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19/03/2025
Cina e Indo-Pacifico

Sfide, opportunità ed incertezze nei rapporti Australia-Cina

di Matteo Momigliano

Nonostante il periodo di normalizzazione, i legami tra Canberra e Pechino rimangono complessi. Ne ripercorriamo l’evoluzione, riflettendo sull’impatto che potrebbe avere l’amministrazione Trump su una relazione chiave della regione indo-pacifica.

Nonostante il periodo di normalizzazione, i legami tra Canberra e Pechino rimangono complessi. Ne ripercorriamo l’evoluzione, riflettendo sull’impatto che potrebbe avere l’amministrazione Trump su una relazione chiave della regione indo-pacifica.

Le relazioni diplomatiche tra Australia e Cina iniziarono negli anni Settanta. Nel 1972, l’Australia riconobbe formalmente la Repubblica Popolare Cinese (PRC) e nel 1973 aprì la sua prima ambasciata a Pechino. Nello stesso, i due paesi siglarono il primo accordo commerciale e posero le basi per un crescente interscambio economico, culminato nell’accordo di libero commercio “ChAFTA” del 2015.

Le due economie sono complementari. L’Australia importa dalla Cina prodotti finiti, soprattutto manifatturieri. Di contro, è ricca di risorse naturali e materiali da costruzione che la Cina acquista in grande quantità. Anche i paesi sudamericani detengono risorse cruciali per l’industria cinese, ma i prodotti australiani sono importazioni favorite dalla possibilità di percorrere le rotte oceaniche dell’Indo-Pacifico. Secondo le stime, il commercio ha iniziato a crescere a partire dagli anni 90, registrando un’accelerazione negli anni duemila. Nel 2021, gli export Australiani verso la Cina costituivano il 34% delle esportazioni totali, mentre le importazioni ammontavano al 27%.

Alti e bassi

Il commercio ha favorito un forte avvicinamento nel periodo 2013-2015. In quegli anni, l’Australia aderì all’Asian Infrastructure Bank e non si oppose alla cooperazione nell’ambito della Belt and Road Initiative. Soprattutto, nel 2015 venne firmato il lease del porto di Darwin – asset strategico sull’Oceano, nonché hotspot di truppe americane – ad una compagnia controllata dalla Cina.

Tuttavia, il quadro muta con l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e le crescenti preoccupazioni per l’ingerenza negli affari interni. Nel 2016, l’Australia sostenne la sentenza della Corte Permanente dell’Arbitrato nella disputa tra la Cina e le Filippine. Il giudizio riguardava la delicata questione del Mar Cinese Meridionale, con la Cina che ne rivendica la sovranità e l’Australia che, temendo l’assertività cinese, mantiene una posizione chiara a favore della libertà di navigazione e del dialogo tra le parti. Nel 2018, l’Australia vietò a Huawei di fornire tecnologia 5G per le reti wireless australiane, una decisione legata ai rischi di cyber-spionaggio e violazione della proprietà intellettuale; ulteriori frizioni derivano da pressioni economiche e informatiche volte a influenzare politica e media australiani. Nel 2021, Canberra aderì al boicottaggio diplomatico dei Giochi Olimpici di Pechino.

Trade war e normalizzazione

Il crescente allineamento alle posizioni USA e la richiesta di un’indagine indipendente sulle origini del Covid hanno spinto la Cina a colpire Canberra con dazi su numerosi prodotti, inclusi orzo, manzo, vino, carbone, legname e aragoste. La Cina ha però evitato misure sul ferro o sul gas, confermando la sua dipendenza dalle risorse australiane. Ad ogni modo, la trade war ha causato danni ad alcune industrie australiane, spingendole a diversificare i propri export e portando la relazione tra i due paesi al punto più basso della loro storia. La coercizione economica cinese è poi via via diminuita a causa delle difficoltà di Pechino nel trovare soluzioni alternative efficienti. Con il riavvio degli incontri istituzionali, Australia e Cina hanno normalizzato i rapporti diplomatici, ma la relazione rimane vulnerabile a causa delle questioni di sicurezza. 

ANZUS e AUKUS

Un’importante fonte di tensione è legata all’alleanza tra Australia e Stati Uniti. Il trattato “ANZUS” tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti fu firmato nel 1951 per sottoscrivere la loro collaborazione in caso di minaccia e/o attacco alla propria sicurezza nell’area del Pacifico. Mentre la vicenda dell’US Buchanan nel 1985 ha ridimensionato i legami tra Washington e Auckland, la collaborazione tra Washington e Canberra è proficua ed è stata rafforzata nel tempo. Gli Stati Uniti offrono all’Australia deterrenza dai nemici esterni, oltre ad intelligence ed expertise tecnologica; l’Australia ospita basi militari statunitensi, e ha partecipato ai conflitti militari accanto alle truppe USA (ad esempio in Vietnam, Afghanistan e Iraq). Tuttavia, visto che l’accordo permette di esercitare influenza statunitense nella regione, la Cina mal vede l’alleanza e i tentativi di introdurre nuove forme di cooperazione. In tal senso, Pechino ha fortemente criticato l’accordo AUKUS tra Stati Uniti, Regno Unito ed Australia del 2021, denunciando la mossa come una chiara, seppur non esplicita, azione di contenimento anticinese. L’AUKUS mira a rafforzare le capacità militari dell’Australia attraverso il trasferimento di tecnologia per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare. Inoltre, prevede una stretta collaborazione in settori come le tecnologie quantistiche, le capacità ipersoniche e i sistemi d’arma a lungo raggio.

L’era Trump, ed oltre

La rielezione di Trump pone degli interrogativi sulla direzione dei rapporti Australia-Cina. In caso di dazi verso la Cina, anche l’Australia ne subirebbe le ripercussioni. L’Australia avrebbe molte ritrosie ad imporre essa stessa delle tariffe, qualora l’alleato americano lo chiedesse, non fosse altro che per tutelare gli interessi della sua business community. Dal punto di vista della sicurezza, la nuova Amministrazione USA condivide l’idea di dirottare crescenti risorse della politica estera americana verso la regione dell’Indo-Pacifico. A tal proposito si può notare come il Segretario di Stato Rubio abbia ospitato l’incontro con i Ministri degli Esteri del “QUAD” (Stati Uniti, Australia, India, Giappone) nei primissimi giorni del suo mandato. Nel comunicato conclusivo, i quattro paesi hanno ribadito l’importanza di un “free and open Indo-Pacific”, opponendosi ad azioni unilaterali coercitive che alterino lo status quo della regione. Sarebbe dunque lecito aspettarsi continuità circa l’AUKUS, per il quale, seguendo le dichiarazioni di Rubio, c’è largo supporto. Ciò nonostante, Trump non si è ancora pubblicamente pronunciato sull’accordo, ed è stato ipotizzato che possa volerlo rinegoziare

Oggi come in passato, Australia e Cina rappresentano due punte di un triangolo complesso, che include il ruolo degli Stati Uniti. Soprattutto per l’Australia, questo richiede di bilanciare gli interessi economici e di sicurezza, compito difficile nei momenti di maggiore tensione tra grandi potenze. La gestione della competizione sino-americana, insieme alle scelte strategiche dell’Australia, influenzeranno la stabilità delle relazioni bilaterali, con implicazioni significative per il futuro assetto della regione.

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