Le Filippine e l’Italia hanno firmato un Accordo di Cooperazione di Difesa lo scorso 14 febbraio, a latere della Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Tale Accordo conferma il continuo ingaggio dell’Italia verso Paesi considerati chiave nella regione dell’Indo-Pacifico e poggia su un graduale intensificarsi delle relazioni tra Roma e Manila, che convergono a livello di valori, a livello strategico e a livello militare-industriale.
Il Ministro della Difesa Crosetto e il Segretario degli Affari Esteri filippino Lazaro hanno colto l’occasione della Conferenza per la firma di tale Accordo di Cooperazione in ambito difesa tra i due Paesi, coronamento di un processo di avvicinamento già iniziato diversi anni fa. Di seguito si esamineranno i passi chiave dell’evoluzione della partnership securitaria tra Italia e Filippine, sia dal lato di Roma che di Manila.
Italia e Indo-Pacifico, passando per Manila
Come altri Paesi europei quali Francia, Regno Unito e Germania, l’Italia ha iniziato progressivamente ad espandere il suo ingaggio con la macro-regione dell’Indo-Pacifico e, per quanto non immediatamente vicine alle priorità strategiche di Roma in quest’area – l’Italia ha infatti posto l’enfasi sul suo rapporto con i Paesi del “Mediterraneo Allargato” che danno sull’Oceano Indiano –, le Filippine costituiscono un Paese di non insignificante rilevanza strategica per l’Italia, sia dal profilo dei valori che degli interessi strategici, oltre che da quello economico-mercantilistico delle industrie della Difesa italiane.
Sotto il primo profilo, l’Italia mantiene una ferma aderenza alle regole di diritto internazionale che sostengono l’attuale ordine mondiale. In particolare, l’Italia sembra condividere le preoccupazioni circa il deterioramento delle regole della Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS) nel Mar Cinese Meridionale (nel cuore dell’Indo-Pacifico) e si conforma all’interpretazione delle regole della Convenzione come interpretate nell’Arbitrato Filippine vs. Cina, dove il Tribunale ha sostanzialmente legittimato la posizione di Manila circa le dispute marittime con Pechino, in particolare riguardo al rispetto delle zone marittime assegnate alle Filippine dalla Convenzione. Tale assonanza di valori, condivisi con Roma, solidifica a livello valoriale il rapporto tra Filippine e Italia, anche favorita da un generale miglioramento delle relazioni tra UE e Filippine con l’amministrazione Marcos Jr., dopo un raffreddamento dei rapporti durante l’amministrazione Duterte.
Sotto il profilo degli interessi strategici, la posizione delle Filippine circa i summenzionati principi, specialmente la ferma difesa della libertà di navigazione e sorvolo degli spazi marittimi e aerei, favorisce la convergenza operativa tra i due Paesi. In particolare, da principale Paese esportatore, l’Italia necessita dell’apertura delle vie di comunicazione marittime, sia rotte marittime e aeree che nella dimensione subacquea, per garantire il sostentamento della sua economia. Ovviamente, il libero accesso a mercati asiatici chiave come la Corea, il Giappone, la Cina e il Sud-Est Asiatico inevitabilmente richiede un Mar Cinese Meridionale quanto più possibile stabile e pacifico. Per questo motivo l’Italia ha inviato asset navali nella regione, toccando le Filippine: nel 2023 la visita del pattugliatore d’altura “Morosini” a Manila ha suscitato un certo interesse riguardo al coinvolgimento dell’Italia nella regione. In quell’occasione, l’ambasciatore italiano aveva dichiarato la finalizzazione di un Memorandum sulla cooperazione in materia di difesa per addestramento congiunto e trasferimenti tecnologici tra i due Paesi, impegni poi ribaditi nell’ottobre 2024, indicando la prima metà del 2025 come obiettivo per la conclusione dell’accordo. Infine, la Marina Militare italiana ha avviato colloqui con la Marina filippina per una cooperazione nel settore della cantieristica navale, attraverso visite ufficiali condotte nella primavera del 2025. In queste occasioni, l’Italia ha mantenuto un “quieto” ingaggio con la controparte filippina, mantenendo una presenza strategica nel quadro, ma rimanendo cauta rispetto ai rischi di “overstretching” e invischiamento in un’area geopolitica piuttosto complessa.
L’Italia è poi un Paese i cui interessi strategici si fondono inevitabilmente con quelli della propria industria della difesa. Esiste infatti un costante interesse da parte di aziende chiave del settore quali Leonardo, Fincantieri ed Elettronica all’espansione in mercati non tradizionali ma in espansione quali le Filippine. In particolare, il programma di modernizzazione militare filippino, chiamato “Horizon” (ora arrivato alla sua terza programmazione), è stato orientato dalla corrente amministrazione all’acquisto di asset militari per la difesa esterna, con enfasi sul dominio marittimo e aereo. Le aziende italiane hanno dunque l’obiettivo di entrare a far parte di tali programmi: tale interesse è stato sostanziato in un’offerta da parte di Fincantieri e Thyssenkrupp per la fornitura di sommergibili U212 Near Future alla Marina filippina e un’offerta da parte di Leonardo S.p.A. per la fornitura di Eurofighter Typhoon all’Aeronautica. In questo settore, per consolidare tali offerte è spesso necessario un coordinamento istituzionale in loco, in un processo multi-attoriale che coinvolge le aziende del settore, le forze armate e il sostegno consolare al fine di inserire tali offerte in “pacchetti comprensivi” di assistenza militare e securitaria. A tal riguardo, un passo importante è stato mosso con l’organizzazione di un Seminario sulla Difesa Subacquea a Manila nel novembre 2025.
La diversificazione strategica filippina guarda anche a Roma
L’avvicinamento di potenziali partner extra-regionali sembra essere una delle priorità strategiche per le Filippine, specie a sostegno del loro approccio alle dispute marittime con Pechino. In particolare, trovandosi nella scomoda posizione di dover gestire l’assertività cinese nel mare senza l’aperto sostegno di altri Paesi ASEAN, i quali preferiscono soluzioni negoziate più creative e “a porte chiuse” alle dispute, specialmente circa la finalizzazione del Codice di Condotta per il mar Cinese Meridionale, che inevitabilmente porterebbero a un “ammorbidimento” della posizione data a Manila dall’arbitrato del 2016, le Filippine hanno fatto dell’ingaggio di Paesi extra-regionali un perno della loro politica estera recente. È dunque in un contesto di generale espansione di tali rapporti che si inserisce il Memorandum, a detta di alcuni analisti filippini anche dovuto alla campagna portata avanti dalla Guardia Costiera e da parti del governo filippino di pubblicare gli scontri nel mare anche per garantirsi supporto internazionale.
In secondo luogo, la difesa marittima è diventata una priorità strategica filippina, come testimoniato in documenti quali la National Security Policy e tramite l’adozione del concetto di “Difesa Arcipelagica Comprensiva” da parte delle Forze Armate Filippine (AFP), in un cambio di paradigma rispetto al passato, quando l’AFP era principalmente impegnata in operazioni di contro-insorgenza domestica. Stante le limitate capacità militari dell’arcipelago, dunque, la sigla di accordi di cooperazione in ambito difesa (o l’aggiornamento di Memorandum datati) porta diretti benefici ai tentativi di riorientamento strategico di Manila. In particolare, le capacità navali di cui dispone l’Italia, sia di superficie che subacquee (in particolare riguardo alla sicurezza dei cavi sottomarini e all’accesso alle risorse dei fondali), costituiscono un prezioso know-how militare che Manila è sicuramente interessata a sfruttare. Da ultimo, la cooperazione con Paesi come l’Italia potrebbe favorire lo scambio di best practices per lo sviluppo di competenze e capacità indigene da parte dell’AFP. Tali accordi possono poi fungere da base per espandere la cooperazione in settori securitari più specifici, come si evince dall’esperienza di Paesi quali Giappone, Australia e anche Francia, che ora godono di accordi di reciproco accesso militare con Manila.
Da ultimo, ma non meno importante, per sostenere questo ribilanciamento verso la difesa esterna, Manila necessita di armamenti più sofisticati. Il programma militare Horizon 3 prevede infatti l’acquisizione di asset aerei e navali sofisticati che richiedono consistenti esborsi monetari. Da alleato statunitense, Manila ha da sempre contato sulle acquisizioni di equipaggiamenti americani tramite schemi come il Foreign Military Sales (FMS) statunitense, ma spesso i costi di tali trasferimenti sono difficilmente sostenibili per Manila, anche in considerazione delle fluttuazioni dei tassi di cambio (che impattano sull’economia di un Paese in via di sviluppo). Pertanto, già in occasione delle prime due fasi del programma Horizon, Manila ha progressivamente diversificato i fornitori di armamenti, primi tra tutti Corea del Sud e Israele, per ottenere migliori offerte. Durante l’attuale amministrazione a guida Marcos Jr., le Filippine hanno poi accelerato tali sforzi di diversificazione con Paesi quali Francia e Svezia e, in limitati ambiti, Giappone: in tutti questi casi, offerte per asset militari o a duplice uso sono formulate da aziende chiave del settore, quali Naval Group, Saab ecc., ma poggiando su pre-esistenti accordi di cooperazione militare. Inserire le offerte in tali “framework” facilita le procedure burocratiche sia per l’acquisto da parte filippina (in particolare di asset usati), sia da parte del Paese cedente, che può contare sull’appoggio governativo. Tale Accordo si giustifica anche dalla necessità di un approccio che faccia leva su tutto il “Sistema Paese” dell’Italia al fine di favorire tali cessioni e cementificare i rapporti di difesa con Manila attraverso la creazione di vincoli tecnico-militari e industriali di lunga durata.
Conclusione
In conclusione, come visto, l’Accordo di cooperazione si inserisce in un contesto di progressiva convergenza di valori, strategie e interessi dei due Paesi. Come visto, la firma di tali accordi è spesso un preludio all’espansione della cooperazione tra due Paesi verso forme più sofisticate e multi-livello. Per l’Italia e le Filippine, il prossimo passo potrebbe essere la creazione di una Partnership Strategica che includa l’ambito militare e securitario, ma che si espanda anche ad altri domini, da quello commerciale, infrastrutturale e culturale, che fungono da base per il mantenimento della stabilità e della reciproca prosperità tra Paesi lontani, ma progressivamente consapevoli di condividere destini e interessi comuni.

