Il dibattito sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 è stato al centro del dibattito europeo di ottobre, e lo sarà fin quando non verrà raggiunto un accordo tra Commissione, Consiglio e Parlamento. Il QFP è la colonna portante dell’Unione: con esso vengono decise le dotazioni finanziarie e le priorità del bilancio comunitario, quindi il raggio di azione delle Istituzioni europee per sette anni. Come per ogni atto legislativo la proposta è stata avanzata dalla Commissione: l’Esecutivo ha previsto un bilancio pari a €2.000 miliardi, suddiviso in quattro rubriche (ognuna riguardante uno specifico settore o priorità). Nonostante l’instabilità internazionale e le sfide geopolitiche suggeriscano di adottare un bilancio moderno e solido, non tutti gli Stati membri si trovano d’accordo sugli aspetti fondamentali del prossimo QFP.
Le priorità in cima all’agenda della Commissione
Come anticipato, la Commissione ha strutturato il nuovo QFP in quattro rubriche: coesione, PAC e sicurezza; competitività; Global Europe; amministrazione. Le prime due rubriche sono chiaramente quelle più importanti per l’economia e la sicurezza. Non sono mancate critiche per il nuovo assetto del bilancio, segnato in particolare da un forte potenziamento della spesa per la difesa a scapito dei canali di finanziamento tradizionali.
La proposta, infatti, rafforza in modo significativo il Fondo Europeo per la Difesa (EDF) per la ricerca e lo sviluppo industriale militare, il programma EDIP (European Defence Industry Programme) per gli acquisti congiunti e la produzione di armamenti nell’UE, e rifanzia gli investimenti sulla mobilità militare gestiti tramite il Connecting Europe Facility (CEF).
Questo cambio di passo ha acceso il dibattito tra chi considera prioritario il conseguimento dell’autonomia strategica europea e chi teme una progressiva erosione delle risorse destinate alla coesione e alla PAC, sollevando dubbi sulla tenuta dei finanziamenti per il sostegno al reddito degli agricoltori e lo sviluppo rurale.
Per quanto riguarda la seconda rubrica, è stato previsto unFondo Europeo per la Competitività con dotazione pari a 409 miliardi, ripartiti in programmi di transizione verde; transizione digitale; salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia; difesa e spazio (circa il 53% del Fondo). Rimane, inoltre, il programma Horizon Europe.
Le divisioni sul nuovo QFP: Paesi frugali vs “amici della coesione”
Nonostante il consenso generalmente trasversale attorno alle priorità dell’Unione, lo stesso non può dirsi del dibattito sulle dotazioni del QFP. Le divisioni sono emerse con forza durante il Consiglio Affari Generali del 13 ottobre, occasione in cui la presidenza irlandese ha presentato una nuova nego-box che prevede tagli per €141 miliardi alla proposta iniziale della Commissione. Il disegno dell’Esecutivo comunitario ammontava, infatti, all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL), mentre la nego-box irlandese abbassa questa cifra all’1,05%.
La nuova nego-box è frutto di un compromesso tra gli Stati cosiddetti “frugali” e gli “amici della coesione”. Per i primi si intendono quei Paesi che auspicano un maggior rigore fiscale, e vi rientrano a pieno titolo Paesi Bassi, Svezia e Germania. Il secondo gruppo comprende i 17 Paesi firmatari dell’omonima dichiarazione congiunta, che mirano ad assicurare al bilancio la dotazione necessaria per far fronte alle nuove sfide geopolitiche dell’Unione, con particolare attenzione alla coesione, alla competitività, alla difesa e alla Politica Agricola Comune (PAC). L’Italia rientra in questo gruppo di Paesi.
Tuttavia, dopo quanto emerso dal Consiglio Affari Generali sembra che tutti i Paesi siano rimasti piuttosto scontenti. Una soluzione di compromesso proposta al Consiglio Europeo per contenere i tagli potrebbe risiedere in un maggiore ricorso alle risorse proprie, ossia quei fondi che non provengono dai contributi degli Stati membri ma vengono riscossi direttamente dall’UE tramite dazi doganali, IVA armonizzata, Emission Trading System (ETS) e Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).
La corsa verso un accordo entro fine anno
Nonostante l’ipotesi di un accordo entro la fine del 2026 sia tutt’altro che vicina, diversi Stati membri spingono affinché il tavolo delle trattative venga chiuso al più presto. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha spronato i leader e le istituzioni europee ricordando che il Paese andrà ad elezioni la prossima primavera, come del resto faranno altri cittadini di altri Stati saranno chiamati alle urne. La responsabilità in sede di Consiglio Europeo è stata affidata al Presidente Antonio Costa, il quale avrà il compito di sondare gli umori e fare da catalizzatore per un compromesso.

