Tra sicurezza marittima, catene del valore e cooperazione industriale, il rafforzamento dei rapporti tra Italia e Giappone riflette la crescente interdipendenza tra Mediterraneo allargato e Indo-Pacifico in un contesto internazionale sempre più frammentato.
L’incontro tra la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e Sanae Takaichi, Primo Ministro del Giappone e figura di riferimento dell’ala strategica e securitaria del Partito Liberal Democratico, svoltosi a Tokyo nel gennaio 2026, va letto oltre la dimensione protocollare. L’elevazione dei rapporti bilaterali a livello di « Partenariato Strategico Speciale » segnala infatti l’intenzione di Roma e Tokyo di rafforzare una cooperazione che si colloca all’incrocio tra sicurezza, geoeconomia e stabilita marittima, in un contesto internazionale sempre piu frammentato e multipolare.
Partenariato strategico e contesto globale
L’iniziativa si inserisce in un quadro globale caratterizzato da tre fattori convergenti : l’imprevedibilità della leadership statunitense, l’assertività russo-cinese nello spazio euro-asiatico e la crescente fragilità delle catene globali di approvigionamento. In questa cornice, Italia e Giappone sembrano voler ridurre alcune vulnerabilità strutturali non attraverso un disallineamento dall’Occidente, ma tramite una maggiore diversificazione dei partenariati strategici all’interno del campo delle democrazie avanzate, rafforzando la propria capacità di manovra in un ambiente internazionale sempre meno prevedibile.
Le radici di questo riavvicinamento non sono improvvisate. A partire dal partenariato del 2019, Roma e Tokyo hanno progressivamente strutturato un dialogo politico e di sicurezza che ha trovato un passaggio chiave nel novembre 2024 con l’adozione dell’EU-Japan Security and Defense Partnership. Per la prima volta, tale documento ha fornito una cornice formale alla cooperazione su minacce ibride, cybersicurezza, sicurezza marittima e resilienza industriale, intrecciando la dimensione bilaterale con quella multilaterale europea e rafforzando l’influenza esercitata attraverso regole, standard e meccanismi costituzionali condivisi.
Mediterraneo e Indo-Pacifico: sicurezza e continuità strategica
Su questo sfondo, l’Italia ha gradualmente ampliato la propria proiezione strategica oltre il Mediterraneo, tradizionale perno della sua politica estera. Il Piano Mattei, pur restando focalizzato sull’Africa e sul Mediterraneo allargato come snodi energetici e logistici, ha contribuito a ridefinire il ruolo italiano come attore di connessione tra Europa, Africa e rotte commerciali globali. Il valore del piano risiede soprattutto nell’approccio pragmatico ai partenariati economici e infrastrutturali, presentati come cooperazione mutuamente vantaggiosa e capaci di rafforzare la presenza italiana in uno spazio mediterraneo sempre piu conteso.
É in questo scenario nasce la connessione tra Mediterraneo globale e Indo-Pacifico: non si tratta di un concetto stratto ma di un corridoio marittmo che collega Oceano Indiano e Pacifico attarverso checkpoints critici, dalle coste del Corno d’Africa al Mar Cinese Meridionale. Da un lato, l’Italia tende a estendere la propria attenzione strategica verso Est, consepevole che la sicurezza delle rotte indo-pacifiche ha ricadute dirette su commercio, energia e assicurazioni marittime europee. Dall’altro, il Giappone, sotto la guida di Takaichi, appare orientato a proiettare il concetto di Free and Open Indo-Pacific (FOIP) anche verso Ovest, includendo la stabilità del Mediterrano tra le condizioni necessarie al buon funzionamento della propria sicurezza economica.
Questa convergenza trova riscontri concreti : scali della Marina Militare italiana nei porti giapponesi, esercitazioni congiunte, dialoghi regolari sullo status quo marittimo e sulla libertà di navigazione. Pur senza configurare un’alleanza militare formale, tali iniziative contribuiscono a una maggiore interoperabilità e a una progressiva convergenza di percezioni strategiche, in particolare rispetto alle pressioni revisioniste che interessano tanto lo spazio euro-atlantico quanto l’Indo-Pacifico. In questa prospettiva, l’Italia si propone come terminale europeo della proiezione indo-pacifica giapponese, mentre Tokyo amplia la propria rete di partner oltre il tradizionale perimetro asiatico, riducendo una dipendenza esclusiva dal pilastro americano.
Difesa ed economia: leve strategiche dell’asse Roma-Tokyo
La dimesnione difensiva del partenariato trova il suo perno nel Global Combat Air Programme (GCAP), il programma trinazionale che riunisce Italia, Giappone e Regno Unito nello sviluppo di un caccia stealth di sesta generazione con entrata in servizio prevista per il 2035. Più che un progetto industriale, il GCAP rappresenta una leva geopolitica e teconologica volta a rafforzare capacità militari, filiere industriali e autonomia decisionale in un settore sempre più sensibile. In un contesto segnato da rinnovate incertezze sulla solidità dell’ombrello americano, il GCAP diventa uno strumento per ridurre la vulnerabilità strategica senza mettere in discussione l’architettura atlantica.
Accanto alla difesa, l’economia costituisce la vera leva nascosta dell’asse Roma-Tokyo. La cooperazione su semiconduttori, robotica, intelligenza artificiale, biofabbricazione e terre rare risponde a una preoccupazione condivisa : l’eccessiva concentranzione delle fasi critiche delle catene del valore in pochi attori, Cina su tutti, e l’esposizione ai rischi di nuove guerre tariffarie. Il Piano d’Azione 2023-2027 codifica questa agenda, trasfromando la cooperazione industriale in una componente strutturale della sicurezza economica, con l’obiettivo di ridurre colli di bottiglia e dipendenze strategiche.
In questo quadro, l’Italia offre la propria posizione di hub energetico e logistico nel Mediterraneo allargato, mentre il Giappone mette a disposizione capacita tecnologiche avanzate e una lunga esperienza nelle tecnologie di frontiera. Ne emerge un tentativo di sperimentare una forma di cooperazione tra economie avanzate capace di coniugare apertura dei mercati e tutela degli interessi critici, come alternativa tanto al dirigismo statale cinese quanto all’imprevedibilità delle politiche economiche statunitensi.
Interdipendenze tra economie avanzate
Il banco di prova di questo partenariato resta l’Indo-Paicifico. Il rafforzamento dell’asse Roma-Tokyo avviene mentre Russia e Cina intensificano le attività militari attorno al Giappone, aumentando pattugliamenti e sorveglianza congiunta. Dinamiche che, pur originate nel Nord-est asiatico, producono effetti sistemici sulle rotte commerciali globali e sulla percezione del rischio marittimo, con ricadute dirette anche per l’Europa. Per l’Italia, la stabilità dell’Indo-Pacifico diventa così non solo una questione di solidarietà con un partner, ma un interesse nazionale diretto e concreto.
L’incontro tra Meloni e Takaichi si colloca esattamente in questa intersezione. La convergenza tra sicurezza euro-atlantica e sicurezza asiatica non implica una fusione dei teatri, ma riflette una crescente interdipendenza strategica. L’asse Roma-Tokyo assume quindi la funzione di collegamento tra NATO, Unione Europea e architettura di sicurezza dell’Asia orientale, contribuendo a rafforzare una rete di cooperazione tra democrazie avanzate in un sistema internazionale sempre piu competitivo.

