Affermare che il conflitto in Ucraina abbia prodotto profondi cambiamenti per lo scacchiere internazionale è ormai quasi tautologico; più complesso è comprendere la natura di suddetti cambiamenti nei diversi settori e rispetto ai singoli attori coinvolti.
In particolare, analizzando la struttura del ‘’nuclear signalling’’ della NATO, è possibile comprendere se questi segnali preannuncino cambiamenti legati ad una risposta di breve periodo alla guerra oppure ad una modificazione strutturale e più profonda della postura deterrente dell’Alleanza Atlantica.
Gli interrogativi riguardo la natura dei cambiamenti in atto sembrerebbero aver assunto particolare chiarezza a fronte delle diverse dichiarazioni e del recente Summit di Ankara, il quale sembra aver conferito una dimensione di ‘’coherence’’ a processi di trasformazione già avviati dai principali soggetti europei con capacità nucleari.
La deterrenza degli Stati Uniti
Innanzitutto è necessario tener sempre presente il ruolo ricoperto dallo sforzo statunitense, ovvero il perno fondamentale della struttura di deterrenza dell’Alleanza.
Tuttavia, nel recente periodo, la Casa Bianca ha rimarcato il bisogno continuo di ricalibrare la propria presenza nel Vecchio Continente – per quanto concerne la deterrenza convenzionale – avvicinandosi così al tanto discusso ‘’burden shifting’’, ovvero l’aumento delle responsabilità produttive militari in capo ai partner europei in seno alla NATO.
Ciò che però risulta di maggior interesse ai fini della presente analisi – dimostrando così in modo più chiaro il cambio di passo che sta avvenendo – è la decisione parallela di aumentare gli sforzi per le forniture di piattaforme militari avanzate con doppia capacità (acquisizione F-35A), facendo così pensare di voler fornire maggior spazio di manovra per armamenti convenzionali e allo stesso tempo rafforzare la propria presenza nucleare insieme a Francia e Regno Unito.
Con queste condizioni assume particolare importanza il concetto di ‘’signalling’’, inteso come un sistema comunicativo formato da tutti i segnali in grado di fornire agli altri soggetti (principalmente quelli con capacità nucleari) indizi – più o meno razionali e chiari – circa le proprie intenzioni, capacità e possibili soglie d’uso di armamenti nucleari.
Questi segnali possono essere espliciti, configurandosi nelle dichiarazioni ufficiali delle cancellerie, l’annuncio di piani e programmi di investimento, modificazioni della propria dottrina nucleare e iniziative operative quali esercitazioni o altri tipi di dispiegamento militare.
Di natura implicita vi sono poi segnali come la riduzione della trasparenza o discorsi pronunciati da figure di rilievo al di fuori dall’ambito diplomatico.
La deterrenza del Regno Unito
Il Ministero della Difesa del Regno Unito ha annunciato di aver preso due decisioni di particolare rilievo, nello specifico: l’acquisto di 12 caccia F-35A con l’obiettivo di integrare la ‘’Royal Air Force’’ (RAF) nella missione ’’nuclear burden sharing’’ e la sottoscrizione, insieme alla Francia, della ‘’Dichiarazione di Northwood’’ nel luglio 2025.
Questi due elementi di comunicazione strategica sono in grado di individuare intenzioni e destinatari del ‘’signalling’’ nucleare britannico: da un lato ci troviamo dinanzi ad uno sforzo nell’ottica di un ampliamento delle piattaforme a doppio ruolo (acquisto F–35A) permettendo così di migliorare il proprio effetto deterrente in chiave regionale (fianco est della NATO) e mandare un segnale alla Federazione Russa; dall’altro osserviamo l’intensificazione della cooperazione con il secondo paese europeo dotato di capacità nucleari.
Gli F-35A sono velivoli ‘’dual capable’’, ossia progettati per poter trasportare anche le testate nucleari statunitensi B61-12.
È tuttavia opportuno osservare che i modelli acquistati dal Regno Unito non sono stati destinati – per il momento – allo svolgimento della missione nucleare ma il loro impiego è finalizzato ad analizzare e sviluppare le corrette modalità con cui tali capacità dovranno essere integrate in futuro nel novero degli strumenti della RAF.
La loro acquisizione conferirebbe al Regno Unito la possibilità di rafforzare in maniera significativa la componente aerea della propria deterrenza – segnando il ritorno di un ruolo nucleare per la RAF, in quanto il programma degli F-35A rappresenta ad oggi una tra le più avanzate piattaforme militari di quinta generazione disponibili costituendo al contempo un chiaro segnale riguardo la volontà politica di Londra di investire in una postura deterrente moderna e pronta all’impiego.
La ‘’Dichiarazione di Northwood’’ rappresenta invece l’elemento politico che fornisce unità alle scelte di innovazione e ammodernamento, esplicando la volontà delle due potenze di approfondire la cooperazione nucleare garantendosi così una maggiore autonomia strategica.
A tal riguardo, la Dichiarazione prevede l’istituzione di un Gruppo Direttivo con il compito di coordinare le attività comuni tra i due paesi e permettere così un’armonizzazione dei rispettivi protocolli nucleari.
Unendo tutti gli elementi sopra citati – seppur non sempre di immediato impatto strategico, risulta chiaro che il Regno Unito non stia semplicemente reagendo alla crisi ucraina, ma abbia avviato un processo volto a migliorare la propria componente deterrente ottenendo così maggiore sicurezza e garanzie di sopravvivenza in un ambiente sempre più volatile, incerto e competitivo.
La deterrenza della Francia
Un importante cambio di scenario è avvenuto di recente anche in Francia, dove a marzo il Presidente Emmanuel Macron ha tenuto un discorso presso la base militare di sottomarini nucleari lanciamissili di Île Longue, fornendo alla comunità internazionale – e in particolare alla Federazione Russa – un ulteriore segnale di una linea comunicativa sempre più dura da parte dei Paesi NATO con capacità nucleari.
Questo discorso assume un’importante valenza strategico-comunicativa in quanto: in primis, è stato pronunciato dall’autorità che detiene il potere discrezionale riguardo l’impiego dell’arsenale nucleare francese e in secondo luogo perché sancisce che gli sforzi messi a disposizione dal paese sono ora allineati con quella che è stata definita la nuova dottrina nucleare francese: la ‘’forward deterrence’’.
Questa dottrina segna una forte rottura col passato, un passato in cui gli elementi strategici che ne definivano le modalità di attivazione coincidevano con il concetto di difesa del territorio nazionale mentre oggi – sempre con una certa dose di ambiguità giuridica – è necessario allargare il cono visivo e considerare come ’’interessi vitali’’ anche le istanze risiedenti nei territori dei vicini partner europei.
Sembrerebbe dunque che la volontà della Francia sia quella di aumentare il proprio sforzo nel garantire una deterrenza nucleare in Europa, rafforzando quindi il proprio ruolo strategico nella NATO e fornendo una parziale soluzione a quella che numerosi analisti definiscono ‘’il possibile disimpegno americano’’ di fronte alla Russia, quest’ultima individuata come la principale e più diretta minaccia verso la sicurezza euro-atlantica.
Un ultimo elemento che fa da sfondo a questa nuova dottrina è la volontà di terminare la pubblicazione dei dati riguardanti il numero di testate nucleari detenute, segnando l’ennesimo colpo ai già indeboliti regimi di trasparenza e allo stesso modo il punto di inizio dell’utilizzo di un’azione strategica basata sull’ambiguità.
Quest’ultimo approccio, da un punto di vista teorico, è congeniale a rafforzare il valore della propria deterrenza; infatti, secondo numerosi studi, aumentare l’ambiguità permette di aumentare l’incertezza percepita da paesi possibilmente ostili e allo stesso tempo salvaguardare i propri arsenali da inventariazioni e stime tattiche, scoraggiando possibili prese di iniziativa da parte di questi ultimi.
Quanto detto fino ad ora suggerisce – come nel caso del Regno Unito – che il cammino intrapreso dalla Francia implichi una visione di lungo periodo e non una semplice risposta alla crisi ucraina.
Le dichiarazioni ufficiali, l’adozione di una nuova dottrina nucleare supportata dall’avvio di programmi pluriennali di modernizzazione e acquisizione di capacità convenzionali e nucleari sono tutti elementi di una strategia di ‘’signalling’’ orientata a trasmettere coesione, determinazione e credibilità nei confronti della Federazione Russa o di qualsiasi minaccia esterna.
Il messaggio deterrente post-Ankara
L’analisi suggerisce dunque che la struttura del ‘’nuclear signalling’’ della NATO verso la Federazione Russa stia assumendo un marcato carattere europeo – al momento senza intaccare il programma nucleare dell’Alleanza e la presenza insostituibile della deterrenza strategica degli Stati Uniti – e, in questo quadro, il Summit tenutosi ad Ankara rappresenta il tassello che riesce a canalizzare e dare coerenza a tutto ciò, inserendo gli elementi e cambiamenti sopracitati in una cornice strategica comune.
La dichiarazione, infatti, rende esplicita la rilevanza del contesto di sicurezza europeo e le misure messe in atto conferendo alle iniziative di Francia e Regno Unito maggiore credibilità, pertanto, citando testualmente: ‘’Per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica […] gli Alleati europei […] stanno assumendo maggiori responsabilità per la difesa dell’Alleanza’’.
In conclusione, i recenti segnali possono essere interpretati come anticipatori di una possibile evoluzione nella postura deterrente della NATO, in quanto i due paesi europei, pur agendo attraverso strategie nazionali autonome, sembrano convergere funzionalmente verso la medesima direzione: accrescere il ruolo europeo nella comunicazione strategica dell’Alleanza, facendo così emergere un’ulteriore esigenza di ‘’coherence’’ tra il mutato sistema di ‘’signalling’’ e la dottrina odierna, creando così le condizioni per una possibile evoluzione della postura nucleare della NATO.


