Con la messa in servizio della prima portaerei in configurazione CATOBAR costruita totalmente in patria, la Fujian, la Cina compie una mossa strategica nello scacchiere globale. Tuttavia, la messa a punto del nuovo gigante navale va oltre la mera espansione militare, ma mira a obiettivi diplomatici, tecnologici e geopolitici.
Con la recente entrata in servizio attivo della portaerei Fujian, la Cina si appresta a divenire uno degli attori preponderanti della regione dell’Indo-Pacifico aspirando a consolidare ulteriormente la propria influenza locale. Il vascello, varato nel 2022 e presentato ufficialmente lo scorso 5 novembre sull’isola di Hainan, presso la base di Sanya, permette di incrementare le capacità proiettive esibite dalla Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN). E, oltre ad adottare un sistema tecnologicamente avanzato di catapulte elettromagnetiche, l’entrata in servizio della portaerei in questione consentirebbe un significativo incremento delle capacità espresse dalla PLAN.
Ancora, il commissioning del vascello – alla cui cerimonia ha partecipato Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare cinese e Segretario generale del Partito comunista cinese – può essere interpretato come un ulteriore tassello nella complessa competizione attualmente in essere nel quadrante Indo-Pacifico.
L’avanzata tecnologica: la prima portaerei costruita interamente in Cina
Oltre alla Fujian, infatti, sono in servizio con la Marina cinese altre due unità navali di questo tipo: la Liaoning e la Shandong. Ciò nonostante, in questo caso la gigantesca imbarcazione è un prodotto interamente made in China. La flotta cinese acquisisce in tal senso una spinta alla modernizzazione grazie all’uso delle catapulte elettromagnetiche, un ponte di volo piano e una stimata capacità di spostamento di oltre ottantamila tonnellate.
Al netto di ciò, appare chiaro che il varo ed il successivo commissioning della Fujian costituiscono dei sostanziali passi in avanti, anche in considerazione del fatto che questa è la prima portaerei CATOBAR (Catapult assisted take off but arrested recovery) di Pechino.
Ancora, punto di indubbio interesse di questa nuova unità navale sono le cosiddette EMALS, di fatto un sistema di catapulte elettromagnetiche che, tra le altre cose, permettono di lanciare più velocemente anche velivoli dal peso maggiore. Si osserva come la portaerei “rappresenta per la Cina ciò che la classe Ford è per la US Navy: un laboratorio di potenza e tecnologia navale”. La PLAN può conseguentemente acquisire una più ampia versatilità grazie anche al dispiegamento di nuovi velivoli come gli AEW&C radar KJ-600, i nuovi caccia stealth J-35 ed i caccia J-15T. È essenziale dire che, pur essendo entrata in servizio, la Fujian necessita ancora di molteplici test e attività addestrative per essere pienamente operativa.
Dalla difesa territoriale all’ambizione globale
Impossibile non sottolineare l’apporto che la Fujian fornisce alle politiche strategiche della Repubblica Popolare: di fatto, l’entrata in servizio di una unità navale come la Fujian consentirebbe alla PLAN di rafforzare la propria capacità di proiezione di potenza nel quadrante. Tale evoluzione rende possibile un accesso più diretto alle principali rotte commerciali, dall’Oceano Indiano alle rotte pacifiche, fino ad arrivare a punti di snodo nevralgici in Africa orientale e Medio Oriente.
La messa a punto della nuova portaerei non risponde a esigenze solo ed esclusivamente militari, ma sono implicate anche rilevanti questioni politiche. La Fujian è un elemento essenziale che amplifica la capacità della PLAN di operare oltre le proprie acque territoriali che, in potenziali momenti di crisi, può coadiuvare persino le missioni di sicurezza e di evacuazione. Sono conseguentemente tutelate anche le molteplici infrastrutture di proprietà cinese, ad esempio quelle legate alla “Nuova via della Seta”. Secondo questa prospettiva la nave è diretta a rafforzare la diplomazia marittima cinese ponendosi al potenziale servizio di operazioni di cooperazione internazionale.
La reazione dell’Indo-pacifico e l’assetto regionale
Il varo della Fujian si inserisce in un contesto ricco di tensioni e la sua entrata in servizio è un tassello aggiuntivo alla preoccupazione avvertita dai vicini di casa della Cina nello scacchiere indo-pacifico. Di pronta risposta, i paesi allineati con Washington, primi tra tutti Giappone e Australia, hanno aumentato progressivamente la cooperazione navale con i membri del Quad e con gli Stati Uniti. Altri paesi, invece, come Vietnam e Filippine, temono sempre di più un’impossibilità nel mantenimento di un equilibrio regionale. Queste ultime, in particolare, guardano con maggior apprensione il perfezionamento della portaerei viste le tensioni in aumento con Pechino nel Mar Cinese Meridionale, come dimostrato anche dai recenti contrasti tra navi della guardia costiera.
La Fujian “consente alla Cina di estendere il proprio raggio operativo ben oltre la prima catena di isole”. Ciò nonostante, l’utilizzo da parte di Pechino della nave non si traduce in automatico in potere tangibile: la marina cinese è ancora immersa in un importante processo di sviluppo e ha una limitata esperienza pratica, specialmente in teatri operativi situati a grande distanza dalla Madrepatria.
Immagine di potere o mezzo di bilanciamento?
Al di là della tecnologia, la Fujian è un potente mezzo che veicola un messaggio duplice: una possibile interpretazione è che la Cina stia avanzando sia esternamente che internamente. Internamente, Xi Jinping definisce un’immagine solida di leadership legittimando al tempo stesso le politiche del Partito Comunista. All’esterno, la Repubblica Popolare non ha intenzione di tollerare una subordinazione alle altre potenze nel contesto marittimo internazionale. Il riferimento non può essere, ovviamente, che diretto agli Stati Uniti e ai loro alleati.
Tuttavia, un crescente perfezionamento della logistica marittima non è da considerare necessariamente come atto di militarizzazione aggressiva, ma può segnare anche la finalità di perseguire un equilibrio strategico. Sebbene ci si trovi di fronte a uno scenario di progressiva tensione, il costante sviluppo di una flotta cinese sempre più all’avanguardia è mirato ad assicurare l’immagine di una “grande potenza responsabile”. In definitiva, il varo, ed il successivo commissioning rappresenta un punto di svolta per gli obiettivi strategici della Repubblica Popolare Cinese nella competizione indo-pacifica. La Fujian esprime così una manifestazione di potere e un modello di prova strategico: la sua efficienza non dovrà derivare esclusivamente dalla sua superiorità tecnologica o militare, ma soprattutto dalla capacità di Pechino di renderla uno strumento di influenza politico e diplomatico nelle proprie scelte decisive.

