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Jersey, la prova di forza sulla pesca tra Regno Unito e Francia

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L’isola di Jersey è un baliato in mezzo alla Manica, a 20 km dalle coste della Normandia. Un’isoletta dipendente dalla Corona britannica che suo malgrado è diventato il centro del primo caso diplomatico tra il Regno Unito post-Brexit e la Francia. Oggetto del contendere sono quei diritti sulla pesca su cui si sono scontrati a lungo i due paesi (Parigi tramite la rappresentanza europea) durante le trattative per l’uscita di Londra dall’Unione europea.

Nella mattinata di giovedì si sono mobilitati diverse decine di pescherecci francesi giungendo al largo del piccolo porto di Saint-Helier, per protestare contro il sistema di attribuzione delle licenze di pesca deciso da Jersey. Una manifestazione con tanto di accensioni di fumogeni, lanci di torce e cori contro gli inglesi, il tutto non allo stadio ma in mezzo al mare. Alcuni giorni fa, infatti, sarebbero state autorizzate a pescare, nelle acque adiacenti l’isola, solo 41 imbarcazioni transalpine rispetto alle 344 richieste. Sarebbero, inoltre, stati imposti nuovi requisiti e limiti, per esempio sui giorni da rispettare, non concordati in precedenza. Per questo da Parigi si è alzata la voce del ministro del mare Annick Girardin, che si è detta pronta a “far rispettare le regole dettate nell’accordo già firmato”, ventilando, sempre giorni fa, l’ipotesi di staccare la corrente elettrica all’isola, rifornita per la quasi totalità da cavi sottomarini provenienti proprio dalla Francia.

Ma l’arrivo dei pescherecci al largo dell’isola, che di fatto hanno bloccato il porto per alcune ore, e un presunto speronamento ai danni di un’imbarcazione inglese hanno scatenato la reazione britannica. Dopo una telefonata tra il premier Boris Johnson e il primo ministro dell’isola John Le Fondré, sono state inviate due motovedette della Royal Navy, la Hms Severn e la Hms Tamar, a monitorare la situazione e a presidiare la zona. A quel punto anche Parigi non ha voluto esser da meno, mandando due navi della Marina come risposta, ma dopo qualche ora, nel pomeriggio, i pescherecci si sono ritirati dalle acque nei pressi di Jersey.

Una piccola escalation fatta da piccole dimostrazioni di forza, con i due governi che cercavano di capire fino a dove l’altro si potesse spingere. Ovviamente uno scontro non è mai stato preso in considerazione dai due attori, ma quello che resta è la tensione e la difficoltà dei rapporti sul tema della pesca, dal forte valore simbolico. D’altronde, l’accordo tra Londra e Bruxelles trovato la scorsa vigilia di Natale ed entrato in vigore il 1° gennaio 2021, era stato in bilico fino all’ultimo proprio per il nodo sulla pesca, a cui fin da subito Boris Johnson aveva riservato una particolare valenza politica. Nelle acque molto fruttuose britanniche dovevano entrare solo poche barche europee, secondo l’idea di BoJo. Un modo per dimostrare vicinanza ai pescatori del proprio paese e un’ottima mossa (quasi solo mediatica) per esaltare le qualità e le possibilità del Regno Unito, a cui l’Europa era costretta a chiedere permessi per non perdere i guadagni e l’occupazione per una filiera ben produttiva.

Lo stallo si era risolto con il benestare di Londra al proseguimento delle attività di pesca per le imbarcazioni europee nella zona tra le sei e le 12 miglia nautiche dalla costa britannica fino al 2026, pur con il fardello di dover richiedere le licenze, mentre la quantità di pescato, via via con il tempo, sarebbe diminuita. La decisione del baliato di Jersey sembrerebbe essere stata un’esagerazione di quanto stabilito, cosa per la Francia non ammissibile, nonostante proprio il piccolo governo isolano sostenga di aver “concesso licenze di pesca in conformità con l’accordo commerciale”. Non è un caso che Londra spalleggi questa posizione in una nota in cui dichiara: “L’accordo di Commercio e Cooperazione ha comportato modifiche degli accordi sulla pesca tra Regno Unito e Unione europea, le autorità di Jersey hanno facoltà di regolare la pesca nelle loro acque sulla base di questo accordo e le sosteniamo nell’esercizio di questo diritto”. La Commissione europea invece è del parere opposto ma comunque da Bruxelles invitano “alla moderazione e alla calma”.

Sono gli strascichi della Brexit e sono rischi calcolati dei governi, in questo caso quello di Londra e di Parigi, per saggiare le distanze di misura e su come e quanto poter tirare la corda provocando l’altro a determinati livelli. La cosa importante è che non ci sia un incidente più grave, anche casuale, dalle conseguenze impronosticabili.

Luca Sebastiani
Geopolitica.info

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