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04/12/2024
Cina e Indo-Pacifico

Ho sognato che eravamo di nuovo sotto la dittatura militare

di Alessandro Vesprini

Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2024, la Repubblica di Corea ha vissuto momenti sorprendenti e assurdi. Indicativamente verso le 10:30 del 3 dicembre, il presidente Yoon Suk-yeol ha dichiarato la legge marziale. Intorno all’1:30 del 4 dicembre, il parlamento sudcoreano ha votato contro l’iniziativa presidenziale e questi, poche ore dopo, ha accolto la decisione del parlamento. La bufera politica si è abbattuta sul Paese prima del previsto. O forse con largo ritardo.

Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2024, la Repubblica di Corea ha vissuto momenti sorprendenti e assurdi. Indicativamente verso le 10:30 del 3 dicembre, il presidente Yoon Suk-yeol ha dichiarato la legge marziale. Intorno all’1:30 del 4 dicembre, il parlamento sudcoreano ha votato contro l’iniziativa presidenziale e questi, poche ore dopo, ha accolto la decisione del parlamento. La bufera politica si è abbattuta sul Paese prima del previsto. O forse con largo ritardo.

Una notte da dimenticare

C’era chi stava guardando la televisione, come me, e c’era chi era andata già a dormire e si è svegliata senza sapere nulla di quanto fosse successo la notte precedente, come diverse mie amiche. Quando ho saputo della decisione dell’imposizione della legge marziale mi è preso un colpo, temevo che fosse in corso un’invasione nordcoreana. Temevo un nuovo febbraio 2022, questa volta nella penisola coreana. Ma non è stato questo il caso. Il presidente Yoon ha invocato la legge marziale per proteggere la nazione dai “movimenti anti-Stato” interni alla Corea del Sud. Sono scoppiato in una fragorosa risata. Ovviamente la situazione non era delle più divertenti in quel momento, ma c’erano delle ampie probabilità che con motivazioni del genere la legge marziale non potesse rimanere in vigore. E così è stato.

Ma per un paio d’ore, la situazione a Seul è stata fortemente tesa. Pare che l’idea della legge marziale sia partita dal Ministro della Difesa, il quale sarebbe molto probabilmente stato sfiduciato nella giornata del 4 dicembre. Yoon ha accolto il suggerimento e ha mobilitato esercito e forze dell’ordine, che hanno imposto le misure secondo protocollo in caso di legge marziale, ovvero nessuna assemblea politica consentita dopo le 11 di sera e abolizione momentanea della libertà di stampa, cosa che ovviamente è stata rigettata da tutte le testate giornalistiche del Paese.

Peccato che per approvare ciò fosse necessaria l’approvazione del parlamento, i cui membri si sono infatti recati verso l’edificio dell’Assemblea Nazionale per votare in merito. Tuttavia, l’edificio era sbarrato persino dalle forze speciali, intervenute con elicotteri da guerra presso la zona. I membri del parlamento hanno comunque trovato la via per entrare. Alcuni utenti sui social hanno sottolineato come molti di questi hanno vissuto i movimenti di democratizzazione del Paese negli anni Ottanta e conoscono bene come muoversi in queste situazioni, a differenza di soldati e forze dell’ordine, ancora relativamente giovani.

Il Partito Democratico di Corea era presente in toto sin dall’inizio della crisi e il partito conservatore ha immediatamente condannato il gesto del presidente, così come la maggior parte dei sindaci e delle sindache conservatrici (eccezion fatta per il sindaco di Busan, il quale si è detto in favore dell’imposizione della legge marziale). Tuttavia, una decina di membri del partito non è arrivata in parlamento prima dell’1:30, circa, raggiungendo il limite minimo per votare in merito alla questione.

Needless to say, tutte le 190 persone presenti hanno votato contro l’imposizione della legge marziale. A questo punto, l’esercito ha rotto i ranghi del presidio nei pressi dell’Assemblea Nazionale e la situazione è ritornata alla normalità. Questo momento ha segnato il primato della legge marziale più breve della storia, durata solamente 158 minuti. Formalmente, il presidente ha accettato il voto del parlamento poco prima delle 5:00 del mattino del 4 dicembre.

Ma come si è arrivati a tutto questo?

Prima di tutto, è opportuno sottolineare come già dalle elezioni di marzo 2022, l’attuale amministrazione avrebbe dovuto camminare sul ghiaccio, dal momento che il margine di vittoria sia stato inferiore all’1%. Tuttavia, sin da subito, Yoon Suk-yeol ha mostrato il perché sia stato definito il “Trump coreano”, come ad esempio la contestata decisione di rilocare la residenza presidenziale dalla storica Casa Blu al ministero della Difesa. Al tempo, molte analiste e giornaliste erano restie a definirlo tale, me incluso. Dopo i fatti del 3 dicembre l’analogia diventa estremamente calzante e impossibile da negare.

Prima ancora che il nuovo gabinetto si insediasse ufficialmente, una delegazione del futuro governo è volata a Tokyo per riallacciare i rapporti bilaterali, dal momento che questa aveva toccato dei minimi storici durante la precedente amministrazione. Tuttavia, l’evento ha scatenato la reazione dell’opposizione e di associazioni civili, che non hanno accolto l’accondiscendenza dell’amministrazione Yoon verso il Giappone in quella sede, né perderanno occasione di mostrare il proprio disappunto in futuro. Infatti, nel 2023 Seul ha raggiunto un accordo con Tokyo per la risoluzione di diatribe storiche, ma anche in quell’occasione la reazione di opposizione e associazioni civili non si è fatta attendere.

Nel frattempo, il consenso nei confronti del presidente da parte dell’opinione pubblica è stato progressivamente in discesa. Nell’estate del 2023, oltre alle questioni legate al vicino nipponico, si sono aggiunte quelle relative allo sciopero del personale infermieristico, con il quale è stato raggiunto un accordo, a differenza dello sciopero relativo al personale medico, il quale rappresenta finora il più lungo nella storia del paese. Il 2024 si è aperto con una belligerante Corea del Nord che ha aperto il fuoco in direzione di alcune isole sotto il controllo del Sud. Tuttavia, a Seul si discuteva degli scandali che hanno coinvolto la First Lady, l’imprenditrice Kim Keon-hee, e delle iniziative presidenziali per evitarne le ripercussioni legali.

Non è stato difficile prevedere la vittoria dei democratici alle elezioni parlamentari del giugno 2024 e il consenso nei confronti del presidente è andato sempre più in discesa. Il malcontento nei suoi confronti era presente già da tempo all’interno del partito conservatore, principalmente per questioni legate alla First Lady, ma il presidente non pare abbia fatto caso a nulla di tutto questo. Nel corso dell’autunno del 2024, infatti, sempre più persone si sono unite al coro contro di lui, chiedendone a gran voce le dimissioni o l’impeachment.

Durante la bufera di neve che è ha colpito il paese a fine novembre, la Chiesa Cattolica ha mostrato il proprio dissenso nei confronti di Yoon. Questo accadeva di venerdì. Il sabato successivo, a Busan si è tenuta una manifestazione (la prima parte, per lo meno) per chiedere l’impeachment del presidente, ma non è stata la prima. I numeri erano relativamente bassi. Relativamente perché Busan è una città fortemente a trazione conservatrice, basti pensare al fatto che il sindaco era a favore della legge marziale, forse unico caso tra i sindaci e le sindache del partito di governo. Tuttavia, una mobilitazione del genere, in retrospettiva e fattorizzando la tentata imposizione della legge marziale, è certamente sintomatica dello stato in cui versava il Paese fino a meno di un giorno fa.

Un mezzo colpo di stato

Definire l’evento come colpo di stato è certamente evocativo e a tratti accurato, se si pensa alle modalità con le quali è stato impedito l’ingresso in parlamento. Tuttavia, io penso che a parte il Ministro della Difesa, la maggior parte dello Stato Maggiore sudcoreano non fosse troppo convinto dell’affare. Infatti, nei media coreani è girato il video di un giornalista che con nonchalance si difende dalle forze speciali che hanno tentato di togliergli il cellulare con il quale stava riprendendo le immagini di quel momento. Il soldato stesso ha immediatamente alzato le mani in aria, evitando che la situazione sfociasse in violenza aperta. Infatti, il saldo delle vittime ammonta a qualche vetro rotto. Non ci sono stati feriti tra la popolazione, per quanto ne sappia.

Inoltre, sembra che l’esercito abbia presidiato l’esterno del parlamento, ma non sia entrato nell’edificio, e nel momento successivo alla votazione ha immediatamente rotto i ranghi senza troppe esitazioni. È abbastanza probabile che loro fossero le ultime persone a volersi trovare lì per via di motivazioni totalmente arbitrarie e senza alcun fondamento né politico o legale. Infatti, l’opposizione ha immediatamente rinnovato il suo impegno per procedere con l’impeachment, il quale, a mio avviso, non sarebbe stato possibile in assenza degli eventi occorsi nella notte tra il 3 e il 4 dicembre. Ora come ora, invece, non mi stupirei se il parlamento votasse all’unanimità per la rimozione di Yoon dall’incarico presidenziale.


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