Mercoledì 13 maggio 2026, capi di Stato e di governo di quattordici Paesi dell’Europa settentrionale, centrale e orientale si sono riuniti a Bucarest per discutere il rafforzamento della sicurezza transatlantica. Il vertice multilaterale ha visto la partecipazione del Segretario della NATO, Mark Rutte, che ha avviato il confronto in vista del vertice NATO che si terrà ad Ankara il 7 e l’8 luglio 2026. Infatti, il rafforzamento delle capacità operative e il potenziamento delle industrie della difesa sono stati affrontati come temi preparatori del vertice in Turchia. Al vertice, inoltre, erano presenti il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il sottosegretario statunitense per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Thomas DiNanno.
Il comunicato stampa congiunto della NATO ribadisce la centralità dell’unità transatlantica e del rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica. Alla base vi è il principio di una “Europa più forte in una NATO più forte”, ritenuto essenziale per il sostegno a Kyiv. Il vertice configura il fianco orientale come “continuum strategico” che connette Artico, Baltico e Mar Nero mentre la Russia è definita come una “minaccia diretta e significativa”. L’intensificazione delle sue operazioni nella regione ha coinvolto quasi tutti i Paesi riuniti al vertice.
Tale dinamica si inserisce in una cornice strategica in cui il baricentro securitario si sposta verso il nord-est europeo. Polonia e Romania si propongono come “pilastri gemelli” della sicurezza atlantica, consolidando una leadership strategica che va oltre il piano simbolico. Questa evoluzione riflette infatti la possibilità concreta che Washington inizi a considerare il B9 come un nuovo centro di gravità della sicurezza europea.
La leadership polacco-romena
Il Bucharest Nine (B9) è un forum di cooperazione politica e di sicurezza che riunisce nove Paesi del fianco orientale: le tre Repubbliche Baltiche, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania. Istituito nel 2015 a seguito dell’annessione russa della Crimea, il formato B9 si pone come obiettivo quello di formulare una voce collettiva all’interno della NATO ponendo l’accento su temi quali difesa regionale, prontezza militare e resilienza contro minacce ibride. Il conflitto russo-ucraino del 2022 ha reso ancora più importante la presenza di questo cuscinetto strategico all’interno dell’Alleanza Atlantica nonché cruciale per comprendere come funzionano i meccanismi di sicurezza collettiva e provvedere l’allineamento tra le singole politiche di sicurezza nazionale degli Stati della regione agli obiettivi della NATO.
La flessibilità del formato e la sua non istituzionalizzazione rappresentano sia il suo punto di forza che quello di debolezza. Da un lato, il B9 permette ai suoi membri di riunirsi solamente per questioni urgenti o in prossimità di appuntamenti internazionali importanti come un vertice NATO. Ciò garantisce che le decisioni vengano prese in modo tempestivo e condiviso senza vincoli procedurali. Dall’altro lato, il formato non è una sottostruttura dentro la NATO. Il motivo è duplice: politico ossia evitare che il B9 sia percepito come elemento divisivo dentro e fuori dall’Alleanza Atlantica; e strutturale dato che i nove membri presentano priorità strategiche, politiche e militari differenti.
Polonia e Romania detengono la leadership del formato. I due Paesi convergono strategicamente sulle principali questioni di sicurezza regionale, dalla difesa del fianco orientale della NATO al sostegno all’Ucraina e alla gestione della minaccia russa. Per la Romania, il B9 sfrutta la sua peculiare collocazione geografica che le permette di essere contemporaneamente parte dell’Europa centrale, meridionale e orientale. Bucarest si proietta ad essere uno snodo militare grazie alla realizzazione in corso d’opera della base aerea NATO “Mihail Kogălniceanu” a Constanța. Avviato nel 2024, il progetto si estenderà per 2800 ettari e la sua capienza sarà pari a 10000 militari, consolidando la presenza atlantica nel Mar Nero e nel Medio Oriente.
Per la Polonia, il B9 è essenziale per la sicurezza europea e per il rafforzamento del fianco orientale della NATO. Varsavia considera il formato un partenariato strategico tra Europa centrorientale e Stati Uniti, ritenendo che solo l’unità transatlantica possa garantire deterrenza contro la Russia. Dal suo punto di vista, il ridimensionamento statunitense, emerso anche dopo l’annullamento del previsto dispiegamento di 4000 soldati statunitensi sul territorio polacco, come incentivo a rafforzare il fianco orientale. Inoltre, il B9 è una piattaforma politica che incentiva l’aumento della spesa militare. Il Presidente della Repubblica Polacca, Karol Nawrocki, ha definito la soglia del 5% del prodotto interno lordo (PIL) in spesa alla difesa “il minimo necessario”, concetto ribadito anche dagli altri Paesi al vertice.
La saldatura Est-Nord
I partecipanti hanno sottolineato l’importanza della cooperazione in materia di sicurezza lungo tutto il fianco orientale, così come la necessità, per la NATO, di focalizzarsi sulla difesa collettiva. Vengono richiamate, in questo senso, tre iniziative avviate a partire dal 2025 che riguardano in particolare i Paesi in esame: Baltic Sentry, volta a prevenire sabotaggi delle infrastrutture critiche sottomarine nel Baltico; Eastern Sentry, mirata a rafforzare il contrasto alle violazioni dello spazio aereo nel fianco est; Arctic Sentry, avviata a inizio 2026 per consolidare la presenza militare alleata nell’Artico e in Groenlandia, nel contesto delle tensioni legate alle mire espresse da Donald Trump sull’isola.
I partecipanti al summit hanno anche sottolineato, coerentemente con gli impegni citati, la necessità di un ruolo maggiore degli europei nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. Pur ribadendo, infatti, l’imprescindibilità del legame transatlantico per la tutela della propria sicurezza, è stata citata esplicitamente la prospettiva di una “NATO 3.0”, formula più volte espressa dal Presidente finlandese Alexander Stubb per descrivere l’evoluzione in atto dell’Alleanza. Essa si caratterizza sempre di più da maggiore equilibrio di responsabilità tra le due sponde dell’Atlantico e da un ritorno alla sua funzione originaria di deterrenza rispetto a una minaccia per la sicurezza proveniente da est.
Stubb ha inoltre inquadrato l’opportunità di un maggiore burden sharing nell’Alleanza alla luce del riorientamento americano verso l’Indo-Pacifico. Tale posizione è condivisa dagli altri Paesi nordici e che si traduce in impegni concreti di spesa: Finlandia al 3,2% del PIL entro il 2030, Svezia al 3,5% entro il 2030, Norvegia al 3,5% entro il 2035, Danimarca già attestata sul 3%. Il Presidente finlandese, al contempo, si è detto ottimista sulla possibilità di evitare spaccature profonde con Washington circa il futuro dell’Alleanza.
I partecipanti al vertice hanno espresso anche una posizione comune sull’Ucraina, al netto della “astensione costruttiva” dell’Ungheria data dalla fase di transizione politica in atto. Il testo finale ha ribadito la necessità di una pace giusta e duratura, fondata su garanzie di sicurezza solide e credibili, e ha riconosciuto il crescente ruolo di Kyiv come security provider, concetto sottolineato in particolare da Stubb in un colloquio bilaterale con Zelensky. Il sostegno all’Ucraina viene considerato un investimento per la sicurezza, con l’impegno a portarlo avanti attraverso tutti gli strumenti disponibili, inclusa l’iniziativa PURL, . Su questo fronte, i Paesi nordici e baltici continuano a figurare tra i primi per entità del supporto militare fornito in rapporto al PIL.
Un nuovo baricentro?
L’intesa tra le cancellerie dei Paesi nordici e centrorientali sta ridefinendo il baricentro della sicurezza continentale dal tradizionale asse franco-tedesco verso un arco di Paesi che ricerca un legame transatlantico più operativo. Tale processo è spinto da due vincoli. Il conflitto russo-ucraino rende impossibile un ritorno allo status quo pre-2022. Al contempo, gli Stati Uniti traggono vantaggio da una coalizione europea più impegnata nella difesa, utile sia per ridurre il proprio coinvolgimento nel continente sia per spingere gli alleati europei occidentali ad aumentare le spese militari.
La frammentazione rappresenta la sfida più urgente per il B9 e si articola su tre livelli. Il primo, di natura strutturale, riguarda la difficoltà attuale di valorizzare i diversi ruoli dei Paesi membri all’interno della piattaforma. L’eterogeneità delle capacità dei vari Stati rischia di rendere il B9 un mosaico di urgenze e necessità piuttosto che una coalizione strategica. L’inclusione dei Paesi nordici in un formato B9+ rafforza le capacità operative della piattaforma, ma, al tempo stesso, ne diluisce ulteriormente la capacità di influenza nelle sedi euro-atlantiche. In tal senso, l’obiettivo è quello di trasformare convergenze minime in progetti concreti senza richiedere un’omogeneità politica.
Secondo, Polonia e Romania si pongono come Paesi guida del formato B9 ma fanno i conti con una situazione domestica polarizzata. Varsavia è guidata politicamente da una coabitazione complessa tra Presidente e Primo Ministro che sono impegnati in un acceso dibattito sui futuri finanziamenti destinati agli appalti nel settore della difesa. Il dibattito relativo al SAFE ne rappresenta un esempio significativo. La situazione di Bucarest appare ancora più delicata. Lo scorso 5 maggio è caduto il governo di Ilie Bolojan, figura vicina all’attuale Presidente della Repubblica, Nicușor Dan. Parallelamente, l’estrema destra romena — apertamente critica nei confronti del sostegno a Kyiv — continua a rafforzarsi ed è attualmente in testa nei sondaggi. Eventuali nuove elezioni rischierebbero di produrre una coabitazione conflittuale che mina la credibilità della politica estera romena.
Infine, la frammentazione del B9 proviene anche dalla diversità delle priorità politiche tra i suoi membri. Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria sono attualmente governate da forze politiche più concilianti nei confronti del Cremlino. Sebbene non siano in grado di alterare la linea del B9, la loro ambivalenza stride con i propositi del formato: sostenere l’Ucraina, aumentare le spese per la difesa nel quadro della NATO e migliorare l’interoperabilità delle forze. Anche l’Ungheria, pur mostrando recentemente segnali di maggiore distanza dal Cremlino, continua a privilegiare il Gruppo di Visegrád come principale strumento regionale ed è maggiormente impegnato a restaurare un dialogo con Bruxelles piuttosto che impegnarsi nel formato B9.
Dunque, l’ultimo vertice di Bucarest ha rappresentato un passo in avanti verso la creazione di uno spazio strategico integrato tra Artico, Baltico e Mar Nero. Sebbene non sia prioritario rendere la piattaforma un’organizzazione istituzionalizzata, la capacità dei Paesi B9 di contare dipenderà dalla loro volontà di superare differenze politiche e limiti strutturali traducendo la somma degli interessi nazionali in cooperazione duratura.

