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22/11/2024
#USA2024, Cina e Indo-Pacifico

Donald e Yoon: i due Trump

di Alessandro Vesprini

Come nel resto del mondo, anche la Repubblica di Corea si prepara al secondo mandato Trump. Da una parte, il rapporto personale che il presidente americano ha portato avanti con il leader nordcoreano rischia di tagliare fuori Seul da possibili conversazioni che concernono la sicurezza della penisola. Dall’altra, forse più determinante della questione Pyongyang, la traiettoria della politica domestica sudcoreana antecedente alle elezioni può venire sostanzialmente modificata. Per comprendere gli effetti più profondi della seconda amministrazione Trump sulla penisola coreana nel lungo periodo, è opportuno dunque analizzare queste dinamiche domestiche.

Come nel resto del mondo, anche la Repubblica di Corea si prepara al secondo mandato Trump. Da una parte, il rapporto personale che il presidente americano ha portato avanti con il leader nordcoreano rischia di tagliare fuori Seul da possibili conversazioni che concernono la sicurezza della penisola. Dall’altra, forse più determinante della questione Pyongyang, la traiettoria della politica domestica sudcoreana antecedente alle elezioni può venire sostanzialmente modificata. Per comprendere gli effetti più profondi della seconda amministrazione Trump sulla penisola coreana nel lungo periodo, è opportuno dunque analizzare queste dinamiche domestiche.

Il Trump coreano

L’attuale presidente sudcoreano, Yoon Suk-yeol, ricopre la carica da marzo 2022, quando vinse le elezioni presidenziali con un margine inferiore all’1%. Inizialmente correva come indipendente, ma la vicinanza col maggiore partito conservatore del paese l’ha inevitabilmente portato a diventarne il candidato a poca distanza dalle elezioni. Durante la campagna elettorale, parte della stampa nazionale e internazionale l’ha definito il “Trump coreano” vista la sua vicinanza a posizioni conservatrici e le dichiarazioni contro Cina e Corea del Nord.

Finito sotto la luce dei riflettori durante lo scandalo che coinvolse la presidente Park Geun-hye ed esponenti dei conglomerati a direzione familiare sudcoreani, la sua popolarità è aumentata ulteriormente durante l’amministrazione Moon, quando questi lo nominò Procuratore Generale di Corea. Tuttavia, quando il democratico Moon Jae-in propose una riforma della magistratura, Yoon si oppose vivamente contro la proposta del presidente, aumentandone ulteriormente la visibilità. Durante questo periodo, l’allora procuratore generale godeva di ampi consensi presso l’opinione pubblica, ma non abbastanza da garantirne la vittoria. Questa, infatti, è stata possibile grazie al ritiro del candidato del secondo partito conservatore, nato a seguito dello scandalo Park e ritornato in seno al primo in occasione delle elezioni.

Dal 2022, il tasso di approvazione presso l’opinione pubblica è calato gradualmente, ma è precipitato a minimi storici a seguito della vittoria dei democratici alle elezioni parlamentari di aprile 2024. In più, diversi scandali legati alla first lady, l’imprenditrice Kim Keon-hee, tra cui l’accusa di manipolazione azionaria nei confronti di Deutsch Motor, concessionaria BMW, hanno portato a discussioni dai toni accessi nel parlamento coreano, ma non solo. La sconfitta del 2024 non è stata presa bene dal People Power Party, il partito dell’attuale presidente, ma quest’ultimo non sembra esserne affetto. Di fatto, Yoon non ha fatto dietro front su nessuno dei dossier caldi che stanno scuotendo la politica sudcoreana, tra cui la questione first lady o lo sciopero dei medici che si sta protraendo da quasi un anno.

Il dossier Pyongyang

La Corea del Nord rappresenta il dossier più caldo della politica estera sudcoreana e il principale filo conduttore tra Seul e la seconda amministrazione del Tycoon americano. I rapporti personali tra Trump e il leader nordcoreano hanno condotto ad una storica Dichiarazione Congiunta nel 2018, anno in cui l’allora presidente Moon Jae-in aveva portato avanti parallelamente la Sunshine Policy, la storica politica di appeasement condotta dai progressisti sudcoreani dalla presidenza Kim Dae-jung, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2001. La dichiarazione ha ricevuto responsi positivi nella pubblica amministrazione sudcoreana in quel frangente anche dal partito democratico, il quale ha nuovamente lodato l’iniziativa nel novembre 2024.

Dal 2018, i rapporti intercoreani sono mutati considerevolmente. Persino nei mesi conclusivi dell’amministrazione Moon, Pyongyang si è allontanata da Seul, situazione accentuata dall’invasione russa dell’Ucraina. Il 2024 segna un importante cambiamento nella politica estera nordcoreana, quando il regime dei Kim ha dichiarato il Sud come nemico a gennaio e ad ottobre ha modificato la costituzione per includere il termine all’interno della legge fondamentale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Durante la sua prima amministrazione, indubbiamente il tycoon ha avuto il merito di far sedere il regime al tavolo e a trattare, certamente anche favorito da un Sud incline, almeno dal punto di vista istituzionale, a tenere toni più distesi col Nord. Che Trump possa ora riuscire a replicare il “successo diplomatico” del 2018 con delle truppe di Pyongyang impegnate sul fronte ucraino è molto improbabile.

Il giro di boa della politica sudcoreana

Tuttavia, nel momento in cui la guerra nell’Europa orientale volgerà al termine, il contesto domestico del Sud potrebbe essere diverso. La seconda vittoria di Donald Trump deve mettere inevitabilmente i partiti progressisti delle cosiddette democrazie a stampo occidentale di fronte ai limiti posti da decenni di moderazione centrista. E i democratici sudcoreani non sono da meno. Difatti, all’Assemblea Nazionale, l’organo parlamentare della Corea del Sud, il partito democratico ha approvato l’abrogazione del piano per l’imposta sulle plusvalenze finanziarie ad inizio novembre 2024, dopo uno stallo durato quasi quattro anni. Questo fatto conferma la tendenza internazionale dei partiti progressisti a adottare misure non esattamente progressiste e, se continuativa, potrebbe portare il partito democratico ad una sconfitta alle prossime elezioni presidenziali.

Queste si terranno ad inizio 2027, poco più di due anni dal momento in cui questo articolo viene scritto. Già cominciano a vedersi gli effetti socioculturali della seconda amministrazione Trump: in America è aumentata l’attenzione verso il movimento 4B. Il movimento femminista sudcoreano suscita curiosità da diverso tempo al di fuori del paese e un eventuale incremento della sua rilevanza internazionale potrebbe avere degli effetti imprevedibili. Le differenze di genere all’interno della politica sudcoreana hanno un peso non indifferente e sono state determinanti nelle elezioni passate. Lo saranno sicuramente anche nelle prossime. Tutto questo in un contesto di profonda incertezza economica circa dazi e protezionismo che il tycoon ha promesso a più riprese in campagna elettorale.

In sostanza, il contesto internazionale della penisola coreana e quello domestico della Repubblica di Corea saranno inevitabilmente toccati dalla presidenza di Donald Trump. Corea del Nord e contesto socio-culturale, nonché economico, giocheranno dei ruoli fondamentali per determinare quale futuro è riservato alla Terra del Calmo Mattino. Tuttavia, vi sono ulteriori fattori esterni da tenere in considerazione, come la competizione sino-americana e i rapporti col vicino nipponico, ma anche questi saranno necessariamente intrecciati con il contesto domestico.


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