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Il fronte baltico come terminale della sfida per la supremazia tecnologica e globale

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La contemporaneità presenta immense opportunità per ottenere informazioni di massa e controllarne la diffusione in ogni angolo del globo. Intorno ai dati personali e alla diffusione delle notizie si concentra una delle partite globali che più interessano e coinvolgono gli attori geopolitici principali e i loro rispettivi alleati. Ultimo caso di scontro tra USA e Cina un tempo definite “Chimerica” da Niall Ferguson e Moritz Schularick, una sorta di G2 immaginario – e ora avversarie, è la Lituania.

Gli Stati Uniti d’America stanno vivendo un secondo “momento Sputnik”, questa volta riguardante la tecnologia mobile e di massa. La competizione per il dominio tecnologico ha recentemente provocato il richiamo degli alleati NATO da parte di Washington al fine di ostacolare e vigilare sulle iniziative cinesi riguardanti il 5G. La propensione di Vilnius a essere uno dei terminali occidentali avanzati della guerra ibrida contro Cina e Russia ha messo in evidenza i limiti dell’assenza dello stato di diritto nel Celeste Impero. Lo stato di diritto di matrice liberale e il rispetto della privacy dei singoli cittadini sono stati utilizzati come arma di ricatto e come causa per una prossima esclusione delle aziende cinesi dal mercato lituano. Il ministero della Difesa lituano ha infatti dichiarato di star elaborando una legge per vietare alle istituzioni statali di acquistare apparecchiature “non affidabili”, dopo aver trovato una funzione di censura nel telefono di punta di un’azienda cinese di smartphone. A far scoppiare il caso diplomatico e con importanti conseguenze economiche è stato il rapporto del National Cyber Security Centre lituano (NCSC) che ha testato cellulari 5G prodotti dalle due compagnie cinesi leader del mercato globale. Il documento redatto dal NCSC lituano afferma che il telefono di una delle due compagnie produttrici cinesi aveva strumenti di censura incorporati, mentre il modello dell’altra casa tecnologica di Pechino presentava gravi difetti di sicurezza. Oltre all’annuncio di una legge statale per vietare l’acquisto da parte di istituzioni statali delle tecnologie cinesi, il vice ministro Margiris Abukevicius, presentando il rapporto, ha fortemente consigliato a tutti i cittadini lituani di “non acquistare nuovi telefoni cinesi e di sbarazzarsi di quelli già acquistati il ​​più velocemente possibile”.

Il tema della censura non è nuovo e non è la prima volta che coinvolge una delle due aziende produttrici cinesi. Fu per prima la rivista americana Forbes a rivelare un “buco” nel sistema operativo che esfiltrava dati personali non anonimizzati dai telefoni cinesi. Il rapporto del NCSC lituano pone in evidenza come gli smartphone di produzione cinese – oltre a forti carenze di protezione dei dispositivi nei confronti di cyber attacchi – includerebbero la capacità di identificare e censurare espressioni sgradite al governo di Pechino. Le espressioni sgradite al governo cinese riguardano alcune delle partite interne e regionali che coinvolgono Pechino come “Free Tibet”, “Long live Taiwan Independence” e “democracy movement”. Questioni interne o regionali su cui è forte la pressione di Washington e dei suoi alleati. Va sottolineato come il software in grado di filtrare questo tipo di informazioni, per stessa dichiarazione di Vilnius, sarebbe stato disattivato sui modelli destinati alla vendita in Europa, ma potrebbe essere riattivato in qualsiasi momento da remoto. Nonostante la falla scoperta dai centri lituani, i comunicati delle aziende produttrici cinesi e la loro operatività storica nel contesto europeo sono sempre stati trasparenti ponendo i device sempre liberi da alcune funzioni presenti nella Repubblica Popolare.

Appare limpido come la partita non si giochi esclusivamente sulla fornitura al paese baltico di smartphone e tecnologie 5G, ma che racchiuda in sé più significati di portata geopolitica ben più ampli. Vilnius, opponendosi alla penetrazione della Repubblica Popolare in Europa, vuole guadagnare credito con Washington per proteggersi da Mosca e porsi come interesse strategico permanente di tutta la NATO. L’opposizione di Vilnius a Pechino è incominciata lo scorso maggio quando annunciò l’abbandono del forum di cooperazione 17+1 della Cina con gli stati dell’Europa centrale e orientale. Il forum 17+1 per la cooperazione economica tra la Repubblica Popolare e un nutrito gruppo di paesi dell’Europa centro-orientale, il quale include anche altri membri dell’Unione europea oltre la Lituania, è stato definito come “divisivo” da quest’ultima. Si evince come la seta con la quale attraverso gli investimenti Pechino ha accarezzato i Paesi NATO inizia a non essere più sufficiente per Xi Jinping e la sua strategia.

Il piccolo paese baltico ha compreso che la posta in palio non sono più gli squilibri import-export, ma la supremazia tecnologica. Una corsa al dominio globale in cui le tecnologie per usi civili e militari si mescolano e i confini tra sicurezza e spionaggio si confondo. La Lituania funge da terminale avanzato e di opposizione alla Russia e alla Cina a causa della sua vulnerabilità geostrategica. Vilnius, posta tra gli sterminati territori di Mosca il gigante eurasiatico e la sua exclave baltica oblast’ di Kaliningrad, ha compreso ben prima di tanti alleati europei dell’Alleanza Atlantica che opponendosi alla penetrazione della Repubblica Popolare può ottenere un forte credito nei confronti di Washington per proteggersi da Mosca. Anche in questo caso è chiaro che l’Unione Europea non potrebbe da sola ricalcare quanto messo in atto e campo dall’Alleanza Atlantica, sia per questioni di priorità degli altri Stati membri che di bilancio.

La fine della partnership infrastrutturale e nel campo del 5G tra Lituania e Cina è stata anche messa in ombra dall’apertura di un ufficio di rappresentanza di Taiwan. Seguendo i crismi e desiderata della diplomazia cinese a tale tipo di struttura viene solitamente attribuita la dicitura “ufficio di Taipei”. Pechino non ha mai inteso concedere il proprio placet ad atti che legittimino come entità politica e giuridica statuale Taiwan. Ciò dimostra che al soft power della Repubblica Popolare Cinese si manifesta in modo chiaro e privo di dissimulazioni quella attenzione ormai ossessiva rivolta reciprocamente dalle due superpotenze e dai loro alleati nei confronti delle rispettive rivali. 

Ora si mostra evidente come la sfida per il dominio tecnologico sia una delle carte della partita globale, ma che i dossier interni all’una e all’altra superpotenza – compresi quelli riguardanti i rispettivi alleati e le divisioni di recente formazione – saranno le chiavi di volta di questa “seconda guerra fredda”. 

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