro regolatorio, dall’altro necessita sempre più del contributo cinese per garantire la sostenibilità economica e operativa del corridoio. La Cina, dal canto suo, amplia la propria presenza e il proprio coinvolgimento nella regione, ma resta vincolata a un accesso condizionato a un’infrastruttura controllata da altri.

Per la strategia marittima cinese, ciò significa che l’Artico rappresenta soprattutto una forma di diversificazione tattica delle rotte commerciali, più che una soluzione strutturale alle vulnerabilità dell’Indo-Pacifico. Più che una nuova autostrada marittima tra Asia ed Europa, la NSR appare quindi come un corridoio complementare e altamente specializzato, utilizzato soprattutto per sostenere l’export energetico dell’Artico russo.

La dipendenza dalle linee di comunicazione marittime che attraversano lo Stretto di Malacca e altri chokepoint rimane, dunque, una caratteristica centrale della posizione strategica cinese. In questo senso, l’ingresso della Cina nel teatro artico non segna tanto l’emergere di una nuova via di fuga dalle vulnerabilità marittime, quanto l’estensione della competizione globale delle rotte in un ambiente in cui la distinzione tra accesso e controllo continua a definire i limiti effettivi della proiezione marittima.

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