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13/02/2025
Cina e Indo-Pacifico

La strategia nucleare di Kim: quali messaggi e implicazioni dalla visita agli impianti dell’uranio. Parte 2

di Tommaso Tartaglione

L’inedita pubblicazione di fotografie di Kim Jong-un in visita a siti di arricchimento dell'uranio non solo testimonia un decisivo cambio nella strategia comunicativa del regime nordcoreano, ma certifica anche il fallimento delle sanzioni internazionali. In un contesto di crescenti tensioni globali, Pyongyang rafforza la propria posizione nucleare e si propone come attore chiave nel triangolo strategico tra Russia e Cina, mentre l'invio di reparti speciali in Ucraina e il perfezionamento del programma missilistico ridisegnano gli equilibri dell'Estremo Oriente, in attesa della prossima amministrazione americana.

L’inedita pubblicazione di fotografie di Kim Jong-un in visita a siti di arricchimento dell’uranio non solo testimonia un decisivo cambio nella strategia comunicativa del regime nordcoreano, ma certifica anche il fallimento delle sanzioni internazionali. In un contesto di crescenti tensioni globali, Pyongyang rafforza la propria posizione nucleare e si propone come attore chiave nel triangolo strategico tra Russia e Cina, mentre l’invio di reparti speciali in Ucraina e il perfezionamento del programma missilistico ridisegnano gli equilibri dell’Estremo Oriente, in attesa della prossima amministrazione americana. 

La prima parte di questo articolo è consultabile al seguente link: http://localhost/corea-del-nord-kim-jong-un/

Le implicazioni internazionali

Infine, oltreconfine, le centrifughe rappresentano un messaggio anche verso gli Stati Uniti e la comunità internazionale, ovvero il fallimento delle sanzioni internazionali adottate dall’ONU sin dagli inizi delle sperimentazioni atomiche del Nord. Pyongyang è infatti riuscita, malgrado embarghi, sanzioni e controlli stringenti sulle importazioni nazionali, a raggiungere lo stato di potenza atomica effettiva (ed irreversibile, secondo la stessa costituzione nazionale emendata di recente). In tal senso, Kim vuole mostrare che le sue intenzioni, ovvero il perseguimento della capacità nucleare intercontinentale, non sono da ignorare, ma da prendere sul serio. Allo stesso tempo, Pyongyang ha guardato anche all’attuale situazione internazionale, potenziando la propria posizione in base alle recenti alleanze.

Grazie all’aumento delle tensioni mondiali e regionali, Kim Jong-un è riuscito a far competere tra loro Russia e Cina per le potenzialità del Regno Eremita all’interno del contesto asiatico-pacifico. Ciò ha permesso a Pyongyang di inserirsi nell’asse Mosca-Pechino, sfruttandone le necessità e gli imperativi strategici. L’alleanza con il Cremlino appare infatti strumentale ad interessi di medio termine che a una strategia di lungo periodo, fungendo da contrappeso agli obiettivi di Zhongnanhai, che non può permettersi di perdere il suo unico alleato nella regione, prezioso stato cuscinetto per i suoi confini.

In questo scenario, la collocazione geografica strategica, la dotazione nucleare acquisita e un’industria bellica in espansione della Corea del Nord sono tutte carte rilevanti alla luce della sempre più intensa competizione tra Pechino, Mosca e Washington.

Tutto in attesa dell’arrivo della seconda presidenza Trump, già interessata alla questione in virtù dei precedenti tre incontri svoltisi tra il 2018 e il 2019 a Singapore, ad Hanoi e a Panmunjom. Data l’esperienza pregressa sul caso, complice inoltre la nomina di Alex Wong, negoziatore sulla denuclearizzazione di Pyongyang durante i primi contatti tra le controparti, a vice consigliere per la Sicurezza nazionale, è probabile un tentativo di riavvicinamento della Casa Bianca verso Palazzo Mansudae. Questo nonostante i grandi cambiamenti intercorsi dalla fine, nel 2019, del dialogo USA/DPRK. In prospettiva di future discussioni, Kim ha già fatto la prima mossa.

Il 31 ottobre la Corea del Nord ha effettuato un test di lancio di un missile balistico intercontinentale, il Hwasong-19. Rispetto ai modelli precedenti, già in grado di raggiungere le coste degli Stati Uniti, questo risulterebbe più lungo rispetto agli altri ICBM finora lanciati. Oltre a spiegare la maggiore altitudine e i tempi di volo più prolungati, l’aumento di lunghezza e capacità di carico potrebbe consentire alle forze missilistiche nordcoreane l’integrazione di testate MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles), ampliando così il potenziale distruttivo con il lancio di un solo missile. Questa tecnologia, tra le più ambite dal regime, è oggetto di intense ricerche almeno dal 2021, nonostante vari fallimenti e malfunzionamenti.

Sebbene sia improbabile che le forze armate nordcoreane dispongano di tale capacità, già nel luglio dello stesso anno, durante un test finalizzato a sperimentare un missile avanzato a testata multipla, alcuni osservatori hanno sottolineato come quell’esperimento abbia fornito dati tecnici preziosi per il miglioramento e lo sviluppo progressivo della tecnologia MIRV. Tra questi, Vann Van Diepen, esperto di armamenti nordcoreani ed ex funzionario del Dipartimento di Stato statunitense, ha stimato che tale obiettivo potrebbe essere raggiunto nel giro di pochi anni. Il nuovo Hwasong-19 è potenzialmente quindi diretta conseguenza di quanto raccolto, in termini di risultati e dati, da precedenti test di questo tipo, indicando passi in avanti nell’ottenimento di maggiore controllo e flessibilità nel volo e una più robusta capacità di second-strike in caso di attacco.

Ugualmente allarmante appare l’invio di reparti speciali dell’esercito nordcoreano in Ucraina come supporto militare e logistico alle truppe russe nella regione di Kursk. Seul si è già detta disponibile ad aumentare il proprio supporto verso Kiev e ad inviare esperti militari per ottenere maggiori informazioni sulle forze nordcoreane presenti sul fronte di guerra, non escludendo, almeno in via ipotetica, la possibilità di un futuro contributo militare, sia di natura difensiva che offensiva. Ciò però porterebbe ad un ulteriore e più grave inasprimento dei rapporti tra Russia e Sud Corea, con il Cremlino che potrebbe intervenire maggiormente a supporto del regime di Pyongyang qualora vi fosse un’intensificazione delle ostilità lungo il 38° parallelo, magari accelerando gli scambi tecnologici, già comunque presenti, nel settore bellico e nucleare, con il rischio di accrescere la brinkmanship atomica di Kim.

Considerati questi rischi e alla luce della crisi politica senza precedenti in Corea del Sud, segnata dall’arresto del presidente Yoon Suk-yeol, già oggetto di procedura di impeachment, appare plausibile che l’eventuale insediamento di una nuova amministrazione democratica, più propensa alla distensione con Pyongyang, possa adottare una postura diplomatica parzialmente diversa. Tale cambiamento potrebbe concretizzarsi nel mantenimento del sostegno umanitario all’Ucraina, ma con una probabile chiusura rispetto alle ipotesi di un invio di armi a Kiev, opzione che non era stata scartata dall’attuale governo conservatore e che ora, dati gli eventi recenti, pare allontanarsi sempre più.

Il dilemma nordcoreano, troppo a lungo rimandato, rinnova la sua centralità all’interno dei nuovi equilibri dell’Estremo Oriente, rappresentando una sfida cruciale per la comunità internazionale e per il prossima gruppo dirigente statunitense, dato il rafforzamento della posizione di Pyongyang nello scacchiere regionale e internazionale, con conseguente (e momentaneo) rifiuto dei colloqui tra le due parti, già in parte tentati dall’amministrazione Biden senza particolari successi. Riportare al tavolo delle trattative Pyongyang costituirà una sfida estremamente complessa e irta di ostacoli per la nuova amministrazione a stelle e strisce.

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