Con l’avvicinarsi della data prevista delle elezioni americane è necessario riassumere gli aspetti più importanti di questo evento, il quale innegabilmente coinvolge l’intero panorama internazionale. Il sistema americano è una macchina complessa e ben strutturata e dunque, in vista del 5 novembre, uno sguardo conclusivo agli elementi che caratterizzano tale organizzazione è utile per poter monitorare lo spoglio che avrà luogo nelle prossime settimane con più consapevolezza.
Martedì 5 novembre gli elettori americani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. È bene tuttavia non dimenticare, che le elezioni coinvolgono anche i 435 seggi della House of Representatives, i 6 membri senza diritto di voto del Congresso (il Distretto di Columbia, Porto Rico, le Marianne Settentrionali, Guam, le Samoa americane e le Isole Vergini americane) e 33 seggi del Senato, a cui si aggiunge un’elezione speciale in Nebraska per sostituire il Senatore repubblicano Ben Sasse dopo che questi ha comunicato le sue dimissioni nel settembre 2023, essendo stato nominato Presidente dell’università della Florida. Sebbene i cittadini americani maggiori di 18 anni abbiano, salvo gravi eccezioni, tutti diritto al voto, nel Paese è obbligatorio registrarsi per poter mettere in atto questo diritto. Da ultimi dati ufficiali gli elettori registrati sono intorno ai 187 milioni, circa 8 su 10 americani sopra i 18 anni.
I due principali candidati alla corsa presidenziale sono l’attuale Vicepresidente democratica Kamala Harris, con il Governatore del Minnesota Tim Waltz come suo Vicepresidente, e l’ex Presidente repubblicano Donald J. Trump, che presenta nel suo “ticket” l’ex Senatore dell’Ohio JD Vance come suo Vicepresidente. Gli altri candidati che gli americani troveranno sulla scheda elettorale sono: l’indipendente Cornel West, la rappresentante del Green Party Jill Stein e il rappresentante del Libertarian Party Chase Oliver. A questa lista si è sottratto l’indipendente Robert F. Kennedy Jr. il quale ha sospeso la sua corsa alla Casa Bianca lo scorso agosto dichiarando il suo supporto per Trump.
Sebbene il giorno ufficiale delle elezioni sia “il martedì dopo il primo lunedì di novembre” dal 1845, molti Stati americani ammettono il meccanismo dell’early voting via posta e/o di persona attraverso regole specifiche circa l’autorizzazione, che varia in ciascuno Stato. Il voto anticipato di persona è previsto in 47 Stati su 50, dunque tutti tranne Alabama, Mississippi e New Hampshire. Il voto anticipato via posta è ammissibile in tutti gli Stati, tuttavia, i 3 già menzionati insieme ad altri 9 richiedono motivazioni eccezionali per usufruire di questa opzione come, ad esempio, l’impossibilità di trovarsi sul territorio degli USA. Altri, al contrario prevedono l’invio automatico del ballot da poter inviare via posta a tutti gli elettori registrati. Alcuni Stati come quello di Washington, lo Utah e l’Oregon, ricevono la quasi totalità dei voti per posta. Appare dunque evidente come il sistema di voto vari sensibilmente sulla base dello Stato di appartenenza. Ad oggi sono 76.183.090 (dato in continuo aggiornamento) i voti per posta e/o di persona espressi in anticipo a livello nazionale.
Per quanto riguarda le elezioni del Congresso, la House of Representatives è attualmente a maggioranza repubblicana mentre nel Senato i democratici hanno raggiunto la maggioranza grazie ai 4 indipendenti che si sono allineati con il partito blu. Per “vincere” la House of Representatives è necessario dunque superare la maggioranza di 218 seggi e i nuovi membri serviranno per un mandato di 2 anni. Dei 34 seggi del Senato in lizza per le rielezioni, 23 sono democratici o indipendenti e i restanti 11 repubblicani. I senatori eletti avranno un mandato di 6 anni (tranne il 34esimo per il Nebraska che continuerà il mandato di Sasse per i restanti anni).
La corsa verso la Casa Bianca si basa invece sul sistema dei “grandi elettori” che sono 538 suddivisi in base alla popolazione di ciascuno Stato e il cui numero corrisponde alla somma dei 100 Senatori e 435 membri della House of Representatives a cui si aggiungono 3 elettori del Distretto di Columbia, secondo il 23esimo emendamento della Costituzione americana, pur non essendo direttamente le stesse persone che comporranno il Congresso. Per vincere le elezioni è necessario raggiungere la maggioranza di 270 grandi elettori. Gli elettori, in seguito, raccoglieranno i voti per Presidente e Vicepresidente nella capitale di ogni Stato il 17 dicembre nella riunione nota come “collegio elettorale”, che è prevista dalla Costituzione. Tali voti saranno successivamente conteggiati nella camera della House of Representatives il 6 gennaio 2025, validando il risultato delle elezioni. Infine, il/la nuovo/a Presidente entrerà in carica il 20 gennaio 2025: l’inauguration day.
Il peso del ruolo di ogni singolo Stato nel sistema elettorale è ulteriormente dimostrato dal fatto che ognuno di essi decide autonomamente come nominare i propri elettori. Attualmente, 48 dei 50 Stati (più il Distretto di Columbia) adottano un sistema maggioritario. Di conseguenza, tutti gli elettori vanno al candidato che raggiunge la maggioranza (sistema winner takes it all). Rappresentano un’eccezione il Nebraska e il Maine che hanno invece un sistema proporzionale: dal momento che gli elettori sono assegnati a ogni Stato in base al numero di seggi del Congresso, il “Congressional District Method” assegna un voto elettorale a ciascun distretto congressuale. Il vincitore di ogni distretto riceve un voto elettorale, e il vincitore del voto statale riceve i restanti due voti elettorali dello Stato. Una volta espresso dunque il voto popolare rispetto ai candidati per la Casa Bianca sono i grandi elettori che materialmente scelgono chi ricoprirà la carica di Presidente. A questo proposito, 33 Stati, a cui si aggiunge il Distretto di Columbia, hanno leggi che richiedono agli elettori di seguire il voto popolare per evitare una situazione di “elettore senza fede“. Queste leggi possono imporre sanzioni e l’annullamento del voto in Stati come la North Carolina, o la nomina di un elettore sostitutivo in stati come il Montana, il Nevada e Washington. Dato che gli elettori sono designati dai partiti o dai candidati, i casi di elettori non votanti sono rari, ma ce ne sono stati alcuni tra il più recente nel 2000 nella corsa tra Al Gore e Bush.
In aggiunta, mentre alcuni Stati sono considerati tradizionalmente “blue States” democratici o “red States” repubblicani, sebbene questi siano cambiati nel corso degli anni, la vera battaglia per i 270 elettori si gioca nei cosiddetti “swing States”. Questi Stati in bilico tra i due partiti sono: 3 nel Midwest, appartenenti al tradizionale “blue wall” ovvero Pennsylvania, Michigan e Wisconsin che tendono a votare per lo stesso partito, dal 1988 sempre stato quello democratico tranne nelle elezioni del 2016 dove la maggioranza andò a Trump; e 4 dalla regione della Sunbelt dunque l’Arizona, il Nevada, la North Carolina e la Georgia. Arizona, Georgia e North Carolina erano nel passato delle roccaforti repubblicane; in particolare in North Carolina Trump vinse sia nel 2016 che nel 2020 ma con un margine molto ristretto, mentre nel 2008 aveva vinto Obama. D’altro lato nel 2020 Biden fu il primo democratico a vincere la Georgia (dopo Clinton nel 1992) e l’Arizona (dopo Clinton nel 1996).
Infine, è bene ricordare che le elezioni presidenziali statunitensi sono indirette, di conseguenza è possibile vincere la maggior parte dei voti a livello nazionale (voto popolare), ma non vincere una maggioranza di elettori nel collegio elettorale. Nella storia degli Stati Uniti, questo è successo cinque volte di cui due molto recenti: nel 2000, il democratico Al Gore ha ricevuto 543.895 voti in più del repubblicano George W. Bush e nel 2016, la democratica Hillary Clinton ha ricevuto 2,86 milioni di voti in più del repubblicano Donald Trump.
In conclusione, il sistema americano presenta delle peculiarità interessanti che rendono le elezioni nel Paese un evento complesso da comprendere e da seguire nel giorno in cui le elezioni stesse prendono luogo, a partire dal fatto che, di fatti, le elezioni sono già in corso da alcuni giorni. Infine, è essenziale non sottovalutare l’importanza delle elezioni legislative che sono simultanee a quelle presidenziali, notoriamente più famose e discusse ma non per questo necessariamente più importanti per il futuro della politica interna ed estera americana con le sue conseguenze a livello internazionale.

