La Corea del Sud ha sperimentato forti nevicate su tutto il territorio nazionale (tranne che a Busan e aree limitrofe). Il paese è stato colto alla sprovvista, causando numerosi incidenti stradali, e la quantità di neve caduta è stata tale e talmente rapida da aver provocato il crollo di diversi edifici. Il governo sembra essere lento nel reagire a questa situazione. E il discontento verso il presidente Yoon sembra aumentare in misura esponenziale. Che una nuova bufera politica si prospetti all’orizzonte?
La Chiesa Cattolica coreana si esprime contro il presidente
Mentre la neve cade sul paese, quasi due mila ministri coreani, tra preti e vescovi della confessione romana, hanno firmato una petizione per chiedere al parlamento coreano l’avvio della procedura di impeachment nei confronti del presidente Yoon, considerato da questi non adatto a guidare il paese. I toni usati dai ministri del culto sono evocativi e legati all’etica cattolica, significativi di una condanna più morale che politica o legata ad eventi specifici, nonostante il cattolicesimo giochi necessariamente un ruolo politico non indifferente. Di fatto, la Chiesa Cattolica coreana è stata significativa nello sviluppo democratico del paese, sin dall’occupazione nipponica ai movimenti democratici degli anni Ottanta. Nel 2020, l’11% della popolazione si professava cattolica, contro il 18% che si definiva protestante, di cui la maggior parte presbiteriana. È difficile identificare l’appartenenza religiosa di Yoon Suk-yeol, dal momento che è formalmente battezzato col nome Ambrosius, ma allo stesso tempo è vicino ad ambienti buddisti e protestanti, a tal punto che diverse voci lo accostano a una delle numerose sette diffuse nel paese.
La petizione da parte di ministri cattolici non è l’unica. Nel 2023, anche monaci buddisti hanno espresso il proprio disappunto verso Yoon, lamentando una maggiore attenzione di quest’ultimo verso le Chiese Cattoliche e Protestanti. Mentre nel caso delle persone professanti la religione cattolica è più immediato approssimarne il numero, e dunque traslarlo in preferenze politiche, nel caso del buddhismo questo è più complicato. Inoltre, anche persone che non si definiscono buddiste sono inevitabilmente influenzate dalla sua storica e tradizionale commistione con la cultura coreana. Infine, durante la settimana precedente alla petizione dei ministri cattolici, anche professori e professoresse della Seul National University, l’alma mater del presidente, ne hanno richiesto a gran voce le dimissioni, accusando l’attuale amministrazione di deficit democratico.
Lo stato del partito di governo non è dei più sereni di recente, soprattutto dopo le elezioni parlamentarie di giugno e i vari scandali legati alla first lady. Nel 2014, la tragedia del traghetto Sewol, affondato portando con sé le vite dei passeggeri e delle passeggere a bordo, fu la scintilla che accese in seguito le proteste delle candele, manifestazioni pacifiche contro l’allora presidente Park Geun-hye, financo a portarne all’impeachment. Durante quella tragedia, la più alta carica dello stato coreano è stata irreperibile per ore, soltanto per scoprire successivamente la sua partecipazione ad una setta sciamanico-cristiana. E adesso che la neve cade pesante sulla Terra del Calmo Mattino, il governo non ha attivato misure di emergenza per contrastarne gli effetti avversi. Già manifestazioni delle candele stavano avvenendo lontano dagli sguardi dei media principali del paese, molto verosimilmente a causa di una partecipazione non vicina al raggiungimento di una massa critica. Che la scesa in campo della Chiesa Cattolica coreana sia in grado di spostare l’ago della bilancia verso l’opposizione?

