Lo scorso venerdì, Il Pentagono ha dichiarato che gli Stati Uniti ritireranno 5000 unità dalle basi militari presenti in Germania, a scapito dell’incremento voluto dal Presidente Biden in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina.
La decisione americana è arrivata a seguito delle settimane di lamentele del Presidente Trump circa la poca partecipazione europea nella campagna in Iran, culminate nella polemica con il Cancelliere tedesco Merz e le accuse di scarso supporto rivolte ad Italia e Spagna. In tutti questi casi le dichiarazioni del Presidente sono state accompagnate dalla minaccia di ritirare parte delle truppe americane presenti sui territori degli alleati.
In questo contesto, è utile analizzare la presenza americana sul territorio europeo per chiarirne la portata, i compiti e la possibilità di ulteriori ritiri.
Una riduzione costante
Le intenzioni degli Stati Uniti di ridurre i loro impegni militari in Europa non sono una novità. Un forte calo della presenza americana si è già verificato nel periodo che va dalla fine della caduta del muro di Berlino all’anno precedente all’occupazione russa della Crimea. Le forze americane stanziate permanentemente sono passate da 315 mila a 61 mila.
Nel 2012, sotto la presidenza Obama, gli Stati Uniti annunciarono il ritiro di altre 7000 unità permanenti e la sostituzione delle stesse con forze schierate a rotazione, al fine di ridurre i costi. In seguito all’invasione russa della Crimea, la presenza americana in Europa è stata ripristinata, in quanto era necessario rassicurare gli alleati europei di fronte alle azioni della Federazione russa.
Nel 2020, il Presidente Trump ha proclamato il ritiro di 12000 unità dalla Germania nonostante le proteste del Congresso, ponendo come giustificazione il tasso di spesa bellica tedesco, considerato insufficiente. 6400 sarebbero tornate negli Stati Uniti mentre il resto sarebbe stato rischierato in altri Paesi NATO. Il Piano è stato poi bloccato dal Presidente Biden. In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, l’amministrazione Biden ha schierato in Europa ulteriori 20000 unità, al fine di rassicurare gli alleati e incrementare le capacità di deterrenza.
Durante la seconda presidenza Trump è stato più volte evocato il ridimensionamento della presenza militare in Europa come leva negoziale e come necessità strategica. La guerra in Iran ha esacerbato le tensioni, portando a minacce dirette e all’annuncio del ritiro. Alla linea dura del Presidente Trump si contrappone la linea più moderata del Congresso. Nella 2026 National Defence Authorization Act, la legge che stanzia i fondi per la difesa, il Congresso ha espresso il suo supporto per gli alleati europei e ha proibito una riduzione delle forze statunitensi al di sotto delle 76 mila unità.
Dove sono, quante sono e cosa fanno
Al termine della Guerra Fredda, la presenza statunitense in Europa è passata dall’essere una garanzia contro una potenziale avanzata sovietica a uno strumento complesso utile a salvaguardare la sicurezza europea e a fornire le capacità logistiche necessarie per la conduzione di operazioni ben oltre l’Europa.
Secondo i dati del Defence Manpower Data Center del Pentagono, risalenti a dicembre 2025, in Europa sono attualmente presenti in modo permanente circa 66mila membri delle Forze Armate americane. A questi vanno aggiunti i 13mila che vengono schierati a rotazione in Polonia e Romania. In particolare, la Germania ospita 36.436 soldati (di cui 2/3 appartenenti all’Esercito e il resto all’Aeronautica), l’Italia 12.662 (divisi equamente tra Esercito, Marina e Aeronautica), il Regno Unito 10.156 (di cui 9548 appartenenti all’Aeronautica), la Spagna 3814 (di cui 3352 appartenenti alla Marina), la Turchia 1661 (di cui 1519 appartenenti all’Aeronautica) e il Belgio 1118 (di cui 2/3 appartenenti all’Esercito e il resto all’Aeronautica). Polonia e Romania dispongono rispettivamente di 369 e 153 soldati schierati in modo permanente e di 10.000 e 3000 a rotazione. In Germania è anche presente il principale ospedale militare americano oltreoceano, il Landstuhl Regional Medical Center. La struttura tratta, insieme a sei cliniche tra Italia, Germania e Belgio, i feriti americani e delle forze alleate che operano in Europa, Medio Oriente e Africa.
Queste forze operano da più di 40 basi sul territorio europeo, principalmente in Germania, Italia, Polonia e Regno Unito, e svolgono numerose funzioni, tra cui il tracciamento dei sottomarini russi nell’Atlantico, la gestione di hub logistici, attività di early warning per missili balistici, raccolta informazioni e comunicazioni satellitari, addestramento delle forze alleate e gestione delle armi atomiche schierate nell’ambito del nuclear sharing NATO.
Gli Stati uniti dispongono di installazioni militari di ogni tipo sul territorio europeo.
Le principali basi aeree sono: Ramstein (Germania), un grande hub logistico, principale base dell’aeronautica americana in Europa e quartier generale per la US Air Forces in Europe–Air Forces Africa; Lakenheath e Mildenhall(Regno Unito), insieme, le due basi ospitano numerosi velivoli e l’unico stormo di rifornitori aerei schierato in modo permanente in Europa, il centesimo; Aviano (Italia), un’installazione fondamentale per la proiezione statunitense verso l’Europa del sud, il Mediterraneo e Africa; Incirlik (Turchia), questa base permette di operare in Medio Oriente e dispone a rotazione di capacità di rifornimento aereo; Mihael Kogalniceanu (Romania), garantisce la possibilità di operare sul Mar Nero.
Le principali basi navali sono: Napoli (Italia), fondamentale per il coordinamento delle operazioni navali americane in Europa, Africa e Atlantico. Ospita i quartier generali della sesta flotta e dell’US Naval Forces Europe and Africa; Sigonella (Italia), la base è un importante hub logistico e viene impiegata per la conduzione di missioni di ricognizione, sorveglianza e intelligence; Rota (Spagna), situata dal lato atlantico dello stretto di Gibilterra, è un importante stazione di rifornimento e ospita in modo permanente sei cacciatorpediere dedicate alla difesa contro missili balistici; Souda Bay (Grecia), la base di Creta funge da hub logistico e di rifornimento nel Mediterraneo orientale, l’unico in grado di accomodare le portaerei nucleari americane.
Le principali basi terrestri sono: Vicenza (Italia), importante in quanto ospita l’unica brigata leggera permanente a prontezza elevata; Stoccarda (Germania), è la sede del comando di tutte le forze americane in Europa, delle forze in Africa e delle operazioni speciali.
Le basi dedicate alla difesa missilistica sono: Redzikowo (Polonia), ospita sistemi di difesa missilistica pensati per contrastare potenziali minacce provenienti dal Medio Oriente; Deveselu (Romania), svolge lo stesso ruolo della base in Polonia; Fylingdales (Regno Unito), è una componente chiave del sistema di Early Warning per i missili balistici; Menwith Hill (Regno Unito), in questa base sono dislocate strutture chiave per la comunicazione e intelligence satellitare. È anche un’installazione permanente per i servizi statunitensi; Pituffik (Groenlandia), la struttura è una componente fondamentale della rete di early warning e sorveglianza spaziale degli Stati Uniti.
La possibilità di ulteriori ritiri
Le unità delle Forze Armate statunitensi possono essere divise in combattenti e di supporto. Nel 2014, solo il 17%del personale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti era classificato come combattente: è quindi possibile ipotizzare che delle 80 mila unità presenti in Europa, la gran parte sia dedicata a compiti di logistica, supporto, manutenzione e comando.
La storia recente indica che a essere ritirate o rischierate sono di norma le unità terrestri da combattimento stanziate in modo permanente, per essere sostituite da più flessibili unità schierate a rotazione, e i velivoli che non hanno un’assegnazione fissa.
Il personale di supporto può essere snellito o redistribuito in relazione alle necessità del momento e alla quantità di unità da combattimento presenti, ma una riduzione massiccia sarebbe problematica sia per l’Europa che per gli Stati Uniti, andando a limitare le capacità di rischierare rapidamente e in gran numero le forze da oltreoceano e di condurre operazioni in altri teatri.
In definitiva, gli Stati Uniti hanno dichiarato in più occasioni le loro intenzioni di ridimensionare la loro presenza in Europa per concentrarsi in altri teatri. Ad oggi, l’impegno degli Stati Uniti è indispensabile per la sicurezza europea. È altrettanto vero che una presenza strutturata in Europa è fondamentale per la proiezione americana in altre aree del mondo e per il contenimento della Russia.
Una riduzione massiccia della presenza americana in Europa degraderebbe significativamente le capacità di deterrenza di quest’ultima. Gli Stati europei devono attivarsi per colmare rapidamente le lacune lasciate da un minore impegno americano. Uno studio dell’IW Cologne stima che ci potrebbero volere dai 10 ai 12 anni per farlo. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti devono rendere il processo il più coordinato e prevedibile possibile per evitare shock pericolosi.

