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Petrolio addio: ora anche in Medio Oriente si scommette sull’Intelligenza Artificiale

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Il dibattito sulla necessità di diversificare l’economia, argomento frequente nei Paesi ricchi di materie prime, ha preso slancio anche nei Paesi dell’area MENA. In tale contesto, gli Stati del Golfo hanno annunciato ambiziosi programmi di riforme, volti in gran parte a ridurre la dipendenza dai proventi degli idrocarburi. Ammodernamento tecnologico e digitalizzazione del lavoro appaiono, ad oggi, i perni delle manovre di diversificazione promosse dalle monarchie del Golfo, che puntano quindi ad avviare una transizione da economie fondate sull’estrazione di idrocarburi, a economie “data driven”.

L’Arabia Saudita alla ricerca di una leadership globale 

L’Arabia Saudita dovrebbe essere il Paese in cui il comparto dell’Intelligenza artificiale (IA) impatterà maggiormente sulla crescita economica, contribuendo per oltre 135,2 miliardi di dollari nel 2030, pari al 12,4% del Pil. 

Proprio a Riyadh, tra il 21 e il 22 ottobre 2020, si è tenuto il summit AI for the Good of Humanity, organizzato dall’Autorità saudita per i dati e l’intelligenza artificiale (SDAIA). Durante questo evento è stata presentata una strategia di promozione dell’IA in svariati ambiti, dai trasporti alla salute, dalle energie rinnovabili all’ambiente, dall’approvvigionamento d’acqua fino allo spazio.

Il Regno saudita mira a diventare un leader globale nel settore IA puntando anche sull’istruzione, tramite il finanziamento di programmi universitari specifici volti a formare ventimila esperti entro il 2030. 

Dopo il vertice, il Centro nazionale per l’intelligenza artificiale (NCAI) dell’Arabia Saudita ha inoltre annunciato una partnership strategica con Huawei per lo sviluppo delle capacità nazionali di intelligenza artificiale. Nello stesso contesto, secondo l’agenzia di stampa statale SPA, sono stati firmati altri Memorandum of Understanding (MoU) con IBM e Alibaba. SDAIA e Alibaba Cloud collaboreranno per supportare il percorso dell’Arabia Saudita verso lo sviluppo di numerose smart cities attraverso l’IA.  

Gli Emirati Arabi Uniti non restano a guardare

Anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU) stanno gettando le basi per una leadership regionale nel settore dell’Intelligenza artificiale. Abu Dhabi sta investendo sulle tecnologie emergenti come mezzo per potenziare e diversificare la propria economia, manifestando anche importanti capacità di innovazione.

Anche gli EAU collaborano con i colossi hi-tech cinesi. I fondi di investimento emiratini stanno fornendo supporto a importanti startup cinesi di intelligenza artificiale, tra cui Megvii e SenseTime. 

Attirata dagli incentivi finanziari, quest’ultima ha istituito un centro regionale di ricerca e sviluppo ad Abu Dhabi. Per coltivare legami più stretti con l’industria tecnologica cinese, la Camera di commercio e industria di Dubai sta costruendo un avamposto nel centro di innovazione cinese di Shenzhen. La cooperazione tra Cina e EAU include anche importanti investimenti nella formazione di capitale umano: nel 2019, l’azienda cinese UBTech Robotics ha infatti siglato un contratto da 362 milioni di dollari per la creazione di laboratori in cui insegnare i fondamenti di IA agli studenti emiratini. 

I casi di Israele e Iran

Altri attori della regione fortemente interessati al settore sono Israele e Iran. In Israele, il 17% delle oltre seimila società hi-tech è legato all’IA. Per questo motivo, Israele possiede le capacità cibernetiche e di sicurezza informatica più significative nella regione, all’altezza delle grandi potenze globali. Già nel 2012, infatti, il governo israeliano aveva istituito il National Cyber ​​Bureau e successivamente, nel 2015, la National Cyber ​​Authority come organo di coordinamento delle attività legate al cyberwarfare

In quest’ottica, la recente normalizzazione dei rapporti israelo-emiratini rappresenta un vantaggio per le ambizioni dell’IA degli Emirati. Gli Accordi di Abramo siglati lo scorso anno potrebbero facilitare ulteriormente l’interscambio tra i due Paesi. Scienziati israeliani ed emiratini stanno già unendo le forze per condurre nuovi studi sull’Intelligenza Artificiale. Il Weizmann Institute of Science in Israele e la Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence di Abu Dhabi hanno avviato, nel febbraio 2021, un programma congiunto che esplorerà le potenziali applicazioni dell’IA nell’assistenza sanitaria e nella genomica. 

Per quanto riguarda l’Iran invece, nonostante le sanzioni statunitensi ne abbiano gravemente danneggiato l’economia, il settore hi-tech sembra essere ancora fiorente. Dal 2010 il Paese si è costantemente classificato tra i primi 20 al mondo nel campo della ricerca riguardo l’IA. Teheran, in questo senso, possiede un ulteriore vantaggio: è il quinto più grande bacino di laureati STEM (circa 335.000 all’anno) dopo Cina, India, Stati Uniti e Russia. 

L’ascesa iraniana nel campo dell’IA potrebbe quindi determinare un ravvivarsi delle rivalità politiche esistenti nella regione. Da oltre un decennio Israele sta rafforzando i legami, anche in campo tecnologico, con molte monarchie del Golfo. Gli Accordi di Abramo – firmati con la mediazione del Presidente Trump fra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain – rappresentano solamente un ulteriore tassello di questa lunga cooperazione in funzione anti-iraniana.

Testo a cura di Anthea Favoriti per Orizzonti Politici

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