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TematicheCina e Indo-PacificoIl sistema del credito sociale in Cina

Il sistema del credito sociale in Cina

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In Cina vengono sperimentate diverse varianti di sistemi di credito sociale, meccanismi che una volta a regime e uniformati su scala nazionale daranno vita ad un unico Sistema del Credito Sociale (shehui xinyong tixi). Questo strumento, la cui realizzazione richiede un ecosistema che implementi le più moderne tecnologie anche nei contesti quotidiani (dal riconoscimento facciale ai Big Data), permetterà a Pechino di fare un ulteriore importante passo verso la stabilità politico-sociale del paese ed il consolidamento del controllo del Partito Comunista Cinese (PCC). Il rovescio della medaglia, però, è quello della creazione di un vero e proprio sistema di sorveglianza di massa, il primo al mondo per sofisticatezza e diffusione.

Il Sistema del Credito Sociale, del quale oggi esistono diverse varianti in fase di test, si basa sostanzialmente su un meccanismo di premiricompense e sanzioni che dipenderanno dal comportamento dei cittadini. Se un cittadino cinese paga in ritardo una tassa, prende una multa, fa male la raccolta differenziata, suona il clacson senza motivo, gioca troppo ai videogiochi, o non pulisce il marciapiede di fronte al suo negozio, vedrà diminuire il suo rating sociale ed arrivare le punizioni. Con un rating sociale troppo basso non si potranno infatti ad esempio comprare biglietti aerei di prima classe, ottenere prestiti dalle banche, vivere in determinate zone, svolgere determinate attività e lavori, o addirittura lasciare il paese. La cosa più inquietante, quantomeno per noi occidentali con riferimenti ideologico-culturali completamente diversi, è che chi frequenterà persone che hanno un rating sociale basso potrebbe vedersi ridurre anche il proprio. Se si completa poi il quadro dicendo che il rating sociale diminuirà anche se si critica troppo il regime o se si partecipa ad organizzazioni invise al Governo, ecco che emergono chiaramente anche le potenzialità orwelliane del Sistema del Credito Sociale.

“Niente paura” però, una volta che il tuo credito sociale diminuisce puoi comunque recuperarlo facendo buone azioni come assistere gli anziani o fare volontariato per il Partito.

Il Sistema del Credito Sociale sta venendo testato non solo sui cittadini, ma anche sulle aziende. In questo caso i comportamenti presi in considerazione sono ad esempio la condotta finanziaria, il rispetto di norme a tutela dei lavoratori o dell’ambiente, ed eventuali frodi o episodi corruttivi. Il funzionamento è comunque sostanzialmente lo stesso: le aziende “brave” vengono premiate con agevolazioni in termini di prestiti ed appalti; mentre quelle “cattive” vengono punite con maggiori tasse ed ispezioni. I dubbi e le criticità sono in questo caso legate alla ancora poca chiarezza di norme, strutture, competenze di rating spesso sovrapposte, ed indicatori che fanno parte del sistema di Credito Sociale per le aziende. Inoltre, come molti fanno notare, un sistema di questo tipo che entro la fine del 2020 dovrebbe essere applicato anche alle aziende straniere, darebbe a Pechino la possibilità di agire in maniera sostanzialmente extra-giudiziale contro aziende considerate come scomodi concorrenti o nell’ambito delle guerre commerciali.

L‘annus mirabilis per delle finalizzazioni importanti di tali sistemi è proprio il 2020. Secondo i piani di Pechino, entro fine anno il Sistema del Credito Sociale per i cittadini dovrebbe essere infatti fortemente migliorato in termini di efficienza, diffusione e standardizzazione mentre, come già accennato, dovrebbe entrare in vigore anche quello per le aziende estere.

Ma qual è l’obiettivo di Pechino?

L’obiettivo ultimo del Governo cinese è quello della creazione di un database nazionale unico in cui far confluire dati di aziende e cittadini. Database che, una volta ottenuti tutti i dati disponibili, restituirà un punteggio ricavato da tutta una serie di indicatori, interazioni, comportamenti e calcoli algoritmici. Si tratta sostanzialmente di una classifica nazionale che potrà restituire in maniera univoca il rating sociale di persone ed entità che vivono ed agiscono nel territorio della Repubblica Popolare.

Il mezzo usato per ottenere questo risultato è quello della creazione di un sistema che da un lato istituzionalizza, digitalizza e diffonde ulteriormente i controlli e la loro pervasività; e che dall’altro spinge i cinesi a comportarsi bene ed in maniera “armoniosa”, dove armoniosa significa anche in linea con i dettami del PCC e senza attentare al suo status quo.

Se tutto funzionerà nel migliore dei modi (ma ci sono ancora parecchi dubbi e criticità sulle reali tempistiche del progetto), Pechino sarà in grado di controllare l’armonia del sistema su cui governa come mai prima d’ora. E anche se potrà forse mitigare alcune delle problematiche endemiche che affliggono la Cina, come scandali sanitari e contraffazione, il risultato probabilmente più significativo rimarrà comunque quello di poter garantire l’armoniosa condotta di cittadini ed aziende, con buona pace della porosità territoriale e culturale insita nei processi di globalizzazione.

Ma il coronavirus?

Una variabile che ha fatto capolino sul Sistema del Credito Sociale è però quella del coronavirus. La pandemia in atto, originatasi nella città di Wuhan, ha sconvolto i piani dell’intero Pianeta e verosimilmente anche quelli delle autorità cinesi per la realizzazione del Sistema. Tuttavia, proprio l’uso sperimentale di varie sue versioni ha permesso alla Cina di avviare il famoso “tracking via app” dei contagiati. Con qualche opportuna modifica l’infrastruttura del Sistema del Credito Sociale è stata infatti utilizzata per assegnare i cosiddetti codici salute. Attraverso questionari e telefoni cellulari le autorità hanno potuto mettere in piedi un sistema che permette ai cittadini “verdi” (non a rischio di essere stati infettati) di muoversi in alcune città molto più liberamente rispetto ai cittadini “gialli” o “rossi”.

Il tema è simile a quello che sta cominciando ad essere trattato anche qui in Occidente. Con la volontà di allentamento dei vari lockdown secondo molti esperti sarà infatti necessaria l’adozione di uno strumento in grado di mappare e monitorare i contagi e gli spostamenti dei cittadini. La scelta verso cui sembra indirizzarsi è quella dell’utilizzo di app mobili che funzionerebbero via Bluetooth. Il caso esempio che spesso viene fatto, quello della Cina (oltre quello della Corea del Sud).

Il problema è che, come abbiamo visto, anche in questo caso il “modello cinese” sembra funzionare grazie a delle peculiarità socio-tecno-politiche irriproducibili nei nostri contesti. Peculiarità che peraltro sembrano anche introdurre nuovi concetti di cittadinanza e nuove sfide in termini di sorveglianza e libertà personali. Capirlo potrebbe permetterci di usare in modo più efficace i tempi e le energie che stiamo dedicando ad immaginare la ripartenza.

Enrico Giunta,
IxC Informa

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