L’intervento diretto della Corea del Nord nel conflitto ucraino rappresenta un banco di prova per l’Armata del Popolo Coreano, il cui impiego sul campo sta sfidando le tradizionali valutazioni occidentali che lo hanno sempre dipinto come una forza obsoleta ed inefficace. Aldilà della narrazione mediatica dominante, il coinvolgimento nordcoreano ci consente di analizzare con maggiore precisione le capacità operative di un esercito storicamente avvolto da una fitta coltre di segretezza.
IL SOSTEGNO DIPLOMATICO E MILITARE DI PYONGYANG
Il regime di Kim Jong–un, storico alleato di Mosca, ha costantemente manifestato il proprio sostegno all’espansionismo russo in Ucraina. Già nel 2017 la Repubblica Democratica Popolare di Corea riconobbe la Crimea come parte integrante della Federazione Russa, per poi appoggiarne le operazioni militari del febbraio 2022 e, pochi mesi dopo, estendere il riconoscimento alle autoproclamate repubbliche indipendentiste di Donetsk e Luhansk. L’ultima significativa intesa diplomatica tra i due Paesi risale al novembre 2024, con la ratifica di un importante accordo di cooperazione militare che prevede, peraltro, una clausola di mutua protezione, suggellando un’intesa strategica ormai consolidata.
Oltre al sostegno politico, Pyongyang ha fornito un contributo militare sempre più rilevante. Le prime forniture belliche risalgono con ogni probabilità alla fine del 2022, quando apparve evidente a Mosca che il conflitto si sarebbe protratto ben oltre le previsioni, rendendo necessario un supporto esterno per sopperire alle carenze produttive dell’industria bellica russa. I primi aiuti nordcoreani riguardarono forniture di munizionamento d’artiglieria. Tutt’oggi Pyongyang continua a fornire gran parte della propria produzione di munizioni all’alleato russo.
Dopo la firma degli accordi del novembre 2024, le forniture si sono ampliate, includendo obici semoventi, sistemi missilistici a corto raggio e l’invio stesso di uomini in sostegno dell’esercito russo, tuttora negato da Mosca e da Pyongyang.
Le motivazioni che spingerebbero Pyongyang a inviare i propri uomini in supporto alla Russia risiederebbero nelle condizioni stabilite dagli accordi bilaterali sopracitati. In cambio di quella che per Mosca rappresenta semplice carne da macello, il regime nordcoreano otterrebbe vantaggi significativi, tra cui l’accesso a sofisticate tecnologie satellitari russe e la possibilità di acquisire valuta estera per finanziare i propri programmi nucleari e missilistici. Oltretutto, la Corea del Nord potrebbe beneficiare della condivisione di tecnologia militare avanzata da parte di Mosca e di rassicurazioni riguardo al sostegno russo in caso di conflitto nella penisola coreana.
IL SUPPORTO SUL CAMPO: DISPONIBILITÀ E POSIZIONAMENTO
Secondo le stime ucraine, il contingente nordcoreano inviato in supporto alla Russia ammonterebbe tra i 10.000 e i 12.000 uomini inquadrati in cinque brigate di fanteria. Dopo aver ricevuto un addestramento sommario a Vladivostok, le truppe sarebbero state trasferite per via aerea per oltre 7000 chilometri nei pressi di Kursk, poste sotto il definitivo comando di Mosca, e qui avrebbero ricevuto uniformi ed equipaggiamento di fabbricazione russa, oltre a documenti d’identità falsificati che ne attesterebbero la provenienza dalla regione russa di Tuva, occultando ogni prova del coinvolgimento nordcoreano. Ad affiancare la truppa si stima la presenza di circa 500 ufficiali e tre generali nordcoreani. La dislocazione dei nordcoreani a Kursk, sembra essere stata pianificata per sfruttare questi ultimi come forza di attrito con assalti continui, impegnando continuamente le forze ucraine e permettendo così ai russi di concentrarsi su altre aree critiche del fronte. Il primo attacco nordcoreano alle linee ucraine risalirebbe al 4 novembre, e avrebbe confermato i timori occidentali già emersi ad agosto, quando erano stati rilevati movimenti di unità di Pyongyang nei pressi di Vladivostok. I 10.000 uomini stimati dal Pentagono schierati a circa 50 chilometri dal fronte ucraino, erano però inizialmente ritenuti parte di un contingente difensivo volto al presidio della regione oggetto della controffensiva ucraina avvenuta qualche mese prima.
TATTICHE, DOTAZIONE E DISCIPLINA
Le valutazioni raccolte dalle forze ucraine evidenziano la totale impreparazione dei reparti nordcoreani alla guerra moderna. Le tattiche impiegate risultano obsolete, risalenti a concezioni belliche di almeno quattro decenni fa e basate su avanzate frontali della fanteria prive di supporto meccanizzato, ma soprattutto, tali strategie trascurano del tutto il ruolo oggi determinante degli UAV a cui i nordcoreani sono totalmente inermi.
Nonostante l’approccio tattico superato, l’equipaggiamento standard in dotazione ai soldati nordcoreani appare qualitativamente persino superiore a quello medio russo. Gli arsenali sottratti ai caduti confermano la presenza di fucili d’assalto AK-12 con una decina caricatori, un numero compreso tra le cinque e le dieci granate, svariate mine ed una versione aggiornata dello zaino tattico russo contenente riserve scarsissime di acqua e viveri. La sorprendente mobilità delle truppe di Pyongyang, agevolata dall’assenza di corazze e giubbotti antiproiettile, rende questi combattenti bersagli particolarmente difficili da colpire persino per i droni.
Sul piano disciplinare, i soldati nordcoreani si distinguono per una resistenza fisica e mentale nettamente superiore rispetto ai logorati ranghi russi. La loro assoluta dedizione agli ordini ricevuti li porta a condurre assalti frontali suicidi. Numerosi rapporti riferiscono di soldati nordcoreani che, anziché arrendersi, hanno preferito farsi esplodere con delle granate.
L’indottrinamento ideologico sembra rivestire un ruolo centrale nel comportamento di queste unità. Secondo alcune testimonianze, gli stessi commilitoni eliminerebbero i compagni feriti pur di evitare che cadano prigionieri, così come i russi avrebbero aperto più volte il fuoco sui nordcoreani in ritirata, nel timore che con la loro cattura potessero rivelare la loro effettiva identità. Nell’ambito del ruolo rivestito dalla propaganda, sono stati rinvenuti degli appunti sui corpi dei caduti, nei quali si esalta la superiorità della Corea del Nord e la volontà di volersi sacrificare per la gloria della propria Patria ad ogni costo.
A screditare questo presunto fanatismo ideologico intrinseco ai soldati nordcoreani, vi sono alcune indiscrezioni confermate sia dal NIS che dall’ex Consigliere per le comunicazioni sulla sicurezza nazionale della Casa Bianca J. Kirby. Sembra che i soldati nordcoreani siano costretti dagli alti comandi a compiere l’impensabile pur di evitare la cattura. Essere fatti prigionieri dagli ucraini comporterebbe gravissime ritorsioni nei confronti delle proprie famiglie.
Particolarmente rilevanti sono alcuni documenti trovati sui corpi degli ufficiali, tra cui registri disciplinari che riportano punizioni per reati come il furto di cibo dai rifornimenti o l’esitazione nel compiere gli assalti suicidi. A ciò si aggiungono i rinvenimenti di alcune annotazioni che suggeriscono un tentativo di adattamento alla minaccia degli UAV. Una delle strategie inscritte -confermata dagli ucraini- prevede che un soldato funga da esca attirando l’attenzione del drone, consentendo ai compagni di eliminarlo tramite colpi ravvicinati.
CHI SONO I SOLDATI NORDCOREANI IN UCRAINA? UN’ANALISI DEI PRIGIONIERI CATTURATI
Sebbene le notizie che filtrano dalle maglie del regime nordcoreano siano scarse, secondo il NIS le cinque brigate nordcoreane sarebbero formate prevalentemente da coscritti richiamati nelle liste di leva a partire dai 17 anni. Il periodo di servizio obbligatorio si aggirerebbe attorno agli otto anni, il che spiegherebbe la grande resistenza fisica e mentale della truppa, nonché le buone capacità di combattimento riscontrate dagli ucraini.
Proprio in virtù della scarsa conoscenza che si ha di questi soldati e della difficoltà estrema nel farne prigionieri, le truppe ucraine hanno intrapreso per oltre un mese una missione volta alla cattura di almeno un nordcoreano. Come riportato in un’intervista del Kyiv Independent, l’operazione che a metà gennaio ha portato alla cattura di due soldati nordcoreani è stata costellata da numerose difficoltà. I due prigionieri erano infatti rimasti feriti nel corso dei combattimenti e giacevano sul campo di battaglia; le operazioni di cattura, in entrambi i casi, si sono rivelate particolarmente complesse, per via dell’immediata reazione russa. Pur non avendo mai sparato un solo colpo prima, nel momento in cui i comandi russi hanno intuito le operazioni di recupero dei militi, hanno aperto il fuoco in un deliberato tentativo di impedirne la cattura.
I due prigionieri si trovano attualmente sotto custodia dei servizi segreti ucraini e sono soggetti a numerosi interrogatori atti a estrapolare loro quante più informazioni.
Uno dei soldati, identificato come Lee Jong Nam, classe 1999, sergente venticinquenne, arruolato nel 2016, prestava servizio in un plotone di ricognizione come tiratore scelto. La sua prima missione in combattimento risale all’8 gennaio, durante la quale era rimasto ferito alla mascella. Tutti gli altri membri della sua unità, composta da sette uomini, sono rimasti uccisi nel corso delle operazioni precedenti la cattura.
Il secondo prigioniero, classe 2005, rimane tuttora non identificato. In un’intervista fatta dai media ucraini ha dichiarato di essere rimasto ferito sul campo per “tre, quattro o cinque giorni”. Ha inoltre ribadito che il nome riportato sulla sua tessera militare russa era falso. Il soldato ha rivelato di essere convinto di trovarsi nel bel mezzo di un’esercitazione. Stando ad una recente dichiarazione dei prigionieri, molti dei suoi commilitoni sarebbero persino stati convinti di star combattendo contro truppe sudcoreane. Ciò rappresenta l’ennesima prova degli atti deliberati d’inganno ai danni dei propri soldati da parte del regime nordcoreano, alimentando ulteriormente il senso di ambiguità che circonda i vertici militari.
LA SITUAZIONE ATTUALE
Secondo Seth John, accademico presso il Center for Strategic and International Studies, le perdite nordcoreane risultano difficili da quantificare con esattezza. Tuttavia, egli stima che possano aggirarsi tra il 30% e il 50% del totale, con almeno 1.000 uomini uccisi nel corso delle operazioni. Le cifre variano a seconda delle fonti: il NIS sudcoreano, ad esempio, sostiene che Pyongyang abbia perso circa 300 uomini, con 2.700 tra feriti e dispersi, mentre per Kiev il numero delle perdite ammonterebbe a 4.000 uomini.
In ogni caso, le perdite sono ingenti, principalmente a causa della minaccia rappresentata dai droni e dalla barriera linguistica tra nordcoreani e russi, che complica significativamente il coordinamento sul campo.
Proprio a fronte dell’elevato costo umano, secondo i report ucraini, il contingente nordcoreano sarebbe stato temporaneamente ritirato dal fronte per reintegrare il personale e ricevere ulteriore addestramento, probabilmente focalizzato sulla lotta contro gli UAV. Si vocifera inoltre un possibile nuovo invio di truppe da parte di Pyongyang, in ottemperanza agli accordi di cooperazione militare ratificati lo scorso novembre.
Stando a un articolo pubblicato dalla BBC il 7 febbraio, il contingente nordcoreano sarebbe già tornato in combattimento, tuttavia la notizia rimane da confermare.Per quanto l’intervento nordcoreano non risulti essenziale nel determinare l’esito del conflitto russo-ucraino, esso ci offre spunti interessanti sotto molteplici prospettive, non solo per l’organizzazione stessa del corpo militare nordcoreano, ma anche nell’ambito di un’analisi geopolitica più ampia. Il dispiegamento nordcoreano in Ucraina sta già producendo effetti rilevanti: le truppe stanno acquisendo esperienza diretta sul campo di battaglia moderno, colmando decenni di arretratezza tattica. Allo stesso tempo, l’impiego del proprio arsenale in un conflitto ad alta intensità permette a Pyongyang di valutarne l’efficacia e individuare eventuali limiti. Pyongyang, col crescente sostegno russo, potrebbe affermarsi in futuro come un attore regionale rilevante in Oriente ed amplificare il proprio peso sul piano internazionale.

