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03/04/2025
Cina e Indo-Pacifico

Gwadar: croci e delizie del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC)

di Leonardo Gioia

Le ambizioni cinesi di proiettare potere strategico, diplomatico ed economico verso l’Oceano Indiano si manifestano attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), che unisce la via terrestre (Eurasian Silk Road Economic Belt) e quella marittima (Maritime Silk Road). Il Pakistan, alleato chiave, riveste un ruolo centrale in questa architettura, fungendo da punto di connessione tra le componenti continentale e marittima della BRI. Tale sinergia si realizza nel Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un progetto da 70 miliardi di dollari volto a sviluppare infrastrutture energetiche, stradali, industriali e di telecomunicazioni. Il porto di Gwadar, elemento cruciale del CPEC, è considerato essenziale per le rotte commerciali dell’Oceano Indiano, ma suscita preoccupazioni per il suo potenziale duplice utilizzo, sia economico che militare.


Le ambizioni cinesi di proiettare potere strategico, diplomatico ed economico verso l’Oceano Indiano si manifestano attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), che unisce la via terrestre (Eurasian Silk Road Economic Belt) e quella marittima (Maritime Silk Road). Il Pakistan, alleato chiave, riveste un ruolo centrale in questa architettura, fungendo da punto di connessione tra le componenti continentale e marittima della BRI. Tale sinergia si realizza nel Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un progetto da 70 miliardi di dollari volto a sviluppare infrastrutture energetiche, stradali, industriali e di telecomunicazioni. Il porto di Gwadar, elemento cruciale del CPEC, è considerato essenziale per le rotte commerciali dell’Oceano Indiano, ma suscita preoccupazioni per il suo potenziale duplice utilizzo, sia economico che militare.

L’interesse della Cina per il Pakistan è radicato in motivazioni geostrategiche ed economiche, evidenziate dagli ingenti investimenti in porti come Gwadar (Pakistan), Hambantota (Sri Lanka) e Chittagong (Bangladesh). Attraverso Gwadar, la Cina mira a collegare la regione dello Xinjiang, nell’ovest del paese, all’Oceano Indiano, aggirando così gli stretti di Malacca, pattugliati dalla Marina statunitense. Il Pakistan è infatti l’unico paese dell’Asia meridionale che offre alla Repubblica Popolare un accesso diretto all’Oceano Indiano senza attraversare territori di altri stati, rendendolo un partner indispensabile per i suoi obiettivi di espansione economica e sicurezza energetica. Tuttavia, la BRI è stata percepita da alcuni attori regionali, in particolare l’India, come un progetto unilaterale cinese, alimentando tensioni geopolitiche. Durante il Dialogo Shangri-La del 2018, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha sottolineato la necessità di approfondire una relazione multilivello con i partner regionali. D’altro canto, questi ha sostenuto iniziative come l’integrazione tra Oceano Indiano e Pacifico, promossa da Giappone e Stati Uniti, per bilanciare l’influenza cinese e promuovere una visione strategica dell’Indo-Pacifico. Questi sviluppi riflettono le dinamiche competitive tra superpotenze, con la Cina che consolida la sua presenza attraverso investimenti infrastrutturali, mentre l’India e i suoi alleati rispondono con iniziative diplomatiche e di sicurezza per preservare l’equilibrio regionale.

L’aspirazione del Pakistan di costruire un porto a Gwadar risale inoltre agli anni ’50. Tuttavia, i lavori iniziarono solo all’inizio del XXI secolo, dopo che la Cina mostrò interesse per il progetto nel 1999. Nel 2001, il presidente pakistano Pervez Musharraf ottenne il sostegno di Pechino in cambio dell’installazione di una stazione radar cinese sulla costa pakistana. La costruzione del porto, avviata nel marzo 2001, costò 248 milioni di dollari e durò 72 mesi. Nel 2007, il Pakistan concesse la gestione del porto all’Autorità portuale di Singapore per 40 anni, in risposta alle preoccupazioni statunitensi sull’influenza cinese. Tuttavia, le tensioni tra Washington e Islamabad spinsero il Pakistan a riavvicinarsi alla Cina, e nel 2013 la gestione del porto fu trasferita alla COPHC per 43 anni. Tuttavia, il modello di ripartizione dei profitti, che assegna alla COPHC il 91% delle entrate del porto e l’85% della zona franca, ha sollevato preoccupazioni in Pakistan riguardo a uno squilibrio nei benefici economici, percepiti come maggiormente favorevoli alla Cina. Con l’approvazione ufficiale del CPEC nel 2015, Gwadar divenne un pilastro della BRI.

Gli investimenti cinesi in Pakistan

Il Pakistan è difatti il principale beneficiario dei finanziamenti della BRI, avendo ricevuto circa 60 miliardi di dollari entro il 2018, pari a quasi il 7% dei prestiti esteri del paese (Hussain 2019). Questi fondi sono stati erogati attraverso investimenti diretti, prestiti agevolati e sovvenzioni governative, rafforzando una relazione bilaterale avviata nel 1950 e caratterizzata da una forte interdipendenza strategica. Il Pakistan vede la Cina come un contrappeso all’influenza indiana, mentre Pechino considera Islamabad un ponte strategico verso il Medio Oriente e l’Asia centrale. Tuttavia, il rapporto non è privo di complessità: la Cina detiene un vantaggio finanziario, mentre il Pakistan offre un vantaggio geografico. Tra il 2014 e il 2019, il CPEC ha visto 32 miliardi di dollari di investimenti cinesi in progetti completati o operativi, con ulteriori 14 miliardi in fase di studio. Circa il 70% degli investimenti è stato destinato al settore energetico, mentre il resto ha riguardato principalmente i trasporti. Nel 2018, tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale (IMF) ha evidenziato i rischi strutturali legati agli investimenti del CPEC, portando il governo pakistano a negoziare un accordo triennale da 6 miliardi di dollari con l’IMF nell’aprile 2019. Attualmente, il porto mira a espandersi per accogliere navi fino a 70.000 tonnellate, con piani che includono un terminale per gas naturale, un impianto di desalinizzazione e una zona economica speciale, per un investimento totale previsto di 1,62 miliardi di dollari.

Cos’è il Corridoio Economico Cina-Pakistan?

Annunciato nel 2014, il CPEC rappresenta un ambizioso progetto quindicennale di investimenti sino al 2030, concepito per stimolare la cooperazione economica tra Cina e Pakistan. Introdotto in un contesto di declino della competitività commerciale di quest’ultimo, causato da instabilità interna, cattiva governance e predominio militare, il CPEC è stato accolto con ottimismo dall’élite pakistana come una possibile soluzione ai problemi economici del paese. Il corridoio, che si estende da Kashgar nello Xinjiang cinese fino alle città costiere pakistane di Karachi e Gwadar, mira a consolidare le relazioni bilaterali. Fanno parte della rete infrastrutturale del CPEC il porto di Gwadar, l’autostrada Karakoram, oleodotti, centrali elettriche e zone industriali per un investimento totale di quasi 60 miliardi di dollari, finanziati principalmente dall’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). Il CPEC rappresenta sia un’opportunità di sviluppo per il Pakistan che un simbolo delle ambizioni strategiche ed economiche cinesi nella regione.

La posizione strategica del porto di Gwadar

Il porto di Gwadar, situato nella provincia del Belucistan in Pakistan, rappresenta un asset strategico di primaria importanza per la Cina, grazie alla sua prossimità allo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 40% del traffico petrolifero globale. Gwadar riduce di circa 12.000 chilometri il percorso delle importazioni energetiche cinesi dal Medio Oriente. Da remoto insediamento di pescatori, Gwadar è diventato un fulcro dello sviluppo infrastrutturale, situato a soli 172 km dal porto iraniano di Chabahar, sviluppato dall’India. Questa vicinanza alimenta una competizione strategica tra Cina e India, definita il “New Great Game” nell’Asia meridionale. Il porto ospita navi fino a 20.000 tonnellate, è dotato di tre ormeggi, strutture Ro-Ro ed è attualmente gestito dalla China Overseas Port Holding Company (COPHC) con un affitto di 40 anni. 

Infatti, questo rappresenta un elemento centrale nella strategia cinese per l’Indo-Pacifico, inserendosi nella cosiddetta “String of Pearls” (Collana di Perle), che include anche Kyaukpyu in Myanmar, Hambantota in Sri Lanka e un accordo con le Maldive. Questa strategia, ispirata alla teoria del dominio del mare di Mahan, mira a consolidare il controllo cinese sull’Oceano Indiano, con Gwadar potenzialmente trasformabile in una base navale per la Marina cinese. Una tale mossa altererebbe l’equilibrio strategico regionale, minacciando le rotte energetiche e commerciali dell’India e rafforzando la presenza cinese nel Mar Arabico e nel Golfo di Oman. L’assertività cinese nel Mar Cinese Meridionale, con la militarizzazione delle isole contese, ha già innescato tensioni, spingendo paesi come India, Stati Uniti, Giappone e Australia a rafforzare il dialogo di sicurezza quadrilaterale per promuovere un Indo-Pacifico “libero, aperto e prospero”. Nonostante le ambizioni economiche, Gwadar rimane controverso, con l’integrazione economica regionale ostacolata dalle tensioni tra Pakistan e India. Il Pakistan insiste sul carattere commerciale di Gwadar, ma le ambizioni dei suoi leader militari hanno spesso prevalso, utilizzando il progetto per contrastare l’influenza indiana nella regione. Questo antagonismo limita la cooperazione regionale e solleva dubbi sulla sostenibilità economica del progetto, anche in Cina, dove si critica la fattibilità a lungo termine. Tuttavia, Gwadar mantiene un valore strategico cruciale, potenziando le capacità cinesi di anti-access/area denial (A2/AD) e contribuendo a ridefinire l’equilibrio di potere nell’Indo-Pacifico.

Sviluppi recenti della cooperazione bilaterale

Negli ultimi anni, la cooperazione tra Cina e Pakistan ha raggiunto nuovi traguardi. Sabeen Khattak, direttore esecutivo dell’Associated Press della Pakistan Corporation, ha definito il CPEC un’“amicizia fisica” tra i due paesi, evidenziandone il ruolo nel migliorare l’occupazione locale e lo sviluppo economico, specialmente nel porto di Gwadar, dove la disoccupazione è diminuita significativamente. Durante un incontro a Islamabad, il premier cinese Li Qiang ha espresso la volontà della Cina di costruire una versione aggiornata del CPEC, accelerando progetti infrastrutturali in ferrovie, autostrade e porti, e rafforzando la cooperazione in agricoltura, estrazione mineraria, tecnologia dell’informazione ed energia. Un esempio tangibile di questa collaborazione è il nuovo aeroporto internazionale di Gwadar, costruito con tecnologia all’avanguardia e inaugurato di recente. Khalid Kakar, direttore dell’aeroporto, ha sottolineato come questa struttura migliorerà la connettività e favorirà la crescita economica nella regione. Oltre alle infrastrutture, la cooperazione si è estesa alla sostenibilità ambientale. A Gwadar, è stata creata una “foresta dell’amicizia”, trasformando un’area arida in un santuario verde che migliora la qualità dell’aria e fornisce risorse rinnovabili per l’allevamento. Il presidente pakistano Zardari ha recentemente sottolineato che il CPEC e il porto di Gwadar hanno il potenziale per trasformare il Pakistan in un centro di commercio internazionale e fornire connettività vitale a più regioni. “Il CPEC rimane fondamentale per la nostra visione della connettività“, ha dichiarato Zardari, esortando il governo a dare priorità a questi progetti per posizionare il Pakistan come un gateway che collega l’Asia centrale, l’Asia meridionale e il Medio Oriente. Durante la sua recente visita in Cina, dal 4 all’8 febbraio 2025, Zardari ha tenuto discussioni positive con la leadership cinese, cercando maggiori investimenti nel CPEC per aumentare l’integrazione regionale ed economica. In conclusione, la cooperazione Cina-Pakistan, attraverso il CPEC, il porto di Gwadar, e altri progetti, sta trasformando le infrastrutture, l’economia e l’ambiente della regione, creando opportunità di sviluppo e rafforzando i legami bilaterali. Questi progressi dimostrano come la collaborazione internazionale possa portare beneficitangibili e duraturi, specialmente in un contesto globale caratterizzato da crescenti tensioni protezionistiche.

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