29/07/2026
Geopolitica, Medio Oriente, Relazioni Internazionali

Il triangolo Iran-Pakistan-Afghanistan e Le Nuove Vie Della Seta: il Balochistan

di Andrea Serino

La regione del Balochistan copre principalmente le aree confinanti tra Iran e Pakistan, ma anche una piccola porzione di Afghanistan. La maggior parte di territorio baloche si trova in Pakistan, e sin dalla nascita del paese nel 1947 la popolazione baloche, a fasi alterne, ha avviato una forte opposizione contro prima Karachi e ora Islamabad, chiedendo l’indipendenza della regione. Attualmente, il Balochistan inglobato nel Pakistan è un importante snodo marittimo del progetto cinese delle vie della seta, in quanto la città costiera di Gwadar è stata scelta come importante porto cinese e snodo per raggiungere l’Europa. Al tempo stesso, oltre a occupare un ruolo rilevante nello scenario internazionale, è assolutamente centrale nelle dinamiche regionali tra i tre paesi. Pertanto, il Balochistan oggi, a seguito della sua posizione geografica, sperimenta una forte tensione tra dinamiche geopolitiche internazionali e regionali. E questa dinamica potrebbe essere la ragione principale per cui la causa indipendista baloche non possiede la stessa notorietà di altre cause regionali, come quella curda.

Chi sono i balochi?

La popolazione baloche appartiene a un’etnia di origine indoeuropea che occupa una porzione di territorio che oggi si estende dall’Iran orientale al Pakistan occidentale, includendo alcune piccole aree dell’Afghanistan meridionale. Quest’area geografica si chiama “Balochistan”, in virtù del suffisso persiano -estan che non designa – come spesso viene detto – uno “Stato”, bensì una porzione di territorio nella quale abbonda qualcuno o qualcosa. Pertanto, il termine “Balochistan” indica la porzione di territorio abitata prevalentemente da individui appartenenti al gruppo etnico “baloche”. I balochi vivendo da millenni in queste aree sono stati soggetti alle varie dominazioni che hanno caratterizzato la regione. Nel 1758 i balochi riuscirono a svincolarsi all’egemonia dei Moghul indiani e dei Durrani afghani e si organizzarono nel “khanato indipendente di Kalat”, sotto Mir Nasir Khan. Con la colonizzazione britannica del subcontinente indiano, il khanato di Kalāt venne anch’esso inglobato nei domini indiani della Gran Bretagna. Il khanato di Kalat godeva anche del supporto di alcune tribù del Sistan-e Balochistan, ovvero il Balochistan occidentale, la cui sovranità era rivendicata dalla dinastia Qajar

L’indebolimento dell’egemonia coloniale inglese in India venne vista dal khanato baloche come una possibilità nel rivendicare la loro completa autonomia. Ma ciò rappresentava anche un’occasione per il nuovo sovrano iraniano, Muhammad Reza Khan o Reza Pahlavi, per estendere e consolidare l’autorità persiana anche sulla parte orientale dell’Iran. Il 1948 rappresenta un’altra data fondamentale nella storia baloche, in quanto, esattamente come era accaduto nella parte occidentale della regione, la creazione di un nuovo Stato ha segnato la fine dell’indipendenza baloche: la nascita del Pakistan. Nonostante Muhammad ‘Ali Jinnah avesse garantito a Mir Ahmad Yar Khan l’indipendenza del khanato, ufficializzata dall’Instrument of Accession, nel marzo del 1948 le truppe pakistane entrarono nella regione ponendo de facto fine al khanato di Kalat. Questo trauma o «tradimento» compiuto dal governo centrale pakistano sarà all’origine di una pesantissima insorgenza da parte della popolazione baloche, la quale danneggia tutt’oggi la stabilità interna del paese.  

Gwadar tra Pakistan e Cina: le nuove vie della Seta

Il 2013 è un anno assolutamente fondamentale nelle relazioni diplomatiche tra Cina e Pakistan, a seguito dell’inaugurazione del progetto noto come China-Pakistan Economic Corridor (CPEC). Il CPEC potrebbe essere considerato come il più importante corridoio della Belt and Road Initiative, ovvero il progetto economico cinese che mira ad aggirare l’egemonia marittima americana mediante l’utilizzo di vie terrestri. Il CPEC prevede principalmente la costruzione e il miglioramento dei collegamenti terrestri, aerei e marittimi del Pakistan, in modo da agevolare il trasporto delle merci cinesi in Pakistan. In questo modo, si andrebbe a impattare positivamente non soltanto su Islamabad, ma anche sui paesi confinanti.

Un ruolo di primo piano lo occuperebbe la città costiera di Gwadar, in virtù della sua posizione strategica sul mar Arabico. A tal proposito, la Cina ha deciso di fare del porto cittadino – il terzo porto pakistano per importanza – il suo hub principale nel progetto CPEC. In questo modo, Pechino aggirerebbe facilmente lo stretto di Malacca e risulterebbe anche più vicino non solo ai paesi dell’Asia centrale e occidentale, ma anche ai paesi dell’Africa occidentale. Il rafforzarsi delle relazioni tra Pakistan e Cina risente anche del lento processo di diffusione della cultura cinese in Pakistan, mediante la nascita ed espansione degli Istituti Confucio in tutto il paese. 

Allo stesso tempo, questa importante iniziativa economica cinese-pakistana non è ben vista da una parte della popolazione locale, in quanto se da un lato il progetto CPEC beneficerebbe il paese da un punto di prestigio internazionale, dall’altro la popolazione di Gwadar risente di problematiche relative alla polarizzazione sociale e allo sfollamento. Oltre a impattare negativamente sulla popolazione locale, il progetto è malvisto anche e soprattutto dai separasti balochi, primo fra tutti il gruppo del Balochistan Liberation Army. Quest’ultimo, oltre a evidenziare le criticità appena menzionate, vede nell’espansione dell’influenza cinese nella regione un ulteriore minaccia alla propria indipendenza. Tanto è vero che non sono mancati attacchi rivendicati dal BLA nei confronti tanto a personale cinese direttamente coinvolto o vicino al progetto quanto alla popolazione civile cinese in Pakistan (si pensi all’attacco condotto contro turisti cinesi all’aeroporto di Karachi nel 2024). Trattandosi di un gruppo che continua ad arrecare imponenti danni all’architettura di sicurezza pakistana, si può tranquillamente affermare che l’insorgenza baloche rappresentata dal BLA è, assieme alla questione spinosa della militanza uigura, ciò che rischia di sabotare seriamente l’apparente solidità dei rapporti sino-pakistani.

Iran-Pakistan-Afghanistan: da insorgenze locali ai traffici illegali

Se il progetto delle vie della seta inserisce de facto la regione del Balochistan in una posizione di primo piano riguardo le dinamiche geopolitiche globali, essa è anche al centro delle dinamiche securitarie, geopolitiche e anche socio-culturali di Pakistan, Afghanistan e Iran. Detto in altri termini, la regione del Balochistan è dove, paradossalmente, i tre paesi trovano il loro punto di incontro e anche di separazione. Venendo all’aspetto socio-culturale, questa regione ribadisce la centralità della cultura persiana in Asia meridionale: la popolazione che abita il Balochistan occidentale, nonostante si trovi giuridicamente e culturalmente in Iran, veste con il tipico shalvar-e qamiz e non è raro avvistare studenti pakistani venuti a studiare nelle grandi città della regione. Al tempo stesso, la popolazione locale è bilingue in farsi e in balochi. Ma è il Balochistan orientale dove è realmente possibile assistere a questa convivenza di culture simili tra di loro, in quanto la regione pakistana del Balochistan si incrocia e si sovrappone con la regione definita “Pashtunistan” dai nazionalisti pashtun. Tanto è vero che il capoluogo amministrativo del Balochistan pakistano e “capitale culturale” di tutta la regione, la città di Quetta, la cui maggior percentuale di abitanti è di etnia pashtun. Addirittura, alcuni studi antropologici evidenziano la quasi totale assenza di differenza tra questi due gruppi etnici, a seguito della loro storica vicinanza sociale. 

Venendo al problema della sicurezza, tutta la regione del Balochistan rimane altamente instabile e al centro di scontri diretti tra stati: infatti, sono avvenuti attacchi missilistici iraniani nel 2024 contro installazioni terroristiche, appartenenti al gruppo Jaish al-Adl che verrebbero ospitati nella parte di regione appartenente al Pakistan. Dopo la risposta pakistana nella parte iraniana, i due paesi hanno da subito intrapreso la strada diplomatica per la interruzione immediata delle ostilità.

Ma sono le decennali tensioni tra Afghanistan e Pakistan che rendono la regione del Balochistan rilevante in questo contesto regionale. Questo perché, il governo comunista afghano cappeggiato dal PDPA ospitava campi d’addestramento per combattenti balochi nell’Afghanistan meridionale. Una volta terminato l’addestramento, tutti questi combattenti tornavano nel Balochistan pakistano per combattere aspramente il governo. Pertanto, seppur secondario rispetto alle tensioni lungo la Durand Line (con cui il Balochistan si incontra), anche l’insorgenza baloche era ampiamente usata dal governo afghano per fare pressioni sulla sua controparte pakistana. Un altro elemento che conferma l’importanza della regione per i governi afghani è dato dalla sua rilevanza per la fazione afghana dei Taliban, i quali avevano formato un’importante shura nella città pakistana di Quetta. Inoltre, il Balochistan ospita sovente membri dell’organizzazione per disparati motivi, dal trovarsi un rifugio sicuro al rintanarsi per ragioni sanitarie. 

Di conseguenza, essendo al centro operativo e logicistico dei Taliban è diventata anche un ottimo “hub” per l’economia illegale del gruppo, prima fra tutte il traffico di stupefacenti. Però, bisogna sottolineare che lo stato di marginalità giuridico-economica della regione sia in Iran sia in Pakistan ha permesso il proliferare di una serie di attività illecite. È proprio di questi giorni il video di una serie di trafficanti nella regione che, in sella a delle moto, trasportano consistenti scorte di carburante. E in un momento storico in cui l’apertura dello Stretto di Hormuz e il conseguente commercio di energia è stato seriamente messo in discussione, questa scena – fortemente sottovaluta dal panorama mediatico – mostra la non-marginalità di questa regione. Soprattutto in un momento storico in cui il baricentro delle tensioni medio-orientali, le quali sono fondamentali per la vicinanza culturale e securitaria all’Italia, sembrerebbero spostarsi sempre di più in Asia meridionale. E due esempi di ciò sono il successo della mediazione pakistana tra USA e Iran e anche il rapporto sempre più crescente tra India e Israele

Il Balochistan come “hub” regionale?

In conclusione, il Balochistan sembrerebbe sperimentare una tensione che sussiste tra equilibri geopolitici internazionali, dinamiche socio-politiche e securitarie regionali. In virtù della debolezza di volontà decisionale interna, la causa indipendentista baloche sembrerebbe non godere della visibilità internazionale di cui godono altre cause regionali indipendentiste, come quella curda. Perché, se i curdi hanno approfittato della centralità geopolitica della guerra civile siriana e dell’invasione americana dell’Iraq per rilanciare la propria causa nazionalista; la causa indipendentista baloche risulterebbe essere invece schiacciata esattamente dalla crescente importanza dell’Asia meridionale. Però, il khanato di Kalāt continua a rimanere vivo nella memoria popolare baloche, come mostra la canzone popolare Dannah Pe Dannah di “Ustad” Akhtar Chanal Zahri. Per lui, Kalāt è «O Qallo Vatan-I Khān a Na, Da Takht-I Balochistan a Na»: Kālat è il paese del nostro Khan, è il trono del Balochistan.

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