Nell’ultimo decennio, la Russia ha considerevolmente incrementato la sua presenza militare nell’Artico, rievocando vecchie tensioni della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. L’aumentato livello di militarizzazione della zona è reso evidente sia da mutamenti strategici sia da un rafforzamento della presenza fisica e delle aumentate attività militari. Un fattore fra tutti sta rivoluzionando la centralità strategica dell’area: il cambiamento climatico. In questo contesto, la Flotta del Nord sta assumendo un ruolo sempre più rilevante e la modernizzazione delle forze armate russe si vede soprattutto in essa.
Sin dalla Guerra Fredda l’Artico si è affermato come un’area di rilevanza strategica, evidenziata dalle manovre di potenza navale messe in atto sia dagli Stati Uniti che dall’allora Unione Sovietica. Sebbene dopo il crollo del muro di Berlino le nazioni artiche abbiano tentato di promuovere la regione come luogo di cooperazione, negli ultimi dieci anni gli interessi geopolitici e strategici di Russia, Stati Uniti e Cina si sono dimostrati divergenti soprattutto in quest’area. Il cambiamento climatico ha permesso di accedere ad aree e rotte marittime un tempo impraticabili, aumentando quindi l’interesse strategico di diversi Paesi e, di conseguenza, la potenziale rivalità fra essi per lo sfruttamento delle risorse e l’accesso alle nuove vie di comunicazione. La Russia in particolare ha recentemente stabilito che lo sfruttamento delle potenzialità della Regione è parte integrante del processo di tutela della sovranità e dell’integrità territoriale della Federazione Russa.
La dottrina marittima della Federazione Russa
La politica marittima nazionale e i dettagli relativi all’attività marittima della Russia sono contenute nel documento intitolato “Maritime Doctrine of the Russian Federation” approvato nel 2022 dal Presidente Vladimir Putin. Il documento rappresenta un atto di pianificazione strategica attraverso il quale la Federazione Russa definisce la propria politica marittima nazionale, articolando obiettivi, principi guida, ambiti di intervento e modalità operative per la tutela degli interessi nazionali nello spazio oceanico globale. Esso disciplina il concetto di attività marittima e viene inoltre chiarita la nozione di interesse nazionale marittimo, identificato con l’insieme dei bisogni strategicamente rilevanti per lo Stato e la società in relazione alla dimensione marittima della sicurezza e della prosperità del Paese.
La Dottrina Marittima russa parte dal presupposto di base che la modernizzazione navale russa ha luogo in un mondo conflittuale, in cui gli Stati Uniti e la NATO tentano di imporre il proprio dominio su quest’area. Inoltre, essa definisce una strategia globale per consolidare il ruolo della Russia come grande potenza marittima. Gli obiettivi principali includono: il rafforzamento della Marina e della sicurezza nazionale nei mari; la tutela degli interessi russi nel contesto dell’Oceano Mondiale; l’accesso garantito alle risorse marine ed energetiche secondo il diritto internazionale; la promozione della competitività della Rotta del Mare del Nord; lo sviluppo sostenibile delle aree costiere; e la difesa dei diritti sovrani sulla piattaforma continentale artica oltre le 200 miglia nautiche. Inoltre, la dottrina prevede la protezione degli ecosistemi marini, l’innovazione scientifica e la crescita economica e occupazionale delle regioni costiere.
In particolare, la presenza russa nell’Artico ha diversi scopi che spaziano dalla difesa nazionale alla proiezione di potenza. Innanzitutto si vuole, tramite una linea di difesa avanzata come quella rappresentata da quest’area, rafforzare la difesa transatlantica. L’Artico è visto da Mosca come una base per proiettare la propria potenza sia dal punto di vista militare che da quello economico. La militarizzazione dell’area è passata nel corso degli anni attraverso la modernizzazione della marina, l’aumento delle basi militari e lo sviluppo di missili ipersonici “senza eguali nel mondo” ideati per eludere i sensori statunitensi. La proiezione di potenza ha come obiettivo una maggiore influenza russa soprattutto nella zona del Nord Atlantico e passa attraverso il Giuk Gap, che si estende tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito ed è da tempo un punto critico di strozzatura marittima. Proprio negli ultimi anni, la rinnovata attività marittima russa ha riportato al centro dell’attenzione questa zona, ritenuta di fondamentale importanza nel contesto della difesa e della proiezione di potenza transatlantica per chiunque ne detenga il controllo
Sui principi base della politica statale della Federazione Russa negli anni fino al 2035
Il Decreto Presidenziale n. 645, approvato da Vladimir Putin nel marzo del 2020, racchiude innanzitutto alcuni obiettivi fondamentali per difendere gli interessi nazionali in quest’area: mantenere accordi bilaterali e multilaterali reciprocamente vantaggiosi con gli Stati sub-artici, sviluppare la base delle risorse e incrementare la crescita economica della zona Artica e il suo contributo al PIL complessivo della Federazione Russa, ma soprattutto proteggere i confini nazionali e gli interessi nazionali per garantire la sovranità e l’integrità territoriale della Russia in questa zona. Tali obiettivi vogliono cercare di ridurre l’incertezza legale e affrontare le complessità date dalla molteplicità di interessi che si intrecciano quando si parla di sicurezza dell’Artico.
L’Artico occupa un ruolo centrale nella narrazione identitaria e geopolitica della Russia contemporanea, fungendo da simbolo della sua grandezza storica e delle sue ambizioni strategiche. Questa regione è rappresentata come la “cortina di ghiaccio” e come una componente essenziale della missione civilizzatrice russa, evocando il mito sovietico del “Red Arctic” e la conquista di territori estremi come manifestazione di potenza e resilienza nazionale. Il presidente Vladimir Putin ha ripreso e rafforzato questa visione, utilizzando l’Artico per riaffermare il ruolo della Russia come grande potenza globale. “Sui principi base della politica statale della Federazione Russa negli anni fino al 2035” e la Dottrina Marittima della Federazione Russa dimostrano in modo esaustivo il mutato atteggiamento della Russia nell’area ma più in generale in politica estera. Il ruolo di potenza revisionista dell’ordine mondiale e l’espansionismo russo non hanno però origine nel 2022 quando Putin ha dato avvio all’invasione su larga scala dell’Ucraina, ma si deve andare più indietro nel tempo. Con un discorso provocatorio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007, Putin ha messo in dubbio l’ordine mondiale per come era consolidato allora, ipotizzando nel futuro prossimo un contesto internazionale in cui pace e sicurezza sarebbero state minate dall’atteggiamento degli Stati Uniti e della NATO. Lo stesso anno, con una spedizione provocatoria sul fondale oceanico Artico, la Russia ha depositato la propria bandiera sul fondale marino del Polo Nord. Da allora in avanti, fu evidente che l’importanza strategica dell’area era destinata a crescere rapidamente e si iniziò ad ipotizzare anche una futura guerra per le risorse. Ma soprattutto, da allora la militarizzazione dell’Artico è stata inserita nel più vasto programma di modernizzazione e ricostruzione delle forze armate russe.
La rilevanza strategica della zona per la Russia deriva da due elementi principali: la deterrenza nucleare e la difesa dei confini. Il primo elemento è una necessità vitale per Mosca nel contesto contemporaneo. L’Artico ospita più dei due-terzi delle testate nucleari russe basate in mare che necessitano di essere protette. Inoltre, esso rappresenta un punto strategico vantaggioso, in quanto è la rotta di volo più breve per i missili verso gli Stati Uniti ed è un buon affaccio sull’Atlantico. In più, si stima che lo scioglimento dei ghiacci marini fornirà presto alla Russia collegamenti strategici stagionali tra l’Oceano Atlantico, l’Artico e il Pacifico. Il secondo elemento emerse come priorità già nella strategia Artica delineata nel 2013, nella quale la difesa dei confini è elencata come una delle sei priorità per la sicurezza nazionale. La difesa dei confini più esterni è inoltre direttamente collegata alla sindrome dell’accerchiamento russa. L’Artico, grazie alla presenza di una lunga costa ricoperta di ghiaccio per la maggior parte dell’anno, protegge la Russia a nord.
Il potenziale dilemma che si potrebbe presentare nel futuro prossimo dipende da due fattori in particolare. Innanzitutto, dall’obiettivo dichiarato della Russia di voler aumentare l’utilizzo di quest’area e delle rotte strategiche. Il secondo fattore destabilizzante è direttamente collegato alla guerra su vasta scala tra Mosca e Kiev. Dal 2022 infatti il dialogo tra le potenze occidentali e in particolare gli Stati Uniti e la Russia si è ridotto drasticamente, lasciando ampio spazio all’incertezza e alle controversie internazionali.
Inoltre, secondo uno studio condotto da Rand Corporation, si prevede che nel prossimo futuro alcuni fattori in particolare potranno ridefinire i termini di cooperazione della NATO con la Russia nell’Artico. I principali fattori identificati sono quattro e appartengono ad altrettante aree diverse: clima, economia, diritto internazionale e forza militare. Tutti i fattori considerati hanno due effetti: aumentare il valore strategico dell’area e fomentare la competitività tra gli Stati per l’accesso alle risorse di diverso genere. L’intersezione tra risorse strategiche, nuove rotte commerciali e logiche securitarie proietta la regione ben oltre la sua dimensione geografica, facendone un laboratorio avanzato di rivalità e di ridefinizione degli equilibri globali. Mosca ha recepito i cambiamenti in atto prima che fossero evidenti, comprendendo che l’Artico è il termometro di un mondo in trasformazione: dove il ghiaccio si scioglie, nascono nuovi interessi e, con essi, potenziali linee di frattura geopolitica.
Le nuove rotte trans-artiche: la Rotta del Mare del Nord (NSR) e il Passaggio a Nord-Ovest (NWP)
Le questioni strategiche riguardanti l’Artico sono direttamente collegate al cambiamento climatico. L’aumento della temperatura terrestre ha infatti sia fornito maggiore accessibilità ai porti artici sia permesso l’apertura di nuove rotte. Fino a pochi anni fa, la presenza di ghiaccio marino perenne e di giganteschi e pericolosi banchi di ghiaccio, il persistere di un clima estremamente rigido e l’assenza di infrastrutture agibili, rendeva la zona inaccessibile per lunghi periodi dell’anno e dunque di scarso interesse strategico. Le recenti alterazioni dell’ambiente fisico hanno però fatto sì che vi fossero conseguenze per la geopolitica regionale e per la rilevanza strategica dell’area. Il progressivo scioglimento dei ghiacci ha infatti trasformato l’Artico da territorio marginale a spazio strategico, riaccendendo l’interesse di Cina, Russia e Stati Uniti verso nuove rotte marittime, infrastrutture portuali e risorse naturali a lungo rimaste inaccessibili, ma soprattutto, diventando un punto di pericolosa frizione tra le tre potenze.
La Northern Sea Route (NSR) e il Northwest Passage rappresentano due aree di rinnovata competizione strategica dove si scontrano interessi politici e militari di Stati Uniti e Russia. L’importanza di queste rotte era stata sottolineata già nel 2011 in occasione dell’Artic Forum da Vladimir Putin, che ha definito l’Artico come la via più breve tra i maggiori mercati europei e l’Asia e come un’alternativa preferibile al Canale di Suez, in quanto riduce di quattromila miglia nautiche la navigazione. In generale, entrambe le rotte hanno almeno una delle più rilevanti caratteristiche che rendono l’Artico una zona strategicamente rilevante, ovvero sono rotte di trasporto marittimo e vie di comunicazione potenzialmente sfruttabili come vie d’accesso o di blocco tra continenti e potenze.
La Russia ha rivendicato la sovranità sulla NSR, perché gran parte della rotta si trova lungo la costa siberiana ed è all’interno della Zona Economica Esclusiva (ZEE) russa. Inoltre, la Russia rivendica come acque interne alcune delle parti degli stretti, esercitando così di fatto il controllo sul passaggio delle navi straniere. La base legale di questa rivendicazione è l’Articolo 234 della Carta delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del Nord, che sotto la voce “ice-covered areas”, conferisce “il diritto di adottare e applicare leggi e regolamenti non discriminatori per la prevenzione, la riduzione e il controllo dell’inquinamento marino causato da navi nelle aree coperte di ghiaccio entro i limiti della zona economica esclusiva”. Tale diritto è però specificamente conferito alle aree ricoperte dal ghiaccio, con la progressiva scomparsa delle aree ice-covered, la situazione legale si fa complicata e si rischia un vuoto legislativo. Esiste la possibilità che tale vuoto legislativo porti la Russia a difendere con la forza le sue rivendicazioni territoriali.

