Il Centro Studi Geopolitica.info ha avuto il piacere di intervistare l’Onorevole Paolo Formentini, deputato della XVIII e XIX legislatura e attualmente Vicepresidente della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei Deputati.
Con una solida esperienza politica e istituzionale a livello nazionale e locale, l’On. Formentini è stato negli ultimi anni una figura parlamentare molto attiva nel promuovere l’attivismo dell’Italia sullo scenario internazionale, con particolare attenzione alle dinamiche strategiche euro-atlantiche e indo-pacifiche.
Tra i temi affrontati nel corso dell’intervista, un posto centrale è occupato dall’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), il corridoio economico multilaterale annunciato nel 2023 in occasione del G20 di Nuova Delhi, che punta a collegare in modo integrato l’India, il Golfo Persico, il Medio Oriente e l’Europa attraverso reti ferroviarie, portuali e digitali.
L’Italia è tra i firmatari dell’accordo fondativo e ha recentemente nominato un inviato speciale per l’IMEC, l’Ambasciatore Francesco Maria Talò, a conferma della volontà politica di dare slancio alla partecipazione nazionale in questa grande infrastruttura globale.
Nel dialogo con il nostro Centro Studi, l’On. Formentini ha anche approfondito i lavori del Comitato permanente sulla politica estera verso l’Indo-Pacifico, istituito in seno alla Commissione Esteri tra il 2023 e il 2024, e da lui presieduto. Il Comitato ha condotto un’approfondita indagine conoscitiva, culminata in una risoluzione parlamentare votata all’unanimità, che ha contribuito in modo decisivo alla definizione di una prima strategia italiana verso una regione sempre più centrale negli equilibri geopolitici globali.
IMEC testimonia un segnale del crescente interesse italiano verso i mega progetti infrastrutturali globali, sempre più centrali nella definizione della politica estera internazionale.
In questo senso, qual è la prospettiva italiana rispetto all’IMEC? Quali fattori hanno motivato l’adesione al progetto e quali interessi specifici intendiamo tutelare o promuovere al suo interno?
IMEC è un corridoio fondamentale per il nostro Paese – ricordiamo che siamo la seconda manifattura d’Europa e rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la nostra proiezione economica e geopolitica. Il Presidente Trump ha già ribadito che il corridoio dovrà arrivare in Italia; non dobbiamo perdere questa occasione.
Il porto di Trieste, che è stato individuato come punto di arrivo naturale del corridoio, può diventare un vero e proprio snodo strategico nel Mediterraneo, con potenziali connessioni all’iniziativa dei Tre Mari e dunque anche all’Europa orientale e al Baltico.
Durante un recente intervento parlamentare, ho avuto modo di ribadire quanto IMEC sia cruciale non solo sotto il profilo commerciale, ma anche per la stabilizzazione del Medio Oriente, area che attraversa direttamente. Siamo convinti che questo progetto, se sostenuto con determinazione e coordinamento da parte del sistema Paese, possa contribuire alla pace nella regione e offrire prospettive di prosperità anche per l’Italia.
IMEC viene spesso, anche impropriamente, contrapposto alla Belt and Road Initiative cinese.
A suo avviso, cosa può offrire l’IMEC all’Italia che la BRI non è riuscita a garantire? Quali sono le opportunità economiche, geopolitiche e infrastrutturali più rilevanti per il nostro Paese all’interno di questo nuovo framework?
IMEC offre all’Italia nuove opportunità commerciali, ma bisogna anche ricordare che IMEC significa anche rinsaldare i rapporti all’interno dell’Occidente, e che svolgerà un ruolo fondamentale portando pace e prosperità in un’area complessa come quella medioorientale. A differenza di altri progetti, non nasce per proiettare la potenza di un paese tramite una via commerciale, ma per cooperare e portare più stabilità.
La sua vocazione multilaterale, testimoniata dalla firma dell’accordo fondativo tra Stati Uniti, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Unione Europea e Italia, è uno dei suoi punti di forza più evidenti. È un framework che valorizza le sinergie tra partner strategici, non solo dal punto di vista economico, ma anche in termini politici e di sicurezza.
In relazione al progetto IMEC, lei si è impegnato anche nelle attività del Comitato permanente sulla politica estera verso l’Indo Pacifico a partire dalla metà del 2023 fino alla fine del 2024, concludendo le attività con la redazione di un documento finale.
Può illustrarci gli esiti principali dell’indagine conoscitiva condotta? Come e quanto ritiene che il lavoro del Comitato abbia contribuito a rafforzare la consapevolezza politica e pubblica, del ruolo strategico dell’Indo-Pacifico per l’Italia?
Un merito del Comitato sull’Indo Pacifico che ho avuto l’onore di presiedere è sicuramente quello di aver affrontato per la prima volta nel Parlamento Italiano il tema dell’Indo Pacifico in modo organico e di aver fornito una solida base per elaborare una strategia italiana per quest’area sempre più importante.
I lavori del Comitato hanno visto la partecipazione delle ambasciate a Roma dei Paesi dell’Indo Pacifico, e sono stati seguiti con grande interesse.
C’è stata inoltre grande soddisfazione per la nomina dell’inviato speciale dell’Italia per l’IMEC: durante i lavori era emersa con forza questa necessità, e la Commissione aveva anche votato all’unanimità una risoluzione che chiedeva questa nomina. Questa risoluzione parlamentare dimostra quanto il tema sia stato condiviso trasversalmente. Oggi possiamo dire che, anche grazie a quel lavoro, l’Italia è più consapevole della sua collocazione strategica tra Mediterraneo e Indo-Pacifico e della necessità di essere protagonista e non spettatrice dei grandi processi geopolitici che coinvolgono quest’area.
Colgo l’occasione per augurare nuovamente buon lavoro all’Ambasciatore Talò.

