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Cambio di leadership in Giappone: chi è Kishida, il nuovo Primo Ministro

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Dopo l’inaspettato ritiro di Suga Yoshihide dalla corsa alla leadership del Partito Liberal Democratico (Pld), sono quattro i candidati che si sono sfidati nelle primarie del 29 settembre. A uscirne trionfante è stato Kishida Fumio, ex ministro degli esteri sotto Abe dal 2012 al 2017. A sorpresa, Kishida è riuscito a strappare la maggioranza dei voti nel ballottaggio contro il grande favorito Kōno Tarō (257 contro i soli 170 per Kōno). La conferma formale del nuovo leader del Pld alla carica di Primo Ministro avverrà nella sessione parlamentare prevista per il 4 ottobre.

Chi è Kishida e quale sarà la sua linea in campo di politica estera

Nativo di Hiroshima, Kishida è il leader di Kochikai, una delle fazioni più consolidate e meno polarizzanti del partito. Si tratta di una figura maggiormente integrata nell’establishment politico del partito, a differenza del candidato dato per favorito, Kōno Tarō. A determinare lo svantaggio di Kōno è stata probabilmente la sua reputazione di anticonformista e dissidente. Seppur godendo del tiepido supporto della fazione guidata da Asō Tarō, Kōno appare, infatti, come un personaggio indipendente che spesso agisce senza previamente consultare le fazioni del Pld. Kōno mantiene, inoltre, una posizione maggiormente liberale rispetto agli standard conservatori del partito. 

Pertanto, la vittoria di Kishida alla leadership del Pld conferma la preferenza dell’élite parlamentare di Tokyo per una cosiddetta “safe choice”, una scelta sicura che vada ad accontentare, quindi, un po’ tutti. In pratica, la priorità è andata alle dinamiche interne del partito, rispetto che a considerazioni sulla popolarità dei contendenti nell’opinione pubblica. Kōno, infatti, godeva di un maggior supporto popolare rispetto a Kishida. Nonostante il Pld sotto Kishida dovrà affrontare le elezioni generali a novembre, i partiti di opposizione rimangono frammentati e non sembrano avere candidati che possano sfidare la predominanza del Pld. Tale contesto spiega, quindi, perché il Pld non abbia sentito la necessità di cambiare, nonostante l’impopolarità dell’attuale governo tra l’elettorato. 

Anche in campo di politica estera, Kishida rappresenta una continuità con la linea precedente (in realtà tutti i candidati avevano mantenuto posizioni pressoché simili). Kishida si è pronunciato fortemente a favore della visione per un “Indo-Pacifico libero e aperto”, annunciata dall’ex primo ministro Abe nel 2016. È un ardito sostenitore di una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti, a cui il Giappone è legato attraverso un’alleanza militare, e con gli altri partner democratici in Asia e non.

Il nuovo leader del Pld è inoltre promotore di una linea forte nei confronti della Cina. Già nel 2013, Kishida aveva denominato la Cina il principale “pericolo” per il paese, ritrattando poi subito le sue dichiarazioni e ridefinendo Pechino una “preoccupazione” piuttosto che un “pericolo”. Durante la campagna elettorale, Kishida ha nuovamente espresso allarme verso il comportamento assertivo della Repubblica Popolare Cinese, seppur sostenendo l’importanza di mantenere il dialogo con Pechino. Ha sottolineato la necessità di rafforzare le capacità difensive del paese, in particolare quelle marittime, proprio per far fronte alle incursioni cinesi nelle acque territoriali giapponesi nel Mar Cinese Orientale. A tal proposito, Kishida sostiene la necessità di modificare le leggi che regolano la risposta della guardia costiera giapponese e la collaborazione di questa con le forze di autodifesa.

Kishida ha, inoltre, sottolineato l’importanza di riaprire il dibattito sulle capacità di colpire preventivamente basi missilistiche nemiche, una postura difensiva a cui è propenso. Si è poi espresso  a favore di una collaborazione con Taiwan, in caso di una situazione di emergenza nello stretto, e a sostegno della protezione dei diritti umani e delle libertà democratiche, affermando che, una volta eletto, promuoverà il monitoraggio delle attività di Pechino contro la minoranza etnica degli Uiguri. Infine, riguardo alla modifica dell’Articolo 9, le dichiarazioni di Kishida lasciano intendere l’ambizioso obiettivo di emendare la costituzione durante il suo mandato. 

Un Primo Ministro di continuità

Insomma, l’elezione di Kishida alla leadership del Pld e la quasi garantita vittoria alle elezioni generali di novembre confermano una continuità nella linea politica e strategica di Tokyo. Nulla è cambiato e, salvo sorprendenti risultati alle prossime elezioni, nulla cambierà. Tokyo continuerà a mantenere la stessa direzione imboccata negli ultimi anni.

Alice Dell’Era
Geopolitica.info

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