La nascita del Patto AUKUS nel 2021 ha rappresentato una drastica rimodulazione dell’architettura difensiva della regione indo-pacifica. Tale processo ha però visto l’esclusione del Canada, nazione caratterizzata da un’ampia fascia costiera sull’Oceano Pacifico. Negli ultimi anni, a dispetto di un crescente interesse di Ottawa nell’approfondire i suoi rapporti con l’AUKUS, permangono numerosi ostacoli nel perseguimento di tale obbiettivo. Tale stato di cose inficia fortemente la rilevanza del Canada a livello internazionale
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’ascesa di meccanismi “minilaterali”, iniziative caratterizzate da un ristretto numero di partecipanti, i quali incrementano la propria collaborazione in materie specifiche segnate da un forte interesse condiviso. Il Patto AUKUS, comprendente Australia, Stati Uniti e Regno Unito ha rappresentato uno dei principali esempi di tali strutture. Tuttavia, nonostante i forti legami che legano il Canada agli attori coinvolti, Ottawa è risultata esclusa dall’AUKUS in virtù della sua profonda debolezza sotto il profilo militare.
L’escluso: il Canada e l’Indo Pacifico
Il 15 settembre 2021 ha segnato uno spartiacque nella recente storia diplomatica della regione indo-pacifica. La formazione del Patto AUKUS comprendente Stati Uniti, Regno Unito e Australia ha infatti rappresentato la definitiva affermazione degli agili meccanismi “minilaterali”, i quali hanno sostituito le strutture multilaterali in numerose regioni. L’accordo è stato sin dall’inizio caratterizzato dall’esclusione del Canada, a dispetto dei suoi forti legami economici e militari con gli Stati Uniti e della sua lunghissima linea costiera sull’Oceano Pacifico.
In conseguenza della notizia, l’allora Premier Justin Trudeau venne duramente attaccato dall‘opposizione a causa della mancata inclusione del Canada dal patto. Il Primo Ministro asserì che l’accordo risultava incentrato sul dotare l’Australia di sottomarini nucleari, un sistema d’arma sul quale il Canada non risultava propenso ad investire. Viceversa, il leader del Partito Conservatore Erin O’Toole affermò che avrebbe perseguito l’adesione all’AUKUS come obbiettivo di politica estera in caso di elezione.
Gli anni successivi hanno visto un profondo mutamento della percezione dell’AUKUS nell’ambito della politica interna canadese. Nel 2022 il Paese ha rilasciato la sua prima strategia incentrata sull’Indo Pacifico. Il documento si è rivelato piuttosto critico verso la Repubblica Popolare Cinese, accusata di violare le regole delle Nazioni Unite nel Mare Cinese Meridionale. La rimodulazione della postura canadese in senso maggiormente assertivo rispetto al revisionismo cinese ha comportato un maggiore interesse da parte di Ottawa all’incremento della cooperazione con l’AUKUS. L’allora Ministro della Difesa Anita Anand dichiarò che il Paese risultava fortemente interessato all’incremento della cooperazione nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie avanzate, facenti parte del Pilastro II del patto.
Il valore aggiunto
La dichiarazione istitutiva del Patto AUKUS risultava caratterizzata dalla presenza di due “pilastri”. Il Pilastro I era incentrato sulla fornitura di sottomarini a propulsione nucleare per la marina militare australiana, viceversa, il Pilastro II prevedeva un incremento della cooperazione in quattro settori: capacità ipersoniche, capacità di guerra elettronica, innovazione e condivisone di informazioni. A partire dell’aprile del 2022 l’importanza del Pilastro II nell’ambito dell’AUKUS è notevolmente incrementata a seguito dell’inclusione al suo interno di altri quattro settori: capacità sottomarine, tecnologie quantistiche, intelligenza artificiale e capacità cyber avanzate. Le tre nazioni coinvolte si sono rivelate in grado di portare avanti numerose iniziative legate al Pilastro II, tra cui l’avvio di test relativi all’Intelligenza Artificiale in compiti ISR e del programma Deep Space Advanced Radar Capability (DARC). Nel 2024 i membri del patto hanno aperto la possibilità di avviare collaborazioni specifiche con altre nazioni in relazioni alle attività del Pilastro II, identificando Canada, Nuova Zelanda e Corea del Sud come possibili partner in tal senso.
La partecipazione ad un sistema come l’AUKUS prevede necessariamente l’obbligo da parte degli aspiranti all’ingresso di portare valore aggiunto al patto. Nel caso del Canada, numerosi sono i settori nei quali Ottawa risulterebbe in grado di portare valore aggiunto. In primo luogo, il Paese dispone di imponenti riserve di minerali critici. Ottawa risulta non solo interessata all’estrazione di questi ultimi, ma anche al loro processamento. L’enorme importanza dei minerali critici nell’ottica della politica canadese è rappresentata dal rilascio di un documento specificamente incentrato su di essi. Nello specifico, la Critical Minerals Strategy mira a favorire lo sviluppo nell’estrazione e nel processamento dei cosiddetti minerali critici. Una partecipazione del Canada all’AUKUS potrebbe quindi favorire la formazione di supply chains solide relative a tali materiali, grazie alle imponenti riserve canadesi e al possente sistema industriale del Paese.
In secondo luogo, Ottawa dispone di un’imponente ecosistema composto da ben 800 aziende attive nel settore dell’Intelligenza Artificiale supportate da una forza lavoro altamente dinamica e qualificata. Il Canada risulta attualmente essere ai vertici dell’innovazione e della competitività sull’IA, uno dei principali punti programmatici del Pilastro II AUKUS. In ultima analisi, Ottawa dispone di un’immane linea costiera lungo il Mar Glaciale Artico. Il Canada offre pertanto imponenti capacità ISR in una regione chiave per i futuri equilibri mondiali. L’investimento ventennale di 38 miliardi di dollari da parte di Ottawa per il potenziamento del NORAD risulta una manovra funzionale in tal senso.
Il gigante debole
A dispetto del rilevante valore aggiunto che l’ingresso del Canada nell’AUKUS potrebbe comportare, l’eventuale adesione di Ottawa appare però frustrata da diverse debolezze strutturali all’interno del proprio settore della difesa canadese. Anzitutto, l’intelligence canadese risulta essere notevolmente meno capace rispetto alla controparte australiana. Molte delle autorizzazioni relative alla raccolta di informazioni non sono state aggiornate sino al 2024, anno dell’approvazione di una riforma volta ad emendare il Canadian Security Intelligence Service Act del 1984. I servizi segreti canadesi sono altresì poco coinvolti nella determinazione delle decisioni politiche.
Allo stesso tempo, le forze armate di Ottawa appaiono attualmente in larga misura inefficaci. Le spese militari del Canada, ferme all’1.76% del PIL non garantiscono infatti alle forze militari i fondi necessari per il loro funzionamento. L’esercito canadese è afflitto da gravi carenze di personale, generate da un sistema di reclutamento obsoleto, scarse possibilità di avanzamenti di carriera e infrastrutture fatiscenti. Le forze armate del Canada sono altresì prive di un numero significativo di veicoli corazzati, droni e artiglierie, nonché caratterizzate da un basso livello di prontezza. In virtù di ciò, le forze militare di Ottawa risultano di fatto incapaci di operare assieme ad altre nazioni NATO. Tale stato di cose rende pertanto la partecipazione del Canada al patto AUKUS altamente complessa, in virtù delle scarse capacità delle forze armate canadesi e dall’impossibilità di queste ultime di operare congiuntamente ai propri partner.
Negli ultimi anni il Canada ha cercato di porre fine alle gravi problematiche riscontrate nel proprio settore della difesa mediante un significativo aumento delle spese militari. Al contempo, Ottawa ha rimodulato la propria postura internazionale in senso maggiormente ostile al revisionismo cinese. La strategia di difesa nazionale rilasciata nel 2024 indica infatti le violazioni del diritto internazionale perpetrate dalle autocrazie come uno dei principali trend da contrastare, raccomandando la formazione di una forza militare capace e resiliente. Tuttavia, a dispetto di alcuni passi in avanti le spese per la difesa canadesi rimangono estremamente basse e le recenti riforme richiederanno tempo per la loro completa implementazione.
In conclusione, le ampie riserve di minerali critici e il robusto ecosistema di aziende attive nell’IA potrebbero risultare funzionali ad un incremento della collaborazione tra il Canada e il Pilastro II dell’AUKUS, ma un ingresso di Ottawa nel patto pare piuttosto improbabile nel medio periodo.

