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12/12/2024
Cina e Indo-Pacifico

Il braccio di ferro tra Yoon e il suo partito

di Alessandro Vesprini

Sabato 7 dicembre, verso le 9:30 coreane, l’Assemblea Nazionale, l’organo legislativo della Repubblica di Corea, ha votato per rimuovere dall’incarico il Presidente Yoon. Il partito conservatore, che fino al giorno prima si diceva favorevole all’impeachment, ha lasciato l’aula del parlamento subito dopo il voto delle 5:30 relativo all’investigazione nei confronti della first lady Kim Keun-hee, non passato solamente per due voti, boicottando così l’esito della votazione per la rimozione dell’incarico presidenziale. Per quasi una settimana, il destino dell’amministrazione Yoon è stato nelle mani del partito conservatore. Fino alla mattina del 12 dicembre, quando il Presidente ha rilasciato una dichiarazione che molto verosimilmente cambierà le sorti dell’attuale crisi politica.

Sabato 7 dicembre, verso le 9:30 coreane, l’Assemblea Nazionale, l’organo legislativo della
Repubblica di Corea, ha votato per rimuovere dall’incarico il Presidente Yoon. Il partito
conservatore, che fino al giorno prima si diceva favorevole all’impeachment, ha lasciato
l’aula del parlamento subito dopo il voto delle 5:30 relativo all’investigazione nei confronti
della first lady Kim Keun-hee, non passato solamente per due voti, boicottando così l’esito
della votazione per la rimozione dell’incarico presidenziale. Per quasi una settimana, il
destino dell’amministrazione Yoon è stato nelle mani del partito conservatore. Fino alla
mattina del 12 dicembre, quando il Presidente ha rilasciato una dichiarazione che molto
verosimilmente cambierà le sorti dell’attuale crisi politica.

La legge marziale più breve della storia

La sera del 3 dicembre, approssimativamente tra le 10:00 e le 10:30, il Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha annunciato l’imposizione della legge marziale nell’incredulità generale. Nei telegiornali nazionali si ipotizza che in realtà questo fosse in programma da tempo, specialmente dopo la sconfitta alle elezioni parlamentari del giugno 2024. Tuttavia, affinché questa possa entrare effettivamente in vigore, è necessario il voto favorevole del parlamento e di fatto la divisione 707 delle forze speciali sudcoreane era stata inviata con lo scopo di impedire che più di 150 membri si potessero riunire. Ciò è stato  ordinato dall’ora dimesso Ministro della Difesa Kim Yong-hyun, motivo per il quale il 9 dicembre il comandante della 707 ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo, denunciando l’illegalità di quell’ordine e puntando il dito proprio sul membro del gabinetto, arrestato il giorno dopo l’imposizione della legge marziale.

Causa l’intervento dell’aeronautica, la quale non ha permesso lo spostamento aereo repentino della 707, e una generale inerzia di forze armate e dell’ordine, 190 membri del parlamento sono riusciti a riunirsi e hanno votato contro all’unanimità, permettendone così la revoca. La legge marziale evoca memorie storiche legate al processo di democratizzazione del Paese, quando il generale Chun Doo-hwan la chiamò per sedare le manifestazioni e proteste scoppiate a partire dagli anni Ottanta. Proprio per le sue profonde radici storiche, la mossa ha generato una risposta forte e repentina nella popolazione generale, a prescindere dalle preferenze partitiche. Di fatto, dopo il 3 dicembre il numero di persone che chiede le dimissioni di Yoon dalla presidenza è scoppiato in maniera esorbitante.

Il partito conservatore, di cui il Presidente della Repubblica fa parte, in prima battuta ha condannato il gesto del Presidente e si è unito all’opposizione nel votare contro l’imposizione della legge marziale, financo a dichiarare che avrebbe contribuito all’impeachment del presidente. L’attuale leader del partito, Han Dong-hoon, il 6 dicembre dichiarava che Yoon Suk-yeol dovesse essere dimesso dal proprio ruolo, ma in ultima istanza il People Power Party ha boicottato il voto per la rimozione dall’incarico presidenziale il 7 dicembre. Nel frattempo, il Center for Military Human Rights Korea (CMHRK) avvertiva la popolazione che vi fossero piani per l’imposizione di una seconda legge marziale in risposta ai risultati della mozione di impeachment. La narrazione relativa ad una seconda legge marziale in realtà è stata accolta anche dal partito conservatore, il quale la addotta tuttora come una delle motivazioni alla base del boicottaggio dell’impeachment, cioè per far sì che non vi sia.

Il cambiamento repentino nella posizione del partito di governo è avvenuto principalmente nella giornata del 7 dicembre, quando Yoon Suk-yeol ha rilasciato una dichiarazione relativa alla sua decisione di rimettere il suo destino al proprio partito. Nei telegiornali sudcoreani si è comparata la scelta delle parole dell’attuale Presidente con quella di Park Geun-hye nel marzo 2017, quando quest’ultima è stata rimossa dall’incarico presidenziale. Le due dichiarazioni sono molto simili, ma solamente una è un’effettiva e lecita dimissione dall’incarico, mentre l’altra non solamente non configura come fattispecie legale, dal momento che formalmente l’autorità è ancora in mano al Presidente, ma ha anche condotto il Paese ad uno stallo.

Il rimpallo di responsabilità

Sostanzialmente, né Yoon né il suo partito sono disposti al momento a prendere una decisione definitiva sulla situazione. Il giornalista Lorenzo Lamperti, nel suo contributo a Valigia Blu, sottolinea come ciò sia determinato dal fatto che i conservatori stiano aspettando l’esito dei procedimenti legali nei confronti di Lee Jae-myung, il leader del Partito Democratico di Corea, per ora condannato in primo grado per delle dichiarazioni considerate false dalla magistratura sudcoreana, risalenti alla campagna elettorale per le presidenziali del 2022. Queste erano relative ad uno scandalo immobiliare datato 2021, anno in cui i conservatori avevano fatto incetta di voti nel paese, specialmente nelle città metropolitane di Busan e Seul, contribuendo alla seppur marginale vittoria di Yoon nel marzo 2022.

Per quanto logica e sensata, la strategia del PPP potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Da una parte, appunto per le vicende legali in cui è coinvolto Lee Jae-myung, non è detto che la sua mancata candidatura possa apportare benefici al partito conservatore. Dall’altra, nel 2023, prima che il parlamento rinnovasse i suoi membri, l’Assemblea Nazionale ha votato una mozione per la revoca dell’immunità parlamentare nei suoi confronti relativa ad altre accuse, passata favorevolmente grazie alla presenza di franchi tiratori all’interno delle fila progressiste. Successivamente, degli esponenti del partito si sono staccati da questo fondandone di nuovi, i quali tuttavia non hanno guadagnato seggi alle elezioni del giugno 2024.

Per ora, Lee Jae-myung rappresenta il nome del Partito Democratico per il prossimo candidato presidenziale poiché riconosciuto tacitamente come tale, ma questo non vuol dire che una sua eventuale rimozione dalla lista trascini l’opposizione nel caos, anzi, potrebbe portarne alla confluenza nelle preferenze della scelta di un nome condiviso senza di fatto spaccare il partito, o addirittura inglobando i partiti progressisti minoritari, che non sono stati in grado di garantirsi dei seggi in parlamento. 

Un lungo inverno alle porte?

Lo stallo tra il Presidente e la sua compagine politica ha causato numerose proteste in tutta la nazione, il cui stile “K-pop” ha già fatto il giro dei social di tutto il mondo. Inoltre, il won sudcoreano ha sperimentato delle svalutazioni che, seppur non significative al momento, sembrano aumentare, i maggiori titoli azionari sono in caduta e i capitali finanziari stanno lasciando il Paese. Come se non bastasse, il sindacato generale di Corea il 4 dicembre stesso aveva annunciato uno sciopero generale fino a quando Yoon non verrà rimosso dall’incarico, mentre quello dei medici continua senza sosta, configurandosi come uno dei più lunghi nella storia della Corea del Sud. Nel frattempo, il partito libera sfrutta – in realtà anche da prima del tentato colpo di Stato – i propri numeri in parlamento per colpire il partito conservatore nel portafogli, proponendo e passando tagli al budget a disposizione del governo nella manovra finanziaria.

Ma già nella giornata del 10 dicembre l’unità conservatrice mostra delle crepe. La parlamentare Bae Hyun-jin, che il 7 aveva lasciato l’aula, ha dichiarato che sta prendendo in considerazione l’idea di votare a favore dell’impeachment alla prossima seduta. Nell’occasione precedente, tre membri del suo partito avevano in realtà votato a favore dell’impeachment, tra cui configurano la prima parlamentare ipovedente del paese, Kim Yea-ji, e il tre volte candidato presidenziale Ahn Cheol-soo. È significativo che proprio lui abbia permesso a Yoon di diventare Presidente nel 2022, ritirando la sua candidatura e deviando il suo 5-10% di voti verso l’allora candidato del PPP.Nella mattina del 12 dicembre, alle 9:30 circa, il Presidente ha rilasciato una dichiarazione in cui difende le sue azioni del 3 e si dice pronto a combattere “fino alla fine”. In risposta, Han Dong-hoon, pressappoco mezz’ora dopo, apriva la strada all’impeachment come unica soluzione possibile alla crisi. Nel giro di dieci giorni, la compagine politica ha più volte espresso dichiarazioni e posizioni contrastanti, per cui è difficile capire se effettivamente voterà compatta.

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