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Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

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04/11/2024
Difesa, Italia

Uno sguardo alla politica estera italiana tramite il mercato globale degli armamenti

di Davide Sotgia

Il mercato di armi e armamenti è decisamente uno dei più articolati e lucrativi. Tendenzialmente ogni compravendita, scambio e transazione segue una logica di interesse nazionale, influenza e profitto. Questi elementi, in uno scenario geopolitico in rapido mutamento come quello dei nostri giorni, sono degli ottimi indicatori di obiettivi e politiche che i vari paesi vogliono portare avanti.

Il mercato di armi e armamenti è decisamente uno dei più articolati e lucrativi. Tendenzialmente ogni compravendita, scambio e transazione segue una logica di interesse nazionale, influenza e profitto. Questi elementi, in uno scenario geopolitico in rapido mutamento come quello dei nostri giorni, sono degli ottimi indicatori di obiettivi e politiche che i vari paesi vogliono portare avanti.

La compravendita di armi ed armamenti di vario tipo è uno degli elementi che più caratterizzano le politiche estere e militari dei vari paesi. Da questi particolari scambi possiamo individuare i principali paesi partner, quelli con cui si è disposti a scambiare le tecnologie più sensibili, le principali zone di interesse ed influenza e le prospettive sul futuro di ogni nazione sul pianeta. Tutto ciò si inserisce ovviamente nelle dinamiche globali producendo competizione tra i vari attori della scena internazionale anche tra paesi alleati, per la vendita dei propri prodotti al fine di promuovere i propri interessi, ottenere prestigio nazionale, acquisire fondi per sostenere le proprie industrie nazionali e dedicare risorse per progetti sempre più avanzati e costosi in grado di alimentare questo circolo. Per fare un esempio, lo scoppio della guerra in Ucraina ha provocato dei cambiamenti importanti nel mercato degli armamenti in relazione ai principali paesi esportatori: secondo un rapporto SIPRI l’export di armi russe nel periodo 2019-2023  è calato del 53% rispetto al quinquennio precedente mentre, nello stesso periodo, è cresciuto in modo significativo quello di USA (+17%), Francia (+47%) e Italia (+86%) andando in parte a coprire le fette di mercato che la Russia non è più in grado di coprire e andando a rispondere alla generale trasformazione degli eserciti del blocco occidentale.

È possibile sostenere che questo tipo di scambi rispondano alle politiche ed agli interessi dei vari stati perché nessuna compravendita o fornitura di alcun tipo di armamento avanzato sarebbe possibile senza l’autorizzazione, esplicita o meno, degli apparati di governo dello stato produttore. Questo perché, come già riportato, queste tecnologie sono il meglio che un paese ha da offrire da un punto di vista tecnico e tecnologico e si vuole evitare a tutti i costi che tali strumenti, o i loro progetti e le loro specifiche, finiscano nelle mani di stati rivali o gruppi ostili che potrebbero copiarli o creare delle contromisure efficaci. 

IL RUOLO DELL’ITALIA NEL MERCATO E LE SUE SCELTE GEOPOLITICHE

Per quanto riguarda l’Italia, a fornirci informazioni sull’import-export di armamenti è la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” . Questo documento contiene dati dettagliati su tipo e numero di autorizzazioni rilasciate, sul loro valore economico, sulle società e banche coinvolte nelle transazioni e, ovviamente, sui paesi interessati da questi scambi. La relazione riporta un dato interessante: nel 2023, il valore complessivo delle autorizzazioni per materiali d’armamento è stato di circa € 7,563 miliardi di euro, dei quali circa € 6.312 mld in uscita dall’Italia e di circa 1.251 mld in entrata (+617% rispetto al 2020). Questa informazione ci dice che l’Italia, nel mercato degli armamenti, è un Paese prevalentemente esportatore garantendo una posizione rilevante sullo scenario internazionale sia per lo stato che per le imprese della difesa, prime tra tutte la controllata Leonardo (nel periodo 2020-2023 è al primo posto in autorizzazioni ed in valore delle stesse), seguita tipicamente da Iveco Defence Vehicles (IDV). Altra importante azienda è la controllata Fincantieri, la relazione la nomina una sola volta per via del fatto che l’impresa si concentra prevalentemente su commesse interne per la Marina Militare ma non è possibile ignorarla per via degli importanti contratti con le marine di Qatar e Stati Uniti e per le varie collaborazioni con altri paesi rendendola una tra le società più importanti nel settore della cantieristica navale nazionale e internazionale.

Osservando la tabella qui sotto riportata è possibile notare come determinati paesi e determinate aree spicchino rispetto ad altre. In relazione all’export le principali aree di riferimento sono il blocco NATO/UE e l’area di Medio Oriente e Nord Africa. In particolare, abbiamo USA, Francia, Regno Unito, Germania costantemente nelle prime dieci posizioni con operazioni annuali da centinaia di milioni di euro. Altri paesi rilevanti sono le monarchie del golfo: l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti ed il Kuwait, in misura minore, hanno rafforzato i legami con l’Italia e le sue imprese, non solo nel campo della difesa ma anche in quello energetico ed infrastrutturale, nell’ultimo quinquennio. Questi stati arabi sono importanti attori nella strategia italiana nel Mediterraneo allargato e spendono ingenti risorse economiche nell’acquisto di tutti quegli armamenti avanzati che non sono in grado di prodursi da soli.

Questi dati forniscono inoltre altre informazioni sulla politica estera italiana più recente. La tabella riporta importanti autorizzazioni all’esportazione verso paesi che prima o non erano nella lista o che comunque ricoprivano posizioni marginali. Prima tra tutte spicca l’Ucraina che nel biennio 2022-2023 ha beneficiato di autorizzazioni all’export per quasi 420 milioni di euro a dimostrazione del supporto italiano allo sforzo ucraino e dell’interesse di stringere legami sempre più stretti con Kiev anche nell’ottica delle relazioni post-guerra. Altro paese che spicca, sempre in relazione alla guerra in Ucraina, è l’Azerbaijan. Il paese ha in parte sostituito le forniture di idrocarburi dalla Russia verso l’Italia ed ora beneficia di 157 milioni di euro in autorizzazioni all’export ad indicare la volontà di collaborare a livello sempre più approfondito ed a lungo termine.

L’ultima questione riguarda l’export di armamenti verso India e Pakistan, la prima è il principale paese importatore di armi al mondo ed è sistematicamente in crisi con il secondo. L’Italia ha scambi importanti con entrambi i paesi ma è possibile notare un incremento delle autorizzazioni verso l’India per via dell’avvicinamento dell’Italia e dell’occidente. Questo ha come conseguenza una diminuzione dell’export italiano verso il Pakistan perché, come già riportato, la compravendita di armamenti è assolutamente legata agli schieramenti ed alle scelte di politica estera.

Per quanto riguarda l’import di armamenti la relazione riporta il primato assoluto degli USA con il 40,46 % (circa 506 milioni di euro su una spesa complessiva di 1.250 miliardi). Il primato statunitense è ovviamente giustificato dalla supremazia delle sue industrie della difesa sia a livello tecnologico che per quantità prodotte. La relazione evidenzia anche un altro dato importante: una crescita del 617,75% rispetto al valore delle autorizzazioni all’import nel 2020 (che corrispondeva a circa 174 milioni di euro). Questo dato non comprende gli scambi con i paesi dell’Unione Europea, perché sottoposti ad un regime autorizzativo diverso ed agevolato che non rientra nella relazione, ma è comunque in grado di rappresentare al meglio lo sforzo italiano per il riarmo. Questa crescita nell’importazione di armamenti, soprattutto statunitensi (circa il 55% del totale) è comune a tutti gli alleati europei nell’ottica di un potenziamento e riadattamento delle rispettive forze armate andando a tamponare le carenze produttive delle rispettive industrie nazionali.In questo contesto, possiamo concludere che il mercato degli armamenti ci permette di ottenere dati interessanti con cui analizzare la politica estera e di sicurezza italianada un punto di vista, a mio avviso, più concreto perché necessita di scelte precise e ricche di conseguenze. La crescita dell’export degli armamenti permette all’Italia di rafforzare i legami con i tradizionali alleati (USA, Francia, Germania e Regno Unito), di stringerne altri là dove risulta più conveniente e funzionale per lo stato ed i suoi interessi (vedi India, Golfo Persico ed Azerbaijan) e di essere, in generale, più rilevante sullo scenario internazionale.

 

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