Dopo diversi secoli di tensioni diplomatiche e militari, a partire dagli anni Novanta la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese hanno forgiato una partnership finalizzata a contrastare l’unipolarismo statunitense. Tale intesa, per quanto solida, rimane tuttavia afflitta da diverse problematiche che hanno già determinato forti problemi in passato tra le due grandi potenze.
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Verso la partnership senza limiti
Il crollo dell’Unione Sovietica determinò un profondo mutamento della percezione reciproca tra Mosca e Pechino, le quali non si vedevano più come rivali regionali, bensì come potenziali partner sul nuovo sistema internazionale. Gli anni Novanta rappresentarono un periodo segnato da un commercio piuttosto limitato tra le parti, al quale fece da contraltare una forte crescita della collaborazione politica. In relazione al primo aspetto, la scarsa crescita del volume commerciale tra Mosca e Pechino risultava causata dalla debolezza economica russa e delle forti perplessità circa la qualità delle merci cinesi. Sotto il secondo profilo, la comune necessità di far fronte al momento unipolare americano determinò un grande riavvicinamento politico tra i due giganti. La visita del Presidente russo Boris Eltsin in Cina nel dicembre 1992 sancì l’inizio di tale processo mediante la firma “Dichiarazione Congiunta sulla Base delle Relazioni Reciproche tra Cina e Russia”. Il documento statuiva in particolare il divieto per entrambe le Nazioni di aderire ad alleanze militari passibili di cagionare danni agli interessi dell’altra, il riconoscimento russo della sovranità cinese su Taiwan e la reciproca opposizione a qualsiasi forma di politica egemonica.
Nello stesso anno, le parti siglarono un accordo di cooperazione tecnica militare, avviando proficue relazioni nel campo della sicurezza. Gli anni Novanta e Duemila videro la Cina acquistare grossi quantitativi di armamenti dalla Federazione Russa, i quali costituirono la base per lo sviluppo dei successivi sistemi d’arma usati dall’Esercito Popolare di Liberazione. Nel 1994 le parti migliorarono ulteriormente i propri rapporti a seguito del rilascio di una nuova dichiarazione congiunta la quale rimarcava la necessità di formare un ordine politico ed economico internazionale fondato sul reciproco rispetto dell’integrità territoriale e la non interferenza nei rispettivi affari interni. L’ascesa di Yevgheny Primakov al vertice del Ministero degli Esteri russo determinò un ulteriore miglioramento nei rapporti tra le parti, in linea con la politica del “concerto di potenze” portata avanti da quest’ultimo al fine di formare un argine all’unipolarismo americano. Nel 1996, le relazioni tra Mosca e Pechino vennero ulteriormente potenziate al livello di “partnership strategica”. Il documento indicava la reciproca opposizione all’egemonismo e alla politica dei blocchi, rimarcando il supporto per un sistema nel quale ogni nazione fosse libera di scegliere il proprio modello sociale interno, priva di interferenze esterne. Tale evento cementò ulteriormente l’allineamento tra le parti verso un comune obbiettivo, la formazione di un sistema multipolare, obbiettivo reiterato l’anno successivo mediante una dichiarazione congiunta in sede ONU.
L’ascesa di Vladimir Putin ha comportato il completamento del processo di riavvicinamento politico iniziato con Eltsin mediante la firma di un Trattato di Cooperazione e Buon Vicinato nel 2001. Essa ha contestualmente sancito un notevole incremento della cooperazione militare tra le parti espresso mediante lo svolgimento delle prime esercitazioni militari congiunte nel 2003, nonché un forte aumento del volume degli scambi commerciali tra le parti. A partire dai primi anni Duemila la Federazione Russa ha esportato verso la Cina grosse quantità di combustibili fossili e gas, importando contestualmente prodotti manifatturieri. A dispetto della grande collaborazione tra i due paesi, tale periodo, ancora caratterizzato da relazioni piuttosto cordiali tra Mosca e l’Occidente, vede la Russia ancora poco disposta a sacrificare il proprio interesse nazionale in favore di Pechino. Il costante reverse engineering operato dalla Cina nei riguardi dei sistemi d’arma importati dalla Russia spinsero, infatti, quest’ultima a ridurre significativamente il proprio export di armi verso il Dragone a partire dal 2006. Nonostante le problematiche sul fronte dell’export militare, a livello diplomatico la collaborazione tra le parti si intensificò mediante il reciproco coinvolgimento nel più ampio contesto multilaterale dei BRICS. Attraverso tale piattaforma, le due Nazioni reiterarono il proprio supporto per un sistema internazionale multipolare, premendo contestualmente prima per una riforma delle Nazioni Unite e delle principali istituzioni finanziarie volta a concedere maggiore spazio ai paesi in via di sviluppo, poi mediante la formazione di istituzioni alternative.

Il 2014 rappresenta uno spartiacque nella storia delle moderne relazioni tra le due nazioni in virtù dello scoppio del conflitto russo ucraino. L’insorgere delle ostilità con Kiev e il conseguente deterioramento dei rapporti con l’Occidente, culminato con l’adozione di pesanti sanzioni economiche, ha infatti determinato un generale ri-orientamento della politica estera russa verso la Cina. Ciò si è concretizzato mediante un massiccio incremento delle esportazioni energetiche di Mosca verso Pechino, nonché tramite la ripresa di trasferimenti di armamenti su vasta scala a dispetto delle precedenti problematiche relative al rispetto della proprietà intellettuale russa. Al contempo, la Federazione Russa è stata inserita nell’ambito del progetto cinese della Bealt and Road Initiative e a partire dal 2016 le esercitazioni militari congiunte tra le due nazioni sono inoltre aumentate del 50%. Tale processo di avvicinamento diplomatico ha visto il proprio culmine nel febbraio 2022, quando le due nazioni hanno identificato le proprie relazioni come una partnership senza limiti.
La “prova” della guerra
L’invasione russa dell’Ucraina lanciata nel febbraio 2022 ha visto la Cina assumere una postura piuttosto cauta. Sotto il profilo diplomatico, Pechino non ha sostenuto l’invasione, rimarcando il proprio supporto per l’integrità territoriale ucraina, pur accusando l’Occidente di aver fomentato il conflitto mediante il processo di espansione della NATO. In relazione all’impatto materiale della Cina sul conflitto, Pechino ha posto in essere misure volte a prevenire un completo crollo dell’economia russa, rifiutandosi di aderire alle sanzioni imposte a Mosca. Il commercio tra le parti ha visto, inoltre, un significativo incremento dovuto al forte aumento di importazioni di idrocarburi russi da parte della Cina, la quale ha contestualmente proseguito l’export di materiali dual use technology atti a sostenere lo sforzo bellico di Mosca. D’altro canto, il Dragone si è ben guardato dal compromettere i propri rapporti commerciali con l’Occidente, principale destinatario delle merci cinesi. La Cina ha, infatti, largamente rispettato i termini delle sanzioni, riducendo contestualmente i propri legami con Mosca in numerosi settori. Il sistema di pagamento cinese Union Pay ha vietato di impiegare le proprie carte di credito nei terminali delle banche russe sanzionate e Pechino ha contestualmente azzerato i propri investimenti legati alla BRI in Russia. La Cina ha altresì bandito l’export dei propri droni sia verso la Federazione Russa che verso l’Ucraina, rimarcando la propria volontà di non venire coinvolta nel conflitto. Anche sul fronte energetico, Pechino è parsa più approfittare della difficile situazione russa dovuta alla perdita del mercato europeo, piuttosto che supportare effettivamente Mosca. L’incremento dell’import cinese di gas e idrocarburi russi è stato dovuto in larga misura ai prezzi fortemente scontati offerti dalla Federazione Russa. Viceversa, i tentativi di Mosca di incrementare ulteriormente i legami energetici mediante la costruzione di nuovi gasdotti si è arenato di fronte ai prezzi proposti dalla Cina, giudicati irragionevoli dalla Russia. In ultima analisi, dopo due anni di crescita il commercio tra le due nazioni è calato significativamente all’inizio del 2024, in virtù dell’imposizione di sanzioni secondarie da parte delle nazioni occidentali. Inoltre, dall’inizio del conflitto la Cina ha fornito all’Ucraina grosse quantità di acciaio, estremamente funzionali a sostenere gli sforzi bellici di Kiev.
Le relazioni tra Cina e Russia sono state storicamente segnate da interessi divergenti, relativi alle rispettive proiezioni di potenza sul continente asiatico, o a forti asimmetrie nelle rispettive posture assunte sul sistema internazionale, nonché da una forte sfiducia reciproca. La combinazione di tali fattori ha portato le parti, nell’ambito delle reciproche relazioni, a perseguire ferocemente il proprio interesse nazionale senza riuscire a pervenire ad una sintesi soddisfacente per entrambi. Ciò ha determinato un costante attrito tra di esse, periodicamente esploso in diversi conflitti. Le rare occasioni nelle quali le due nazioni hanno formato partnership o alleanze, hanno sempre visto queste ultime caratterizzate da una forte asimmetria tra i due giganti, data dal forte vantaggio comparato dell’uno nei confronti dell’altro. Esse sono state parimenti caratterizzate da un forte tentativo da parte dell’attore al momento dominante di sfruttare a proprio vantaggio lo status quo, ledendo fortemente gli interessi dell’altro. Allo stato attuale la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa risultano legate da una partnership profondamente diseguale, segnata da una netta superiorità della prima sulla seconda, nonché da una profonda asimmetria circa la postura assunta sul sistema internazionale. La politica cinese adottata nell’ambito del conflitto in ucraina è potenzialmente passibile di determinare l’insorgere di un forte sentimento di sfiducia nella Russia, aggravato dalla costante penetrazione economica cinese, la quale potrebbe sancire un forte peggioramento nelle relazioni tra le parti nel lungo termine. Le relazioni tra Mosca e Pechino potrebbe evolversi in un’alleanza solo laddove il grado di insoddisfazione cinese della distribuzione di potenza sul sistema internazionale arrivasse allo stesso livello di quella russa, ipotesi al momento alquanto remota.
In conclusione, l’attuale partnership russo cinese risulta afflitta dalle stesse problematiche strutturali che hanno storicamente caratterizzato le relazioni tra le parti. Tale stato di cose potrebbe determinare l’insorgere di una rinnovata ostilità nel lungo termine in caso di mutamento del presente status quo.

