29/09/2026
Europa

Il post-crisi di Ceuta nel SOTEU 2026

di Federica Petrucci

La migrazione è stata un tema centrale nell’annuale discorso della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione Europea che si è tenuto il 16 settembre 2026. Le complesse vicende estive e l’entrata in vigore del nuovo patto in materia hanno riacceso i riflettori su un dibattito politicamente molto sensibile, che ha visto l’introduzione di importanti novità.

Il 16 settembre, davanti al Parlamento riunito, la presidente della Commissione ha sottolineato più volte la necessità per l’Europa di “agire insieme” e, proprio ribadendo ciò, ha dedicato una sezione del suo discorso alla questione migratoria. Riflettendo in particolare sulla crisi di Ceuta dello scorso fine luglio, la von der Leyen ha tenuto a rivendicare tutti i confini esterni come confini europei e la conseguente presenza dell’Unione a supporto degli Stati Membri nella gestione di ogni frontiera. A partire da ciò ha poi spiegato le nuove proposte per far fronte ai casi di emergenza come quelli più recenti. 

La crisi di Ceuta 

Le immagini degli sbarchi a Ceuta sono ancora un ricordo vivido e, nei giorni in cui le operazioni di trasferimento dei migranti hanno generato nuove tensioni interne e l’Italia ha deciso di prorogare la sospensione del regime di libera circolazione dello spazio Schengen con la Spagna, la presidente non poteva non menzionare l’accaduto.

Tra il 30 e il 31 luglio l’exclave spagnola in Nord Africa ha visto l’arrivo straordinario di più di settantamila persone e seppur la maggior parte sia stata respinta nelle ore immediatamente successive, le condizioni di particolare disagio in cui versavano i circa dodicimila migranti rimasti hanno determinato forti proteste da parte della popolazione. La situazione ha messo sotto pressione il governo Sanchez, aspramente criticato sia dal Partito Popolare che da Vox ma anche dai partiti dell’estrema sinistra per la gestione della crisi, in particolare dopo la fuoriuscita di un documento riservato del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif), che sembrerebbe individuare delle responsabilità del governo di Rabat. In particolare, la campagna social su una presunta apertura delle frontiere spagnole, la peculiare composizione delle ondate di arrivi e il comportamento della polizia al confine farebbero ipotizzare un’architettura organizzata anche con la partecipazione delle autorità marocchine. Il premier spagnolo ha, però, voluto evitare frizioni con il Marocco, interlocutore fondamentale per diverse questioni strategiche, aspettando l’esito dell’analisi dei servizi segreti sulla vicenda.

Oltre agli attacchi interni, Sanchez ha dovuto affrontare la sopracitata decisione del governo Meloni di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto dalle regole dello Spazio Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, per contrastare il rischio di “infiltrazioni terroristiche” e per difendere la sicurezza delle frontiere. Tale scelta, ribadita con una proroga la scorsa settimana, è stata biasimata tanto dal premier, che su X ha commentato “non è tempo di dividere”, quanto dal ministro degli Esteri spagnolo.

Il dibattito è stato ripreso anche nella risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 17 settembre. Con 339 voti a favore, espressione dei gruppi politici di destra e centro destra tra cui l’EPP e Patriots for Europe, il Parlamento, oltre a condannare l’utilizzo della migrazione irregolare come strumento di guerra ibrida, ha giudicato la politica di regolarizzazione perseguita dal governo spagnolo come un fattore di attrazione per potenziali migranti e trafficanti. Nell’ottica di una responsabilità condivisa nella protezione delle frontiere esterne dell’Unione, è stato sollecitato un potenziamento di Frontex e un pieno utilizzo del piano giuridico-operativo previsto dal Patto sulla Migrazione e l’Asilo.

Il Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo e le nuove previsioni

Il Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo, approvato nella primavera del 2024 e applicabile dal 12 giugno di quest’anno, è stato indicato dalla presidente von der Leyen come la soluzione europea per la protezione dei confini, prevedendo un quadro comune di riferimento che consta di un meccanismo di solidarietà obbligatorio permanente, norme più chiare per individuare lo Stato membro competente per il trattamento di una domanda di asilo e garanzie per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali. L’implementazione del Nuovo Patto costituisce la proposta principale della Commissione in materia migratoria, a cui si aggiungono altre iniziative integrative come: il rafforzamento di Frontex, per accelerare le procedure di rimpatrio e migliorare i sistemi di allerta precoce; la “Mediterranean Youth Skills and Jobs initiative”, per offrire ai giovani che desiderano un futuro in Europa delle prospettive sicure; nuovi Gateway Offices nei Paesi partner, ovvero centri multifunzionali per mettere in contatto lavoratori stranieri e imprese europee in modo da creare dei canali di ingresso legali, e, soprattutto, lo “European Emergency Response Framework”.

Quest’ultimo risulta il più rilevante, in quanto volto alla definizione di standard più flessibili per gestire episodi emergenziali di migrazioni di massa non casuali ma “deliberatamente provocati e utilizzati come arma”. Proprio ciò ha fatto emergere degli interrogativi in quanto, all’interno del Patto sulla Migrazione, è già contenuto un Regolamento concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore, che copre esplicitamente i casi di arrivi in massa eccezionali e di strumentalizzazione dei migranti. In tali situazioni è prevista la possibilità di richiedere una deroga temporanea agli standard delle procedure di asilo ed anche forme di solidarietà aggiuntive da parte degli altri Stati europei. Tale regolamentazione e un suo ulteriore potenziamento hanno sollevato delle preoccupazioni sul sistema di garanzie per i migranti, dato il rischio di una frammentazione del Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS). La complessità che ne deriverebbe avrebbe un impatto potenzialmente negativo sui richiedenti asilo e potrebbe portare alla normalizzazione di regimi speciali che dovrebbero essere previsti solo in casi straordinari.

In reazione a tale possibilità, diverse organizzazioni non governative, e in particolare la Caritas, hanno espresso i propri timori in merito alla strumentalizzazione della crisi di Ceuta per limitare i diritti di asilo in Europa. La Commissione deve ancora definire i progetti precedentemente menzionati ma sembra evidente la volontà di rafforzare i meccanismi di controllo sugli ingressi attraverso le frontiere esterne dell’Unione. Questo rafforzamento, però, dovrà essere bilanciato con la salvaguardia dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo e con la necessità di gestire le crisi migratorie e ridurre le tensioni interne scaturite da queste ultime.