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26/11/2024
News, Taiwan Spotlight

I rapporti tra Israele e Taiwan e le implicazioni per la Cina

di Rodolfo Bastianelli

Se l’azione condotta dalle forza israeliane a Gaza in risposta all’attacco terroristico compiuto da “Hamas” il 7 Ottobre dello scorso anno ha provocato una diffusa ondata di ostilità verso Israele, al contrario Taiwan fin dall’inizio si è schierato a fianco di Gerusalemme esprimendo non solo la più ferma condanna per gli attentati che avevano colpito il Paese, ma inviando anche aiuti alle locali organizzazioni non – governative impegnate nell’assistenza ai cittadini israeliani che sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni e nel sostegno psicologico ai militari ed alle vittime dell’attacco. E ad ulteriore conferma della vicinanza dell’isola allo Stato ebraico, su indicazione dall'allora Ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu, le facciate del grattacielo di Taipei “101” subito dopo il 7 Ottobre sono state illuminate con i colori della bandiera israeliana. Ma aldilà del significato simbolico, questo nuovo legame tra i due Paesi presenta delle implicazioni politiche quantomai rilevanti.

Se l’azione condotta dalle forza israeliane a Gaza in risposta all’attacco terroristico compiuto da “Hamas” il 7 Ottobre dello scorso anno ha provocato una diffusa ondata di ostilità verso Israele, al contrario Taiwan fin dall’inizio si è schierato a fianco di Gerusalemme esprimendo non solo la più ferma condanna per gli attentati che avevano colpito il Paese, ma inviando anche aiuti alle locali organizzazioni non – governative impegnate nell’assistenza ai cittadini israeliani che sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni e nel sostegno psicologico ai militari ed alle vittime dell’attacco. E ad ulteriore conferma della vicinanza dell’isola allo Stato ebraico, su indicazione dall’allora Ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu, le facciate del grattacielo di Taipei “101” subito dopo il 7 Ottobre sono state illuminate con i colori della bandiera israeliana. Ma aldilà del significato simbolico, questo nuovo legame tra i due Paesi presenta delle implicazioni politiche quantomai rilevanti

I rapporti tra Taiwan ed Israele hanno attraversato diverse fasi dal 1949 ad oggi. Inizialmente, per effetto del riconoscimento accordato dal governo israeliano alla Cina nel 1950, tra Taipei e Tel Aviv non vi furono contatti ufficiali, anche perché da parte taiwanese si riteneva come l’avvio di legami con Israele avrebbe posto a rischio i rapporti con i Paesi della regione che non solo intrattenevano relazioni formali con Taipei, ma rappresentavano anche i principali fornitori di petrolio dell’isola. Tuttavia, subito dopo il riconoscimento da parte israeliana, i rapporti con la Cina entrarono in una fase critica ed il conflitto esploso in Corea mise i due Paesi su posizioni divergenti, senza contare poi come Pechino, interessata a sviluppare un dialogo con i Paesi della regione mediorientale, considerava Israele come un ostacolo a questa linea diplomatica.  Sarà a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta che i rapporti con Taipei entrarono in una fase nuova, favoriti in questo anche dal senso di isolamento internazionale che dalla fine degli anni Settanta segnava la politica estera dei due Paesi. Difatti, se Israele dopo le guerre del 1967 e 1973 aveva visto la rottura delle relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Europa orientale – con l’esclusione della sola Romania – e con gran parte degli Stati africani – ad eccezione del Sudafrica –, da parte sua Taiwan dopo l’allontanamento dalle Nazioni Unite avvenuto nel 1971 aveva visto il numero di Paesi che riconosceva l’isola ridursi significativamente anno dopo anno. Ed in questo contesto, nel 1993 Israele e Taiwan aprirono degli uffici di rappresentanza commerciale nelle rispettive capitali mentre nel decennio successivo avviarono dei programmi di collaborazione in numerosi settori economici. Tuttavia, è interessante sottolineare come agli inizi del XXI Secolo Israele inizierà a sviluppare anche delle importanti relazioni con la Cina. E nonostante Pechino esprimerà la sua condanna per la barriera costruita da Israele sui confini dei territori occupati e per l’azione condotta contro la “Mavi Marmara” nel 2010 dichiarandosi anche a favore dell’apertura di un’indagine internazionale per i presunti crimini contro l’umanità compiuti dalle forze israeliane a Gaza nel 2014, questo tuttavia non impedirà come il livello degli investimenti cinesi in Israele raggiungesse proprio in quell’anno il livello di quattro miliardi di Dollari e che l’interscambio commerciale in un decennio raddoppiasse il suo valore. 

Ma questa partnership tra Pechino e Gerusalemme stava anche andando a provocare delle tensioni con gli Stati Uniti, emerse in particolare quando nel 2015 la compagnia cinese “Shanghai International Port Group” si aggiudicò l’appalto per la realizzazione di un terminal nel porto israeliano di Haifa, una decisione che suscitò non poca irritazione a Washington. Tuttavia, negli anni seguenti la cooperazione economica sino – israeliana andrà a raffreddarsi non solo a causa delle pressione esercitate dagli Stati Uniti, ma soprattutto per il fatto che Pechino stava andando ad assumere una posizione molto più critica verso Israele. Il deteriorarsi delle relazioni con Pechino portò quindi parallelamente ad un forte avvicinamento con Taiwan, i cui rapporti con Israele, a partire dal 2010, entrarono in una fase particolarmente positiva. I due Paesi condividevano infatti lo stesso scenario strategico, con Israele circondata da una serie di Stati ostili con cui era ancora formalmente in conflitto e Taiwan posta sotto la costante minaccia di un’invasione da parte cinese. Così, se da una parte Taiwan trovava in Gerusalemme un partner per lo sviluppo del settore agricolo data la grande esperienza israeliana in questo settore, da parte sua Israele vedeva in Taipei un punto di riferimento per la realizzazione di programmi tecnologici, essendo l’isola, con l’83% della produzione mondiale, il più importante hub per la costruzione di microchip. Ma in questo complesso scenario economico e politico, Israele si troverà però stretto tra il riavvicinamento a Taipei, sostenuto anche dalle pressioni degli Stati Uniti che guardavano con sfavore la sempre maggiore presenza cinese nel Paese, ed il mantenimento di rapporti commerciali con Pechino che rappresentava ancora uno dei più importanti partner economici per Gerusalemme. Saranno però gli eventi del 7 Ottobre 2023 a segnare la svolta che rafforzerà i rapporti tra Israele e Taiwan raffreddando invece in maniera significativa quelli con Pechino. Dal lato politico, l’intesa che è in questi mesi si è andata formando con Israele costituisce per Taiwan un elemento di novità, in quanto nell’isola le vicende della regione mediorientale non avevano in passato suscitato grande attenzione tra l’opinione pubblica. Ma con l’esplodere del conflitto in Ucraina ed il parallelo rafforzamento dei legami tra Mosca e Pechino gli esponenti politici dell’isola hanno iniziato a considerare in maniera assai più significativa il potenziale pericolo rappresentato dalla Cina, vedendo così nel riavvicinamento a Israele una soluzione per rafforzare la sicurezza di Taiwan viste soprattutto le capacità ed il livello degli equipaggiamenti militari di cui dispone Gerusalemme. Ed a consolidare il legame contribuiscono inoltre sia il fatto che entrambi i Paesi condividono la stessa posizione geopolitica, con Israele minacciato dall’”Asse della Resistenza” formato dall’Iran e dai suoi alleati e Taiwan che deve fronteggiare il pericolo costante di un’azione militare da parte di Pechino, nonché quello di rappresentare entrambi delle democrazie inserite in aree del pianeta dove i regimi autoritari costituiscono la stragrande maggioranza degli Stati. Come è stato evidenziato dagli osservatori, Taiwan vede nel conflitto tra Israele, “Hamas” e l’Iran una battaglia tra i valori della libertà opposti a quelli della dittatura e nello Stato ebraico un “modello” di resistenza al quale l’isola aspira ad essere, tanto che il Ministero della Difesa taiwanese subito dopo il 7 Ottobre ha istituito una “task force” per trarre delle indicazioni dalle operazioni militari attuate nella Striscia di Gaza.  

Non è un caso quindi come, stando alle rilevazioni recentemente condotte dalla “Taiwanese Public Opinion Foundation”, il 35,1% dei taiwanesi esprime il suo appoggio ad Israele contro solo il 14,8% che, al contrario, sostiene i palestinesi. In questo quadro, i rapporti tra Israele e Cina sono, di conseguenza, andati inevitabilmente incontro ad un rapido peggioramento a cui hanno contribuito in maniera determinante pure le posizioni estremamente critiche verso Gerusalemme assunte da Pechino dopo il 7 Ottobre.  Così nel Febbraio scorso il Consigliere per gli Affari Legali del Ministero degli Esteri Ma Xinmin, davanti alla Corte Internazionale di Giustizia affermava come “…i palestinesi sulla base del principio di autodeterminazione avevano il diritto di difendersi dall’aggressione israeliana…”, mentre nelle dichiarazioni ufficiali Pechino accusava apertamente Israele di portare tutta la responsabilità degli eventi, senza contare poi come sui social – network cinesi, quali “WeiBo” e “We Chat”, apparivano anche dei commenti di chiara tendenza anti – semita. Infine, Pechino ad aprile esprimeva il suo appoggio a Teheran dichiarando come l’attacco iraniano contro Israele costituiva un atto di auto – difesa. E le tensioni tra Pechino e Gerusalemme avranno inevitabilmente delle conseguenze significative. Da una parte, le relazioni tra Israele e Taiwan andranno probabilmente a rafforzarsi ulteriormente e, qualora la nuova Amministrazione Trump aumentasse le sue pressioni su Gerusalemme per ridurre i suoi impegni economici con Pechino a cominciare dalla concessione accordata alla “Shanghai International Port Group” e la Cina intensificasse la sua ostilità verso Israele, è molto probabile che quest’ultimo attui una revisione completa della sua politica nei confronti di Pechino anche se una rottura delle relazioni diplomatiche ed un riconoscimento formale di Taiwan sembra estremamente difficile in quanto la Cina rimane tuttora un importante partner economico per lo Stato ebraico. Ma per confermare questa svolta nella sua politica cinese Israele, stando a quanto ritengono gli analisti, dovrebbe in primo luogo respingere gli eventuali piani di pace avanzati da Pechino sottolineando come questi non siano improntati alla neutralità dato il sostegno espresso ad “Hamas” ed all’Iran, invitando poi l’Egitto e gli altri Paesi della regione a considerare i pericoli che presenta l’appoggiarsi alla Cina in materia di sicurezza. La linea adottata in questi mesi da Pechino rischia dunque di avere delle ripercussioni negative sulla politica cinese nella regione mediorientale. L’obiettivo della Cina in Medio – Oriente era difatti quello di presentarsi come un’alternativa agli Stati Uniti sul piano diplomatico ed economico ed i legami che Pechino stava costruendo con l’Arabia Saudita e l’Iran andavano in questa direzione. Ma dopo il 7 Ottobre il quadro si è profondamente deteriorato. Da un lato la vicinanza con Teheran rischia concretamente di allontanare la Cina dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che considerano l’Iran come una potenziale minaccia per la loro sicurezza, mentre i legami con la Russia e l’ostilità verso Israele impediscono a Pechino di esercitare un credibile ruolo di mediatore per porre termine al conflitto. Ma a ridimensionare le aspirazioni cinesi contribuisce soprattutto il fatto che Pechino non è riuscita a conquistare un’influenza significativa su nessun Paese della regione eccetto l’Iran, impedendo così alla Cina di esercitare un ruolo diplomatico nella regione. 

Inoltre, la Cina non è riuscita a comprendere come gli Stati arabi del Golfo non desiderano in nessun modo che Teheran ed i suoi alleati incrementino la loro forza arrivando a rappresentare un pericolo per la loro sicurezza e quella di Israele. E’ improbabile quindi che Pechino assuma un ruolo diplomatico di primo piano nella regione, in quanto gli Stati Uniti rimangono tuttora il partner fondamentale in materia di sicurezza dei Paesi arabi moderati. Ma per la Cina il pericolo più grande è quello che la sua strategia, fondata sul principio del “Friends with Everyone” in base al quale Pechino evitava di prendere una posizione sui conflitti e le dispute che non la coinvolgevano direttamente continuando nello stesso tempo a stringere accordi economici e commerciali che avrebbero poi aperto la strada ad intese riguardanti la sicurezza, rischi di non funzionare più. Come difatti è stato sottolineato dagli analisti, nella sua ambizione di sostituirsi agli Stati Uniti sulla scena internazionale, la Cina con la scelta di schierarsi contro l’Ucraina ed Israele ha ottenuto il risultato che in questi Paesi la sua decisione ha creato un’ondata di risentimento  anti – cinese che può distruggere proprio quanto fatto negli anni passati. Se sicuramente è presto per sostenere come in Medio – Oriente tra Israele e Taiwan si stia formando una vera e propria alleanza strategica, è però altrettanto innegabile che l’atteggiamento di Gerusalemme verso Pechino sia profondamente cambiato, con delle implicazioni politiche di cui solo nei prossimi mesi si vedranno gli effetti concreti.


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