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26/05/2025
Cina e Indo-Pacifico, Uncategorized

L’ambasciata nordcoreana in Giappone: passato, presente e futuro della Chongryon

di Tommaso Tartaglione

Un tempo punto di riferimento per i coreani fedeli a Pyongyang in Giappone, la Chongryon – Associazione generale dei residenti coreani in Giappone – ha visto la sua importanza diminuire tra controversie e pressioni crescenti. Tuttavia, un recente incontro voluto da Kim Jong-un con alcuni studenti e personale dell’Associazione riaccende l’attenzione su un canale diplomatico cruciale, ma complesso, tra Tokyo e Pyongyang.

Il 10 gennaio 2025, la KCNA (Korean Central News Agency) ha riportato un incontro tra Kim Jong-un e una compagnia artistica composta da studenti, a Pyongyang. Dopo alcuni interventi incentrati sull’impegno giovanile nella ‘causa patriottica’, gli studenti si sono esibiti in una performance artistica, al termine della quale si sono svolte le consuete fotografie di rito con il leader nordcoreano. Ciò che rende significativo questo evento, di per sé non molto rilevante, è che gli studenti coinvolti non sono nati né vivono in Corea del Nord, ma sono coreani residenti in Giappone, discendenti di coloro che, alla fine del dominio giapponese sulla penisola coreana, non sono tornati in patria. Gli Zainichi, così soprannominati, sono sempre stati al centro di dispute, sia in Giappone, dove la loro ascendenza coreana continua a essere discriminata, sia tra le due Coree, a partire dalla loro divisione. I partecipanti al ricevimento erano infatti membri della Chongryon , l’Associazione dei residenti coreani in Giappone, allineata al regime nordcoreano. 

In difesa dell’identità coreana

Dai primi anni della sua fondazione e fino agli anni Sessanta, la Chongryon era la principale organizzazione di rappresentanza delle centinaia di migliaia di coreani rimasti in Giappone. Il suo successo si consolidò grazie ad azioni volte a rafforzare la sua figura di difensora della cultura, della lingua e della storia coreana in Giappone, considerate da Tokyo parte di un retaggio coloniale da assimilare all’interno della società nipponica.

Nei primi decenni di attività, l’Associazione si affermò grazie a una visione che esaltava il modello socialista coreano, le istituzioni culturali coreane come forme di resistenza alla cultura giapponese e l’utopico principio di riunificazione della penisola. Tutti postulati allineati alla propaganda di Pyongyang, che vide nella Chongryon un prezioso strumento diplomatico e di pressione nei confronti di Tokyo. Un avvicinamento ideologico e politico che avvenne per due ragioni. In primo luogo, la maggior parte degli Zainichi — prima dell’introduzione di alcune riforme volte a migliorarne le condizioni sociali, civili e politiche — viveva in uno stato di forte marginalità e difficoltà. In tale contesto, gli ideali egualitari del socialismo risultavano attraenti, favorendo un proselitismo più efficace sia per l’organizzazione che per Pyongyang. La seconda ragione va individuata in Kim Il-sung, che avviò un sostegno economico diretto all’Associazione, assicurandole entrate stabili e consistenti. Tali finanziamenti, mirati a rispondere alle istanze dei coreani in Giappone, furono di vitale aiuto nella costruzione di quella che può essere definita una ‘bolla coreana’ nel Paese.

Ascesa dell’enclave nordcoreana in Giappone…

I capitali nordcoreani concorsero a plasmare una rete di organizzazioni, imprese e attività educative volte al finanziamento dell’Associazione e alla protezione della cultura coreana sotto l’egida dell’ideologia Juche. Tra i casi più rappresentativi, vi sono le scuole, chiamate Chōsen gakkō. Data la volontà di proteggere nelle nuove generazioni le usanze e la lingua della madrepatria, evitando l’assimilazione alle tradizioni nipponiche, la Chongryon realizzò istituti e programmi scolastici che avessero curricula adatti allo scopo. Una delle principali problematiche, tuttavia, riguarda il fatto che, proprio in virtù di tali finanziamenti, le scuole affiliate tendono a trasmettere agli studenti una visione del mondo e della questione coreana vicina alle posizioni del Nord, portando in alcuni casi ad attività di indottrinamento politico. Un esempio è rappresentato dallo studio della vita e delle opere di Kim Il-sung, praticato fino a pochi anni fa come ‘educazione ideologica’. Un tipo di formazione che può estendersi fino all’università, dato che la Chongryon risulterebbe esercitare un controllo, tramite il proprio dipartimento dell’educazione, sulla Korea University. Essendo classificata come miscellaneous school, l’istituzione riceve pochi sussidi pubblici e non è pienamente riconosciuta dal Ministero dell’Educazione giapponese.

L’Associazione ha poi istituito banche, assicurazioni e imprese commerciali, come la Kumgang Insurance Company, la Korean–Japanese Export-Import Trading Company e la United Zainichi Korean Credit Association. Tra i settori più proficui vi è quello legato alle sale pachinko, gioco d’azzardo molto diffuso fino agli anni Novanta, oggi in declino. Sebbene questi esercizi fossero pensati per supportare la comunità, offrendo lavoro e contribuendo all’Associazione, gran parte dei profitti veniva inviata in Corea del Nord, sia come gesto di riconoscenza per il sostegno ricevuto, sia come contributo all’economia nazionale — e alla famiglia Kim — colpita dalle sanzioni internazionali. Tra l’altro, il rapporto tra pachinko e Corea del Nord è stato spesso discusso in relazione al possibile utilizzo, da parte di Pyongyang, degli utili del gioco d’azzardo per finanziare il programma missilistico, come peraltro rimarcato nell’opinione pubblicata dal Korea Times nel 2016 di Yuriko Koike, nazionalista conservatrice, oggi governatrice di Tokyo e all’epoca deputata per il Jimintō.

All’interno della Chongryon sono inoltre comprese altre organizzazioni a vocazione comunitaria, come la Youth League, la Women’s Union e la Chamber of Commerce and Industry. Il loro intento, oltre a replicare un modello ‘totalizzante’ simile a quello nordcoreano, era ed è quello di mantenere l’individuo all’interno della ‘bolla’, preservando il legame tra generazioni ed evitando che i più giovani si distacchino eccessivamente, sia a livello lavorativo che sociale, dall’organizzazione. A tal fine, la narrativa della Chongryon veniva — e continua a essere — trasmessa attraverso incontri con le generazioni più anziane e in ambito familiare e lavorativo, nel tentativo di mantenere il controllo sulle nuove potenziali leve del movimento. Una narrativa attiva anche sul piano giornalistico grazie al Choson Sinbo, quotidiano pro-Pyongyang pubblicato in Giappone e gestito dalla Chongryon, che grazie all’accesso privilegiato a fonti nordcoreane offre informazioni rilevanti sulle dinamiche interne del Paese e dell’Associazione.

…e la sua caduta

Ad oggi la Chongryon si trova in una situazione non molto diversa a quella della Corea del Nord. La morte di Kim Il-sung e l’avvio di una successione dinastica — inattesa in un sistema socialista —, insieme all’inizio delle sperimentazioni nucleari da parte di Kim Jong-il e ad alcuni scandali riguardanti il possibile coinvolgimento della stessa in attività di spionaggio, violazione di sanzioni internazionali, traffico di stupefacenti e rapimenti di cittadini giapponesi, fecero diminuire drasticamente il consenso verso l’organizzazione. Molti coreani, tradizionalmente vicini al Nord, in seguito a tali eventi decisero di abbandonare l’Associazione. Allo stesso tempo, la Corea del Nord non era più in grado di sostenere economicamente le iniziative della Chongryon, a sua volta indebolita dall’avvio di varie inchieste e restrizioni da parte di Tokyo.

Può apparire curioso che il governo giapponese abbia agito solo di recente, dai primi anni Duemila ad oggi, verso un’organizzazione avente profonde relazioni con un Paese considerato ostile nei confronti di Tokyo. La ragione è che, proprio per evitare atti di soppressione simili a quelli avviati ultimamente, la Chongryon si è sempre identificata come un’organizzazione non giapponese, registrando le sue scuole come istituzioni non accademiche e descrivendosi come semplice rappresentante di un gruppo etnico e d’interesse. Inoltre, forse per evitare ostilità con le autorità nipponiche, l’Associazione non ha mai intrapreso proteste o denunce contro la negazione del diritto di voto e di altri diritti ai cittadini coreani in Giappone, considerandoli tentativi di assimilazione.

Il conseguente avvio dei progetti atomici e la postura più aggressiva di Pyongyang nello sviluppo di armi nucleari hanno tuttavia spinto le istituzioni giapponesi, in particolare la Public Security Intelligence Agency, ovvero i servizi segreti giapponesi, a adottare un approccio più radicale, esercitando azioni di massima pressione verso l’Associazione.

 L’ipotesi di un nuovo dialogo

Al presente, la Chongryon ricopre un ruolo significativo in qualità di rappresentanza diplomatica informale, senza rinunciare alla propria missione educativa. Riconosciuta come ambasciata non ufficiale  della Corea del Nord in Giappone, data l’assenza di relazioni diplomatiche tra i due Stati, l’Associazione potrebbe tornare a essere un canale di contatto tra Tokyo e Pyongyang, come già avvenuto in passato. La Chongryon è difatti vista come punto di congiunzione con gli ambienti più influenti di Pyongyang, come dimostra la sua presenza nell’Assemblea Popolare Suprema, massimo organo legislativo della Corea del Nord. Di conseguenza, è probabile che Tokyo, al di là delle restrizioni imposte, non abbia mai voluto una sua totale chiusura, considerandola come un elemento, seppur di disturbo, fondamentale per intavolare incontri di più alto livello con il regime dei Kim.

Considerata la sua importanza, ma anche le sfide che si trova a fronteggiare, Kim Jong-un mira a restituire centralità all’Associazione, valutandola come possibile nuovo canale di dialogo con Tokyo. Come sottolineato da The Diplomat, l’enfasi posta sull’Associazione, con cui le autorità nordcoreane si sono sempre mantenute in contatto, potrebbe offrire al governo Ishiba l’occasione per riprendere il dialogo tra le due cancellerie, magari risolvendo, inizialmente, i problemi legati alla sovvenzione delle scuole coreane affiliate. Ciò potrebbe portare a contatti più approfonditi, a cui fa sfondo il dibattito sui rapimenti di cittadini giapponesi da parte dei servizi segreti nordcoreani. Considerato il coinvolgimento della Chongryon nella questione, un’ipotetica interlocuzione potrebbe iniziare tra il governo giapponese e l’Associazione stessa. Essendo un’organizzazione non governativa, questa scelta consentirebbe di evitare i contraccolpi di una rottura diplomatica con un’entità statale. Inoltre, attraverso i colloqui, Tokyo avrebbe l’opportunità di comprendere più a fondo le strategie e le intenzioni della Corea del Nord in materia, promuovendo un dialogo più efficace con Pyongyang. Una maggiore conoscenza del regime permetterebbe un confronto costruttivo e realistico su un tema delicato come quello dei rapimenti, che continua a ostacolare un dialogo di più ampio respiro tra gli attori coinvolti.

Pur tra le difficoltà, un simile disegno potrebbe avere qualche possibilità di successo. Tuttavia, ciò evidenzia ancora una volta come la Chongryon sia essenziale per entrambe le parti, anche alla luce dell’aumento delle tensioni lungo il 38º parallelo. Nonostante gli ostacoli, l’incontro del 10 gennaio voluto da Kim Jong-un ha ribadito come l’Associazione rimanga un asset fondamentale per la diplomazia nordcoreana. Dal canto suo, Tokyo — impossibilitata a fermare il programma atomico di Kim — potrebbe considerare la Chongryon come un canale cruciale, dando forma a una nuova Nordpolitik in chiave nipponica, ispirata alla politica di distensione promossa dal presidente sudcoreano Roh Tae-woo.

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