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TematicheAfrica SubsaharianaLe mafie nigeriane in Italia: Eyie e Black Axe

Le mafie nigeriane in Italia: Eyie e Black Axe

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Eiye e Ascia Nera: due confraternite nigeriane nate per riprendere il controllo della Nigeria dalle multinazionali che la invasero negli anni ‘60, sono diventate le due più potenti mafie nigeriane presenti in Italia. Guidate dal desiderio di avere un impatto positivo sul tessuto sociopolitico della Nigeria, così da liberarsi dalla dominazione neocolonialista, oggi controllano il traffico di persone, prostituzione e droghe a livello transnazionale.

La loro nascita

La Supreme Eiye Confraternity (SEC), anche conosciuta come “Air Lords” dichiara, nella sua pagina Facebook, di essere stata istituita nel 1963 all’Università di Ibadan nello Stato del Oyo, Nigeria. Lo scopo della loro nascita è “di mantenere viva la cultura Africana e di avere un impatto positivo nella psiche socio-politica della Nigeria per assicurarsi la completa rottura da ogni forma di dominazione culturale coloniale e/o imperiale”. L’UNODC (UN Office On Drugs and Crime) descrive l’Eiye come un “gruppo criminale costituito da membri di una vecchia società segreta trasformata in un’associazione criminale”. 

Similmente la Black Axe, anche chiamata il Neo Black Movement (NBM) ha inizio come confraternita all’Università di Benin il 7 luglio 1977. Per gli stessi motivi della Eiye, crede che il Neo Black Man debba iniziare a “creare un mondo migliore dove razzismo e Apartheid non esistano più”. Il logo della Black Axe è un’accetta che rompe le catene dai polsi di un uomo nero, simbolo delle catene che costringevano gli schiavi africani durante il colonialismo.

La crescita delle confraternite segue la storia del Paese. L’odio per il controllo neocoloniale nasce dalla presenza delle compagnie multinazionali petrolifere che, dopo la scoperta del petrolio nel 1953, si sono instaurate in Nigeria. Queste hanno monopolizzato l’economia del Paese, rendendola velocemente dipendente dai profitti del petrolio e, di conseguenza, creando un altissimo numero di disoccupati. L’insoddisfazione della popolazione, già protagonista di una crescita demografica esponenziale, scoppia nel 1983 quando si verifica un colpo di stato militare. I leader militari si rendono conto che le confraternite stanno acquisendo potere e ammirano la loro organizzazione. Infatti, le confraternite sono diventate dei veri e propri gruppi criminali organizzati. Sia la Black Axe che l’Eiye hanno una modalità specifica per reclutare nuovi membri: è necessario essere uomini, essere presentati da un membro dell’organizzazione e l’ingresso “per la vita” nella confraternita prevede riti spirituali d’iniziazione. Questi intendono testare la capacità di subire e infliggere violenza nel nuovo arrivato.

I mercati di sesso, droga e armi

In Italia l’Eiye è la prima organizzazione cultista nigeriana per numero di affiliati, seguita dalla Black Axe. Il loro arrivo può essere rintracciato negli anni ‘80 a causa dell’incremento delle migrazioni dalla Nigeria all’Europa e in concomitanza al cambiamento delle rotte del commercio di cocaina verso l’Europa e l’Asia. Nel sistema economico globalizzato e a tradizione capitalista e liberista, le mafie nigeriane sono dei veri e propri attori economici: controllano i business del traffico di esseri umani, di schiave sessuali, di droghe e armi.

Negli anni 2000 la presenza di donne nigeriane negli anelli di prostituzione italiani era consolidata per tre ragioni: il radicamento della mafia nigeriana nel Paese, l’incremento dell’organizzazione dei meccanismi di sfruttamento e l’aumento della richiesta di sesso, soprattutto durante la crisi economica. Una contraddizione cruciale caratterizza queste due organizzazioni criminali: sono guidate dal panafricanismo, ma sfruttano sia donne che uomini nigeriani, oltre che approfittare del razzismo della supremazia bianca europea. Infatti, il sistema di sfruttamento della prostituzione ha origine nei campi agricoli in Sud Italia, dove è risaputo che i lavoratori nigeriani sono schiavizzati e facilmente reclutabili per il traffico di droga, armi o donne.

La Black Axe e l’Eiye sono in una ‘cult war’, una lotta tra clan scoppiata nel 2010 in concomitanza con le elezioni nello Stato di Edo (dove la Black Axe è originaria). Le tensioni presenti nel territorio d’origine sono arrivate anche in Italia; i due gruppi si scontrano per avere la supremazia sulle città e quindi il controllo dei business illegali. Gli scontri includono rapine a mano armata, rapimenti, mutilazioni, omicidi con lo scopo di prevalere sull’altro clan.

Le relazioni con la mafia nostrana

Il loro modus operandi è simile a quello della mafia nostrana, rispettano una rigida struttura verticistica che ha sede in Nigeria – l’“Head” con cui mantengono sempre stretti contatti – e una separata per ogni Paese in cui sono instaurati. In Italia l’Eiye ha sede a Torino mentre la Black Axe a Verona e da lì controllano le cellule operative presenti nel territorio nazionale; in Sud Italia l’Eiye è numericamente più presente a Palermo, mentre la Black Axe a Napoli. 

Le indagini hanno valutato una grande affinità tra le organizzazioni e il modello mafioso di Cosa Nostra. Nella sentenza di condanna emessa per la Black Axe, in quanto associazione mafiosa, dal GUP del Tribunale di Palermo a maggio 2018 viene riportato che “ha replicato a livello mondiale l’organizzazione di uno Stato confederato. Essa è infatti dotata di statuti, autorità legislative ed esecutive, organi giurisdizionali e di proprie Forze dell’Ordine”.

Le organizzazioni mafiose nigeriane si sono insinuate nei luoghi meno frequentati dalle mafie nostrane, ma quando la Black Axe ha iniziato a subentrare nel business della droga, controllato dalla Camorra, i membri di quest’ultima hanno subito minacciato i pushers nigeriani. Dopo un violento scontro a settembre 2008, dove affiliati della Camorra hanno ucciso sei uomini africani, probabilmente associati alla Black Axe, l’accordo non è tardato ad arrivare. Se la Black Axe non avesse rubato la clientela della Camorra e avesse pagato il pizzo, non ci sarebbero state altre morti, anzi avrebbero potuto collaborare nell’importazione e distribuzione della droga. Questo però ha creato un calo nel profitto della Black Axe che ha quindi deciso di espandere il business del traffico di schiave sessuali. Infatti, la circolazione di profitti nell’organizzazione avviene in questo modo: i soldi ottenuti dallo schiavismo sessuale vengono investiti nel business della droga e nello sviluppo di altre cellule operative nel mondo. 

L’Eiye e la Black Axe sonopresenti in tutta Europa, in particolare sono stati rintracciati in Germania e Spagna. A Barcellona l’Eiye controlla un mercato di donne su scala internazionale. Oltre al traffico di persone, la polizia catalana sta investigando sull’importazione illecita di passaporti falsi, narcotici e petrolio greggio rubato. La BBC riporta che sia i membri dell’Eyie che quelli della Black Axe operano in Europa, Africa (Nord, Est e Ovest), Sud e Nord America e Asia. Eppure, la loro presenza a livello transnazionale è poco conosciuta e sottovalutata.

Per poter contrastare un mercato così ampio è necessario delineare le dinamiche di queste organizzazioni criminali. In più la conoscenza della geopolitica della Nigeria faciliterebbe l’analisi complessiva del fenomeno della mafia nigeriana in Italia in quanto permetterebbe di comprendere modi efficaci per impedirne l’avanzamento. Com’è possibile che delle ‘semplici’ confraternite siano diventate le più potenti mafie nigeriane presenti sul territorio italiano? Per rispondere a questa domanda bisogna studiare in modo approfondito la situazione sociopolitica del Paese e a livello globale lo sviluppo sia dei mercati illegali che delle migrazioni e quindi della loro espansione transnazionale. Questo sarebbe possibile nel caso di una cooperazione internazionale, soprattutto favorendo una sinergia tra la Nigeria e l’Italia. Alcuni passi per ostacolare queste organizzazioni criminali potrebbero essere: in Nigeria riconoscere a livello legale la presenza di organizzazioni mafiose e in Italia istituire delle leggi che rendano il lavoro sessuale più controllato e sicuro basato su un sistema legale che punisce la domanda e non l’offerta del sesso.

Neila Zannier,
Geopolitica.info

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