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30/12/2024
Cina e Indo-Pacifico

Politica in  Malaysia: Equilibrio Geopolitico tra Cina, Stati Uniti e il Riformismo di Anwar Ibrahim

di Aniello Iannone

Negli ultimi anni, la Malaysia ha attraversato una fase di instabilità politica culminata con il cosiddetto “Sheraton Move” del febbraio 2020. Questo evento, originato dall’incontro tra esponenti del partito Bersatu (principale formazione della coalizione Pakatan Harapan, PH) e l’UMNO (United Malays National Organisation), ha provocato l’uscita di Bersatu e di una fazione del PKR dalla coalizione di governo, portando al suo collasso. Le conseguenze furono immediate; il 24 febbraio 2020, il primo ministro Mahathir Mohamad si dimise, aprendo un periodo di instabilità politica contrassegnato dai governi successivi di Muhyiddin Yassin e Ismail Sabri Yaakob, fino alle elezioni generali che hanno segnato la storica vittoria di Anwar Ibrahim.

Negli ultimi anni, la Malaysia ha attraversato una fase di instabilità politica culminata con il cosiddetto “Sheraton Move” del febbraio 2020. Questo evento, originato dall’incontro tra esponenti del partito Bersatu (principale formazione della coalizione Pakatan Harapan, PH) e l’UMNO (United Malays National Organisation), ha provocato l’uscita di Bersatu e di una fazione del PKR dalla coalizione di governo, portando al suo collasso. Le conseguenze furono immediate; il 24 febbraio 2020, il primo ministro Mahathir Mohamad si dimise, aprendo un periodo di instabilità politica contrassegnato dai governi successivi di Muhyiddin Yassin e Ismail Sabri Yaakob, fino alle elezioni generali che hanno segnato la storica vittoria di Anwar Ibrahim.

La coalizione Pakatan Harapan era salita al potere nel 2018 (G-14), ponendo fine a 60 anni di dominio del Barisan Nasional (BN). Tuttavia, le divergenze ideologiche, una leadership poco coesa e la mancata promessa di Mahathir di cedere il potere ad Anwar Ibrahim hanno indebolito la coalizione, favorendone il disfacimento. La crisi politica conseguente ha minato la legittimità del governo, gettando il Paese in una fase di incertezza. L’elezione di Anwar Ibrahim a Primo Ministro ha rappresentato un punto di svolta, inaugurando un periodo di relativa, iniziale, stabilità politica e promuovendo una narrativa incentrata su pluralismo e inclusione in Malaysia conosciuta con il nome Malaysia Madani

Questa nuova direzione si riflette anche nella politica estera malaysiana, sempre più influenzata dalle trasformazioni storiche e dalle dinamiche delle relazioni internazionali. La politica estera della Malaysia ha attraversato diverse fasi storiche. Durante la Guerra Fredda, il paese adottò una posizione pro-occidentale e anticomunista, motivata dalla necessità di garantire la sicurezza nazionale e la stabilità interna in un contesto regionale polarizzato tra l’egemonia americana e l’espansionismo sovietico. Un cambio di rotta significativo avvenne nel 1974, quando la Malaysia instaurò rapporti diplomatici con la Cina, inaugurando una strategia di equilibrio che mirava a rispondere alle mutazioni nella distribuzione del potere globale.

Negli ultimi decenni, le priorità dei leader malaysiani hanno influenzato l’orientamento della politica estera. Sotto il governo di Najib Razak (2009-2018), il Paese si è avvicinato all’Occidente, con particolare attenzione agli Stati Uniti, per attrarre investimenti e rafforzare il proprio ruolo internazionale. Al contrario, l’era Mahathir Mohamad ha visto il rilancio della strategia Look East 2.0, che poneva l’accento sull’Asia orientale come partner strategico primario, diversificando le relazioni economiche e politiche.

Anwar Ibrahim tra pragmatismo e riformismo

Anwar Ibrahim si distingue per un orientamento critico verso le strutture di potere consolidate e per l’enfasi su giustizia sociale ed emancipazione. La sua ascesa al potere, dopo anni di opposizione e persecuzioni politiche, rappresenta un tentativo di riformare non solo la politica interna ma anche il posizionamento internazionale della Malaysia. Anwar promuove una politica basato su valori condivisi, cercando di superare le divisioni ideologiche interne legate alla contrapposizione tra le identità Melayu e Malaysiano.

Questi concetti, spesso utilizzati per separare la comunità musulmana malayu dalle minoranze etniche cinesi e indiane, sono stati centrali nella retorica dell’UMNO, il partito dominante per oltre mezzo secolo. Mahathir stesso ha recentemente ribadito la visione nazionalista pro-Melayu con l’affermazione la Malaysia appartiene ai Melayu. In netta contrapposizione, Anwar promuove un concetto inclusivo di cittadinanza basato sul concetto unito di malaysiano che abbraccia tutte le componenti etniche, delineando una visione innovativa rispetto al passato.

A livello internazionale, Anwar ha siglato 19 accordi strategici con la Cina in settori chiave come tecnologia verde, economia digitale e agricoltura moderna, dimostrando un pragmatico approccio economico. Pur intensificando i rapporti con Pechino, il Premier malaysiano mantiene un equilibrio, coltivando legami con gli Stati Uniti, il principale investitore estero in Malaysia. Questa strategia riflette anche una visione multipolare che combina pragmatismo e riformismo mostrato anche con l’adesione a partner ufficiale della Malaysia ai BRICS  per ridisegnare le gerarchie economiche globali, seguendo l’esempio di Indonesia e Thailandia.

Questo mette in luce come la Malaysia cerca di bilanciare le narrative delle due principali potenze globali. Da un lato, apprezza l’approccio liberale occidentale, in particolare per quanto riguarda l’apertura economica e il libero scambio. Dall’altro, adatta norme e regole internazionali ai propri interessi nazionali, spesso attraverso la lente dei valori asiatici promossi da Mahathir negli anni ’80. Parallelamente, non rigetta del tutto la visione cinese di una comunità con un futuro condiviso nell’Indo-Pacifico, un equilibrio evidenziato durante la visita di Anwar in Cina. Qui, il leader malaysiano ha espresso sostegno a iniziative globali cinesi come l’Iniziativa di Sviluppo Globale e quella di Sicurezza Globale, pur preservando la sovranità nazionale e la stabilità regionale.

L’incognita Trump e le sfide future

Ora che Donald Trump è tornato alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe introdurre nuovi elementi di incertezza nella strategia della Malaysia. Le proposte di Trump, come tariffe del 60% sui beni cinesi e un regime tariffario globale del 10%, rischiano di destabilizzare i mercati del Sud-est asiatico. Questo scenario potrebbe favorire la delocalizzazione delle catene di approvvigionamento cinesi verso la regione, aumentando l’attrattiva della Malaysia per gli investitori. Tuttavia, le ricadute economiche potrebbero essere ambivalenti: settori come l’elettronica e i semiconduttori potrebbero beneficiare, ma politiche protezionistiche rischiano di indebolire il Ringgit e creare ulteriori incertezze.

Le restrizioni migratorie prospettate da Trump, tra cui il possibile ripristino del travel ban e la fine della cittadinanza automatica per i figli di immigrati, potrebbero inoltre penalizzare i cittadini malaysiani, limitando lo sviluppo del capitale umano competitivo. Di fronte a queste sfide, la risposta del governo malaysiano sarà cruciale per rafforzare la resilienza economica e mantenere un equilibrio strategico sostenibile tra le principali potenze globali.